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Clan of Xymox: Subsequent Pleasures (CD - Pandailectric/Audioglobe, 2001). Questo disco ci giunge come una bella sorpresa e ancora più gradita sarà per gli appassionati della band olandese. Il CD infatti ripropone in un colpo solo la ristampa del primo mitico ep dei Clan of Xymox, Subsequent Pleasures, e un estratto dai demo registrati nell'84 e che portarono il gruppo alla firma del contratto con la 4AD. Ci è così permesso ascoltare le grezze ma fresche prime versioni di brani celebri quali "Muscoviet Musquito", "A Day", "Stranger" o "Going Round". Certo il suono e gli arrangiamenti non possono che essere anacronistici e la differenza con le riedizioni dei brani già citati è veramente netta. Tuttavia anche a quello stadio era già evidente il talento di Ronny Moorings e dei musicisti che lo accompagnavano, un buon segno per una carriera che a 18 anni dall'inizio non mostra segni di cedimento: e poi quelle sonorità tipicamente "eighties", i giri di chitarra, la drum machine, certi suoni di tastiera, non possono non piacere a chi non ha dimenticato la bella musica prodotta in quegli anni. L'acquisto è perciò d'obbligo per i fan degli Xymox e vivamente consigliato per gli appassionati del "dark" classico. Immergetevi in un glorioso passato, pieno di ricordi per cogliere i segni di una passione che col passare del tempo non si è mai sopita... Web: http://www.pandaimonium.com. (Christian Dex)
Corona Borealis: Corona borealis (CD - Well of Urd, 2001). È stata davvero una sorpresa ascoltare questo debut album della band norvegese Corona Borealis… Proprio non mi aspettavo che dai Grieghallen Studios di Bergen, conosciuti principalmente per aver ospitato le registrazioni di tantissimi capolavori black metal, potesse venir fuori un album come questo, ed oltretutto con la produzione di Pytten, famosissimo per il suo lavoro con bands come Immortal ed Emperor. Eh sì perché questo cd non ha niente a che fare col metal, dato che Kristian Nordeide, principale artefice del progetto CB, ci propone ben sedici pezzi (tutti strumentali) di musica tradizionale antica tipica di varie zone d’Europa, come ad esempio la Francia e la Gran Bretagna. I brani sono stai riarrangiati dallo stesso Kristian, che ha suonato una grandissima varietà di strumenti come la cornamusa, i flauti, l’arpa medievale e celtica, la lira, l’hurdy-gurdy e tutte le percussioni. L’idea era quella di usare solamente strumenti acustici ed esaltarne il più possibile il suono, e devo dire che proprio la particolarità di quest’ultimo rende l’album molto interessante ed apprezzabile, tanto che mi sento di consigliarlo a tutti coloro che amano il folk, la musica medievale e, perché no, anche la musica celtica. Ci sarà da aspettarsi altre sorprese dai Grieghallen? Chissà, ma nel frattempo godiamoci questo album, inaspettato ma decisamente gradito. (Grendel) Cruachan: Folk-Lore (CD - Hammerheart Records, 2002). Devo ammettere che l’idea di recensire questo nuovo album degli irlandesi Cruachan non mi entusiasmava più di tanto, in quanto in passato li ho considerati una delle peggiori band della categoria “folk metal”. Il loro album di debutto Tuatha na Gael (1995) sfiorava il ridicolo tanta era l’ingenuità e l’incapacità con cui due generi lontanissimi come il folk e il metal erano stati riuniti (o meglio accozzati) all’interno di canzoni a dir poco inascoltabili. Da un certo punto di vista si può dire che adesso le cose sono cambiate molto, infatti i pezzi dell’album sono curati e ben suonati e il tutto gode di una produzione più che decente, ma i dubbi riguardo alle effettive capacità della band rimangono perchè nell’ambito di un genere come questo fare un album “carino ma non troppo” equivale a fare qualcosa di molto noioso. Mi spiego meglio: i pezzi non sono brutti, ma risultano spesso un po’ troppo semplicini nella loro struttura, finendo per tediare l’ascoltatore con le loro melodie minimali e scontate. Direi che i brani migliori sono “Ride on” e “Spancill hill”, nei quali non a caso compare come special guest Mr Shane McGowan, che con la sua particolarissima voce (chi ha apprezzato i The Pogues sa bene di cosa parlo) li rende molto piacevoli e interessanti. Purtoppo il resto dell’album non è all’altezza delle canzoni appena citate, certe volte si ha addirittura l’impressione che la componente metal e quella folk (nel caso dei Cruachan si parla di musica tradizionale irlandese) siano completamente distaccate e non fuse insieme in modo da creare sonorità nuove ed originali. Se questo genere musicale vi interessa, ma non lo conoscete molto, allora vi consiglio di ascoltare gli album degli Skyclad... Dopo averlo fatto i Cruachan vi appariranno come una band di pivellini!! (Grendel) Danse Macabre: Eva (CD - Hammerheart Records, 2001). Quelli di voi che hanno familiarità con la scena metal sapranno già che i Danse Macabre altro non sono se non un progetto solista di Gunther Theys, leader indiscusso dei black metallers belgi Ancient Rites. In realtà all’inizio (cioè nel ’95) la formazione dei DM includeva anche altri esponenti della scena black, provenienti da gruppi come Septic Flesh e Necromantia, ma quella incarnazione della band ebbe vita molto breve e difatti Gunther nel 1997 trovò altri musicisti per poter finalmente realizzare l’album di debutto, dal titolo Totentanz. In seguito la line-up è nuovamente cambiata e solo adesso il gruppo è giunto alla seconda prova discografica con Eva, album nel quale Mr Theys e soci mostrano appieno la loro passione per il gothic rock. Ed è proprio questo infatti che ci viene proposto, nonostante ci si potesse aspettare qualcosa di più “metallico” e potente da parte di persone che hanno fatto della brutalità e della violenza sonora il loro pane quotidiano. C’è da dire comunque che gli undici pezzi del cd scorrono via benissimo, sono ottimamente prodotti e sono talvolta arricchiti dalla presenza di Antoinette Legel dei Malochia, la cui voce si va ad aggiungere a quella del vocalist maschile, al quale va peraltro riconosciuta una grande versatilità visto che riesce a variare moltissimo il suo cantato, rendendolo a volte particolarmente aggressivo ed altre più oscuro e sofferto. I brani dell’album sono essi stessi molto vari, ed hanno un taglio moderno che li può rendere interessanti anche per chi questo genere musicale ha smesso di ascoltarlo da tempo. Un plauso anche per l’ottima cover realizzata dal chitarrista della band e raffigurante Eva, la madre di tutte le madri, alla quale è dedicato l’intero album. (Grendel) Daylight Torn: New Skin (CD - CCP Records). I DAYLIGHT TORN eseguono un grintoso goth metal "modernista", caratterizzato da ritmiche assai sostenute e dalla voce spavalda della brava cantante Mea. Un lavoro, questo "New Skin", capace di raccogliere consensi tra un pubblico eterogeneo, ammiccando sia al gothiko meno legato alla tradizione del genere che al fruitore del nuovo alterna-rock-sound alla Guano Apes. La prima traccia, "Awake", ben espplica il loro potenziale, questo è un brano che davvero può incantare un vasto uditorio, mentre "Broken" e "Lost in time" ci riportano in territori decisamente "goth", con delle sonorità che soprattutto nel primo caso possono ricordare i Paradise Lost di "One Second". Gruppo dal grande appeal commerciale, non nel senso più becero del verbo, attestandosi tutti i pezzi che compongono "New Skin" (che, per inciso, è il secondo disco della band) su posizioni di sufficienza, anche se, soprattutto sul finire del CD, subentra una fastidiosa sensazione di stanchezza. (Hadrianus)
Der Blutharsch: When all else fails! (CD - Wkn/Tesco, 2001). Puntuale come sempre arriva il nuovo cd di Mr Albin Julius, un musicista davvero prolifico visto che nel giro di pochi anni, tra i The Moon Lay Hidden Beneath A Cloud e i Der Blutharsch, ha fatto uscire un notevole numero di lavori. Anche When all else fails!, così come i precedenti album dell’artista austriaco, si presenta con un artwork molto curato: in questo caso si tratta di un digipack per il quale è stato utilizzato un cartoncino particolare dall’aspetto “rugoso”, sul quale la parte testuale è stata stampata in oro. Musicalmente parlando gli ingredienti sono sempre gli stessi, cioè campionamenti e rielaborazioni di suoni preesistenti, al quale il nostro aggiunge melodie e ulteriori suoni da lui creati tanto che alla fine si giunge ad una canzone vera e propria. In questo album all’inconfondibile voce di A.J. si aggiungono quelle di numerosi ospiti come Lina Baby Doll dei Deutsch Nepal, J. Weber dei Novy Svet e Marthynna, la vocalist che si esibisce anche dal vivo con i Der Blutharsch. Il risultato è molto apprezzabile e in particolare la presenza di Marthynna fa tornare alla mente i The Moon Lay Hidden..., cosa che personalmente reputo molto positiva data la stima che ho nei loro confronti. Non c’è molto altro da aggiungere, se non che anche stavolta vi troverete ad ascoltare i quasi cinquanta minuti di questo cd tutti di un fiato, dicendo alla fine “Ma come, è già finito?”, cosa che del resto accade dopo l’ascolto di ogni album del gruppo. Da avere. (Grendel) Exsecratum: Aditus (MCD - Autoproduzione, 2001). Fa sempre piacere ascoltare del puro black metal senza fronzoli, diretto e aggressivo come vuole la migliore tradizione di questo stile musicale, oggi finalmente non più trendy come un po’ di tempo fa e tornato ad essere genere di nicchia, seguito e apprezzato da pochi appassionati. Attualmente non sono più moltissime neanche le bands dedite a questo tipo di sonorità, ho quindi apprezzato parecchio il mcd dei bresciani Exsecratum perché mi sembra un prodotto sincero, realizzato da persone realmente interessate a portare avanti un certo discorso musicale, infischiandosene delle mode e di ciò che in questo momento fa più tendenza in ambito estremo. Aditus è un lavoro molto in stile Dark Throne, sia musicalmente che dal punto di vista grafico (andatevi a vedere la cover e capirete!), ed è composto da cinque tracce piuttosto grezze e primitive, ma non per questo poco curate. Mi sembra anzi che in fase di composizione la band sia stata piuttosto attenta nel dosare le varie componenti, creando brani molto validi e di sicuro impatto, avvolti da quell’alone di malvagità che ben si adatta a un genere come questo. Un debutto di tutto rispetto quello dei tre bresciani, che fa ben sperare per la salute dell’intera scena. Per informazioni: Lord Azazel c/o Busi Andrea, Via Pusterla 4, 25121 Brescia. Web: http://www.exsecratum.com/. email: exsecratum@hotmail.com. (Grendel) Faith & the Muse: Vera Causa (2CD - Metropolis/Audioglobe, 2001). Recensire un disco come questo e' un gioco da ragazzi.... non c'e' bisogno di giri di parole ed inutili sproloqui, questo disco e' un CAPOLAVORO , punto e basta !!!! William Faith e Monica Richards, due grandi artisti, ci offrono l'ennesimo gioiello con questo doppio cd in cui si concentrano brani "live", pezzi apparsi su compilation, cover di altri artisti e remix in chiave elettronica (ebbene si' !!) di alcuni loro brani. Abbiamo cosi' l'occasione di riascoltare canzoni che gia' conosciamo riproposte pero' dal vivo (ottima la qualita' della registrazione) o in versione acustica e di scoprire alcune "chicche" note solo ai fedelissimi della band californiana. Le maggiori sorprese arrivano dal secondo cd coi remix ; particolarmente riusciti a mio avviso "Shattered in aspect" ( by L'Ame Immortelle) ed "Elyria" (by The Trace) : questi brani, gia' bellissimi nelle versioni originali, non perdono il loro fascino nella rivisitazione elettro ed anzi, acquistano un nuovo fascino. Entusiasmante anche la parte dedicata alle cover : "Soul in Isolation" dei Chameleons e' da pelle d'oca !!! "Running up that hill" (Kate Bush), "Hollow Hills" (Bauhaus) e l'immancabile "Romeo's Distress" (costantemente dedicata all'amico scomparso Rozz Williams) sono splendide....... piu' scrivo e piu' mi rendo conto che citare solo alcuni brani a scapito di altri non e' giusto. Comprate questo disco, non averlo e' un delitto !!! (Candyman) F.ormal L.ogic D.ecay: Loevstakken - A Sonorized Enviromental Report (CD - Dark Vinyl). Apprezzo la coerenza di Luigi Mennella, ogni suo progetto è motivato da grande coraggio ed animato da ammirevole sensibilità artistica. Loevstakken è opera obscura, introspettiva, a tratti claustrofobica. E' un viaggio iniziatico. E' la ricerca della propria coscienza. E' il Buio. Potremmo definire le quattro tracce cha la compongono dark-ambient. Prendiamo a prestito questo termine per mera comodità. Attenzione: esso è riduttivo. Se fosse "solo" dark-ambient, Loevstakken sarebbe un disco di grande dark-ambient. Ma questi non sono triti e vani esercizi, questa è sinfonia minimale, annichilente, definitiva. Luigi ha composto i brani sondando la propria memoria, mettendo a nudo la propria anima, estrapolando le sensazioni vissute nel corso di un soggiorno dei pressi di Bergen, in Norvegia, sui monti Loevstakken. Con un portatile, registrò allora suoni, rumori. Brandelli che, rielaborati successivamente, fusi con la musica fecondata dalla ricordanza, hanno dato vita a F.ormal L.ogic D.ecay. Pochi finora sono riusciti a rendere la genuinità di una emozione così maestosa e solenne. Plauso incondizionato (Hadrianus)
Guignol’s Band: Galdr (CD - World Serpent Distribution , 2001). Già il nome della band, sicuramente evocante il celebre (o forse famigerato) teatro francese in cui esplose il genere noir, promette bene! E la musica che scivola via dalle nove tracce conferma quanto auspicato. Il gruppo cesella decisamente le atmosfere cupe del folk apocalittico e nondimeno il contenuto delle canzoni ridisegna quei simbolismi tanto cari al genere. Il richiamo alle grandi tradizioni mitologiche del passato che va dagli Asi (“Einheriar”, “Cello song”) alle divinità olimpiche (“A Zeus”), è quasi il tentativo di tracciare un filo comune che le colleghi in una unica espressione di valori metastorici a cui attinge l’inconscio nelle sue figurazioni. La musica è molto accurata nel disegnare gli ambienti in cui si collocano le evocazioni, sicuramente coerente agli stilemi del genere. Il risultato finale è davvero buono, piacevole, degno di attenzione e considerazione Web: http://www.sinope.org. email: sinope@sinope.org. (S*Tox) The Head Stops: Overjoyed Ne'er-Do-Well (CD - Self-produced). THE HEAD STOPS costituisce la naturale prosecutio del progetto sonoro principiato sotto il nome EPHEL DUATH, poscia abbandonato per ragioni di omonimia con altra formazione italica, dedita al verbo ed ora approdata alla corte di Sir Lee Dorrian, mentore della Earache. "Overjoyed Ne'er-Do-Well" è per certi aspetti operina sorprendente. Cinque le tracks ivi contenute, registrate fra 2000 e 2001, pregne di spirito coraggiosamente innovatore. Non tralasciando di rivisitare situazioni già note ed assimilate (vedi una certa, ovvia influenza esercitata dai padrini The Cure e da certa wave britannica primi ottanta, e mi riferisco sopra tutto all'atmosfera melancolica che prevale decisa), armati di strumenti per certi versi inusuali per il genere, perchè di dark stiamo parlando, quali violino e flauto, amalgamando abilmente elettronica ed acustica, i nostri riescono ad offrire all'ascoltatore più d'un valido motivo di interesse. Tutti i brani si assestano su d'un livello medio-alto, ma mi pregio di sottolineare uno che m'ha in particolare soggiogato, Mystic House, dotato di gran ritmica ed interpretato magistralmente dal cantante, nonchè chitarrista, Alessio Casalini. Una menzione per gli altri membri del gruppo, il bassista Damiano Casalini, il violinista Giuseppe Filicetti ed il tastierista-programmatore, nonchè flautista, Andrea Pontillo Web: http://www.theheadstops.com. email: ephel@libero.it. (Hadrianus) Helden Rune: The wisdom through the fear (CD - Black Widow Records). La comunione artistica fra Mercy (Malombra, Il Segno del Comando), e Claudio Dondo (Runes Order, Atom Infant Incubator, Tunguska) genera "The wisdom through the fear", ovvero uno dei dischi più belli dell'anno appena trascorso. Ogni singola nota emana un pathos drammaticamente coinvolgente, ogni brano è compiuto manifesto decadente. Il partecipe recitato femminile dell'overture "La Maison-Dieu", la ritmica martellante ed il cantato a la Ian Curtis della successiva, maestosa "A love against the age", sì questo è un brano degno dei Joy Division più claustrofobici, non scherzo!, con una chitarra (titolare dello stromento è Tony Tears) sferzante, annichiliscono l'ascoltatore colla grande forza espressiva ch'emanano, dichiarando subito gl'intenti del progetto Helden Rune. I brevi "Loving and steril", "Arlequinade" (su parole di Emily Bronte), "St. Martin's summer garden party", "Baroque Boredom" e "Blood and soil" evidenziano la vena melancolica e rococò del pianista Franz Ekurn (già nella formazione dell'ultimo Malombra), mentre "We were the young blades", "The house of good return", nella seconda parte, "The hanged man", "Pestilence" e "Black Abbey tune" magnificano la grande coesione di un'ensemble motivato da gusto estetizzante peculiare. I testi. Ripeto, manifesto decadente. Parole che trafiggono il cuore, scalfiscono l'anima. Mi sono innamorato dei verbi ornanti una magnifica "St. Martin's...", corrusca poetica dell'oblio, petali polverosi di rosa vizza. Quivi la citazione dannunziana da "Il piacere" è palese, e Mercy è autore di una prova maiuscola, donando ai versi una teatralità sconvolgente. Consunte effigi di gorgoni scolpite nel marmo ammantato di musco imputridito, sfingi devastate dalla tempesta della modernità cadenti a pezzi, affondanti nella lurida mota, brandelli di civiltà morenti, declinanti in un tramonto di sangue, vecchie dame dai volti grinzosi celati da neri sudari. Spleen (Hadrianus) Helium Vola: Omnis Mundi Creatura (CDS - Chrom Records/Audioglobe, 2001). Nuovo progetto di Ernst Horn, membro dei Deine Lakaien, in collaborazione con la cantante Sabine Lutzenberger. Questo CD singolo, che precede l'uscita dell'album ufficiale, si compone di quattro brani: "Omnis Mundi Creatura" (presentata anche in radio version), "Minne und Treue" e "Fama Tuba". Si tratta di rifacimenti in chiave elettronica di antiche liriche medievali; particolarmente potente e riuscita risulta la canzone omonima, in cui le pesanti tastiere elettroniche sono quasi sormontate in potenza da un vero e proprio coro medievale. Più vicino ad atmosfere etereo-medievaleggianti il successivo pezzo, mentre "Fama Tuba", tratto dai Carmina Burana, risulta decisamente sperimentale per la sua impostazione industriale-elettronica, operazione che lo rende sicuramente interessante, ma che forse può sembrare un po' troppo "fredda" e "colta" per poter appassionare chi ascolta. Insomma, un progetto sicuramente interessante e da seguire, ma che al momento non sembra in grado di raggiungere le vette (sicuramente stellari) dei rimpianti Qntal. Web: http://www.chrom.de. (Mircalla) Hiroshima Mon Amour: Dedicata (CD - Ghost Records). La cover di Siberia, posta proprio all'apertura di "Dedicata", costituisce più che un omaggio, quanto una vera e propria dichiarazione di affetto nei confronti di una delle band più amate della stagione aurea della new-wave italiana. Carlo Furii ed Antonio Campanella non temono i rischi che tali azzardi comportano, ovvero venir superficialmente etichettati quali semplici cloni. L'intero lavoro risente sì del clima di quegli anni, riproposto con tale fedeltà che pare quasi una ristampa opportunamente "attualizzata", ma da quella tempèrie prende vita una collezione di canzoni validissime, valorizzate dal genuino approccio che i due hanno con queste sonorità che, indubitatamente, debbono amare incondizionatamente. Titoli quali "Lontani da una città di luci", "Presenze", "Dietro la porta" tradiscono la cura colla quale ogni singolo pezzo viene scritto e tradotto in nota, i testi sono personali, convincenti, indice di raggiunta maturità. Piacevole la brevissima "Dedicata su piano", un bell'esercizio che sarebbe piaciuto al Sylvian di "Gentlemen take polaroids", che assieme all'altra traccia-bonus "Motel" (molto wave) pone il sigillo su d'un CD ammirevole per passione ed impegno (Hadrianus) HMB: Great Industrial Love Affairs (CD - Flat Line, 2001). HMB non e' altro che l'ennesimo progetto di Daniel Myer, alias Haujobb, Cleen, Cleaner e piu' recentemente Clear Vision. Qui lo troviamo in compagnia di Victoria Lloyd , vocalist degli statunitensi Claire Voyant, mentre per la traccia n.8 (Falling Stars) hanno partecipato nientemeno che Dennis Ostermann (In Strict Confidence) e Torben Schmidt (Lights of euphoria). "Great Industrial Love Affairs" e ' un ottimo cd; 14 tracce di musica elettronica di gran classe, che spaziano da episodi piu' dance (Wanted, This Fire) ad altri piu' melodici (Impulse). La voce di Victoria Lloyd e' bellissima come sempre e si sposa magnificamente con le strutture musicali tessute da Daniel. Un disco vario (in "Return" parlerei addirittura di atmosfere mediorientali), valido e piacevole. Personalmente mi ci sono avvicinato dopo aver letto un paio di ottime recensioni..... spero percio' che anche la mia possa servire a qualcuno di voi. (Candyman)
Implant: Kmputor (CD - Flatline, 2001). Gli Implant sono un duo che già da diversi anni si sta dando molto da fare all’interno della scena electro del proprio paese di provenienza, il Belgio, un posto dove la musica “altra” è da sempre tenuta in gran considerazione e da cui provengono interessanti realtà, non solamente legate all’elettronica ma anche a molti altri generi musicali di confine. Kmputor è un album che colpisce subito per la pluralità di stili proposti, si va infatti da brani che si avvicinano molto all’EBM (“Nine” per esempio) ad altri in puro stile goa trance (“J++”), per arrivare poi anche a una sorta di mix tra electro industrial e trance, che caratterizza pezzi come “Cat woman” e “Life support system”. Evidentemente gli Implant non hanno ancora molto chiaro quale sia la direzione musicale a loro più congeniale, oppure più semplicemente amano cimentarsi con stili diversi, fatto sta che trovo questa varietà un elemento molto positivo, anche in considerazione dei circa settanta minuti di durata dell’album. Concludo dicendo che quest’ultimo termina con due diversi remix del brano “Digital junky”, probabilmente destinati a trovare posto nella scaletta di parecchi Dj durante le serate nei dancefloor di tutta Europa. (Grendel)
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