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Aa.Vv.: Dependence 2010
(CD - Dependent/Masterpiece, 2010).
Dependence 2010 è il terzo capitolo di questa serie di sampler della rediviva label tedesca. Se i due precedenti volumi non erano all'altezza dei vari capitoli della rinomata serie Septic (sfavillanti raccolte giunte già all'ottavo episodio e che hanno sempre rappresentato al meglio l'andamento della scena elettro-industrial, attraverso band affermate e newcomers, appartenenti o meno alla scuderia tedesca), questo disco invece è di livello medio piu' che buono, con alcune momenti di assoluta eccellenza. Le sedici tracce incluse ci offrono una panoramica alquanto variegata sulla scena elettronica "oscura" e in alcuni casi ci presentano brani tratti da album in uscita in queste settimane; tra i migliori episodi, citazione per "Beyond the gate" degli Edge of Dawn, fantastico brano elettro-pop dal refrain immediato, che non fa che accrescere l'attesa per il nuovo album (di ormai imminente realizzazione) del duo tedesco, band tra le piu' quotate e meritevoli del panorama elettro. Ottima anche la successiva "The Inconvenient" dei System Syn, band americana che se sulla lunga distanza del full-lenght non ha mai pienamente convinto (ma come avrete modo di leggere, il nuovo Strangers fa eccezione), è sempre stata in grado di realizzare due o tre hits in ogni album e questo pezzo è indubbiamente destinato a divenire uno dei loro cavalli di battaglia. Gli Interlace (band che da tempo annuncia un nuovo album) propongono l'ottima "Nemesis"; si va sul sicuro con due big come Mesh e Mind.In.A.Box: i primi ci offrono la già nota "Everything I made", mentre i secondi propongono l'inedita "Vergib dir"; ottima la contaminazione tra elettro e gothic/darkwave che ci viene offerta da Ego Likeness (approdati su Dependent ed autori di un disco appena uscito) e Claire Voyant con le loro "Inferno (Hotter Than Hell Mix by Komor Kommando)" e "Shine". Elettro-industrial sulla scia di Nine Inch Nails e Skinny Puppy e quanto ci offrono Dismantled e Fractured con "The whore inside me" e "Disengaged". Gli Encephalon (a quando il loro album??) sono ospiti assidui dei sampler della Dependent e non deludono nemmeno stavolta con la loro "The killing horizon"; doppia apparizione per Mindless Faith, chiamati a chiudere il disco con "Bullet" ed autori di un bel remix per "Caustic disco" di Velvet Acid Christ. In definitiva gli unici momenti deboli del sampler sono costituiti dai brani di Clicks, KiloWatts & Vanek (decisamente avulsi dal contesto generale) ed Informatik, mentre gli Psyclon Nine, da cui mi apettavo il peggio del peggio, realizzano invece un pezzo accettabile con la nerissima "As one with the flies". Considerando anche lo "special price", Dependence 2010 è un acquisto obbligato.
Web: http://www.dependent.de.
(Candyman)
Alien Skin: The Unquiet Grave
(CD - A Different Drum/Audioglobe, 2010).
Non è semplice parlare di questo disco a firma Alien Skin; forse la migliore definizione del suo progetto è data dallo stesso George Pappas (già tastierista dei mitici Real Life, tanto per intenderci, quelli della famosissima "Send me an angel") nel booklet del cd: "un caleidoscopio di malinconia elettronica". The Unquiet Grave consta di tredici tracce, dove effettivamente la malinconia spadroneggia, un disco dalle atmosfere e dalle tematiche decisamente "gotiche", rappresentate attraverso un sound elettronico-oscuro e minimale. Il disco si apre con la title-track, adattamento di un brano del quattordicesimo secolo che a conti fatti risulterà il miglior episodio di un disco non brutto ma che sinceramente mi ha parecchio annoiato: troppo monotono, troppo statico ed a lungo andare ripetitivo l'andamento delle lugubri tracce che compongono l'album. Meglio recuperare "Send me an angel"...
Web: http://www.myspace.com/alienskinmusic.
(Candyman)
Ataraxia: Llyr
(CD - Equilibrium Music, 2010).
Gli Ataraxia sono una delle realtà più longeve dell’intera scena, e la loro vena sembra non esaurirsi mai. Mi aveva favorevolmente colpito il loro CD Paris Spleen, che si allontanava un pochino dal loro percorso più classico, introducendo sonorità cabarettistiche e da chansonnier francese alla loro classica miscela musicale. Anche il successivo Kremasta nera mi era piaciuto, per le atmosfere un po’ più scure e misteriose di quelle solitamente create dal gruppo emiliano. Llyr si riavvicina al loro suono più classico, quello che li ha resi l’istituzione che, ormai, possono essere considerati. Il disco inizia bene con “Siqillat”, un bel brano dalle sonorità abbastanza scure e caratterizzato da ritmi molto elevati rispetto alla loro produzione. Segue il traditional “Scarborough Fair” (molto famosa la versione che ne fecero Simon & Garfunkel, pur con un testo modificato), che riporta il disco su sentieri più classici per il gruppo, i sentieri eterei e sognanti a cui gli Ataraxia ci hanno, ormai da tempo, abituato. Forse proprio questa caratteristica può farci rendere conto del livello raggiunto dal gruppo negli anni: un CD come questo è, di fatto, un lavoro abbastanza “normale” per gli Ataraxia e, pur trattandosi di un bel CD, all’interno della loro sterminata discografia direi che non è uno di quelli che spiccano vistosamente rispetto agli altri. Ciononostante, sono pronto a scommettere che parecchi gruppi di questa scena sarebbero stati tranquillamente pronti a firmare il patto scellerato per riuscire a pubblicare un lavoro come questo: probabilmente, i nostri musicisti ci hanno semplicemente abituati troppo bene. Naturalmente, si tratta di un cdsicuramente consigliato agli estimatori del gruppo.
Web: http://www.ataraxia.net.
(Ankh)
Beata Beatrix: In the Garden of Ecstasy
(CD - Wave Records, 2010).
E finalmente pare che una casa discografica si sia accorta dei Beata Beatrix, e ovviamente è un’etichetta brasiliana… E dunque, grazie alla Wave Rrecords, ecco qui In the Garden of Ecstasy, 16 brani (compresa qualche demo version) pienamente rappresentativi della ricerca sonora della band toscana. Vi ritroviamo intatto e forse ancora più filtrato e raffinato tutto quel mix, imprevedibile e bizzarro, di suono goth rock britannico anni ’80, ebm tedesca ed influssi dark wave (e varie ed eventuali) che ci avevano colpito nei mini cd precedenti.
E indubbiamente, il polo di attrazione dell’intero lavoro è la straordinaria performance vocale di Hatria, che attira a se con forza inesorabile ogni singolo brano(sembra di capire che gli arrangiamenti si avvolgano tutti intorno alla linea della melodia vocale).
"The Water" è un intro dark, oscuro e febbrile. Con "Waiting the Moon" siamo invece dalle parti di sonorità elettroniche melodiche e leggere, ai limiti del pop. La title track, invece ci regala suoni più apertamente ebm e adrenalinici, ma arricchiti in filigrana dalla partitura vocale, impeccabile
"A prayer", invece, ci riporta in territori romantici e malinconici, ed Hatria è capace di evocare(così come lo aveva fatto al primo ascolto in Delirium and Love), dalla memoria degli anni ’80, addirittura la presenza di Kate Bush e Sinead O’Connor (e scusate se è poco). Sempre splendida "My Little Elisabeth", che considero ancora forse il brano più personale e rappresentativo dei Beata Beatrix, con le sue sonorità gothic intrise di reminiscenze storiche ma perfettamente inserite nell’attualità (e Hatria da brivido, ancora). "Senti", uno dei due brani in italiano presenti nell’album (insieme ad "Il Tempio delle rose", che ancora sorprende con il suo crescendo dall’etereo verso ritmiche strepitosamente energetiche) ci riporta invece verso territori più genuinamente ebm, ma la parte vocale ne è davvero il valore aggiunto.
Se un po’ perplessi ci lascia invece "In art studio", forse un po’ troppo “easy” (il cantato di Hatria, qui, ricorda quello di Elisa), ma niente paura ché "Fetish inside" ci riporta subito in maniera ironica e scoppiettante verso territori elettronici con forti accenti eighties. Bellissima "Love must die", dove gli echi del post punk più tribale ed energetico (che chitarre!) difficilmente vi permetteranno di rimanere fermi al vostro posto. "My mother is like a stereo" rimane quel capolavoro ibrido, libero e virtuosistico, che ci aveva colpiti in Malinconica Autunno, sberleffo caustico su un tema dolorosissimo. Con "Delirium and Love", poi, i Beata Beatrix sembra vogliano ricordarci che comunque il goth rock loro lo sanno ancora suonare, eccome, e ribadiscono il concetto con "They crucified my woe", virando verso lidi un po’ più metal
Chiudono le danze gli arpeggi eterei e tristi dell’outro "The Death", simmetrica a "The Water".
Che bravi, i Beata Beatrix.
Web: http://www.beatabeatrix.com.
(Manfred)
Blood Axis: Born Again
(CD - Storm, 2010).
Sono tornati davvero. Non ci credeva più nessuno, ormai. Dopo 15 anni esce il secondo album di uno dei gruppi che ha lasciato il segno tanto nell'industrial quanto nel neofolk. Le poche, rare tracce centellinate nel corso degli anni, oltre al tour di qualche anno fa, lasciavano intendere che il gruppo avesse preso una direzione più spiccatamente folk, ma non che avesse quasi completamente abbandonato le origini. Se proprio si deve usare un aggettivo per descrivere il nuovo Blood Axis, direi che quello più adatto è: epico. "Mâdhu", ad esempio, è uno dei brani più potenti dell'intera raccolta. Cantato in inglese antico, si avvia con le cornamuse come una marcia guerriera fino a squarciarsi in una apertura melodica che trasforma completamente il brano. C'è un senso di fierezza indomita nella musica, è come sospesa nel tempo, antica e moderna allo stesso tempo, e da questo punto di vista il lavoro di Robert Ferbrache in fase di produzione e con le chitarre è semplicemente fantastico. Sentitelo in "The Path", felice via di mezzo tra neofolk e tardi sixties, o in "Erwachen In Der Nacht".
Per i più nostalgici c'è giusto "Hard Iron Age", con tanto di chitarre trattate di Bobby Beausoleil (famoso tanto per la colonna sonora di Lucifer Rising di Anger quanto per essere stato un membro della Family di Manson), che può essere ricondotta ai Blood Axis prima maniera.
Unica nota negativa è che Michael Moynihan non ha ancora imparato a cantare, ma pazienza, Born Again resta un disco magnifico.
(Softblackstar)
Candlemass: Ashes to ashes
(CD - Nuclear Blast/Audioglobe, 2010).
L’ingresso di Robert Lowe nei Candlemass rappresentò l’avverarsi del sogno di legioni di devoti doomsters. La voce dei Solitude Aeturnus fusa tutt’uno colle atmosfere sulfuree del combo fautore dell’affermazione del doom epico e magniloquente, quello scolpito in lettere capitali sul marmo incrostato di polve e di umido musco di capolavori quali “Ancient dreams”, “Epicus, doomicus, metallicus”, ed ancora “Nightfall” e “Tales of creation”… Certo, rimuovere l’ingombrante (a tutti gli effetti…) sagoma di Messiah Marcolin non è impresa agevole per nessuno, nemmeno per colui che a questo si è preparato con ascetica meticolosità… Ashes to ashes incendia una fila di pile funerarie che rappresentano i pilastri del genere nel nuovo millennio, mi riferisco agli estratti da “King of the grey islands” e da “Death magic doom”, i due albi con lo screamer americano a gestire liriche pregne di sofferenza e di passione. “If I ever die” è una mazzata, un assalto all’arma bianca, ed il pubblico (giuocano in casa, la location è quella dello Sweden Rock Festival del 2009) risponde entusiasta, lo stesso dicasi per le pachidermiche “Hammer of doom” e “The bleeding Baroness”, ma quando s’appressano le ombre dense e caliginose di “Samarithan”, di “Sorcerer’s pledge” e dell’immortale “Solitude” un velo di catacombale silenzio cala idealmente sulle nostre anime. Nessuno può superare, nemmeno un signor screamer come Lowe, quelle vette di disperato e virile lirismo che solo un grande come Marcolin può permettersi di valicare! Onore comunque ai Candlemass del nuovo millennio, non possiamo privarci di una guida sicura ed autorevole come la loro! “Kill the King” chiude la lista, il drappo nero cala inesorabile, in una interpretazione degna del Dio più luciferino… Sì, sarà il secondo della lista, ma Lowe è davvero l’unico capace di dare voce a queste obscure tales of Creation. (PS: disponibile la versione DVD che riprende i Nostri live allo Sweden ed in Atene).
Web: http://www.audioglobe.it.
(Hadrianus)
Cyber Cross: Mega trip
(CD - Crash & Burn/Masterpiece Distribution, 2009).
Con una line-up stellare che coinvolge quattro dei migliori musicisti italiani nel loro genere, Cyber Cross rilascia il suo secondo albo. Una discesa negli Inferi a velocità pazzesca, ma controllata da una mente fredda, glaciale, intenta a perpetrare i suoi innominabili crimini nel nome di una crudele ratio che sfugge alla comprensione della massa, inebetita da cotanta, belluina violenza. Nick Savio (leader del combo e produttore di fama) affastella i suoi ferali riff l’uno sull’altro, innalzando pire votive di corpi mutilati, Camillo Colleluori è drummer di non comune potenza, che comunque sa dosare con intelligenza, contribuendo alla edificazione di un wall-of-sound impressionante nella sua in scalfibile compattezza, il basso di Simon Dredo frusta il pentagramma, mordendo la carne putrefatta di queste canzoni brutali, schegge impazzite scaraventate nel vuoto dall’interpretazione bruta di Alex Bevivino, furia incontrollata che nel bel mezzo massacro sonoro perpetrato dai suoi compari urla al mondo intiero la sua determinata ferocia. Tutte le declinazioni del lato più obscuro e malato del metal trovano la loro ragione d’essere in Mega trip, manifesto di come il dark/death metal deve suonare oggidì.
Web: http://www.masterpiecedistribution.com.
(Hadrianus)
Decoded Feedback: Aftermath
(CD - Dependent/Masterpiece, 2010).
Sono passati ben cinque anni da Combustion, ultima (e tutto sommato deludente) release dei Decoded Feedback e finalmente il duo canadese torna con una nuova label (lasciata la Out of Line approdano su Dependent per l'Europa, ferma restando Metropolis per gli USA) ed un nuovo album che ne riporta le quotazioni ai livelli di un tempo. Aftermath è un gran bel disco (realizzato anche in versione "deluxe", disponibile sono in download digitale, con quattro bonus-tracks), articolato in dieci tracce di pregevolissimo elettro-dark, nel solco della miglior produzione del duo costituito da Marco Biagiotti e Yone Dudas. L'iniziale "Silent killer" mette subito le carte in tavola, facendo comprendere come questo lungo periodo di silenzio sia stato messo efficacemente a frutto dai Decoded Feedback: un pezzo eccellente, articolato su una bella linea melodica e beats pulsanti, per quello che è uno dei brani di punta dell'album. Il disco ci offre brani dai testi introspettivi e dai ritmi mai esasperati, spaziando tra reminescenze elettro-dark ed industrial-ebm, privilegiando le linee melodiche e le atmosfere oscure (ottime "Dark reflections" e "Shelter me", mentre "Eternity Falls" in alcuni passaggi mi ha ricordato i Fields of the Nephilim di Elizium... potrei essere un visionario, ma del resto il duo canadese ha già omaggiato la band di McCoy a suo tempo, realizzando una bella cover di "The Sequel" sull'album Mechanical Horizon). Brani validi, arrangiamenti e produzione di alto livello ed un sound assolutamente personale e fuori dalle mode: i Decoded Feedback sono tornati alla grande!
Web: http://www.decodedfeedback.com.
(Candyman)
Diorama: Cubed
(2CD - Accession records/Audioglobe, 2010).
Nuovo album per la band di Torben Wendt, che con Cubed tocca forse l'apice della sua produzione. La qualità non è certo mai difettata ai Diorama, ma questo nuovo lavoro sintetizza al meglio quanto sin qui realizzato, offrendoci tredici episodi di ottima musica, a cavallo tra elettronica e darkwave. La musica della band tedesca è un caleidoscopio di immagini, emozioni e sentimenti, espressi attraverso brani dai testi introspettivi e musiche cha passano dal piglio dance di "Ignite", "Golden boy" o "Apocalypse later", alle ballate come "Gone Gone Gone", "My counterfeit" e "Lord of the lies", senza dimenticare l'ottimo singolo "Child of entertainment", incluso anche nell'album. Cubed (disponibile anche in "limited edition" con un artwork di spessore ed un secondo dischetto con altri cinque brani inediti) conferma la classe dei Diorama e si afferma come uno dei migliori album di questa prima metà del 2010.
Web: http://www.myspace.com/dioramamusic.
(Candyman)
Duo Noir: Sintra
(CD - Tursa/Audioglobe, 2010).
Questo cd è la preziosa testimonianza del concerto tenuto da Duo Noir, ovvero Tony Wakeford e Andrew King alla Casa del Teatro di Sintra, in Portogallo, il 14 Novembre 2009. Ben venti i brani inclusi in questo "live", con una tracklist che tocca il repertorio dei Sol Invictus, attinge a piene mani a brani della tradizione popolare anglosassone e va a recuperare pure due pezzi dei Death In June ("Holy Water" e "All Alone in her Nirvana") per altro quasi irriconoscibili in queste versioni acustiche. L'ottima qualità della registrazione, la classe dei due musicisti e la bellezza di buona parte delle tracce qui incluse ("Twa corbies", "Eve", "Blackleg miner", "The cruellest month", "An english garden", solo per citarne alcune) rendono Sintra un disco imperdibile per ogni amante di folk-apocalittico.
Web: http://www.tursa.com.
(Candyman)
ESC: Eight Thousand Square Feet
(CD - Scanner/Audioglobe, 2010).
Arrivano dal Portogallo gli ESC (Eden Synthetic Corps), già al terzo album con questo Eight Thousand Square Feet. In una scena harsh/elettro-industrial spesso giustamente criticata per la mancanza di originalità e per la mediocrità di buona parte dei progetti che ci offre, il disco di questa band portoghese mi ha veramente ben impressionato; senza inventare nulla di nuovo, gli ESC hanno composto un album le cui dodici tracce non annoiano ed anzi, convincono pienamente, spaziando dall'harsh-industrial (che rimane il genere di riferimento per la maggior parte del disco) all' elettro-dark e senza disdegnare passaggi strumentali piu' sofisticati. Un disco quindi maturo e ben confezionato (interessante anche l'artwork "fumettistico" del cd), per una band che dimostra personalità e talento, ricordandomi in alcuni frangenti (se proprio vogliamo fare dei paragoni) gli Hocico. Decisamente buone tutte le tracce di Eight Thousand Square Feet, con citazione per la title-track, "-48°C", "An horizon inside four walls", "Correcting God's design" e "White beast (Retribution)"; da segnalare inoltre due ospiti illustri qui presenti: Jan L. aka X-Fusion su "Le Voyage d'ivoire sophisme" e Carsten Jacek dei S.I.T.D. su "Leitbild".
Web: http://www.myspace.com/edensyntheticcorps.
(Candyman)
Fjernlys: Beyond The Undulant Quiescence
(CD - Loki Foundation, 2010).
Potrei semplicemente scrivere che nel gruppo militano Knut Enderlein (Inade) e Johannes Riedel (Circular) per spingervi all'ascolto, ma farei un torto a questo gran bel disco partorito da mamma Loki Foundation. Tanto per cominciare, i riferimenti agli altri due gruppi sono praticamente nulli; quello che resta, però, è la classe non comune dei nomi coinvolti. Il suono algido e glaciale tipico di Inade lascia il posto a un mood caldo e avvolgente, e il disco ha un andamento melodico, complice la voce femminile di CKS, che lo pone in una terra di confine che abbraccia ambient, downtempo ed elettronica. Date uno sguardo alla copertina, vi dice già tutto, perché questo album suona esattamente come quelle onde, placide e serafiche ("Elemental Movement"), ma pronte a farsi minacciose all'occorrenza ("Involution"). Solo la finale "Zodiac" si discosta per tornare parzialmente verso i lidi più spaziali tanto cari all'etichetta, con i synth che sposano una melodia di pianoforte.
Questo è un altro disco da top ten di fine anno e, senza dubbio alcuno, la migliore uscita ambient da parecchio tempo a questa parte. Non fatevelo sfuggire per nessun motivo.
Web: http://www.myspace.com/fjernlys23.
(Softblackstar)
Front Line Assembly: Shifting through the lens
(CDS - Dependent/Masterpiece, 2010).
Dopo un lungo periodo di silenzio, riecco i Front Line Assembly; Shifting through the lens è il singolo che anticipa l'album Improvised electronic device annunciato per fine Giugno. La leggendaria band canadese è in gran forma stando alle tre tracce qui incluse, in cui sciorinano il loro inconfondibile sound elettro-industrial; la title-track è un gran pezzo, destinato ad entrare nell'elenco dei loro hits: articolati groove industriali, beats ed un refrain comunque melodico. Molto valida anche "Angriff", che sembra tornare ai tempi dell'album Millennium, vista la rilevanza della chitarra elettrica in questo brano (stando alle anticipazioni, il nuovo album vivrà proprio su questa contaminazione tra elettro-industrial e chitarre di stampo quasi metal) dal piglio decisamente aggressivo e comunque ottimo anch'esso. Chiude la tracklist "Endless void" (che a differenza delle altre due non sarà inclusa nell'album), lunghissimo brano (9'30") strumentale, le cui atmosfere sono ben descritte dal titolo stesso. Dopo cotanto singolo, non resta che attendere con impazienza la pubblicazione del full-lenght; i colossi dell'elettro-industrial sono tornati, piu' in forma che mai!
Web: http://www.mindphaser.com.
(Candyman)
The Goner: Behold A New Traveler
(CD - Deep Water Acres, 2010).
The Goner è la creatura musicale dello svedese Daniel Westerlund, con all'attivo una serie di CD-R. Pensate a un incrocio tra Six Organs Of Admittance e Stone Breath e potete farvene un'idea generale: psych-folk con l'acceleratore premuto sulla psichedelia. Ma non solo, perché "Within The Hour" sembra uscita dritta da uno dei primi album degli Sparklehorse, e l'influenza dei gruppi folk tipicamente nordici è molto forte in tutto l'album. "Strong Interaction", con la sua struttura dilatata e il gioco di echi e riverberi, farà felici i fan di Ben Chasny. Ma personalmente ritengo l'apice del disco "I Traveled Far Away From You", ballata folk dal timbro più triste, che conta su una bella melodia di banjo.
Non è male neanche "En Route", completamente strumentale, che chiude il disco sterzando verso il rock psichedelico più distorto.
Quello che non convince del tutto è la voce, che curiosamente alle volte ricorda nel timbro Michael Stipe (REM), in una versione giusto un po' più acidula.
The Goner è un artista da tenere d'occhio. Peccato che il disco duri solo 35 minuti, una volta tanto un po' più di sostanza non avrebbe guastato.
Web: http://www.myspace.com/gonergonergoner.
(Softblackstar)
Harvestman: Trinity
(CD - Neurot Recordings, 2010).
Il disco non è un nuovo album vero e proprio per Harvestman, progetto parallelo di Steve Von Till dei Neurosis, bensì, con incredibile ritardo, è la pubblicazione della colonna sonora del film h2Odio, il thriller diretto da Alex Infascelli nel 2006. A conti fatti si traduce in un parziale allontanamento dalla struttura canzone e dagli umori folk tipici di Von Till per concentrarsi su partiture più eteree. Il disco funziona benissimo anche senza l'ausilio delle immagini; i brani non sono particolarmente lunghi, ma sono dilatati e pacati, procedono lentamente, ci raccontano di luoghi sperduti, come la casa in mezzo al lago del film. È tutto un gioco sui tempi e sullo spazio, sull'ambiente che ci circonda. I brani sono tanto semplici quanto efficaci: "March To Loch Barren" ad esempio è costruita interamente su un feedback di chitarra in loop continuo. E c'è poco altro, qualche synth svolazzante, e per il resto tanto riverbero ed echi in lontananza.
È un po' come il Neil Young di Dead Man ("Dig", in particolare, è puro Young), ma dove lì c'era il vecchio West come luogo da dipingere con la chitarra, qui le atmosfere sono costruite sulla tensione psicologica del film.
Se volete provare un disco un po' diverso dal solito, Trinity è un'ottima scelta.
Web: http://www.myspace.com/heathenpsych.
(Softblackstar)
How To Destroy Angels: How To Destroy Angels
(EP - The Null Corporation, 2010).
Non era chiaro cosa Trent Reznor avrebbe fatto in questa lunga pausa (con stop definitivo dell'attività live) dei suoi Nine Inch Nails. Sicuramente non mi aspettavo quella che alla fine era l'opzione più ovvia, ovvero una nuova band insieme alla sua fresca-di-nozze moglie Mariqueen Maandig, già front-woman della band indie West Indian Girl. La formazione degli How To Destroy Angels, esplicito omaggio ai Coil nel nome, comprende anche Atticus Ross, collaboratore di Reznor sin dai tempi di With Teeth mentre ad Alan Moulder, altra "veterana" spalla dell'era NIN, viene affidato ancora una volta il banco di regia. Il gruppo, mentre era al lavoro per produrre il primo album, ha deciso di pubblicare sei brani finiti in questo omonimo EP, disponibile gratuitamente in formato digitale dal sito howtodestroyangels.com (al limite per 2 $ in più potete scaricarvi l'edizione con i file audio ad alta qualità), mentre più avanti l'opera sarà disponibile sia in CD che nell'immancabile limited-edition in vinile. Come primo impatto i brani di How To Destroy Angels sembrano sì carini ma anche un po' leggerini e privi di grande spessore, ma ad ascolti ripetuti le accattivanti melodie, unite ai curatissimi suoni, entrano nella pelle sempre più in profondità. Le tracce sono state costruite con il processo creativo che Trent Reznor ha sperimentato ai tempi di Year Zero: la band ha lavorato quindi innanzitutto sui suoni, o meglio su singoli frammenti che poi, in una sorta di cut-up sonoro sono stati assemblati in costruzioni più ricche, e trasformate infine, in un processo graduale di raffinamenti successivi, nei pezzi finali. Musicalmente gli HTDA si collocano in una terra di mezzo tra indie-pop, elettronica sognante stile trip-hop e industrial: languide melodie sono così rese più aspre, e alla fine anche più intriganti, da una marea di inserti sonori distorti e piacevolmente fastidiosi. Questo EP è un po' un trionfo della forma sulla sostanza anche se mettendo ogni singolo brano a nudo, scarnificandolo dalle decine e decine di strati sonori depositati, viene sempre fuori se non un capolavoro senz'altro una canzone più che discreta. La Maandig non è esattamente Diamanda Galas o Lisa Gerrard ma ha una voce tutto sommato pregevole, sebbene non molto potente, che fa anche la sua figura nelle atmosfere languide di cui si compone l'opera. Sicuramente gli HTDA meritano un ascolto vista poi la possibilità di scaricare gratuitamente questo EP: mi azzarderei anche a candidarli per la mia playlist 2010 ma questo più per demerito altrui che per merito proprio…
Web: http://www.howtodestroyangels.com/.
(Christian Dex)
Hyde: Best of
(CD - Gan-Shin Records/Audioglobe, 2009).
Ricco best of che celebra la carriera solista di Hideto Takarai, vocalist dei L’Arc-en-Ciel (combo fra i più celebri del j-rock, con all’attivo ad oggi una diecina di dischi, oltre a compilazioni varie, che negli anni ha vissuto diversi scioglimenti e repentine reunion) e recentemente impegnato nel progetto VAMPS. Il disco consta di diciassette brani tratti dagli album “Faith”, “Roentgen” e “666” (usciti pure in diverse versioni) e dalla manciata di singoli fino ad ora pubblicati (tra i quali “Season’s call”, colonna sonora dell’anime “Blood+). Mi preme sottolineare quanto il nostro si discosti dalla tipica interpretazione da cartoon della maggior parte dei suoi conterranei colleghi di ruoli, essendo il suo cantato chiaramente occidentale, tanto che la proposta sonora, pur se conservando con cura i germi del genere tra le pieghe di ogni singola song, risulta decisamente accattivante e sicuramente scevra dalle tipiche cadute di tono che guastano troppi prodotti provenienti dal Sol Levante. Alternative rock dalle chitarre possenti, a tratti grungettone (“Sweet Vanilla” con vocalizzi vagamente alla Cobain, seppur più puliti, “Prayer”). In somma, siamo al cospetto di un musicista maturo dalla dimensione artistica decisamente internazionale (gli episodi debolucci come lo scialbo college-rock di “Hydeway” sono in netta minoranza), che con questo best of compila con cura un curriculum di meritati successi.
Web: http://www.audioglobe.it.
(Hadrianus)
Ignis Vrbis Mithrae: Sacrae Romanae Origines
(CD - Wolf Age Records, 2009).
Dalla fusione di elementi provenienti dalle passate esperienze di Camerata Mediolanense e Pavor Nocturnus dei suoi membri ha preso vita questa particolare creatura artistica davvero interessante.
Le sonorità evocate sono caratteizzate da una ricerca della profondità mitica delle immagini davvero potente. I toni marziali che sembra caratterizare l'espressività del progetto, in realtà, non attingono sic et simpliciter alla retorica fascista del '900 ma tendono ad immergersi nelle oscurità dei secoli da cui la civiltà romana sembra essere emersa come Mistero.
Ai militareschi tamburi di "Natvs Prima Luce" le milizie che marciano non sembrano indossare camice nere ma le corazze delle legioni romane.
La band quindi non merita di essere relagata tout court tra le soluzioni nostalgiche che talvoltano portano su cd i loro deliri fuori dal tempo, ma come un progetto artistico che, inserendosi nell'alveo del folk più sensibile ai temi della Tradizione, tende ad un'accurata ricerca delle radici più profonde di un potere storico che comunque conosce una sua mistica la quale, evidentemente, il cristianesimo prima ed il socialismo dopo non sono riusciti a soffocare del tutto.
Un disco di "destra" ? Beh ! Perlomeno Ignis Vrbis Mithrae, con le sue sonorità ipnotiche e profonde, non ci propone una plutocrazia mediatica fatta di spot televisivi, fanciulle escort e dispregio della legalità, ma un'esperienza spirituale e misteriosofica prima che artistica, la qual cosa è per me senz'altro una forma di creatività più positiva.
Opera affascinante che merità attenzione senza pregiudizi
Web: http://www.myspace.com/ignisurbis.
(S*Tox)
Lord Agheros: Of beauty and sadness
(CD - My Kingdom Music/Masterpiece Distribution, 2010).
“Prayer for a memory” si perde fra i vicoli bui e puteolenti di una steminata megalopoli mediorientale, ove la modernità regredisce dinanzi alla tradizione. Poi “The wave” si leva, massa purificatrice che nel suo incedere solenne tutto monda, i corpi malati e sopra tutto gli animi corrotti. Secondo capitolo della personale saga di Evangelou Gerassimos, Of beauty and sadness descrive stranianti paesaggi sonori, pervasi da una atmosfera sacrale, sospesa nel Tempo. Un viaggio inteso come ricerca della conoscenza, intrapreso collo spirito, abbandonando la fredda ragione ai confini delle sconfinate immensità che si dovranno attraversare, per giungere in lochi remoti, arcani, ove antichi popoli la memoria dei quali è custodita da consunti cartigli hanno innalzato i loro Templi immaginifici nel nome di Divinità giuste e misericordiose. Percorso sonoro non facile da seguire, considerata la monoliticità della proposta, l’impegno profuso da Evangelou è comunque ben testimoniato da un’opera di grande impatto emotivo.
Web: http://www.masterpiecedistribution.com.
(Hadrianus)
Lost Area: Memoria
(CD - Echozone/Masterpiece, 2010).
Terzo album per i Lost Area, che passano dalla produzione di Dirk Steyer degli Accessory (che si era occupato del precedente Man Machine) a quella di Gerrit Thomas /Funker Vogt) per questo nuovo Memoria. Al di là di questi cambi in cabina di regia, lo stile della band svizzera-tedesca rimane fedele ad un elettro-goth piuttosto banale e tutt'altro che entusismante. Spetta a brani come "Memoria", "Mirror", "Lies" il compito di puntare al dancefloor, mentre "Guardian angel" e "Desire" abbassano il ritmo e privilegiano le atmosfere piu' prettamente "gotiche", ma nel complesso il disco non si solleva dalla mediocrità a cui questa band sembra essere definitivamente destinata,
Web: http://www.myspace.com/lostarea.
(Candyman)
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