Oldies but goldies, ottobre 2002
parte 1

 


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In Slaughter Natives: Recollection (CD - Cold Meat Industry/Audioglobe, 2001). Questo nuovo Cd degli In Slaughter Natives vuole essere una sorta di assaggio di quanto potremo gustare prossimamente, quando uscirà Re-enter salvation, un box di cinque cd che includerà i quattro album pubblicati dalla band fino ad oggi, totalmente rimasterizzati, e un cd con tre live tracks e tre pezzi nuovi di zecca. Come dicevo, l’anteprima di tutto questo è Recollection, una compilation uscita in edizione limitata di 3000 copie che raccoglie brani dei quattro album di questa grandissima band, probabilmente una delle migliori (e sicuramente tra le più influenti) della CMI. I due pezzi che aprono la raccolta, “Death, just only Death..” e “Media”, furono originariamente registrati nel 1988 e comparirono sull’album di debutto del gruppo, intitolato proprio In slaughter natives, che uscì prima solo su cassetta per CMI e fu in seguito ripubblicato su Staalplaat. I due pezzi successivi provengono da Enter now the world, capolavoro uscito nel ’91, e sono seguiti da due brani da Sacrosants bleed (uscito nel ’92) e da altri due tratti da Purgate my stain (del ’95), in tutto otto pezzi per quaranta minuti circa di grandiosa orchestral/industrial music, magistralmente interpretata da una band che in questi anni ha creato dei veri e propri capolavori. Nelle note di copertina del cd si parla di “colonna sonora dell’Apocalisse”, ed in effetti bisogna ammettere che questa frase descrive molto bene il tipo di sensazione che si prova di fronte alla maestosità del suono degli In Slaughter Natives. In realtà nella produzione del gruppo ci sono anche brani dove l’elemento classico/orchestrale è meno presente, e lo dimostrano infatti le due tracce finali dell’album, dove le atmosfere si fanno ancora più oscure e opprimenti che nei pezzi precedenti. Acquisto consigliatissimo, specie a coloro che non hanno familiarità con la band e che potranno farsi così un’idea sulla sua intera produzione discografica. (Grendel)

Informatik: Nymphomatik (CD - Metropolis/Audioglobe, 2002). Per tutti gli orfani degli Evil's Toy, ecco gli Informatik. Non sara' bello fare paragoni cosi diretti tra band, ma sinceramente in certi casi e' inevitabile, questo e' uno di quei casi, ascoltare per credere. Il sound della band americana e la voce ricordano terribilmente quelle della gloriosa elettro band tedesca (che come saprete ha ora cambiato nome in Toy e si dedica ad un sound piu' soft, direi synth-pop), il che vuol dire che se vi piacevano gli Evil's Toy, sicuramente vi piacera' anche questo disco, che in effetti non e' malvagio, le canzoni sono tutte piuttosto carine e tutte potrebbero fare la loro bella figura in pista, pero' sono anche tutte terribilmente uguali !!!! Questo e' il vero difetto, al di la' dell'essere debitrice in maniera veramente troppo spudorata del sound Evil's Toy (scusate se insisto, ma non posso farne a meno). La mancanza di un cambio di passo, di qualche brano che si discolti dal gia' sentito, questo invece e' un difetto che non si riesce a perdonare a questo disco. Rimandati ad altra occasione. (Candyman)

Ivory Frequency: Plug in (CD - Dependent, 2002). Non capita tutti i giorni di imbattersi in un artista proveniente dalla Grecia, se poi il livello del cd e' ottimo, la sorpresa e' doppiamente positiva !! Dal booklet scopro che dietro il progetto Ivory Frequency si cela una one-man band incarnata da tale George Robos, autore di 8 tracce micidiali : elettro-trance-techno-EBM...... "Plug In " e' la summa della musica elettronica attuale, estremamente dance pur facendo affiorare qua e la' inquietudine, malessere e sensazioni comunque "dark". So bene che i darkettoni potrebbero essere colti da infarto ascoltando questo cd, eppure, nonostante sia un disco elettro al 100 %, ribadisco che secondo me, riesce ad avere elementi che lo possono ricondurre alla "scena". Tutte le tracce sono perfettamente riuscite, ma una citazione se la meritano "Today" che sui dancefloor tedeschi ha spopolato, un "martello" devastante che farebbe ballare anche un morto e "See the light" meno incalzante ma altrettanto valida. Per molti, ma non per tutti. (Candyman)

Judith: Play Of Light (CD - Neue Aesthetik Multimedia, 2001). Terzo lavoro sulla lunga distanza per una delle mie band americane favorite, i Judith di Christopher David, autori, col presente "Play of light" di un lavoro maturo, elegante, per certi versi difforme dai precedenti "Foehn" e "La reveuse", dei quali comunque costituisce la naturale evoluzione. Chitarre in bell'evidenza, e questa è una novità, a tratti molto british, altrove sferzanti, ma pure ambientazioni acustiche, lusinghe glamour, per un disco davvero ricco di belle canzoni. Come "Switchblade", dalle languide movenze, "La Bella", già ascoltata sulla compilazione "Towards the sky" sempre edita dalla attiva NAM, traccia, questa, che trae ispirazione da Oscar Wilde, la romantiche, mai sdolcinate, si badi, "Air of lovers" e "Willow" (ballatona gothika!), "Seeing sun" dalla magniloquenza darkeggiante, o la dinamica title-track; una raccolta gradevolissima, capace di conquistare al fascino dei Judith nuove schiere di ammiratori. Evolversi senza tradire le proprie origini. Ecco, indubitabilmente, il vero punto di forza di questo eccellente "Play Of Light". Web: http://asthetik.com. email: Judith@asthetik.com. (Hadrianus)

Killing Miranda: Transgression by numbers (CD - Nightbreed, 2001). Dopo il debut Blessed deviant, uscito nel ’99, i Killing Miranda tornano ad allietarci con un cd nuovo di zecca. Devo dire che è un ritorno molto gradito, infatti Transgression by numbers è un album davvero piacevole all’interno del quale i nostri hanno convogliato una serie impressionante di influenze musicali, riuscendo a confezionare ottime canzoni come “Blessed deviant” (titolo che evidentemente indica una continuità tra primo e secondo album), dove l’electro sposa l’industrial creando un sound potente e accattivante, o la schizzatissima “Meat” (uno dei miei brani preferiti), oppure il singolo “Teenage vampire”. Quest’ultimo mi ha addirittura ricordato i nostri connazionali Death SS, non solo per la struttura del pezzo e l’uso della voce, ma anche per il testo pieno zeppo di citazioni tratte da svariati horror B-movies (i nostri citano addirittura Chopper chicks in Zombietown, divertentissimo film della Troma!!). Insomma i quattro ragazzi inglesi devono avere una mentalità veramente molto aperta per passare con così grande nonchalance dall’alternative metal al gothic rock, dal glam all’electro e così via, e questa verietà di gusti si esprime non solo sotto il profilo musicale ma anche attraverso il modo di cantare che cambia da pezzo a pezzo. Forse qualcuno di voi storcerà il naso sentendo dire tutto questo, specie se si aspettava l’ennesimo gruppo stile Suspiria o Midnight Configuration, ma per quanto mi riguarda posso solo elogiare i Killing Miranda, autori in questo caso di un album fresco, divertente, mai noioso e con un sound capace di attirare le più svariate tipologie di ascoltatori. (Grendel)

Klimt 1918: Secession makes post-modern music (CD - Self-produced). Nel nome e nel titolo omaggiano il fondatore della secessione viennese ed illustre esponente della art-nouveau Gustav Klimt (che appunto lasciò la vita terrena nel 1918). La loro musica risente dell'influenza di band quali Opeth, Novembre (e Giuseppe e Carmelo Orlando e Massimiliano Pagliuso partecipano attivamente all'opra), Katatonia, Anathema, e pure Bauhaus, Dead Can Dance, Porcupine Tree, fonti d'ispirazione chiaramente citate. Il risultato è lodevole, constando "Secession..." di cinque tracce fortemente evocative, ove lo spirito "progressivo" mutuato da Opeth e Katatonia è ben evidente, e funge da base sulla quale s'impianta una struttura complessa ma mai prolissa o stucchevole. Dall'iniziale "Schmerzwerk 1976" è un susseguirsi di quadri dall'oscura ed austera bellezza, ove la potenza esecutiva si stempera in passaggi ora meditativi ora cosmicamente tragici. Nota: il gruppo, col nome primigenio di Another Day, è attivo dal 1996 email: klimt1918@hotmail.com. (Hadrianus)

KMFDM: Boots (CD - Metropolis Records/Audioglobe, 2002). Tornano i KMFDM dopo una parentesi di quasi tre anni, spezzata dall'uscita del progetto parallelo MDFMK (!) che nonostante il contratto con una major non ha goduto di grande fortuna. Rieccoli quindi con un'etichetta indipendente, l'americana Metropolis Records che senza ombra di dubbio rappresenta oggigiorno una delle realtà più interessanti in campo discografico "alternativo". Boots è il singolo estratto dall'album Attak e si presenta con quattro pezzi di cui tre versioni di "These boots are made for walkin'", cover di un vecchio successo di Nancy Sinatra recentemente rispolverato in Italia anche per uno spot pubblicitario. Il gruppo dimostra un gran senso dell'umorismo nel trattare con i suoi tipici arrangiamenti electro-rock industrial le atmosfere sixties del pezzo. Il risultato è perciò divertente ma un po' grezzotto, esattamente com'è lo stile tipico dei KMFDM, che nonostante i natali tedeschi si sono ormai accasati negli States dove godono di un certo seguito. Fra queste tre versioni quella più carina, anche se un po' burina, è la "Candy Remix" caratterizzata da ritmi e impostazioni più dance. Un po' insulso il quarto pezzo, "Back in the U.S.S.A.", un misciotto di arrangiamenti dub, atmosfere industrial-rock e con un ritornello tanto "catchy" quanto grezzo. Web: http://www.metropolis-records.com. (Christian Dex)

Leak: The old teahouse (CD - Cold Meat Industry, 2001). Tra le ultime uscite di provenienza CMI c’è l’interessante The old teahouse dei Leak, trio svedese dedito ad un dark-ambient con venature industrial, genere che nelle nove tracce dell’album viene sviluppato alternando momenti più rilassati e riflessivi ad altri caratterizzati da sonorità aspre e roboanti. Il bello di questo lavoro è che non è mai scontato o ripetitivo, e ci propone anzi una serie di brani tutti molto diversi l’uno dall’altro ma anche molto vari al loro interno. Ascoltate questa musica ad occhi chiusi e sarete sommersi da un susseguirsi di sensazioni diverse: a volte vi sembrerà di fluttuare nello spazio profondo, circondati dal nulla, e poi magari sentirete suoni che vi ricorderanno lo scorrere dell’acqua in un fiume, sensazione che probabilmente vi darà l’impressione di essere chissà dove circondati dalla natura, lontani dalla civiltà. Tutto ciò però durerà solo qualche attimo, perchè subito dopo sonorità più fragorose cambieranno ancora una volta il vostro immaginario e proietteranno la vostra mente in tutt’altri luoghi. Nel suo complesso l’album è davvero molto bello e conferma quello che per tanti è sempre stato un dato di fatto, cioè che quando si tratta di questo particolare genere musicale le uscite Cold Meat sono sempre di grande qualità, ed è praticamente impossibile rimanerne delusi. Tra l’altro il cd (e anche questa è una caratteristica che contraddistingue le releases della label di Mr Karmanik) si presenta con una veste grafica veramente notevole, in una confezione digipack ricca di bellissime foto bianco/nero (anzi per la precisione tendenti ai toni del blu) che ben si adattano a quello che è il contenuto musicale dell’album. Non mi rimane quindi che consigliarvi l’acquisto di The old teahouse, un altro piccolo gioiello per la vostra collezione. (Grendel)

Macelleria Mobile di Mezzanotte/Cronaca Nera: Compagni di sangue (CD - Butcher's House Production, 2002). Interessante questo split cd-rom, uscito per la nostrana Butcher’s House Production in sole 100 (limitatissime) copie. Devo dire che queste produzioni super-underground permettono di scoprire realtà che altrimenti rimarrebbero nascoste chissà dove, e difatti anche Compagni di sangue si è rivelato una gran bella sorpresa. Innanzi tutto diciamo che Macelleria Mobile di Mezzanotte (grande nome, probabilmente ripreso dal secondo racconto di Infernalia, conosciuto anche come Books of blood, di C. Barker) e Cronaca Nera sono entrambe idee nate da un’unica mente, quella di Adriano Vincenti. I brani da lui composti appaiono chiaramente ispirati alla vicenda del cosiddetto “Mostro di Firenze”, visto che i titoli dei pezzi vanno da “Vampa, Vanni & Lotti” a “Quando Firenze dorme” passando per “Tralci di vite”. Musicalmente parlando si riscontrano invece alcune differenze tra i due progetti: mentre i brani a nome Cronaca Nera hanno un taglio dark-industrial, quelli della Macelleria presentano un lato più progressivo, difatti in essi alla componente rumoristica si aggiungono delle melodie, che tra l’altro mi fanno pensare come questi pezzi potrebbero essere il perfetto sottofondo per qualche macabra scena di film horror. Credo che non sarà facilissimo procurarsi questo dischetto, ma val la pena fare un tentativo, e oltretutto se riuscirete a trovarlo avrete pure un bell’oggetto da collezione. (Grendel)

Matrix: The war is over (CD - Out of Line/Audioglobe, 2001). Se avete bisogno di qualcosa di molto leggero da ascoltare mentre state viaggiando in auto, questo e' il disco che fa per voi. Gli americani Matrix, giunti al secondo cd, ci propongono 15 brani (troppi !!) dove l'elettro piu' leggera (vedi Apoptygma Berzerk) incontra la wave anni '80 (vedi Depeche Mode). Se il risultato e' anche apprezzabile in alcuni brani, sicuramente alla lunga stanca, le canzoni sono un po' troppo simili tra di loro e gia' a meta' disco si fa forte la sensazione di "gia' sentito" . Un disco da non prendere troppo sul serio, si lascia ascoltare volentieri, ma passa senza lasciare traccia di se'. Si puo' vivere anche senza. (Candyman)

Miriam: Scents (CD - Decadance Records, 2001). La ricercatezza del suono contraddistingue questo bel cd, in cui i dosaggi dei toni ben si accordano con la discreta sensualità della voce, dolce e non invadente, di Daniela Bruno. Ogni traccia scorre deliziosa, sicuramente capace di estrarre dal profondo quelle aspirazioni oniriche che poi effettivamente disegna in scene. I passaggi sono precisi non solo sotto l’aspetto tecnico musicale ma soprattutto sotto quello emozionale. Anche l’uso del sound tecnologico, nella ritmica come nella realizzazione degli orizzonti di base, è orientato non a stupire ma a ricercare emozioni intime, sinceramente umane. Credo che il pregio di questo opera sia proprio la capacità di comunicare, di porsi in sintonia con l’ascoltatore con delicatezza. Difficile selezionare la track migliore: tutte si lasciano assaporare gradevolmente; forse “Always in danger” si distingue per la soffusa inquietudine che si espande nella sua intro per poi dare respiro a tutto il brano, ma anche l’eterica dimensione cosmica di “Spaces White Lones” e di “Daphne” è decisamente bella. La delicatezza è la tinta che meglio dipinge le figurazioni di Miriam. Una buona prova per questa band, che, apparendo immediatamente dotata di una propria personalità espressiva, sicuramente è in grado di confermarsi e, perché no, andare oltre. (S*Tox)

Morthem Vlade Art: Antechamber (CD - Pandaimonium/Audioglobe, 2001). Terzo cd per i francesi Morthem Vlade Art e terzo gioiello per questa misteriosa band, autentico oggetto di culto. I due cd precedenti (giustamente osannati dalla critica musicale "alternativa") costituivano due pietre miliari di musica "oscura" che spaziavano tra stili musicali apparentemente inconciliabili tra di loro (specialmente il primo disco "Herbo dou Diable", in cui convivevano l'anima di Dead Can Dance, Virgin Prunes, Christian Death e Marilyn Manson). Il nuovo lavoro "Antechamber" prosegue invece il discorso intrapreso con il secondo cd "Organic But Not Mental" : una maggiore omogeneita' stilistica tra i brani, un sound che e' difficile inquadrare nelle consuete definizioni a cui siamo abituati e che spesso lasciano il tempo che trovano. Di certo siamo di fronte ad un gruppo veramente "oscuro" , "gotico" e "dark", ma con una personalita' forte e ben precisa, clone di nessuno; solo per la voce maschile mi sento di fare citazioni di raffronto in quanto e' effettivamente molto simile al David Bowie piu' intimista (vedi i brani "The Jealous Well", "Counter Canter" e "1901"). Atmosfere cupe e misteriose, testi ermetici e visionari, tanta classe ed originalita' (merce assai rara di questi tempi) fanno di questo cd (e dei due precedenti) un pezzo immancabile nella vostra collezione di dischi. (Candyman)

MZ 412: Domine rex inferum (CD - Cold Meat Industry, 2001). Se non vi è stato sufficiente “deliziare” le vostre orecchie con l’ascolto di Malfeitor, uno dei primi lavori degli MZ 412 recentemente ristampato dalla CMI, eccovi allora questa ulteriore release della band, che rappresenta una sorta di preludio all’uscita del nuovo album che si intitolerà Infernal affairs. Questo Domine rex inferum si presenta come molto appetibile in tutti i suoi aspetti: la musica contenuta, la durata (54 minuti circa, non male per un semplice preludio...) e la bella confezione digipack (limitata a 2000 copie) completamente nera con caratteri opachi su sfondo lucido. Davvero una chicca per collezionisti e per i (tanti) fans della band, che non mancheranno di apprezzare le tre lunghe tracce del cd, nelle quali ci viene proposto un dark ambient/industrial claustrofobico, ripetitivo e oscurissimo, che fin dal primo ascolto non può che riconfermare le ottime abilità compositive della band, in grado di creare atmosfere di una pesantezza e una malvagità davvero uniche. Mentre nei primi due brani la componente dark ambient è predominante, nel terzo è la matrice industrial a sovrastare tutto il resto, tanto da rendere realmente corrosive le sonorità proposte, che chiudono così in bellezza un lavoro davvero inquietante e opprimente. Non posso che consigliarvi l’ascolto di questo album se siete amanti del genere, anzi affrettatevi a trovarlo perchè sicuramente andrà presto esaurito! (Grendel)

Nebular Moon: Metamorphosis (CD - CCP Records, 2001). La storia dei Nebular Moon inizia nel 1996, anno di fondazione di questa band tedesca, che ha all’attivo la pubblicazione di due full-lenght e di un mcd. Tra questi lavori l’album Of dreams and magic (uscito nel ’99) è certamente stato il più celebrato, dato che in Germania ha ricevuto un’ottima accoglienza da parte della stampa musicale. L’ultima fatica discografica del gruppo è questo Metamorphosis, che è stato registrato presso i famosi Spacelab Studios (dove anche i belgi Ancient Rites hanno lavorato) ed è composto da brani sicuramente più veloci e aggressivi di quelli proposti in passato. Le nuove songs possono facilmente essere accostate alla categoria del black/death metal sinfonico, anche se c’è da sottolineare una certa originalità da parte dei Nebular Moon, specie nell’uso delle vocals ed in certe atmosfere particolarmente oscure e apocalittiche create grazie ad un sapiente uso delle tastiere (vedi per esempio il brano “Der finale schrei”). Se questo album fosse uscito per una grossa label, e non sulla misconosciuta CCP Records, avrebbe certamente goduto di una spinta pubblicitaria molto forte, e la band di conseguenza avrebbe visto crescere in maniera esponenziale la propria popolarità, dato che le qualità e il talento non mancano affatto a questi ragazzi. Visto però come funziona il mercato musicale odierno, nel quale ben poca attenzione viene riservata alle bands minori, direi che per i Nebular Moon l’ingresso nella cerchia delle bands popolari è rimandato, ma chissà che la prossima non sia la volta buona... (Grendel)

New Order: Get ready (CD - London Records, 2001). 8 anni, tanto abbiamo dovuto attendere per avere un nuovo disco dei New Order ; un lasso di tempo notevole, durante il quale si erano alternate le voci piu' disparate sul destino della leggendaria band britannica. La prima considerazione che mi viene da fare dopo aver (ripetutamente) ascoltato "Get Ready" e' che la lunga pausa non ha loro nuociuto : il nuovo disco e' uno dei migliori della loro discografia , in puro "stile New order" . Il basso di Peter Hook e la voce di Bernard Sumner sono inconfondibili, e chi ha una trentina ( e piu'.......) di anni sulle spalle non puo' restare indifferente quando li ascolta. Certo, per molti i New Order sono troppo leggeri, eredi "indegni" di quel'icona ineguagliabile ed indissolubile che sono stati, sono e saranno i Joy Division, ma che dire quando si ascolta un brano come "Crystal" che da sola varrebbe l'acquisto del cd ? Ormai i New Order hanno 20 anni di carriera alle spalle, la direzione musicale che scelsero di intraprendere all'epoca e' ben nota, quindi mi parrebbe sterile soffermarsi su polemiche ormai vecchie e stantie ; tutto cio' che resta da dire e' consigliare "Get Ready", un disco valido e piacevole, che ai momenti piu' spensierati ("Rock the Shack" , "60 miles an hour") alterna momenti piu' energici ( "Primitive Notion", "Close Range" oltre la gia' citata, splendida "Crystal" ). Un disco impreziosito tra l'altro dalla collaborazione di Billy Corgan (per quei pochissimi che non lo sapessero leader degli,ahime' , sciolti Smashing Pumpkins) che appare nel pezzo "Turn my Way" e che ha presenziato anche in alcuni concerti che la band ha tenuto per lanciare il cd. A proposito di concerti, leggo che il brano con cui i New Order aprono i concerti e' una certa "Atmosphere" ed in scaletta ci sono anche "Love Will Tear Us Apart" e "Transmission" .......................... (Candyman)

The Night Eternal: Textures Of Twilight (CD - Self-produced). Terzetto floridiano innamorato dei Dead Can Dance prima maniera, The Night Eternal offre con questo CD una manciata di brani di breve durata ma tutti assai gradevoli, nonostante risulti evidentissimo l'asservimento a formule a suo tempo consolidate dal duo Gerrard/Perry. E se l'autentica ispirazione latita, è ben vero che i nostri in quanto a gusto e perizia interpretativa non difettano. Tanto che le canzoni proposte si lasciano ascoltare con piacere, infondendo nell'ascoltatore una sensazione di appagante deliziosità. Buona la prova vocale della graziosa Laura Lewis e di David Rose, e di gran raffinatezza gli interventi strumentali del compositore e tastierista Sean Rose, pronto a tratteggiare sottofondi a volte minimali, mai ridondanti e sempre misurati. Grafica austera, spartana direi, ma efficace (Hadrianus)

Niowt: Loverboy (CD - Chrom Records). Disco eccezionale. Provengono dalla Slovenia, sono al loro secondo lavoro, hanno suonato al Zillo '98, al Beach Bum Festival, hanno raccolto unanimi consensi in patria, la loro proposta è inquadrabile senza tema quale "dark", ma l'approccio è davvero unico, innovativo. Questo è "alternative-dark"! Mojca Krevel è una cantante grintosa, dal temperamento formidabile e dalla grande forza interpretativa. Ed è supportata da un insieme che ha nella coesione e nella voglia d'osare i suoi punti di forza. Il risultato: una sequela di canzoni eccezionali, tutte potenziali hit dall'enorme appeal radiofonico, soprattutto mai ruffiane o spudoratamente "commerciali". Credetemi, se i Garbage avessero scritto "Wish", vanterebbero ora l'ennesimo singolo di successo! Una track bellissima, ottimamente strutturata. Idem per "Loverboy" (anche in doppia versione remix), "Run", "White tide", "Walls II", "Nothing"... Atipica la breve "Hold", scheggia tecno-punkeggiante, e spazio per atmosfere cupamente soffuse nella sofferta "Woman", ove su d'un umbratile tappeto tastieristico Mojca esibisce le sue doti di chanteuse dark. La produzione, curata come per l'esordio da Peter Penko, evita di imbrigliare il talento dei nostri, lasciando ampio spazio al loro estro. Dopo i "padri" Laibach, un'altra perla dalla piccola Slovenia! email: rvmp@rockvibe.com. (Hadrianus)

Nocturne: Kapitulation (CD - Art Schock/Stateart, 2000). La canzoncina che apre la prima traccia di Kapitulation mi ha ingannato non poco sull’effettivo contenuto di questo cd, in quanto mi ha ricordato moltissimo il tipo di canzoni popolari spesso inserite nei lavori dei Der Blutharsch. In realtà i Nocturne hanno realizzato un album molto più oscuro e rumorista di quelli del combo austriaco, qui si parla infatti di dark industrial/ambient, di un sound claustrofobico e disturbato, ripetuto talvolta fino all’ossessione e spesso intervallato da brevi speech parts campionate e tutte rigorosamente in francese. Le sei lunghissime tracce dell’album si snodano più o meno tutte su queste coordinate, riuscendo a infondere nell’ascoltatore un forte senso di alienazione e straniamento dalla realtà. Se proprio dovessi fare un paragone indicherei certe cose degli MZ 412 (specie dal loro secondo album) come simili alle composizioni di Kapitulation, anche se comunque lo sono più da un punto di vista emotivo che stilistico. Aggiungo che l’ascolto di questo tipo di musica non è roba da tutti i giorni, voglio dire che non consiglierei di sentirla quando si è particolarmente nervosi o annoiati perché credo che come effetto avrebbe solo quello di peggiorare la situazione, diciamo piuttosto che un cd come questo richiede di essere ascoltato in situazioni particolari e solo in quel caso può essere veramente apprezzato al massimo (vedi ad esempio durante un viaggio notturno in auto attraverso qualche landa desolata…). Album cosigliato agli amanti del genere! (Grendel)

Orchis : TPEHT (CD - Cryptanthus/Brudenia Records/Audioglobe). Album tributo per la brava band inglese degli Orchis, che ripropone ben sedici brani del suo repertorio, alcuni dei quali di difficile reperimento, in quanto tratti da compilation, come l'iniziale "Come unto me" da Terra Serpentes e "Come Likes Shadows" da The Dark Ages. Gli altri pezzi sono scelti dai loro tre album ufficiali: The Dancing Sun, A Thousand Winters, Mandragora. Unico inedito il brano "Gloria Melancholia" tratto dal loro prossimo lavoro omonimo. Si tratta pertanto di un CD adatto a chi ancora non conosce o vuole approfondire la conoscenza di questo gruppo, forse poco conosciuto e appariscente, ma molto interessante e originale, che lavora da anni con pazienza, profondità e impegno. Appassionati di esoterismo, di alchimismo, di tematiche pagane e gnostiche gli Orchis (Alan Trench, Tracy Jeffery, Amanda Prouten) riescono a dare una adeguata colonna sonora al loro mondo interiore, fondendo voci eteree con sonorità folk apocalittiche, medievali, orientaleggianti, celtiche, mediterranee, in un insieme di grande fascino.La loro musica, formata dall'impasto di un numero incredibile di strumenti per lo più acustici (a fiato, a corda, percussivi) fuoriesce dai facili stereotipi, dalle mode, si libra senza tempo e senza luogo e si insinua delicatamente negli animi di chi è disposto ad ascoltarla… Web: http://members.nbci.com/Orchis_Mundi.introdor.html. email: alan@uriel777.freeserve.co.uk. (Mircalla)

Persephone: Home (CD - Sad Eyes (Trisol)/Audioglobe, 2002). Esordio solista per Sonja Kraushofer, la procace cantante degli Âme Immortelle, presentato in grande stile dall'etichetta tedesca Trisol, che per l'occasione pubblica il CD in una confezione digipack mozzafiato, apribile in quattro a formare una croce e con un bella grafica ispirata a "L'isola dei morti" di Böchlin. Nel disco ci sono dodici ballate malinconiche e romantiche, interpretate con voce struggente dalla Kraushofer: si privilegiano i suoni degli strumenti classici, in particolare gli archi che sono in evidenza in ogni brano. Musicalmente i brani sono però un po' troppo facili con testi che citano vari luoghi comuni del gotico (fantasmi, la morte e l'immancabile vampiro). La voce di Sonja è splendida come sempre, alcuni brani sono, sebbene un po' troppo zuccherosi, anche carini (es. "Immersion") ma in questo Home quello che non va è il fatto che si tratta di un prodotto un po' troppo facile, progettato per entusiasmare i gusti un po' pacchiani dei grufties tedeschi, cresciuti con i Lacrimosa e "Tanz der Schatten" dei Theatre of Tragedy. Ecco, se dovessi descrivere Home con una formula veloce direi che fa venire in mente i Lacrimosa meno metalloni, arrangiati e suonati dagli Apocalyptica (che questo non sia inteso come un complimento, e non certo per i grandiosi Apocalyptica). Ascoltate "The man who swallowed my soul" con l'unione dei suoni orchestrali e le chitarre elettriche distorte e non potrete non pensare al gruppo di Tilo Wolff. Ci sono anche dei momenti più eleganti e canzoni più riuscite; non è un album pessimo – se dovessi dargli un voto sarebbe 5 – ma il suo difetto peggiore è senz'altro quello di essere piuttosto pacchiano. Cosa che ahimé capita ultimamente anche agli Âme Immortelle, in particolare dal vivo. Sarà per la prossima volta Sonja. Web: http://www.persephone-home.de. (Christian Dex)

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