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Aa.Vv.: New product moving forward (CD - Global Trance Network/Nova Tekk, 2001). Cosa vi viene in mente se dico Nova Tekk? Beh, quelli di voi appassionati frequentatori di clubs e rave parties sanno benissimo che si tratta di un gruppo/distribuzione tedesco a cui fanno capo etichette specializzate in trance; io invece, dal canto mio, vedendo questo cd sapevo che mi aspettava un ascolto di almeno una settantina (settantaquattro per la precisione) di minuti di musica, dato che di solito questo tipo di compilations (e di bands) sfruttano tutto lo spazio disponibile sul cd, tanto più che in questo caso non si tratta neanche di una normale compilazione ma di una raccolta a scopo promozionale, nata quindi per presentare brani di gruppi i cui album usciranno nel corso del 2001. Tra le composizioni migliori vorrei segnalare la ritmatissima “Metallzerstäuber” degli Intact Instinct e soprattutto l’ottima “Leave your body” di Johann Bley, decisamente un pezzo potente e veloce il cui suono è notevolmente esaltato dall’inserimento delle parti di chitarra. Niente male neanche “Setting up for flying” dei S.U.N. Project (che andrà a far parte del doppio cd Guitar trax) e i brani di Dub_Connected e Tarsis, mentre non mi hanno convinto più di tanto pezzi come quelli di Synchro e Dienzephalon, troppo monotoni e ipnotici per i miei gusti. Nella norma invece le prove di Dj Lando, Authentik, Midi Miliz, MOS e Organic Noise, che vanno a completare un cd tutto sommato abbastanza interessante. (Grendel)
Aa.Vv.: Noir (CD - Butcher's House Production/Runes and Men, 2002). Noir è una raccolta comprendente quattordici brani di altrettante bands, pubblicata in edizione limitata di 300 copie. Si parte con il dark ambient degli Oltretomba per passare subito dopo a qualcosa di completamente diverso proposto dai Lupinaria, autori di un brano in puro stile power electronics. Si prosegue poi con l’experimental noise dei Thomet e con “Black worms”, brano dei No Light For Tomorrow che ci propone una sorta di power noise rallentato e ipnotico. La traccia numero cinque è ad opera dei Macelleria Mobile di Mezzanotte, che si presentano con un brano decisamente melodico se paragonato ai tre precedenti, ma comunque allucinato e inquietante. La traccia seguente è “Limbo” dei Nenia, quasi una sorta di oscura cantilena, mentre il pezzo dei Cinise ci rimanda ad atmosfere dark ambient. “The stronghold” dei Tuolvok è un breve brano neofolk (solo strumentale), ma con la successiva “Oriser mors”degli Urna si torna nuovamente al dark ambient, in questo caso molto vicino alla musica ritualistica. La decima traccia, quella ad opera dei Morpheus, ci presenta un industrial/ambient molto oscuro, con cori e voci varie in sottofondo. Dopo questo brano troviamo quelli dei Rose Rovine e Amanti, KZ9 e Spiritual Front, tutti accomunati dal fatto che il testo e la parte “parlata” (perché di questo si tratta) predominano su quella musicale. Il cd termina con gli Acherontya Styx, autori di un dark ambient assai disturbante, molto in linea con alcuni dei brani nominati in precedenza e in grado di rappresentare una più che degna conclusione per una raccolta davvero ricca di buoni spunti. (Grendel) Aenima: Never Fragile (MCD - Equilibrium Music). Incantevole voce femminile, atmosfere sognanti, ritmiche mai forzate, trame delicate, ecco quanto propongono gli Aenima con questo miniCD, indi nulla di eclatante, di "rivoluzionario"... A loro favore giuoca un gusto compositivo non comune, elevando questa qualità i singoli brani a ben oltre che semplice esercizio calligrafico E tracce quali "Forlorn", "The light" e "Lilith" scorrono piacevoli all'ascolto, anche se un pochino troppo "standardizzati", permettendo di apprezzare appieno la buona volontà dei musici. Una menzione per la conclusiva "Rapture", pezzo che nella sua struttura presenta elementi di "innovazione" che potrebbero costituire valida base per future definizioni di un suono più "personale". Gruppi così ce ne sono (forse...) anche troppi, ma perchè negarsi alla buona musica? Web: http://www.equilibriummusic.com. email: aenima@aetherial.org. (Hadrianus)
Asp: Der schwarze schmetterling, teil II: Duett (CD - Trisol, 2001). Per chi non avesse familiarità con gli Asp dirò che Der schwarze... è la loro seconda prova discografica e che il genere musicale che ci propongono è un gothic electro metal con testi spesso cantati in lingua madre. Non aspettatevi però brani tirati e pesanti, perché non è certo questo quello che ascolterete nel cd. Il problema è che il risultato della mescolanza di generi operata dagli Asp non è sempre encomiabile, difatti se è vero che pezzi come “Schwarz” e “Besessen” si salvano almeno per la loro orecchiabilità, è altrettanto vero che altri (un esempio è il brano “The little big man”) sono veramente noiosi e inutili. L’impressione è che gruppi come questo non facciano altro che un tentativo di cavalcare l’onda degli ultimi trend musicali, con esiti che in questo caso specifico sono abbastanza mediocri. La musica di questi tedeschi è ripetitiva e kitsch, e i loro sforzi di apparire originali inserendo parti electro in brani piuttosto scontati non sono sufficienti a risollevare le sorti dell’album. Probabilmente gli Asp venderanno anche parecchio in madrepatria, dove il genere che propongono sembra essere molto apprezzato, ma personalmente mi sento di esprimere più di un dubbio sull’effettivo valore di questo gruppo. Concludo dicendo che le prime 5000 copie del cd usciranno con una confezione digipack contenente un booklet di dodici pagine. (Grendel) Assemblage 23: Addendum (CD - Accession/Audioglobe). A testimonianza del grande successo che sta riscuotendo sia in Europa che in America, il mercato discografico accoglie l'ultima fatica di Tom Shear, alias Assemblage 23. "Addendum" contiene 13 tracce cosi composte : 3 inedite (che come apprendiamo dal booklet facevano parte dei brani creati per "Failure", ma che poi non trovarono posto nella scaletta del cd) ; tra queste non esito a definire "Let me be your armor" uno dei migliori pezzi in assoluto mai composti da Assemblage 23. Niente male anche "Breath of ghosts" il cui inizio ricorda moltissimo "Speed" dei Covenant; abbiamo poi la versione originale (risalente al 1996) di "The drowning season" (apparsa remixata sul cd d'esordio "Contempt") e quindi una raffica di remix, tutti piuttosto validi, tra cui assegno la palma dei migliori ad "Awake" (a cura di Imperative Reaction), "Disappoint" (a cura di Negative Format.... e dopo le 7 versioni del singolo con questa siamo ad 8 !!!) e "King of Insects" (a cura di Red Sparrow). Con questo cd siamo alla quarta uscita discografica per Assemblage 23 e finora non ha sbagliato un colpo.................. avanti cosi' !!!!!!!!!!!!!!! (Candyman) Assemblage 23: Disappoint (MCD - Accession/Audioglobe, 2001). Dall'acclamatissimo e vendutissimo "Failure" , Tom Shear estrapola come singolo "Disappoint" , uno dei migliori brani del cd e sicuramente quello piu' "sentito" dall' autore in quanto il bellissimo e toccante testo parla dei suoi sentimenti nei confronti della perdita del padre. "Disappoint" e' proposta in questo maxi-singolo in ben 7 versioni che in massima parte rispettano la matrice elettro-dance dell'originale , percio' e' anche in virtu' di questa sostanziale uniformita' stilistica che alla fine il remix che colpisce di piu' e' quello a cura di In The Nursery. I gemelli Humberstone rivisitano "Disappoint" con la grande classe che li contraddistingue da anni, offrendoci un ottimo lavoro che svetta decisamente sugli altri, per me sicuramente il migliore tra i 7 remix del cd. Molto in sintesi, due parole sugli altri : buoni i lavori di Albert Deal, L'Ame Immortelle e Funker Vogt, meno convincenti quelli di Lights of Euphoria e Ed Vargo (chi e' costui ????). Nel complesso un buon lavoro sicuramente consigliabile. (Candyman) Ataraxia: A Calliope ... Collection (CD - Future Insights/Audioglobe, 2001). Una celebrazione: non c'è altra parola per definire questo splendida raccolta che testimonia gli oltre dieci anni di vita del gruppo modenese (la cui data ufficiale di nascita, ben prima anche degli esordi su nastro, è novembre 1985!). Sono presentati brani estratti dalle loro produzioni e nella scelta dei pezzi sono stati privilegiati quelli romantici, "acquatici", femminili, privilegiandoli a quelle esperienze di ricerca sulla musica medievale che nel passato recente gli Ataraxia hanno presentato spesso nei loro lavori. Ritroviamo quindi gioielli noti e amatissimi dai fan della band, "Prophetia", "Ondine", "Rocking chairs of dreams", "Le ore rosa di Mazenderan", "Scarlet leaves", "Orlando (... a male)", accanto ad estratti da produzioni più rare come "Clytaemestra", da un 10" split realizzato insieme agli Engelsstaub, o la versione live "Oduarpa" uscita nel CD che accompagnava la videocassetta "Os Cavaleiros do Templo" e ci sono infine anche due brani inediti, "Arcana eco" e "A Calliope". Una retrospettiva puntuale per cogliere la pura essenza della musica degli Ataraxia, scorrendo le pietre miliari della loro storia. E anche se il critico dovrebbe analizzare il tutto con fare compassato mi è impossibile non abbandonarmi ai ricordi: credo infatti che gli Ataraxia siano il gruppo che in assoluto ho visto più volte dal vivo (oltre venti) a partire da un mitico concerto nel 1993 per la presentazione del loro terzo demo Arazzi. Trovo quindi giusto che in questa celebrazione della musica e storia del gruppo siano stati inseriti nello splendido booklet allegato (32 pagine a colori pieno di foto, in pratica un piccolo libro) alcuni interventi personali scritti da amici e appassionati degli Ataraxia, tra cui il nostro Hadrianus, che raccontano il loro rapporto con la musica del gruppo: delle toccanti manifestazioni d'affetto per uno dei gruppi più amati della scena e senz'altro dal sottoscritto. Con sincero affetto Ataraxia, buon anniversario: vi voglio bene... Web: http://www.ataraxia.net. (Christian Dex)
Avant-Garde: Avant-Garde (EP - Krylon Records). Questo EP in vinile (che fascino!) è uscito nel 1999, ma non posso davvero esimermi dal farne breve cenno. Le quattro tracce proposte sono debitrici di certa wave introspettiva e decadente, ed Alessio Schiavi e Mariano Iantorno non evitano il riferimento a band quali And Also The Trees o Sad Lovers And Giants, gruppi coi quali hanno in comune il gusto per ambientazioni oscure e finemente eleganti. Ma non solo del verbo diffuso dalle citate cult-band albioniche si nutrono, essendo capaci di apporre un marchio personale all'opera. I brani sono tutti cantati in italiano - compreso "Wearing a mask", non fuorvii il titolo in lingua straniera - particolare non trascurabile che permette all'ascoltatore più attento e sensibile d'apprezzare testi mai banali. Buono l'apporto strumentale Per informazioni: Alessio Schiavi, via Pirandello nr. 15 00010 Tor Lupara (Roma). (Hadrianus) Avrigus: The secret kingdom (CD - Well of Urd, 2001). Trovo alquanto inusuale ed affascinante la proposta musicale degli australiani Avrigus, duo composto dalla cantante, tastierista e chitarrista Judy Chiara e da Simon Gruer, anch’egli vocalist e polistrumentista. La loro musica si muove tra atmosfere sognanti ed eteree, bellissime parti orchestrali, intermezzi ambient e perfino qualche accenno qua e là a sonorità metal, che potrebbe erroneamente far pensare che gli Avrigus facciano parte della nutrita schiera delle gothic metal bands. In realtà tale definizione sarebbe assolutamente inadatta a descrivere il variegato sound del gruppo, che vive di momenti rilassati e riflessivi, spesso sottolineati dalla voce maschile, e di altri più epici e sinfonici, nei quali è la voce di Judy a prevalere. La bellezza dell’album sta proprio nell’alternanza di questi momenti e nelle stupende linee melodiche create dai due musicisti, artefici di sonorità mai scontate ma anzi sofisticate e molto elaborate. Andatevi ad ascoltare la lunghissima track “The grail”, con le sue atmosfere talvolta dolci e sognanti e a volte invece più oscure e maestose: qui troverete un condensato di quello che gli Avrigus rappresentano ed un ottimo esempio della particolarità del loro sound, che credo non mancherà di deliziare anche i palati più esigenti. (Grendel) Bad Sector: Transponder (CD - Blade Records, 2001). Ristampa in CD-R dell'omonimo album uscito in una limitatissima edizione di 120 copie due anni prima, questo Transponder raccoglie brani presentati su tape compilation, alcune amatoriali, dal '94 in poi e due pezzi composti per l'occasione. Chi è interessato all'elettronica in stile ambient industrial può trovare in questa raccolta un ottimo compendio del progetto di Massimo Magrini. La sua ricerca sonora, come dichiarato nel CD, si basa sui tre aspetti della Struttura, Rumore e Istinto e credo che questa definizione sia veramente azzeccata. I suoni di Transponder sono infatti sempre in bilico tra lucidità e caos, glaciali e freddi nelle pulsazioni di mille device elettronici, hackerati da Bad Sector con uno spirito a metà tra l'iper-tecnologico e l'artigianale. Lo spirito è proprio quello cyberpunk più puro, creare nuovi "tool" tecnologici dagli scarti e dai rifiuti. L'approccio come si diceva è freddo, compassato, come da carattere del personaggio d'altronde, ma ciononostante ricorda, per spirito non certo per stile, il tentativo di "riciclo tecnologico" che la Mutoid Waste Company fa nel campo della scultura e delle performance. Certo quest'ultimi sono senz'altro più sanguigni, mentre Bad Sector ha una glacialità e un rigore a metà tra il chirurgico (di un dottore pazzo ovviamente...) e l'ossessivo (serial killer...). Si diceva che la raccolta propone pezzi un po' datati nella produzione dell'artista lucchese ma questo non pesa certo all'ascolto visto che la sua musica è in qualche modo atemporale: fra i brani del CD vanno citati "Alexander 1922", con i suoi cori alla Raison d'Être, e "Negative", forse il brano più "ambient gothic" di tutti, che la prima volta che lo ascoltai, nel lontano '95, mi fece venire in mente la produzione più sperimentale dei Lycia (es. il progetto Bleak). A questo punto la domanda che sorge spontanea è: "A quando un CD di Bad Sector targato Cold Meat Industry?" Per informazioni: Massimo Magrini, via Fonda 11, 55065 Pieve di Compito (LU). Web: http://www.bad-sector.com. email: m.magrini@bad-sector.com. (Christian Dex) Bethlehem: Schatten aus der Alexander Welt (CD - Prophecy Prod., 2002). Tornano con un nuovissimo album i tedeschi Bethlehem, da sempre considerati una band particolarmente fuori dalla norma e lontana dai vari trend che negli ultimi anni hanno imperato all’interno della scena metal. Il loro sound degli esordi, molto pesante e oscuro (non a caso veniva identificato con il termine “dark metal”) non è però più presente nel nuovo lavoro, e la differenza sostanziale col passato è che le nuove songs sono pervase da una vena sperimentale che ne stravolge la struttura e provoca nell’ascoltatore un forte effetto sorpresa. Nell’album si trovano riferimenti alla musica più disparata, visto che ci sono brani tendenti al trip-hop, altri più progressive in senso stretto e altri ancora di matrice dark-ambient. Gli elementi metal rimangono solo a tratti, mescolati qua e là ai generi sopracitati, e rimandano molto ai Rammstein, ma come ho appena detto i pezzi del cd sono così diversi l’uno dall’altro che forse fare dei paragoni risulta un po’ troppo azzardato. Probabilmente i Bethlehem vogliono tagliare i ponti col loro passato e stanno attraversando una fase transitoria che li porta a sperimentare diversi tipi di sonorità e direzioni musicali, oppure più semplicemente vogliono stupirci con un album decisamente strano ed originale. Qualsiasi sia la verità, a me questo nuovo corso della band non dispiace affatto, ai primi ascolti l’effetto è spiazzante ma poi i brani si fanno apprezzare proprio grazie alla loro particolarità. Lavoro bizzarro ma interessante. (Grendel) Black Heaven: Chapter One (CD - Sad Eyes/Trisol). Il monicker BLACK HEAVEN cela le obscure sembianze di Martin Schindler, alchimista del synth ed anima e corpo del progetto. Il genere proposto dal nostro è un buon elettro-goth, non trascendentale ma senza altro godibile. Come si conviene, all'opera partecipa pure una ragazza, Thalia, la quale si cimenta con sicuro impegno, rendendo colla sua delicata vocina ancor più aggraziate le undici (la prima funge da intro) dinamiche tracce che compongono il CD (ovviamente, almeno quelle sulle quali canta...). Il timbro di Martin, al contrario, è severo e declamatorio, caratteristica peraltro comune a tanti suoi colleghi. Individuerei in "Daemonen", "Agony", "Beauty of the night" e nella lenta "Engel weinen heimlich" gli episodi meglio riusciti di un disco "derivativo" (ebbene sì...), bensì adattissimo per le serate danzanti, ove più di un brano farebbe la gioia dei goth-d.j. alla ricerca di nuovi nomi coi quali rinsanguare le proprie play-lists. Per i fruitori del genere "teuto-electro" un titolo da ricordare (Hadrianus) The Blue Season: Secede (CD - Greyfall). Le prime note di D.A., brano posto all'apertura del CD, sono paradigma chiaro di quanto l'ensamble teutonico ci proporrà, ossia gothic-rock di buona fattura, caratterizzato da liquide sonorità talvolta di chiara derivazione post-sisteriana, anche se doverosamente "attualizzate" e blandamente "metallizzate", e dal doppio cantato femminile/maschile. Niente di innovativo, adunque, ma quando trattasi di brani eseguiti con gusto e privi di indegne cadute di stile, come in questo caso, si può tranquillamente accantonare la strenua ricerca di un'originalità latitante. Un lavoro omogeneo, forse troppo, tanto che quando il dischetto termina il suo naturale percorso alcun pezzo rimane impresso nella memoria, bensì degno comunque di rispetto, se non altro per l'indubbia professionalità esibita dagli esecutori. Suono nitido, produzione eccellente (Hadrianus) Braindance: Redemption (CD - Progressive Darkwave Recordings/Black Widow Records Genova). Definiscono la loro musica progressive darkwave (ch'è anche il nome della loro label). Auto-etichettarsi, si sa, è esercizio non privo di pericoli. Il rischio di "ingabbiarsi" in formule preconfezionate è elevato. Ma nel caso di questi nuovayorchesi possiamo accettare il termine, e non solo per benevolenza, o per simpatia. Certo, il loro piglio guascone può far sorridere, le massiccie dosi di kitsch copiosamente elargite magari anche insospettire... Sono seri? Dobbiamo credere alle loro rodomontate? A lucidi fisici da culturista ben esibiti e proclami tuonanti sparati in faccia all'ascoltatore? In ogni caso, la bella e tenebrosa Vora Vor (titolare di liriche e musiche nonchè chitarrista, "rumorista" etc. etc. etc.) e Sebastian Elliott (il culturista tatuato di cui sopra, cantante sfrontato quanto spaccone, anch'egli pone il suo copyright sul progetto) con questo Redemption sono giunti al terzo disco (segue Shadows del 1994 e Fear Itself del 1995). La formazione residuante nel tempo ha subito alcune modifiche, vantando ora Robynne Naylor alle keys, oltre a violino, viola e b'vocals (e questa è una presenza consolidata, avendo già fatto parte in passato del gruppo), Andrew Bunk al basso e, udite udite (ecco perchè mi sono soffermato sui collaboratori, è qui che volevo giungere...) tale Stygme Von Skunk-A-Loohvff (gasp!) alle percussioni... Ma veniamo alla musica. Si diceva, progressive darkwave. Ebbene, la struttura dei brani, ispecie quelli più lunghi, è sì progressiva, comunque molto americaneggiante, con cambi di tempo, di ambientazione, svolazzi sintetico-sinfonici. Il taglio è senza altro dark/new wave. Da preferire i brani più articolati, ove la vena grottesca dei nostri emerge in tutto il suo fulgore. Perchè, si sa, non sono da prendere troppo sul serio, certo, ma questo non toglie che siano degli ottimi musicisti Inoltre, è da sottolineare che le undici tracks che compongono il disco (tutte principianti per re- e collegate fra di loro) sono di livello compositivo-esecutivo sicuramente medio-alto. La produzione è eccellente, il suono gelido, tagliente, a volte mortifero. Il tutto contaminato da elementi d'effetto "cinematografico". Ma l'avevamo detto, sono degli smargiassi... Potrebbero piacere a Tim Burton, ed in effetti li vedrei autori di una pacchianissima comparsata in uno dei suoi Batman. Ci starebbero benissimo! Un lavoro atipico, Redemption, un dark-concept da considerare con attenzione (Hadrianus) Cayne/Nude: Old Faded Pictures - Transistors Fate (MCD - Scarlet Records, 2001). Recensione cumulativa per questa coppia di interessantissimi singoli, un "assaggio" degli ormai prossimi lavori di lunga durata. I Cayne sono la creatura di Raffaele Zagaria e Claudio Leo, chitarristi che furono fra i fondatori dei Lacuna Coil. Ci offrono un corposo gothic metal dalle melodie accattivanti, un lavoro che, se manterrà le promesse in nuce qui evidenziate, nulla avrà da invidiare a Paradise Lost e Moonspell. Più elettronici e wave i Nude, gruppo che mi ha davvero sopreso, autore di due brani danzerecci e godibilissimi che potrebbero avere un impatto devastante nei goth-clubs. Entrambi si cimentano nella proposizione di cover di brani celebri degli anni ottanta: i Cayne con "Small Town Boy" dei Bronski Beat, i Nude con la classicissima "Rain" (ovviamente dei The Cult dei bei tempi...). Personali rivisitazioni che evidenziano le buone doti dei complessi. Bravi, questa è la New Wave dell'Italian Gothic metal!!! email: scarletk@tin.it. (Hadrianus) Cinema Strange: The astonished eyes of evening (CD - Sad Eyes (Trisol)/Audioglobe, 2002). Seconda release per i Cinema Strange, terzetto americano che ha conquistato il pubblico europeo nell'arco di qualche fugace, ma memorabile, performance live nel vecchio continente. Il gruppo è riconoscibilissimo per un "look that kills", super-gothic come non si vedeva dai tempi degli Specimen, ma fortunatamente oltre all'apparenza c'è anche molta sostanza. I Cinema Strange sono attualmente uno dei pochi gruppi di gotico classico ancora capaci di raccontare qualcosa di nuovo. Certo la formula è stra-abusata, nonché super-classica davvero, fatta com'è da un misto tra Bauhaus, Batcave style e primi Christian Death. I brani sono costruiti da pochi elementi e caratterizzati da arrangiamenti minimali (d'altra parte i Cinema Strange sono un terzetto): le atmosfere rimandano pesantemente agli anni '80 ma va riconosciuto al gruppo il merito di non scegliere una strada facile. Preferiscono infatti costruire canzoni inusuali, niente affatto orecchiabili, ma molto affascinanti. Si tratta di brani notturni, quasi delle ballate, che sfociano nell'irruenza solo a tratti e sono caratterizzate dal cantato in stile "declamatorio" del lead-singer Zampano (?). Anche nei testi il gruppo conferma questa ispirazione ultra-gothic, tra fantasmi, morti di peste e citazioni da Poe. Insomma, i Cinema Strange costituiscono un'ulteriore dimostrazione di quanto gli Stati Uniti siano ora il terreno più fertile per le migliori band gotiche (basti pensare ai Faith & the Muse e ai Mors Syphilitica). Questo CD si presenta in un'elegantissima confezione in digipack, accompagnato da un booklet in bianco e nero, molto curato, di ben 22 pagine con tutti i testi dell'album. Un disco molto interessante. Web: http://www.trisol.de. (Christian Dex)
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