Recensioni Marzo 2010

 


Ver Sacrum | Musica | Recensioni | Recensioni Marzo 2010 (pag. 1 - 2) Indice


  Gruppo Facebook di Ver Sacrum | Commenta le recensioni sul forum del gruppo Facebook


Absurd Minds: Serve or Suffer (CD - Scanner/Audioglobe, 2010). A dieci anni dal loro esordio ed a quattro dalla loro ultima release (l'EP The Cycle), gli Absurd Minds realizzano il nuovo album Serve or Suffer. Il sound del trio di Dresda è da sempre debitore dell'elettro-dark teutonico degli anni'90 ed in particolare sono sempre stati paragonati (sopratutto per via del cantato di Stefan Grossman) ai Project Pitchfork, termine di paragone ingombrante e da cui gli Absurd Minds hanno sempre cercato di affrancarsi, ma che anche stavolta risulta inevitabile dopo l'ascolto dei nuovi brani. Serve or Suffer ci offre tredici tracce che non si discostano da quanto sin'ora realizzato dal trio tedesco, ovvero elettro-dark melodica e ballabile, che trova in "Deficit Mindset", "Human bomb", "Serve or Suffer", "Eternal witness" e "The King" alcuni dei suoi migliori episodi, per un disco tutto sommato piacevole, ma che al tempo stesso, nel bene e enl male, non si discosta dalla loro precedente produzione. In definitiva, Serve or Suffer riserva nè piu' nè meno quello che ci si può aspettare dagli Absurd Minds: elettro-dark gradevole ma al tempo stesso "di maniera", per un disco non brutto ma nemmeno imperdibile. Web: http://www.myspace.com/absurdminds. (Candyman)

Act Noir: Shape a new start (CD - Eibon Records/Audioglobe, 2010). Le nuove rotte del rock attraversano territori ancora in parte incogniti, e sono percorse da coraggiosi carovanieri del pentagramma pronti ad immortalare, ed a fissare con nitore, paesaggi sonici dalla stupefacente beltade. Act Noir è ensemble ormai maturo, Calzoni e Nieri (col nuovo singer Gaetano Notarnicola ad affiancare Gozzi e Pilati) lo guidano con fare sicuro e con quel gusto tutto particolare per la ricerca, alfine di ridefinire il concetto strabusato del pop ed elevarlo a rinnovellate dimensioni colte (ma mai spocchiose). “2008” ne è un esempio chiarissimo: emerge lo spirito indomito che fu proprio dei Bluvertigo (“See the truth”), e che li animò nel corso della loro pur troppo breve vicenda. Il saper coagulare in pochi essenziali minuti influenze, ispirazioni, linee guida. Ecco il rifrarsi in mille e mille rivoli, che poi si ricongiungono più a valle, nella canzone compiuta (“Redemption”). Una forma libera, lontana da schemi ma pure da eccessive pretese. Una melodia che penetra il cervello, e che non vuole più abbandonarci. In un tutt’uno il Sylvian solista (“The higher I went, the deeper I fell”), il Bowie più coraggioso, quando indossa gli abiti del profeta del nuovo verbo musicale (quello di “1.Outside”…), i No Man (Steven Wilson, come farne a meno, anche nel nuovo millennio?), gli APC. Tra la folla di mestieranti senza arte e nemmeno parte che ogni santo o maledetto giorno cercano affannosamente il loro spazio su d’un palcoscenico che, ad onta delle nuove tecnologie, dei nuovi e sempre più potenti mezzi di diffusione, pare più angusto, gli Act Noir con Shape a new start prendono le distanze da tutto e da tutti. E fortuna che ancor oggi qualcuno, folle o sognatore visionario che sia, crede ancora nell’Arte vera, trattasi solo di musica in fondo popolare od altre espressioni poco importa. C’è ancora una speranza, allora… (Hadrianus)

And Also The Trees: Untitled (10" - Les Disques Du 7ème Ciel, 2009). Registrato durante le medesime session dello stupendo e sottovalutato When The Rain Comes, questo 10" contiene due tracce già viste sull'album più altre due tracce esclusive: "Shantell" è addirittura il primo brano inciso dal gruppo nel lontano 1983, mentre "Feeling Fine" è preso dal più recente Further From the Truth, del 2003. Le nuove versioni acustiche fanno risaltare ancora di più lo spirito romantico del gruppo, da sempre nome di punta del post-punk anglosassone, ma che non ha mai ricevuto tutta l'attenzione che meriterebbe. Il contrabbasso diventa ancora più presente, e il tutto assume un suono più europeo e dall'ampio respiro. E poi i ragazzi de Les Disques Du 7ème Ciel hanno fatto un ottimo lavoro: la confezione del vinile è di cartone riciclato, con all'interno due cartoline, un'adesivo e una spilletta. Il booklet presenta tutti i testi manoscritti da Simon Huw Jones, e la ciliegina sulla torta è il CD incluso, con tutte le tracce del vinile. Gli And Also The Trees sono come il buon vino: migliorano con gli anni. Web: http://www.myspace.com/andalsothetreesofficial. (Softblackstar)

Arditi / Signa Inferre: Statues Of Gods / Invictis Victi Victuri (10" - Equilibrium Music/Audioglobe, 2010). Nuovo split anche per gli Arditi, alla prima uscita discografica dopo lo scivolone di Omne Ensis Impera, che qui non fanno che confermare il declino musicale lungo il quale si è avviato il misantropico duo. "Statues of Gods" aggiunge qualche maldestra spezia mediorientale alla formula marziale, ma il risultato è fiacco, monotono, senza mordente. In una parola, noioso. Solo A Challenge Of Honour potrebbe fare di peggio, a questo punto. È invece la prima uscita discografica per gli sconosciutissimi Signa Inferre, ai quali spetta l'ingrato compito di risollevare la qualità di questo 10". E tutto sommato non sono neanche male. Il suono è più vario, sempre entro i limiti del genere, si intende, e più accattivante rispetto ai fratelli maggiori. C'è più enfasi nel suono dei tamburi, che sono elaborati e dinamici, ma il risultato generale manca un po' di sostanza. Per essere dei novizi non c'è male, hanno tutte le carte in regola per migliorare. Nell'edizione iper-limitata sono presenti due t-shirt e una borsa di tela col logo del gruppo. Belle, bellissime, ma se volete della musica allora cercatela da un'altra parte. Web: http://www.myspace.com/arditisweden. (Softblackstar)

Babylonia: Motel La Solitude (CD - Halidon, 2010). Sin'ora non ero stato mai particolarmente tenero nei confronti dei Babylonia: nè il loro primo album (Later tonight edito dalla Infacted), nè i loro concerti mi avevano sin qui particolarmente entusiasmato, ma non posso che applaudire convinto di fronte al nuovo, bellissimo Motel La Solitude. Con questa nuova release, il gruppo milanese realizza un vero e proprio gioiello synth-pop che racchiude tra le sue tracce alcuni brani ottimi; fantastico è il trittico iniziale ("A feeling without feeling", "The Corner" e "By my side"): tre pezzi così basterebbero già a promuovere l'album! Ovviamente l'ombra dei Depeche Mode si erge imperiosa sui Babylonia (melodie e voce evocano inconfutabili somiglianze), ma siamo al cospetto di un disco di livello assolutamente superiore rispetto alla stragrande maggioranza di epigoni tedesco-scandinavi della band di Martin Gore & co. I brani sono quasi tutti ottimi, così come arrangiamenti e produzione, per un disco che pecca forse solo in lunghezza (con una decina di tracce anzichè le quattordici presenti sul cd si sarebbe a mio avviso sfiorata la perfezione) ma che rappresente decisamente una delle migliori pubblicazioni dell'anno in campo elettro/synth-pop. Complimenti quindi ai Babylonia, un'altra band italiana pronta a raccogliere con ogni probabilità maggiori soddisfazioni all'estero che non in Patria. Web: http://www.myspace.com/babylonia. (Candyman)

Changes: Lament (CD - Hau Ruck!/Audioglobe, 2010). Nonostante siano considerati come degli antesignani del neofolk, al di là del valore storico non ho mai apprezzato i Changes più di tanto. Hanno una scrittura mediocre, e non riesco a non paragonarli a dei Simon & Garfunkel con la fissa per i temi "oscuri", che non è un bel complimento. Eppure i loro album non sono mai del tutto inascoltabili, dato che di pezzi buoni ce ne sono sempre. Solo che non si elevano mai dalla media, e tutto questo rispetto dovuto per il gruppo è altamente fuori luogo. Anche in quest'album la formula è la stessa degli ultimi 40 anni, con "Lament / Flying...(Requiem)", una delle prime tracce, che esemplifica il modello canonico dei Changes: chitarra strimpellata, doppia voce dall'andamento impetuoso e... e basta. C'è spazio anche per delle nuove versioni di tre tracce già edite che poco aggiungono al disco, anzi, sottolineano ancora di più l'immobilità del gruppo. Eppure l'idea di aggiungere un piccolo poema recitato alla fine di ogni brano è ottima, e non inficia l'ascolto, ma anzi aggiunge quel piccolo tocco che li salva. I momenti migliori sono i Der Blutharsch che mettono mano a "Mountains Of Sorrow (Remix)...(In You)" e l'"Invisible Man" di H.G. Wells per un disco che, senza infamia e senza lode, piacerà principalmente a chi ha già apprezzato i dischi precedenti. Web: http://www.myspace.com/changesfolknoir. (Softblackstar)

Current 93: Aleph On Docetic Mountain (CD - Coptic Cat, 2009). Iniziamo col dire che l'unica traccia inedita è la versione demo di "Approaching Docetic Mountain", uscita poi sull'edizione in vinile dell'ultimo album. È un lungo brano di circa 20 minuti dove Tibet è affiancato dall'elettronica di Andrew Liles e dalle percussioni di Alex Neilson, ed è molto diverso dal rock del disco: Tibet e compagnia tornano a lambire territori elettronici vicini all'EP Birth Canal Blues di qualche tempo fa, con chitarre trattate elettronicamente, voci filtrate e tanti effetti in studio. Le restanti tracce sono registrazioni del soundcheck del concerto tenuto a Santiago de Compostela nel 2009, con la formazione limitata a Keith Wood (Hush Arbors), James Blackshaw e Baby Dee. Il piatto forte è il libro hardcover al quale il CD si accompagna, con tutti i testi di Aleph At Allucinatory Mountain. La qualità del live è buona, e "Approaching Docetic Mountain" è una bella traccia che non tutti hanno potuto apprezzare, rendendo così questa uscita discografica un oggetto sì limitato al mercato dei collezionisti, ma con almeno un po' di sostanza a giustificare l'acquisto. Web: http://copticcat.com/. (Softblackstar)

Dark End: Assassine (CD - Crash & Burn Records/Masterpiece Distribution, 2010). Gruppo dalle buone potenzialità, codesto dei Dark End, autore con Assassine di un platter che, pur evidenziando ancora qualche ingenuità di fondo, sviluppa tematiche sonore assai interessanti, nell’ambito di un black metal tastieristico (ove le keys suonate da Antarktica non assumono mai un ruolo preponderante) potente ed obscurissimo. Trattasi di un vero e proprio concept-album incentrato su figure muliebri inquietanti, quali la nota Lizze Borden, Leonarda Cianciulli, la saponificatrice di Correggio, le due celebri killer neozelandesi Pauline Parker e Juliet Hulme, l’Orchessa della Gotte d’Or, al secolo Jeanne Weber, Denise Labbè ed altre, tutte omaggiate con una track ciascheduna. Un rifferama selvaggio ed atmosfere glaciali pervadono le otto lunghe tracce compiute, lasciando ai tre episodi de “Tenebrae” il compito di aprire, da fungere da intermezzo e di chiudere Assassine. I due chitarristi Imajes ed Ashes denotano un ottimo affiatamento, la tellurica sezione ritmica (Valentz alle pelli e Specter al basso) è solida e compatta, la voce di Animae adatta al contesto, essendo questi perfettamente calato nel ruolo di perverso cantore delle imprese delle sanguinarie, vere protagoniste di Assassine. Buono l’apparato lirico, leggetevi sopra tutto gli squarci di testo espressi in italico idioma. Ottima la produzione made in Remastered Studio (di Nick Savio). Web: http://www.masterpiecedistribution.com. (Hadrianus)

Destroid: Silent world (MCD - Scanner/Audioglobe, 2010). Già autore di due ottimi album (sopratutto il primo, Future prophecies, è un disco che non può mancare nella discografia di ogni appassionata di elettro-pop), riecco Daniel Myer, aka Haujobb, indossare i panni di Destroid per questo nuovo mcd che non fa altro che confermare l'eccellenza di questo progetto. Elettronica di gran classe, con un sound melodico ma scevro dalla banalità di certo synth-pop e ballabile ma senza scadere nella piattezza dell'harsh. Un ottimo disco, aperto dalla pacata "I walk slow" e che entra nel vivo con le successive "Silent world" e "Leavin ground", due gemme che riassumono bene le caratteristiche sopra elencate ed altrettanto notevoli sono i due remix di questi brani realizzati da S.I.T.D. e Assemblage 23. La tracklist del promo cd (la versione in commercio contiene altre tre tracce), è completata da una cover di "Lucretia my reflection" (eh, la nostalgia per le origini...) che vede alla voce Sven Friedrich (Dreadful Shadows, Zeraphine, Solar Fake), assolutamente piacevole anche perchè fedele all'originale. Con Silent world Destroid fa centro anche stavolta, sciorinando elettronica di ottimo livello e ribadendo la versatilità del talento di Daniel Myer: acquisto obbligato! Web: http://www.myspace.com/destroidmusic. (Candyman)

Elegi: Varde (CD - Miasmah, 2009). Questo progetto norvegese, costituito dal solo multistrumentista norvegese Tommy Jansen, affonda le proprie radici nello stesso humus culturale dei Nest (recensiti poco più avanti): l’etichetta per cui incide è, infatti, gestita da Erik Skodvin, seconda metà dei Deaf Center (l’altra metà, Otto Totkand, è elemento dei Nest). Varde rappresenta la seconda uscita del progetto dopo Sistereis nonché la seconda parte di una trilogia che il nosto inciderà per l’etichetta Miasmah: si tratta di un lavoro estremamente interessante, al punto che mi dispiace di non essere riuscito ad ascoltarlo per tempo, altrimenti avrebbe potuto entrare a far parte dlla playlist di fine anno scorso. La descrizione del suono potrebbe essere relativamente facile, se non fosse per il timore di penalizzare le sue qualità facendolo passare per qualcosa di banale: si tratta di una sorta di via di mezzo tra suoni dark ambient, tentazioni neoclassiche e un qualcosa che si potrebbe definire come “doom acustico” (???), il tutto condito con abbondanti glitch e suoni concreti: di fatto si tratta di una delle cose più originali ascoltate negli ultimi tempi, al punto che non mi riesce assolutamente facile trovare un gruppo a cui paragonarli. Nel complesso è una musica che comunica tensione, con tratti oscuri e strutture raramente statiche; splendidi nella loro cupezza i momenti in cui al centro dell’attenzione si posiziona il violoncello, molto più romantici ma non meno gustosi quelli in cui lo fanno il pianoforte o i violini. Non resta che segnalare che Elegi sta per pubblicare un nuovo lavoro, previsto in primavera, al di fuori della trilogia suddetta e che, per ciò stesso, potrebbe essere alquanto differente da questo: inutile dire che lo attendo con estrema curiosità. Web: http://www.myspace.com/elegi. (Ankh)

IAM.: Bol (CD - Eibon Records, 2009). IAM. è un progetto italo-croato costituito da Morgan Bellini (Vanessa Van Basten) e Ivan Strajin, dedito a sonorità ambientali caratterizzate dalla presenza della chitarra del primo e dell’elettronica del secondo; il duo è in stato in grado di realizzare un lavoro d’esordio (anche se anticipato l’anno scorso da un EP, scaricabile gratuitamente dal sito della label Opaco) di assoluto rispetto pur all’interno di un panorama nient’affatto semplice. Caratteristica del suono è il suo posizionarsi a metà strada tra certe sonorità in cui sono i drone chitarristici mandati all’infinito a farla da padroni ed altre in cui invece dominano le lente i quasi impercettibili variazioni del suono delle tastiere. Rispetto alla gran parte dei progetti che navigano nelle stesse acque, IAM., sembra essere meno oscuro e mortifero pur se altrettanto efficace per l’effetto psicologico che ha sull’ascoltatore; inoltre, si ha anche l’impressione che la musica sia più “suonata”, contenendo, a tratti, passaggi chitarristici di impronta quasi wave (“Forse vinceremo”, “Dove?” o “Cattinara”) o post rock (“Non mi hai mai voluto bene”), immersa spesso in infiniti riverberi. Web: http://www.myspace.com/iamproject97. (Ankh)

In Strict Confidence: La Parade Monstreuse (2CD - Minuswelt/Audioglobe, 2010). Dopo che il singolo "My Despair" aveva parzialmente placato l'estenuante attesa dei fans, ecco finalmente il nuovo album degli In Strict Confidence. La Parade Monstreuse è l'ennesima dimostrazione di classe da parte di Dennis Ostermann e compagni, un disco di altissimo livello, corredato al solito da un artwork spettacolare. L'elettro-dark della band tedesca assume toni particolarmente rockeggianti in questo album, dove la chitarra elettrica (suonata dalla "notevole" Haydee Sparks) è in bella evidenza (l'attacco di "Set me free" ricorda tantissimo "Pandemonium" dei Killing Joke). La title-track è un breve intro che ci apre le porte al circo meraviglioso allestito dalla band tedesca per questa sua nuova performance: tra i migliori numeri nel cartellone dello spettacolo, la già nota "My despair", le energiche "Silver Bullets", "Set me free", "This is all" e "I surrender", brani che (oltre a Dennis) vedono alternarsi alle voci Antje Schultz e la nuova vocalist Nina de Lianin. Tra passaggi piu' romantici ed altri maggiormente "rock", La Parade Monstreuse ci offre dieci episodi di ottima musica, prodotta e mixata al solito dal geniale Olaf Wollschlaeger, per un disco assolutamente superbo, come da tradizione in casa In Strict Confidence, band che da anni ormai è sinonimo di classe e qualità. Imperdibile, per fans e buongustai, la "limited edition": spettacolare box di cartone contenente spilla, toppa, adesivi cartoline ed un bonus cd con inediti, remix e videoclip. Tra i quattro inediti spiccano "Abgrund" e "I'm a God", ottimi brani che non avrebbero sfigurato sul cd1; non male nemmeno le romantiche "Von hier bis zur Unendlichkeit" e "Feeling". Altrettanto notevole il livello dei remix, tra cui voglio ricordare quello di X-Fusion per "Silver Bullets" e l'ancor piu' rockeggiante tono che assume "Set me free" nella rilettura di Rhys Fulber. Nel tirare il bilancio di quanto di meglio pubblicato nel corso dell'anno, sarà impossibile non pensare a questo disco. Web: http://www.myspace.com/instrictconfidence. (Candyman)

In Strict Confidence: Silver Bullets (MCD - Minuswelt, 2010). Dopo aver fatto attendere a lungo i fans per del nuovo materiale, gli In Strict Confidence ci sommergono (con immenso piacere) di nuova musica. Contemporaneamente al bellissimo nuovo album La Parade Monstreuse, Dennis Ostermann & co. realizzano il mcd Silver Bullets in vendita esclusivamente unitamente al numero di Marzo di Sonic Seducer (rivista comunque facilmente disponibile presso qualunque mailorder... almeno sino ad esaurimento copie). La title-track (uno dei migliori brani del nuovo disco) fa ovviamente la parte del leone, con cinque versioni, una delle quali è il remix di X-Fusion incluso anche nel cd2 della "limited edition" de La Parade Monstreuse. Bello anche il remix di Controlled Fusion (anche loro all'opera sul cd2, ma in quel caso per "I surrender"), mentre le altre tre versioni sono variazioni "extended" dell'originale. Decisamente ottimi gli altri tre pezzi di questo mcd: "Rain" (ora presente in "extended version") era un brano già noto ai fans piu' incalliti della band tedesca, essendo tratta dal box (limitato a 999 copie) The Serpent's Kiss edito nel 2006 poco dopo l'album Exile Paradise: ottima l'idea di riproporlo; molto buone le assolutamente nuove ed esclusive "No refuge in the night" e "Why did I lose my faith"; in particolar modo la prima è un vero gioiellino elettro-dark, mentre la seconda ricalca la vena piu' romantico-melodica della band tedesca ed è affidata alla voce di Antje Schultz. Un'altro prodotto all'insegna della qualità, per una band che non delude mai: come avrete capito, anche Silver Bullets non può mancare nella vostra collezione di dischi degli In Strict Confidence. Web: http://www.myspace.com/instrictconfidence. (Candyman)

Joanna Newsom: Have One On Me (3CD - Drag City, 2010). Sembra incredibile, ma questo è solo il terzo album di Joanna Newsom. Ys era stato un successo di critica e pubblico (disco dell'anno per The Wire e decine di altri magazine), di conseguenza non deve essere stato facile sentirsi tutti gli occhi puntati addosso nel momento in cui la schiva musicista ha annunciato un nuovo disco, soprattutto quando quest'ultimo è ancora più ambizioso del precedente. Sì, perché si tratta di un triplo album, 18 canzoni la cui durata media è sei minuti per brano. Musicalmente è esattamente a metà strada tra le composizioni arzigogolate di Ys e l'approccio più semplice del primo album, con lunghi panegirici - su tutti la title track - che sfociano nel folk-prog, alternati a brani semplici e delicati, per sola voce e arpa, come "'81", "Jackrabbits", "Esme". Ma c'è molto di più, ed è palese la ricerca di una nuova direzione verso cui dirigersi, come nel quasi gospel di "Good Intentions Paving Company", uno dei pezzi meno interessanti del disco, a cui, quasi a contraltare, fa seguito la splendida "No Provenance". Il difetto più grande di questo album è proprio la durata: ci vuole tempo per assorbire le quasi 2 ore e mezza di musica, e manca un po' la coerenza interna che caratterizzava Ys, ma di certo non sono i bei brani quelli che mancano. Web: http://www.dragcity.com/artists/joanna-newsom. (Softblackstar)

Karjalan Sissit: Fucking whore society (CD - Eternal Soul Records, 2009). Karjalan Sissit è una mia vecchia conoscenza, risalente all’epoca in cui incisero il loro unico lavoro per la Cold Meat Industry: Miserere. Ricordo che quel lavoro non riuscì a colpirmi del tutto, se non per le note che lo accompagnavano, che accennavano a un non meglio precisato “humor finlandese”, evidentemente a me del tutto incomprensibile. Dietro questo progetto c’è il solo Markus Pesonen che, pur non avendo apportato cambiamenti incredibili nella sua proposta, riesce con questo nuovo lavoro a convincermi di più, forse a causa della forte aggressività e dell’uso della voce filtrata e riempita di effetti ma che si associa bene all’atmosfera soffocante prodotta dai campionatori. Di fatto, ci troviamo al crocevia tra dark ambient e neofolk marziale condito da qualche sprazzo di rumore più intenso: certamente niente di nuovo od originalissimo, ma nel complesso un prodotto ben realizzato che lascia poco spazio al respiro. Non sono presenti drone profondissimi come in altri casi, ma il tutto è cosparso di suoni metallici e rugginosi, con un sottofondo continuo in grado di generare una tensione costante nell’ascoltatore, come di un pericolo imminente e invisibile ma certamente presente. Non farà la storia del genere e non, ma ritengo che sia decisamente consigliabile agli appassionati del genere. Web: http://www.myspace.com/karjalansissit. (Ankh)

La Mamoynia: A melancholy death (CD - Die Kraft Durch Die Form, 2008). Concettualmente legato a “The melancholy death of Oysterboy” di Tim Burton, quest’operina dei lombardi La Mamoynia ne è l’insonorizzazione, costituendo la colonna sonora di una rappresentazione teatrale dell’opera burtoniana. Recentemente ridottosi a duo (si legga la rece pubblicata in questa istessa sezione avente come oggetto il promo “Everything is fake”), all’epoca di AMD poteva contare ancora sul terzo elemento Omal, testimone di una lunga serie di modifiche apportate alla formazione, avente un unico punto di riferimento fisso in Giuseppe Agosti (il singer ellenico Dimitris Triantafyllou giunse successivamente alla genesi dell’insieme risalente al 1999). A melancholy death, suddivisa in otto movimenti, “Cold room, white coat” e “Sacrifice and salvation” (questa ultima merito di un bel violino) i più incisivi, va esclusivamente considerata alla luce della sua funzione, ovvero offrire una convincente base sonora allo sviluppo della trama ed alla sua esposizione; predominano elementi ambientali (pioggia, vento, rombi, fruscii), la voce si riduce ad un recitato, sovente monotono, svolto prevalentemente nella madrelingua del cantante, col procedere della title-track l’attenzione può venire meno, mancando i riferimenti visivi che sicuramente contribuirebbero a mantenere l’elemento d’indispensabile pathos. L’epilogo giunge a liberar l’ascoltatore d’ogni ubbia, A melancholy death rimane comunque opera interessante, ritengo da considerarsi più un progetto parallelo che una vera e propria uscita ascrivibile alla discografia dei La Mamoynia. Web: http://www.lamamoynia.com. (Hadrianus)

La Mamoynia: Everything is fake (MCD - Die Kraft Durch Die Form, 2009). Adoro questi dischetti cammuffati da vecchio vinile! Vero, appena aperta la confezione, si prova quel tuffo al cuore, quello sbalordimento (infantile, lo so…) che ovviamente viene meno alla constatazione che sì, in fondo è solo un ciddì, ma ogni volta è una – bella! – sorpresa. La Mamoynia adottano questo espediente graditissimo, e questo già vale loro l’aggiunta di qualche punto alle finali considerazioni. Everything is fake contiene due pezzi in studio, riproposti poi in versione live, registrati al Kulturcafè Schlachthaus di Dornbirn, in terra absburgica (con l’aggiunta di Omal al basso). La title-track e “Paralogi ephitimia” sono brani nervosi dall’andamento dettato da beats ipnotici, colle vocals di Dimitris Triantafyllou a declamare sui suoni crudi amalgamati da Giuseppe Agosti (le fughe di synth sono efficacissime), reminiscenti della wave più autarchica (la prima canzone rimembrerà ai più anziani addirittura i Krisma!) come dell’electro più cupa. Risultato finale che risente della limitatezza della proposta (di sole due tracce in fondo si tratta…), ma la forma-vinile, quella s’ che… Web: http://www.lamamoynia.com. (Hadrianus)

Leaether Strip: Retention n.3 (2CD - Alfa Matrix/Audioglobe, 2010). Il terzo capitolo della serie Retention, con cui Claus Laursen sta ri-editando tutto il suo catalogo, è dedicato ad un album "storico" per l'ebm oscura, ovvero Solitary Confinement, album tra i piu' apprezzati di Leaether Strip e che include alcuni tra i piu' celebri hits del progetto danese. Come per i due capitoli precedenti, l'opera è articolata su due cd: sul primo troviamo l'album originale (uscito nell'anno di grazia 1992 su Zoth Ommog) rimasterizzato, con l'aggiunta dell'Ep Material, mentre il secondo cd (denominato Voluntary Confinement), include due nuovi brani ed una selezione di tracce dell'album originale, re-interpretate con l'ausilio delle piu' moderne tecnologie. Se i nuovi album realizzati da Claus dopo il suo ritorno sulle scene si sono rivelati in massima parte poco entusiasmanti, piu' interessante si sta invece rivelando l'opera di ristampa dei suoi primi lavori, che dà l'opportunità alle nuove generazioni (e non solo) di conoscere il miglior Leaether Strip; in questo caso siamo al cospetto di uno dei suoi album piu' acclamati, ricco di hits come le celeberrime "Strap me down", "Adrenalin rush", "I am your conscience", ecc... brani che hanno giocato un ruolo di primo piano nell'affermare il nome di Leaether Strip e che ne hanno fatto un punto di riferimento per tanti artisti attualmente in voga. Se il cd1 è quindi una garanzia per la sua valenza storica e per il valore dei brani che lo compongono, piu' discutibile è il cd2, che ci offre nuove, ed in massima parte superflue, versioni dei vecchi hits (pessima la taeknopop version di "Strap me down") e che trova nell'inedita title-track il suo migliore episodio. Il non certo imperdibile cd2 non va comunque ad inficiare il valore di un disco che nonostante i suoi diciotto anni, mostra ancora il suo valore: chi non lo possiede ancora, ha l'opportunità per rimediare. Web: http://www.myspace.com/leaetherstrip. (Candyman)

Michael Gira: I Am Not Insane (DVD+CD - Young God Records, 2010). Di certo ha fatto molto scalpore la notizia che Michael Gira avesse intenzione di recuperare la vecchia sigla SWANS per il suo nuovo disco. E come anteprima ecco un album dal titolo che sembra suggerire che il nostro, in fondo, sa bene quello che fa. Tredici brani, con l'eccezione del classico "Failure", che formano l'ossatura del nuovo album, in attesa di essere dati in pasto agli altri membri del gruppo. Chi ha seguito Gira fino ad ora non troverà particolari stravolgimenti, il disco suona più o meno come le altre sue uscite soliste, con la differenza che c'è la consapevolezza di stare ascoltando un'opera in divenire, e che i brani potrebbero uscire stravolti. Alcuni brani ("No Words / No Thoughts") è palese che siano stati scritti con l'intenzione di aggiungere degli arrangiamenti più ricchi ed elettrici, altri, come "Reeling The Liars In" o "My Birth", che sembra uscita direttamente da The Great Annihilator, suonano perfetti così come sono. Completa il packaging fatto interamente a mano un DVD con due show acustici registrati dal vivo. A questo punto le aspettative per il nuovo album degli SWANS non possono che essere molto alte, e visto il materiale di partenza ne sentiremo delle belle. Web: http://www.myspace.com/younggodrecords. (Softblackstar)

Mind In A Box: R.E.T.R.O. (CD - Dependent, 2010). Genialità ed originalità sono due termini non certo fuori luogo quando si parla di Mind In A Box. Il formidabile progetto austriaco torna dopo un lungo silenzio (coinciso anche con la momentanea chiusura della Dependent) con R.E.T.R.O., quarto full-lenght del duo Poiss/Hardwiger, un concept-album dedicato alla pionieristica epoca dei computer casalinghi come i mitici Commodore 64 e Spectrum ed alle sonorità che con quelle macchine si potevano creare. Nella tracklist, oltre a brani originali, troviamo infatti le "colonne sonore" di alcuni videogames in voga in quegli anni, per l'occasione ri-elaborate dal duo austriaco, che intende con questo disco pagare un tributo a quegli anni e a quelle macchine, in ricordo di un'epoca che fu per loro (e per molti altri) di formazione tecnologica e musicale. Il disco risulta pertanto leggermente diverso dalla precedente produzione del duo austriaco (e vede prevalere i brani strumentali), ma stile, originalità e classe di Mind In A Box restano caratteristiche inconfondibili ed affiorano in tutte le tracce di R.E.T.R.O., che trova alcuni dei suoi momenti piu' riusciti nel singolo "8 Bits", nell'iniziale "Last Ninja 3" e nel malinconico concept di "We cannot go back to the past", per un disco di assoluto valore e che conferma i Mind In A Box tra i gruppi piu' bravi ed originali dell'attuale panorama elettronico. Web: http://www.myspace.com/mindinabox. (Candyman)

  (Successive 20 recensioni)