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Neun Welten: Destrunken
(CD - Prophecy Productions, 2009).
È un disco davvero particolare questo secondo album dei tedeschi Neun Welten. Particolare perché se nell'essenza è un disco neofolk, nella forma non lo è affatto. I brani per lo più sono strumentali, con un approccio alla materia che arriva direttamente dal versante prog, e che trova nei Tenhi il nome a cui è più facile accostarli, con delle similitudini alle volte fin troppo pronunciate. La strumentazione ricca e varia lavora di cesello per costruire brani elaborati, e sebbene non manchino episodi di grande fascino, come “Destrunken I”, il gruppo non riesce a mantenere lo stesso livello lungo tutto il corso dell'album, con il risultato di renderlo a tratti prolisso e un po' fine a se stesso. Per farla breve si può dire che dal prog abbia preso anche i difetti, oltre ai pregi. Resta comunque un disco che può piacere agli amanti del genere, ma con le dovute precauzioni. Margini di miglioramento ce ne sono, a questo punto aspettiamo il terzo album per dare un giudizio definitivo.
Web: http://www.myspace.com/neunwelten.
(Softblackstar)
Nitzer Ebb: Industrial Complex
(CD - Major Records/Alfa Matrix/Audioglobe, 2010).
A ben 15 anni di distanza dal loro ultimo album (anche se nel frattempo erano tornati in attività in sede "live"), ecco un nuovo (attesissimo) disco per i Nitzer Ebb, band da annoverare tra i pionieri della scena EBM. Il duo formato da Douglas McCarthy e Bon Harris affida il suo ritorno a Industrial Complex, disco (prodotto da Flood e che si avvale della presenza di Martin Gore nel brano "Once you say") decisamente buono che dimostra come la classe ed il talento siano fattori indipendenti dalla carta d'identità. Il sound dell'album è fedele all'EBM più classica, ma prodotta e arrangiata con gusto moderno, per un risultato ottimale. Si parte ottimamente con "Promises", "Once you say" e "Never known", un trittico che esalta e convince: ritmo ed adrenalina per brani che promettono benissimo anche dal vivo. La successiva "Going away" porta un po' di quiete ("I am undone" è l'altro brano "soft" del disco, nonché una delle mie preferite); ritmi sostenuti anche per le valide "Down on you knees", "My door is open" e "I don't know you", mentre non convincono "Payroll" (questa per il suo cantato), "Kiss kiss bang bang" e la conclusiva "Traveling". La lunga attesa è stata ripagata ed Industrial Complex è un disco con le carte in regola per compiacere fans vecchi e nuovi del duo britannico. Da rilevare come il disco sia in commercio in due diverse versioni, una per Major Records ed una per Alfa Matrix; ferma restando la tracklist delle dodici tracce che compongono l'album vero e proprio, la versione dell'etichetta belga è corredata da alcuni remix esclusivi.
Web: http://www.nitzer-ebb.de.
(Candyman)
Nova Orbis: Imago
(CD - Lugga Music, 2009).
Provengono da un paese conosciuto più per fatti di cronaca (nera…) che per produzioni musicali underground quale la Colombia, i volonterosi Nova Orbis, riponendo in Imago legittime aspettative di espansione del loro peculiare ambito sonoro. Indicando in gothic metal progressivo il costrutto armonico che pare loro più congeniale, rischiano di auto-limitarsi o, peggio, di indurre qualche distratto a rifiutare qualsisia approccio a queste dieci tracce, nella maggioranza un più che discreto campione delle qualità compositive ed esecutive del combo di Bogotà. Doppia voce, con quella Ana Maria Barajas solida anche se monocorde, ancora acerba se paragonata a quella delle notissime Valchirie del settore, e quelle maschili a far discreto capolino qua e là, batteria sovente sparatissima (anche troppo plastificata, ma la produzione non aiuta il vigoroso Jose F. Osorio), tastiere nella media, chitarre che si sobbarcano un lavoro non indifferente (Josè David Barajas e Jorge A. Gutiérrez pure cantano), nella strascicata “Change” compaiono pure degli stromenti tradizionali, tanto per attribuire all’impasto un aroma esotico, ma l’originalità latita nocivamente. Tanto che dobbiamo scorrere fino a “Dark delusion” (i titoli non sono certo memorabili, concediamo loro l’attenuante della provenienza decentrata…) per imbatterci nel primo episodio dalla struttura adulta, per il resto Imago scivola via senza infamia né lode, mantenendosi nel limbo, peccato che li accomuna a tanti, troppi acts metalgoticheggianti, incapaci di elevare i loro elaborati oltre il livello della semplice sufficienza. Compitino svolto con tenacia ed applicazione, ma alla prossima nessuno indulgerà più, e dei Nova Orbis rimarrà solo uno sfocato ricordo, legato per lo più alle lande remote che li ospitano.
Web: http://www.luggamusic.com.
(Hadrianus)
Patenbrigade:Wolff: Baustoff (Popmusik fuer rohrleger)
(CD - Zweieck Recordings/Audioglobe, 2009).
Devo ammettere che sinora non ero un grosso estimatore dei Patenbrigade:Wolff, ma il loro nuovo album, Baustoff (Popmusik fuer rohrleger), è veramente delizioso. Il duo formato da Sven Wolff e Lance Murdock ha realizzato un album che rispetto ai lavori precedenti, suona maggiormente "pop" e sopratutto annovera un maggior numero di brani cantati rispetto al passato; per questo i due si sono coadiuvati dell'aiuto di diversi ospiti alle vocals (tra i tanti, ricordiamo Andrè Hartung-Sero.Overdose, Antje Schulz-In Strict Confidence, Julia Beyer-Technoir/Chandeen/The Eternal Afflict e Alexander Pitzinger-Painbastard). Il disco offre quindi gradevolissimi brani elettro-pop (su tutte "Das Kraftfeld" e "Never Neverland", interpretate da Andrè Hartung) e brani intrisi di malinconia, interpretati dalle numerose vocalist femminili ("Voyage", "Sun after the rain", "My mountain" e "Dreh mir die zeit zueruck"). Non mancano echi della precedente produzione del duo tedesco come nella title-track, sorta di omaggio ai Kraftwerk. Disco al 100% "crucco", ma stavolta l'aggettivo non è da leggersi in tono negativo; vario e assolutamente divertente, Baustoff (Popmusik fuer rohrleger) si afferma tra i migliori elettro-album del 2009, chiudendo l'anno in bellezza.
Web: http://www.myspace.com/patenbrigadewolff.
(Candyman)
Pulcher Femina: Darkness Prevails
(CD - Decadance Records/Audioglobe, 2010).
Sono passati ben sette anni dalla pubblicazione dell'ottimo Shadow of the lovers, disco che ottenne un grande successo in tutta Europa e finalmente possiamo salutare il ritorno del progetto di Roberto Conforti, con il nuovo Darkness Prevails, terzo album del progetto romano. Il disco, articolato in tredici tracce, si apre con "Light deprivation", uno dei migliori brani del disco, caratterizzato al contempo da ritmo e linee melodiche intrise di un velo di malinconia, da sempre caratteristiche integranti del sound di Pulcher Femina. Elettro-dark e future-pop sono le coordinate di riferimento delle canzoni di questo disco, che rispetto ai due capitoli precedenti evidenzia una netta crescita del sound, con arrangiamenti e produzione di ottimo livello, grazie anche ad un lavoro di mixaggio e masterizzazione svolto tra Grecia e Germania. "Deepest sins", "Bio-illogical progress", "Grim Surroundings" sono solo alcuni dei migliori episodi di un disco capace di coniugare malinconiche melodie ("Last time") e ritmi danzerecci ("Tragic heroes"), trovando forse il suo unico (piccolo) difetto nell'eccessiva lunghezza, che potrebbe evidenziare una certa ripetitività nelle soluzioni sonore adottate. Darkness Prevails è comunque un disco da promuovere senza esitazioni e che riporta alla ribalta uno dei piu' interessanti progetti "elettro" italiani: bentornati Pulcher Femina!
Web: http://www.myspace.com/pulcherfemina.
(Candyman)
Razorfade: Liberation EP
(EP - Distracted Release, 2009).
I Razorfade sono il nuovo progetto di Clifford Ennis, già chitarrista degli Ikon e soprattutto di Mark Tansley, ex "mastermind" della band inglese dei Suspiria, una vera gloria, più per demeriti altrui che per meriti propri, della scena inglese degli anni '90. Il "soprattutto" è indispensabile in quanto la comunanza tra Suspiria e Razorfade è davvero innegabile. Chi ha amato il gruppo inglese autore di The Great And Secret Show e Drama ritroverà in questo Liberation EP le stesse atmosfere gothic-rock inglese di fine millennio, mescolati in scoppiettanti ritmi up-tempo. I suoni sono ovviamente più "moderni", nonché significativamente contaminati in arrangiamenti electro. L'EP contiene tre versioni della title-track, due brani del gruppo e la cover di "Pale Shelter" dei Tears For Fears: si tratta di episodi molto leggeri ma piacevoli, adatti per un ascolto in disimpegno. "Liberation" è un pezzo carino in cui l'eredità dei Suspiria si fa sentire pesantemente; "Last Time" è il brano più electro/future-pop, con un bel ritornello e dei riusciti arrangiamenti in cui gli arpeggi goth della chitarra elettrica si uniscono all'incedere frenetico delle tastiere. "A push away from faling" è invece la canzone più gotica dell'EP, un pezzo malinconico ma con un ritmo seppur non velocissimo sempre ben sostenuto dai colpi della drum-machine. Carina ma un po' a grana grossa anche la cover dei Tears For Fears, riproposta in una versione veloce e vivace (forse un po' troppo vivace). Da pochi giorni si è saputo che il gruppo ha firmato un contratto per registrare tre album con la Alfa Matrix: pur non essendo niente di che i Razorfade faranno inevitabilmente un figurone rispetto a buona parte del roster della label belga.
Web: http://www.razorfade.com/.
(Christian Dex)
Roma Amor: Femmina
(CD - Old Europa Cafe/Old Europa Cafe, 2009).
Il debutto di Roma Amor era un disco piuttosto naif e disordinato, sembrava fosse più urgenza di comunicare che un album inteso come opera unica; la cosa non era necessariamente un difetto, dato che è anche per questo motivo che li avevamo amati. In questo Femmina, al contrario, i Roma Amor mostrano una chiarezza d'intenti e un approccio più compatto e ragionato. Dieci canzoni dedicate a dieci figure femminili, con testi cantati in italiano e dialetto, che tuffano il gruppo ancora di più nella tradizione musicale italiana con il carosello di “Lo Lo Lo”, le atmosfere calde di “Settimane Spagnole”, la chanson di “La Belda”, e questa volta un'unica cover, “Nightporter”, di David Sylvian. L'album è un bel passo in avanti rispetto al debutto, e consacra il duo romano come una delle realtà più interessanti sfornate dall'Italia in questi ultimi anni.
Chiamatelo noir cabaret, se volete, ma è un'etichetta riduttiva. Ascoltatelo.
Web: http://www.myspace.com/romamorensemble.
(Softblackstar)
Santa Hates You: Rocket Heart
(MCD - Trisol/Audioglobe, 2009).
Nuovo singolo per Santa Hates You, monicker dietro cui si celano Peter Spilles e la sua compagna italiana Jinxy. Dopo l'album d'esodio You're in the naughty list del 2007, i due tornano con Rocket Heart, mcd articolato in otto tracce, di cui ben sei dedicate alla title-track; brano che mescola sapientemente elettro-dark ed industrial-rock risultando indubbiamente accattivante pur nella semplicità della sua struttura (per non parlare del testo). L'inconfondibile voce di Peter (per chi non lo sapesse, leader dei leggendari Project Pitchfork), dai tratti piu' aggressivi si bilancia con quella sensuale di Jinxy per un brano che viene quindi ri-elaborato (amplificandone le potenzialità "dance") da gente come Straftanz, Soman, Reaper, Axel Hermes e Skyla Vertex. A completare la tracklist altri due pezzi: la trascurabilissima "The bonus 1.0" e la cover di "Deutschmaschine" degli And One. L'ampia gamma di remix rende, al solito, il disco particolarmente appetitoso per i djs; per tutti gli altri, meglio aspettare il prossimo "full-lenght", anche per avere un'idea piu' precisa sull'effettiva consistenza di questo progetto.
Web: http://www.myspace.com/santahatesyou.
(Candyman)
Seelenlicht: Love And Murder
(CD - Cold Spring/Audioglobe, 2009).
Puntuale come un orologio ecco il nuovo disco del trombone radical-tradizionalista per eccellenza, Troy Southgate. Mi preparo psicologicamente ad affrontare i soliti sproloqui, i soliti cliché, le solite menate che Southgate ci propina ogni tot mesi, ma ecco la sorpresa: il disco funziona! L'impianto musicale è leggermente cambiato, le chitarre hanno preso il controllo, e l'industrial è solo un elemento sullo sfondo a dare un po' di colore. Le chitarre, dicevamo. Spesso distorte, come in “The Ghost of Flanders”, o più strimpellate, come in “The Outsider”, danno quel tocco neofolk che dona al progetto quel quid che mancava, lasciando intatto anche l'impeto marziale, i tamburi da sempre minimo comune denominatore di ogni progetto in cui sia coinvolto l'agitatore londinese. Southgate però non accenna a voler imparare a cantare. Il bello è che ci prova, ma è di gran lunga meglio quando si limita a recitare. Credo che lui in fondo ne sia consapevole, d'altronde se la canta da solo: “I am an outsider, I live on the edge [...] sociopathic, that's what they say”. Bel disco, comunque.
Web: http://www.myspace.com/seelenlichtmusic.
(Softblackstar)
Sensory Gate: Ianus
(CD - Megahertz Records, 2009).
Album d'esordio per i Sensory Gate, duo italo-tedesco (Andrea Pozzi e Max Iannuzzelli) già attivo da diverso tempo ed autore di remix per gente come Kirlian Camera, Spectra*Paris, Frozen Plasma e forti di una collaborazione con Klangstabil. Ianus è un disco decisamente buono, le cui dodici tracce sono caratterizzate da un costante velo di malinconia ed i cui testi parlano di vita ed esperienze quotidiane. Musicalmente siamo al cospetto di un lavoro assai vario, che spazia dall'elettronica al rock alternativo (personalmente vi ho ravvisato reminescenze del sound di bands come Diorama, Silke Bischoff-ascoltate "In the distance"- e Behind The Scenes), con la costante di arrangiamenti e soluzione sonore di ottimo livello. Tra i migliori episodi citazione per "Laying hopes", "Murder 23", "Senseless", mentre "Purgatory" è un buon esempio della versatilità dei Sensory Gate, suonando come un pezzo degli Enigma; tra gli episodi meno convincenti, inevitabile citazione per "Again", brano cantato in un italiano un po' approssimativo e che non può non ricordare analoghi (censurabili) episodi dei Klangstabil: decisamente meglio continuare ad affidarsi all'inglese. Nel complesso, Ianus è comunque un disco assolutamente interessante e pregevole che auguro possa portare ai Sensory Gate le soddisfazioni che meritano.
Web: http://www.myspace.com/sensorygate.
(Candyman)
Stone Breath: The Shepherdess and the Bone-White Bird
(CD - Hand/Eye, 2009).
Timothy Renner aveva messo in pausa il suo moniker più famoso nel 2006 per dedicarsi ad altri progetti, ma negli ultimi mesi ha deciso di rimettere in moto la macchina Stone Breath, dapprima con le dovute ristampe del materiale non più disponibile, poi con questo ritrovato nuovo disco. In realtà sembra che non sia successo nulla, dato che il discorso prosegue da dove era stato interrotto. Renner sguazza in un folk paludoso e profondamente ancorato alla tradizione americana più povera e rurale, infarcendolo di visioni mistiche e di un senso di imminente catastrofe. Chitarra e banjo sono i due strumenti portatori del messaggio di Timothy, che da buon “Revelator” è lì a indicarci la via, dall'alto dei venti minuti di “The Shepherdess of the Fiery Wheel”. Va bene, “A Silver Thread To Weave The Seasons” era un'altra cosa, ma questo ritorno è più che gradito. Se vi ritrovate in una pianura americana, attorno a un falò, probabilmente è la musica di Stone Breath quella che vi capiterà di ascoltare. Consigliato.
Web: http://www.somedarkholler.com.
(Softblackstar)
Suicide Commando: Implements of hell
(2CD - Out of Line/Audioglobe, 2010).
Sono da tanti anni un estimatore di Suicide Commando, ma il precedente album Bind Torture Kill non mi aveva particolarmente entusiasmato; mi era parso un lavoro debole e ripetitivo, privo di certi guizzi del passato (album come Construct:Destruct, Mindstrip e Axis of Evil sono da annoverare tra i capolavori del genere "harsh") e decisamente appiattito su concetti splatter. L'attesissimo Implements of hell invece, mi/ci restituisce un Suicide Commando (quasi) all'altezza dei dischi sopracitati; ovviamente non c'è alcuna particolare novità nel sound di Johan Van Roy, che da anni ribadisce orgogliosamente di voler fare solo ciò che sa fare (e che generalmente gli è sempre ben riuscito), ovvero harsh-elettro, ma questo disco riesce a bilanciare la componente "harsh", aggressiva e prettamente funzionale al dancefloor, con brani piu' pacati, di pura ebm intrisa di nero che vanno a recuperare sonorità dei primissimi lavori del progetto belga. Alla prima categoria sono riconducibili la già nota "Die motherf*cker die", "The pleasures of sin", "The perils of indifference" ed "Hate me" (tutti potenziali nuovi hits), mentre nella seconda categoria vanno annoverate "Come down with me" (già edita come b-side di "Die motherf*cker die"), "Death cures all pain", "God is in the rain", "Until we die" e "Severed head" (anche queste ultime erano già state pubblicate in formato vinile 7" la scorsa estate). Sono proprio questi pezzi dalle atmosfere cupe e dal numero di BPM non eccessivo (per "Until we die" avevo già speso belle parole nei mesi scorsi e questo nuovo ascolto mi rafforza la convinzione che si tratti di uno dei migliori brani composti da Suicide Commando in questi anni) a dare valore aggiunto all'album, rendendolo nettamente superiore al suo predecessore. Il disco (primo full lenght di Suicide Commando per Out of Line) è realizzato in tre versioni: standard cd, doppio cd e box per collezionisti; il secondo dischetto contiene undici remix a cura di Komor Kommando, Leaether Strip, Modulate, Xotox, Nurzery Rhymes, ecc...come avviene spesso in questi casi, la qualità è altalenante, ma del resto, non sono certo questi bonus-cd a determinare il valore di un disco. Saluto quindi con piacere questo ritorno di Suicide Commando al posto che gli compete, ovvero il podio del genere harsh: Johan Van Roy è persona onesta e genuina, probabilmente non ci regalerà mai un disco di sconvolgenti novità, ma per chi è alla ricerca di harsh-elettro dura e pura, lui è ancora lì, come sinonimo di qualità.
Web: http://www.suicidecommando.be.
(Candyman)
TourdeForce: We're NOT Underground
(CD - Inv3rno, 2009).
Avevamo conosciuto i TourdeForce nel 2007, epoca del loro primo album, quel Omnes Feriunt, Ultima Necat recensito in maniera lusinghiera su questo sito (e non solo); dopo diverse vicessitudini e cambi di formazione, il gruppo di Bergamo capitanato da Christian Ryder torna a deliziarci con un nuovo disco. We're NOT Underground viene realizzato per la netlabel Inv3rno (ed è scaricabile gratuitamente dal sito www.inv3rno.com) che, per la compilazione della tracklist del disco, ha attinto dall’archivio dei [TDF] selezionando brani inediti, mai pubblicati ed alcuni più datati. Questo disco va anche ad anticipare la realizzazione del nuovo Colours in Life, prevista per i primi mesi del 2010 per Breakdown Records. Tornando al presente, We're NOT Underground ci offre dieci tracce di delizioso elettro-pop i cui rimandi sono sempre quelli della miglior elettro-wave anni '80 ed il future/synth-pop di matrice nordeuropea. Diversi gli episodi pregevoli, dall'ottima "Frantic", brano prettamente melodico come "Ocean C.", alle pulsanti "Countercurrent" (altra punta di diamante del disco), "La Femme Fatale" e "Information:Distortion", alla conclusiva "Carmilla", elegante brano di nero synth-pop. Eleganza, sentimento e poesia continuano ad essere i tratti caratteristici della musica dei [TDF]; non sfuggirà ai piu' attenti, il titolo volutamente contraddittorio del disco, visto che in realtà la musica dei nostri ha le proprie radici ben salde nell'underground. I TourdeForce confermano quindi la loro bravura e per chi apprezza l'elettro-pop sono un gruppo da seguire con attenzione; in quanto al disco, ignorare un prodotto così buono e per di piu' disponibile in download gratuito, sarebbe decisamente imperdonabile.
Web: http://www.myspace.com/tourdeforce1.
(Candyman)
Wappenbund: Heaven
(MCD - White Ashes, 2010).
Sven Bussler, titolare della sigla Wappenbund, aveva annunciato la fine del progetto nel 2004. Per fortuna ha deciso di tornare sui suoi passi, ed eccolo tornare alla carica con questo mini CD di sole tre tracce. Tanto basta per ricordarci ancora una volta quanto potente e minacciosa fosse la sua musica, essendo stato senza dubbio alcuno tra gli esponenti di maggior rilievo dell'industrial declinato secondo la sensibilità marziale. Le percussioni senza posa, complice il caratteristico organo da sempre parte integrante del suo suono, ci riportano alla mente i bei tempi di Heimatflamme e Kinder Del Lichtes, album che non dovrebbero mancare nella discografia di ogni appassionato del genere. Lussuosa come sempre la confezione, box di metallo con t-shirt, il tutto limitato a 144 copie numerate. A questo punto aspettiamo con impazienza il nuovo album. Nel frattempo, bentornato.
Web: http://www.myspace.com/wappenbund.
(Softblackstar)
Zero A.D.: Will
(MCD - Autoproduzione, 2009).
Due anni dopo il mcd d'esordio The Beginning, gli Zero A.D. realizzano Will, disco di quattro tracce che ribadisce il loro amore per il future-pop. Il disco (disponibile in download gratuito - per maggiori info, pagina Myspace degli Zero A.D.) consta di due nuovi brani e di due nuove versioni di pezzi inclusi nella precedente release; la title-track è un gradevole brano elettro-pop, dotato di una bella linea melodica che potrebbe ricordare alcune cose dei Frozen Plasma, mentre "Iron Curtain" è uno strumentale in cui il numero dei BPM si alza e mi ha fatto tornare alla mente i VNV Nation di Praise The Fallen. Decisamente ottimo il remix che Nydhog (altro progetto romano) ha realizzato per "(In)Justice": il pezzo, già molto valido nella versione originale, è diventato ancora piu' convincente in questo remix che ne accentua i beats e le potenzialità da "hit" da dancefloor! Chiude la tracklist la versione "vocale" di "JFK102262",a ltro pezzo dai beats serrati, in cui la figura dei VNV Nation si erge ancora una volta come imprescindibile punto di riferimento. Il duo formato da Andrea Tomasich e Diego Bardari costituisce un altro tassello del variegato e valido panorama "elettro" romano: ascoltateli e non ve ne pentirete.
Web: http://www.myspace.com/zeroad.
(Candyman)
Zeromancer: It sounds like love (but it looks like sex)
(EP - Trisol Music Group/Audioglobe, 2009).
Trionfatori col carinissimo "Sinners international" della mia personale playlist 2009 (quante volte li ho suonati...), Alex Moeklebust e combriccola non ci concedono tregua alcuna, ed ecco che danno alle stampe l'ennesimo singolone, in questo caso a far da capofila è la ruffiana "It sounds like love (but it looks like sex)", presente nella sua versione standard e nel remix di Red 7. Ma ci sono pure l'attesa cover dei Depeche Mode "Photographic", una certezza inossidabile delle scalette dei loro concerti, e "Mercenary", frutto della collaborazione con Pigface, a confermare ulteriormente la statura del quintetto, fautore di uno stile distinguibile al primo ascolto, un vero e proprio tripudio di glam "2.0"! E lo "Snifferdog remix" di "Sinners international" non è un riempitivo messo lì tanto per allungare la brodaglia, di questo pezzo non posso fare più a meno, rappresentando in toto la carica sensuale degli Zeromancer. Con le tastiere che salgono al cielo, le chitarrone che avanzano inarrestabili, il basso e la batteria che dettano il ritmo della marcia, e quella voce... un'amalgama perfetta alla quale è inutile porre resistenza!
(Hadrianus)
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