Oldies but goldies, ottobre 2002
parte 1

 


Ver Sacrum | Musica | Recensioni | Oldies but goldies, ottobre 2002 (pag. 1 - 2 - 3 - 4) Indice


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Pleasure And Pain: Indelible (CD - Self-produced). "Never come back?", questo mini non poteva iniziare meglio! Signori, pensavo di trovarmi di fronte a qualche inedito di Clan Of Xymox! Ma, si badi, gli altri quattro brani che completano Indelible non sono certo da meno. Bravi, i nostri Pleasure And Pain, un insieme che ruota attorno le figure di Paolo Cataldi (vocs, keys e testi) e Gianluca Bellincampi (keys e musiche), capaci di mescolare ritmiche sferzanti ad atmosfere maggiormente introspettive, mixando abilmente elettronica a chitarre ora taglienti, ora dreampop-oriented. Ma scorrendo le note sopravvengono altre mirabili sensazioni. In Lost, effetto anche del cantato, emerge il fantasma dei mai troppo compianti Danse Society, la lunga e conclusiva Tears è più rilassata, lenta, velata di melancolia ed arabescata da begl'intarsi chitarristici (Marcello Caresta n'è titolare) ch'incidono un fluido tappeto dominato da tastiere eteree e da un pulsante basso (Francesco Grasso), e questo brano è degno contraltare della più indiavolata opening-track, altra faccia della stessa medaglia fusa nel metallo più nobile. Un plauso ai Pleasure And Pain, ennesimo nome d'annotare accuratamente Per informazioni: Paolo Cataldi, viale Cesare Pavese nr. 15 00144 Roma. (Hadrianus)

PPF: Les années de Soviet (CD - Art Konkret, 2002). Stando a quanto è scritto all’interno del booklet di questo cd, il progetto PPF (acronimo di Plastic People Fondation - mi domando se quest’ultima parola è stata volutamente scritta alla francese o se si tratta semplicemente di un errore di spelling - ) è molto semplice da descrivere poiché ha come intento principale quello di mettere in forma musicale il cosiddetto “suono dannoso”. Sempre nel libretto si aggiunge che i suoni elettronici dei PPF costituiscono versioni diverse di una stessa visione: la decadenza dell’umanità. In effetti l’ascolto dell’album è un’esperienza alquanto disturbante: l’industrial proposto da questi francesi è piuttosto minimale e ripetitivo, ma i vari brani vengono per così dire “movimentati” da speech parts che più che parlate sono spesso urlate rabbiosamente. Il tutto risulta essere piuttosto pesante da digerire, specie a lungo andare dato che i nove brani dell’album hanno una durata complessiva di circa 67 minuti, però bisogna ammettere che da un certo punto di vista la band è riuscita pienamente negli intenti dichiarati booklet!! Disco consigliabile solo agli appassionati di questo genere. (Grendel)

Pulcher Femina: Shadows of the Lovers (CD - Decadance Records, 2002). Secondo cd per il duo romano,dopo il buon esordio di "Fallen Angel". Registrato in Germania, negli studi di Volker Lutz (membro degli ex Evil's Toy, ora solo Toy) il disco e' una sapiente miscela di atmosfere wave, malinconiche ed autunnali, con ritmi ballabili quasi EBM. Di assoluto rilievo la voce maschile che, unitamente alle musiche, non puo' non rimandare a band come Frozen Autumn e Clan of Xymox; indubbiamente, rispetto al primo cd, si sente la mano di Volker Lutz, ovvero c'e' una maggiore propensione dance, che non sfocia pero' nell'EBM piu' scatenata, ma rimane piu' legata ai canoni del synth-pop (che poi e' la strada percorsa dal combo tedesco da quando ha modificato in maniera chiaramente simbolica il proprio nome da Evil's Toy a Toy). Potremmo definire questo cd come una perfetta combinazione tra la migliore wave anni '80 e il synth-pop anni '90. Synth-pop e dark wave sono quindi le coordinate di riferimento per questo ottimo disco..... ragazzi, e' un vero gioiellino !!! Piu' lo ascolto e piu' mi piace. Non cito tracce in particolare perche' sono quasi tutte e 12 sullo stesso (alto) livello. Non mi resta che chiudere augurando ai Pulcher Femina il successo che meritano. (Candyman)

Rose Rovine e Amanti: Rose rovine e amanti (MCD - Autoproduzione, 2002). Davvero niente male questi Rose Rovine e Amanti, progetto musicale di Damiano Mercuri (ex Foglie d’Acanto) al quale hanno collaborato il percussionista Daniele Befanucci e la violinista Annamaria Silvino. Il mcd si apre con “Rovine di un impero”, suggestivo brano neofolk che mette subito in risalto le qualità di questa band, per proseguire con le dolci e rarefatte melodie di “Il mondo non era così stanco” e “Amanti”. Con la quarta traccia, dal titolo “Carme”, si verifica un cambio di direzione musicale dato che si passa dal neofolk ad atmosfere di ispirazione neorinascimentale, mentre il brano successivo è una sorta di breve excursus in campo power noise/industrial. Il lavoro si chiude con “Taxi driver”, anche questo un pezzo molto particolare e diverso dai precedenti, poiché più legato al dark ambient. Nell’insieme direi che si tratta di un mini veramente ben fatto e ben suonato, che ci dà modo di conoscere un’altra interessante realtà della scena italiana. email: damianomercuri@hotmail.com. (Grendel)

Run Level Zero: In between (MCD - Memento Materia/Audioglobe, 2002). Arrivano dalla Svezia questi Run Level Zero, autori nel 2001 di Symbol of submission, loro album di debutto che pare abbia ottenuto un grande successo in tutta la Scandinavia. Grazie a tale successo il duo svedese ha potuto fare da supporto a bands del calibro di VNV Nation e The Mission e in seguito ha anche avuto modo di farsi conoscere nel resto dell’Europa, partecipando ad alcuni dei festival più famosi. Adesso Hans Åkerman e Fredrik Solenberg si ripresentano con questo nuovo mcd, in realtà piuttosto lungo, che contiene due pezzi nuovi di zecca e sette brani remixati da altrettante gruppi. È proprio una delle due nuove canzoni (intitolata “For real”) ad aprire In between, proponendoci un’EBM in stile Front 242; a seguire arriva l’altra novità, dal titolo “Storm”, che però non regge il passo con la precedente. Mentre “For real” era molto orecchiabile e ballabile, questo secondo brano risulta un po’ troppo lento e monocorde, non riuscendo ad entusiasmare più di tanto. Dalla terza traccia in poi iniziano i remix di brani estratti da Symbol of submission, realizzati da bands quali Sanctum, Pouppée Fabrikk, Dupont, Psyche, Project-X, E-Craft e C.A.P. Tra questi segnalerei in particolare “Feedback birds” nella versione dei Pouppée Fabrikk, “Eating the misery” rifatta dai Project-X e “My tormentor” rivista dagli E-Craft, tre begli esempi di electro potente e accattivante al ritmo della quale molti di voi si ritroveranno a ballare durante i futuri electro parties!! (Grendel)

Sopor Aeternus: Songs from the inverted womb (CD - Apocalyptic Vision, 2001). Come tutti i fans del gruppo ormai sanno benissimo, ogni nuova uscita dei Sopor Aeternus è sempre e comunque contraddistinta dall’alta qualità della proposta musicale, dalla unicità dello stile e da una performance impeccabile da parte di Anna/Varney e di tutti i musicisti che accompagnano questo incredibile personaggio. Ovviamente anche Songs from the inverted womb è un disco all’altezza delle aspettative (mi avrebbe meravigliato il contrario!), con composizioni molto varie nella loro struttura, arricchite dall’uso di moltissimi strumenti classici come violino, violoncello, tuba, trombone, oboe e clarinetto e dominate da una voce ora sofferta, ora isterica, ora più calma e pacata. L’oscuro e doloroso mondo di Anna/Varney vive attraverso la sua musica e le sue appassionatissime interpretazioni vocali, che non possono non comunicarci un profondo senso di disperazione ma che allo stesso tempo ci ammaliano con la loro bellezza. Andatevi ad ascoltare “May I kiss your wound?”, originariamente apparsa su The inexperienced spiral traveller e qui riproposta in una veste più ricca e attuale, oppure “There was a country by the sea” e “Saturn devouring his children”, tutte splendide composizioni da cui non potrete fare a meno di rimanere affascinati, avendo quasi la sensazione di assistere ad una sorta di dark-opera costituita da una lunga serie di movimenti, molto diversi l’uno dall’altro, che non sono altro che i brani stessi del cd. Davvero non oso immaginare quanto sarebbe interessante poter davvero assistere ad una performance dal vivo dei Sopor Aeternus, purtroppo però è risaputo che tutto ciò rimarrà quasi certamente un sogno, per cui accontentiamoci di ascoltare i loro splendidi album che, di volta in volta, non mancano mai di riservarci piacevolissime sorprese. (Grendel)

Steve Roach: Early Man (2CD - Projekt/Audioglobe). Steve Roach è un maestro dell'ambient. I paesaggi sonori descritti nelle sue opere hanno ben impressa l'impronta di uno stile unico e riconosciuto. Dosando suoni e rumori, egli musica sogni. Cristallizza il tempo, sospendendolo in una dimensione cosmica. Ha composto capolavori. "Structures from Silence", "Desert solitaire" (in collaborazione con Michale Stearns e Kevin Braheny), "Forgotten Gods" (pubblicato come Suspended Memories, con altri due guru quali Jorge Reyes e Suso Saiz ad accompagnarlo) hanno scritto un'epoca. Inciso coscienze. Altri nomi, notissimi, hanno affiancato il suo nel corso degli anni, e frequentato il Timeroom, il suo studio personale costruito nel deserto dell'Arizona: Robert Rich, Vidna Obmana, l'aborigeno Dwura (David Hudson), Sarah Hopkins, Ron Sunsinger. Una discografia articolata, che testimonia la grande duttilità del nostro, ed in questo breve sunto non può mancare "The dreamer descend", uscito per la piccola e coraggiosa Amplexus di Stefano Gentile. La musica di Steve Roach è notte. E' il lucore lunare che cosparge di latte il deserto. La sua primaria fonte d'ispirazione. E' fra pietre calcinate dal sole e distese di sabbia sfrigolante che pulsa il suo cuore di alchimista del suono. Early man consta di due dischi, il primo (propriamente Early man) originariamente pubblicato in sole mille copie (package in ardesia!), vezzo per collezionisti incalliti, contenente la lunga suite omonima, ove si sfiorano i 26 minuti di viaggio ipnotico nei più ascosti recessi della nostra anima, ed altri sei brani di grande effetto, coacervo di riti ancestrali e sublimi visioni ultraterrene. Il secondo, "Early man decomposed", riprende i temi dell'altro, al quale è legato dalla comune trama. Qui Roach rielabora, riscrive, sottolinea, sciamano dell'ambient, facendoci smarrire definitivamente in uno spazio arcano del quale solo lui conosce le coordinate. E la nostra discesa nel maelstrom dello spirto cessa infine, facendoci ritrovare il punto di partenza. Ancora una volta Steve Roach assembla un'opra di grande suggestione, pulsante una malia avvolgente, sapientemente dosata dalle sue mani di esperto manipolatore di elementi dei quali è profondo conoscitore. Quelli che ci permettono di sognare, di viaggiare sospesi nel vuoto, di riscoprire il nostro essere interiore (Hadrianus)

Stille Volk: Satyre cornu (CD - Holy Records, 2001). Satyre cornu è il terzo album dei pirenaici Stille Volk, gruppo che si è fatto conoscere nel’97 con il cd di esordio Hantaoma, definito dai suoi stessi autori come un album di musica pagana antica. Nel ’98 è uscito il secondo lavoro Exuvies, disco complesso ma molto interessante nel quale i francesi hanno sperimentato nuove soluzioni sonore, inserendo su una base di musica folk elementi ambient ma anche metal. Il risultato di questa combinazione di stili mi aveva decisamente convinto, ma devo anche dire che ho accolto con molto piacere il ritorno alle origini che caratterizza questo nuovo album. Satyre cornu è infatti costituito da brani di puro medieval-folk, sebbene sia inportante distinguere tra quelli interamente ripresi dalla tradizione (sia per ciò che riguarda la musica che per i testi), e quindi solo rielaborati e riarrangiati, e quelli invece con musiche composte dagli Stille Volk e basati su testi preesistenti, come ad esempio “Pan domna poc”, il cui testo ad opera di Bernar de Ventadour risale al 12° secolo. Devo dire che l’album nella sua interezza è veramente di alto livello, i brani risultano essere piuttosto vari e sono tutti ottimamente suonati (tra l’altro con strumenti della tradizione antica), inoltre il cd include anche una sorpresa finale, un brano che apparentemente sembra uno dei tanti ma che invece si scopre essere un rifacimento in chiave medievale di “To tame a land”, canzone tratta dall’album Piece of mind degli Iron Maiden (!!!) e trasformata dagli Stille Volk sia nella musica che nel testo, che è stato interamente tradotto e prende qui il titolo di “Adoumestica una terro”. Insomma, se la vostra passione sono gruppi come Sarband o Corvus Corax, allora questo album fa decisamente per voi. (Grendel)

Stormlord: The Curse Of Medusa (MCD - Scarlet Records, 2001). Prossimi alla pubblicazione del loro secondo album (prevista per il prossimo autunno, sempre su Scarlet) i romani STORMLORD rilasciano questo interessante mini contenente 7 pezzi, dei quali due andranno a far parte della track-list dell'annunciato nuovo lavoro, due registrati dal vivo, due tracce esclusive, oltre ad una nuova versione di "Baphomet", classico dei Death SS qui riproposto in versione rimasterizzata, con aggiunta di nuove parti di tastiera e basso. L'epic-black dei nostri beneficia ora di consistenti iniezioni sinfoniche, che ne arricchiscono il suono donandogli corposità e carica drammatica. Le due lunge songs iniziali, "The curse of Medusa" ed "Under the Samnite's spears" sono paradigmatiche: parti velocissime ed ambientazioni glaciali sferzano l'ascoltatore in un parossismo di violenza controllata, nonostante la durata non mostrano segni di cedimento compositivo. L'outro "The death of Medusa", pur breve, è tenebroso ed inquietante, mentre i due brani registrati live (a Roma il 14 dicembre del 1999), una personale rivisitazione di "Creeping death" dei Metallica e "A descent into the kingdom of the shades" costituiscono quasi un trampolino ideale fra passato e futuro. Lavoro interessante, anche se attrarrà soprattutto i sostenitori dell'insieme capitolino. email: scarletk@tin.it. (Hadrianus)

Suicide Commando: Love Breeds Suicide (MCD - Dependent/Ende, 2001). Quali parole usare per descrivere questo mcd ? Una sola bastera' a rendere l'idea : PERFETTO !! Un disco magistrale, degno seguito dello splendido "Mindstrip" su cui appariva la versione originale di "Love breeds suicide" , qui riproposta in tre versioni: Re-edit e Final-edit a cura di Suicide Commando e un remix dei Lights of Euphoria; molto belle tutte le versioni, specie le prime due, un concentrato di rabbia, disperazione ed energia che e' poi la caratteristica che accomuna tutte le 7 tracce di questo mcd assolutamente da non perdere. Arriviamo quindi alle tracce inedite. "Dein herz, meine gier": quando sento questo pezzo e' impossibile per me non ballare; brano semplicemente grandioso; credevo che "Hellraiser" fosse il mio pezzo preferito di S.C. ma ora la mia sicurezza vacilla (da notare che per la prima volta Johan Van Roy canta in tedesco). Niente male anche il remix strumentale curato da Arzt & Pfusch. Completano il mcd "Dead Call" e "Cry for mother" due brani (in modo particolare la seconda) di assoluta bellezza, non certo canzoni "minori" messe lì per allungare la durata del disco (come ahime' sono soliti fare molti altri gruppi ). Lo stato di forma di Johan e' splendido, forse in questo momento il n.1 assoluto della scena elettro-industrial mondiale !! (Candyman)

S.U.N. Project: Guitar trax (2CD - Sector/Audioglobe, 2001). Vista la qualità del nuovo Guitar trax si può affermare che il ritorno dei S.U.N. Project non poteva essere più gradito... Pezzi inediti, remix, cose già conosciute e perfino un video (al quale ha partecipato la rediviva Nina Hagen): questo è quanto troverete all’interno di un bellissimo doppio digipack, oltre a numerose foto scattate alla band durante le performance live che l’hanno vista protagonista in tutto il mondo. Credo proprio che la scena psy-trance non potrebbe fare a meno di questi ragazzi di Amburgo: la musica da loro composta è una vera e propria scarica di energia e in Guitar trax di questa energia ce n’è davvero molta, andatevi ad ascoltare il remix di “At the edge of time” o di ”Dance of the witches” e vi accorgerete che è davvero difficile rimaner fermi quando si sentono brani così coinvolgenti! La cosa più interessante è che la massiccia presenza di chitarre, caratteristica comune alla maggior parte dei brani, rende questi ultimi notevolmente più potenti: nell’album infatti i S.U.N. hanno dato moltissimo spazio alle influenze provenienti dal loro passato rockettaro e a mio parere questa scelta si è rivelata assolutamente vincente, dato che i pezzi hanno un effetto devastante. Non rimane che augurarsi che questo lavoro possa essere apprezzato anche al di fuori della scena trance, cosa del resto abbastanza probabile considerando quello che si è detto finora... (Grendel)

Sunseth Sphere: Storm before silence (CD - Hammerheart Records, 2001). Ascoltare il debut cd degli ungheresi Sunseth Sphere ha rappresentato senza dubbio una graditissima ed inaspettata sorpresa… Partiamo dalle note biografiche: la band si è formata nel ’98 ma solo nel 2000 ha trovato la direzione musicale a sé più congeniale, grazie all’inserimento nella line-up della cantante/tastierista Kirah. Nell’autunno dello stesso anno il gruppo ha registrato questo debut album con il quale è andato in cerca di un contratto discografico, che è poi arrivato nel 2001 grazie all’interesse della Hammerheart Records. Il cd è stato remixato ed il risultato è a dir poco eccellente, visto che il suono è potentissimo e cristallino e valorizza al massimo le enormi potenzialità vocali della cantante, il cui timbro mi ricorda molto quello di Anneke dei The Gathering, anche per il contesto musicale nel quale è inserito. I sette pezzi dell’album sono molto vari e complessi, e sono inoltre contraddistinti da una vena progressiva piuttosto accentuata. Quest’ultima caratteristica si può riscontrare in particolar modo nell’ottimo brano “Gods of Egypt”, nella track strumentale finale e in “L.S.D.”, con il quale i Sunseth Sphere danno prova della loro bravura sia come musicisti che come compositori, essendo esso un pezzo melodico ma anche molto originale, dove la voce diventa un vero e proprio strumento che si amalgama perfettamente con un tappeto sonoro molto intricato. Tra le altre cose da sottolineare c’è il fatto che Storm before silence ha un’ottima copertina realizzata da Niklas Sundin, che non solo è famosissimo per essere il chitarrista dei Dark Tranquillity, ma che sta anche acquisendo una certa fama come cover-designer dopo che i suoi lavori sono stati utilizzati per gli album della sua stessa band e per la new-sensation Alas. Cosa aggiungere? Solo che questo è un grande debutto, e che vi consiglio di non lasciarvi sfuggire l’occasione di ascoltarlo!! (Grendel)

tenhi: Airut:Ciwi (MCD - Prophecy Productions/Audioglobe, 2000). Dopo il mirabile "Kauan" (del 1999), i finlandesi Tenhi danno alle stampe questo interessantissimo miniCD, piccolo scrigno contenente tre pezzi che non verranno altrimenti pubblicati. Apre la breve "Tuulennostatus", sobria ritual-ambient alla quale è affidato il compito d'introdurre l'ammaliante "Kielo", caratterizzata da un pianismo melancolico e da una voce grave, quasi in secondo piano rispetto lo stromento principale. Un brano evocante maestosi paesaggi dominati dal silenzio, affreschi severi d'evi cristallizzati negli abissi ancestrali della Memoria, ove si cela l'origine d'ogni dolore, sentimento rafforzato vieppiù da un austero arpeggio di chitarra scevro d'ogni inane orpello. La successiva "Ciwenkierto" sorprende ancora per la varietà della sua proposta, essenziale nella nuda sobrietà dell'ambientazione acustica, sì confacente alla natura del nobile ensamble nordico. Ritornano pulsazioni ritualistiche, diluite in un tappeto sonoro ov'emergono trame etno/esoteriche tessute con sapiente sagacia dai nostri cantori del buio. Un lavoro consigliatissimo agli animi umbratili e cogitabòndi. Web: http://www.tenhi.de. email: tenhi@iobox.com. (Hadrianus)

Twelve Thousand Days: The Devil in the Grain (CD - Trisol/Audioglobe, 2001). Progetto parallelo di Martin Bates ed Alan Trench degli Orchis, Twelve Thousand Days fa uscire il suo secondo lavoro dopo In the Garden of Wild Stars. L'album si apre con una serie di brani molto belli, come "Song of the prophet","Beaty is Fading" e "All in the May", dalle sonorità magiche e sognanti, con chitarra acustica e percussioni in primo piano, che si stendono su un tappeto sonoro di tastiere elettroniche, mentre il cantato, caldo e suadente, sempre in primo piano, tesse eleganti e malinconiche melodie. "Darkness Rising" presenta sonorità ancora più languide, intime e romantiche, accompagnate da dolci melodie di flauto, mentre "Whitestone Day" si concede a suoni più wave ed eterei (alla Black Tape). "Glistening praise" e l'omonima "The Devil in the Grain" si aprono poi a momenti di più intensa sperimentazione sonora, mentre la più potente "The Hand of Glory" è una sferzata energetica che restituisce vigore all'intero lavoro. Nel complesso un album estremamente interessante, che forse non colpisce al primo impatto, ma che cresce con il passare degli ascolti e conquista per la sua profondità, la sua ricercatezza, il suo stile elegante e raffinato. Web: http://members.xoom.com/Serpentslair/12000.html. email: alan@uriel777.freeserve.co.uk. (Mircalla)

Violet Tears: Fragments Of Broken Dreams (CD - Self-produced). Accolgo con piacere il promo dei promettenti VIOLET TEARS, dai solchi pregni di melancolia. Le sonorità proposte derivano senza altro da quanto tracciato dai maestri Cure, e codificato da schiere di dream-popsters; la vena creativa del gruppo non si esaurisce però nella sterile emulazione, essendo i nostri capaci di firmare tracce già mature e di indubbia consistenza, quali "Wet ground" o "Morte a settembre", questa ultima deliziosa scheggia obscura che può ricordare anche certe cose dei CANAAN più introspettivi, graziata da un testo di mirabile efficacia, assieme a "Rivelazioni" picco di un dischetto davvero interessante. email: violetears@supereva.it. (Hadrianus)

Von Magnet: El planeta (CD - Kk Records, 2000). Strano davvero questo cd dei Von Magnet: si tratta infatti di un lavoro ricco di molteplici influenze, tra le quali la più particolare e inusuale è quella della musica araba/orientale. La cosa interessante è che essa viene sapientemente miscelata al ben più europeo synth-pop o anche a sonorità eteree, creando così un ibrido molto particolare. All’interno del booklet c’è una scritta che dice “Feel free to sample us as we already sampled you”: questo ci dimostra quanto le macchine e la tecnologia siano importanti per il gruppo, eppure la loro musica non è affatto fredda e tecnologica, bensì delicata e suadente, anche se a tratti quasi oscura. Se è vero che in certi brani è l’elettronica a farla da padrone (vedi “Beyond my I’s”), è altrettanto vero che la maggior parte delle composizioni hanno un andamento molto rilassato, come accade in “Cosmogonia” o “La onda”. Ascoltando il disco nella sua globalità ci si rende veramente conto di quanto in là ci si possa ancora spingere nella sperimentazione di nuove forme sonore: di certo non si può dire che El planeta sia un album facile da recepire e forse molti rimarranno piuttosto freddi al primo ascolto, chiedendosi che razza di musica sia, ma personalmente trovo davvero apprezzabile il tentativo dei Von Magnet di creare qualcosa di originale e fuori dagli schemi. (Grendel)

Wumpscut: Wreath of Barbs (CD - Beton Kopf Media/Audioglobe, 2001). Finalmente !! Dopo il mezzo passo falso rappresentato da "Evil young flesh", Wumpscut torna alla grande con il nuovo eccellente "Wreath of barbs". Fin dal primo ascolto e' chiara la sensazione di avere tra le mani un ottimo cd che ci riporta ai fasti dei cd precedenti ( "Evil young flesh" escluso, appunto); 10 magnifici brani (11 se avete la versione limitata della prima tiratura, contenente la cover di "Eclipse" dei Kirlian Camera gia' apparsa sul cd-tributo alla band emiliana) perfettamente omogenei tra di loro, senza battute a vuoto, in un sapiente alternarsi di momenti piu' aggressivi (Opening the gates of hell, Deliverance, Christfuck) e altri piu' "d'atmosfera" -atmosfere cupe, ovviamente- (Line of corpses, Dr. Thodt, Troops under fire). L'alternarsi dei brani, i cambi di ritmo e d'atmosfera vanno a costituire uno splendido lavoro d'insieme, un disco gia' destinato a divenire un "classico" della discografia di Rudy Ratzinger. Bella anche la grafica, pur nella sua semplicita' : booklet in cartoncino bianco, con una sorta di svastica dorata stilizzata in copertina e le consuete macabre foto all'interno. Inevitabile dire due parole sulle polemiche che hanno recentemente coinvolto Rudy Ratzinger in Germania, dove i soliti ineffabili giornalisti hanno definito la "black metal band ( ???? !!!!!) Wumpscut " ispiratrice del delitto compiuto da due disgraziati , nella cui casa abbondavano dischi e merchandising di Wumpscut. Risultato : polemiche, accuse generiche e gratuite, Wumpscut e' un nazi-satanista, la musica elettro-goth e' ispiratrice di riti satanici .... e cosi' via, in un clima d' ignoranza e caccia alle streghe gia' sperimentato anche dai Kirlian Camera. Per tutta risposta, Rudy R. ha "confezionato" il brano "Ruda" (che si trova sul singolo "Deliverance " o sulla compilation "Septic 2" , un merchandising mirato e provocatorio e la "dedica" che chiude il booklet del cd......... alla faccia di certi giornalisti "Wreath of barbs" vendera' qualche copia in piu' anche grazie a loro. (Candyman)

Zensor: Bunker (MCD - Angel Productions, 2001). Il mcd di esordio di questo quintetto norvegese si apre con l’ottimo “Nothing”, brano che rappresenta un bell’esempio di fusione tra elettronica e metal. Il rapporto tra i due generi è molto equilibrato e infatti nel pezzo si alternano momenti più rilassati, cantati con voce pulita, ad altri più aggressivi dove anche la voce si adatta al differente sfondo sonoro. Il cd prosegue con “Residuum”, altro brano potente e tirato le cui sonorità rimandano molto a bands come NIN e Marilyn Manson, mentre la terza traccia è rappresentata dalla strumentale e oscura “Weepingwall”. A concludere il breve lavoro arriva la pesantissima “Intimat”, brano che farà felici tutti gli estimatori dell’industrial metal e che non fa che riconfermare la validità di questo debutto. L’unico aspetto negativo che posso sottolineare è dato infatti solo dalla estrema brevità di Bunker, che dura poco più di sedici minuti, davvero pochi per poter esprimere giudizi definitivi ma sufficienti a suscitare un forte interesse e grandi aspettative nei confronti del full-lenght album degli Zensor, che potrebbe davvero riservarci delle gradite sorprese. (Grendel)

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