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The 69 Eyes: Back in blood
(CD - Nuclear Blast/Audioglobe, 2009).
Dopo i riusciti Devils e Angels, pubblicati rispettivamente nel 2004 e nel 2007, Jyrki e soci fanno un rientro in grande stile grazie a un lavoro sanguigno, diretto e pieno zeppo di hits, per la gioia di tutti gli appassionati del filone goth ‘n’ roll. Non è stato facile, per i 69 Eyes, perdere lo status di underground band e diventare qualcosa di più, ma in questi ultimi anni i finnici sembrano avercela fatta, e c’è da immaginarsi che il nuovo Back in blood segnerà un altro notevole passo avanti nella loro carriera. Stavolta i nostri hanno azzeccato praticamente tutto, confezionando una manciata di brani efficaci e “stradaioli” come non mai, ma pur sempre caratterizzati da un mood oscuro (vedi ad esempio le lyrics a tematica horror che li accomunano…) e da quell’alone di romanticismo che tanto piace ai fan di vecchia data del gruppo. Non c’è però nulla di lezioso in episodi come “Hunger”, “Some kind of magick” o “Dead n’ gone”, che intrigano proprio per la loro naturale sensualità, mentre l’attitudine “sleazy” di “The good, the bad & the undead” o “Dead girls are easy” non ci fa dimenticare che i vampiri di Helsinki hanno sempre la “glammissima” LA nei loro cuori, e infatti non è un caso che il disco sia stato registrato proprio nelle due città appena menzionate. Al solito viene da dire che i 69 Eyes non hanno inventato niente di nuovo, ma questo Back in blood va giù che è una meraviglia, e noi non possiamo che rallegrarcene.
Web: http://www.69eyes.com/.
(Grendel)
Aa.Vv.: My Dear Freaks Vol II
(CD - Caustic Records/Masterpiece, 2008).
Antologia dedicata alle band spagnole – ma ci sono anche i cugini argentini Kutna Hora e i portoghesi The Joy of Nature – di area neofolk / marziale / medievale, My Dear Freaks soffre un po' dei difetti più o meno rintracciabili un po' dappertutto tanto nel formato antologico quanto nello specifico del settore coperto, e cioè qualche bel pezzo e purtroppo diversi brani che non riescono a sollevarsi dalla piattezza. Presa nell'insieme, però, la raccolta non è da buttare via, anzi. Sufficienza per Der Blaue Reiter, gli eterei Narsilion e i già citati TjoN; il brano di O Paradis è più o meno quel che ci si aspetta, e come spesso accade è una piccola chicca. Assieme al malinconico pop-folk di Kutna Hora sono quanto di meglio questa raccolta ha da offrire. Da dimenticare Persona, la pessima voce effettata di Eldar, e tutto il resto. Presa per quello che è, una panoramica sulla scena spagnola, la raccolta svolge a dovere la sua funzione, regalando qualche piccola sorpresa. Nulla di epocale, ma dignitosa.
Web: http://www.causticrecords.com.
(Softblackstar)
Aa.Vv.: Keep the fire burning
(CD - Equinoxe Records/Masterpiece Distribution, 2009).
I Vigili del Fuoco se ne stiano tranquilli, questo è un fochetto innoquo! Dieci anni e cento realizzazioni una più, una meno, mica male per una label piccolina come la Equinoxe, sopra tutto in tempi di download selvaggio, di file sharing etc. etc. Ma questa raccolta non brilla pur troppo per intensità della proposta, essendo troppi, ma proprio troppi gli episodi trascurabili. Nemmeno la formula del super-ospite (eh, Sanremo docet!) riesce a sollevare le sorti della rassegna, e così ci troviamo a salvare il trio inziale Luceed (ovvero gli ex-Pronoian Made), Silvery e Reptyle (anche se il goth rock proposto da questi insiemi mostra decisamente la corda), The Sundial che sembrano una versione acustica dei Gene Love Jezebel, ovviamente i padroni di casa The House of Usher (“Leave” manipolata dagli In Strict Confidence mi piace!), i May-fly ed i Re:\Legion (ma nessuno fa gridare al miracolo). Come detto, ci sono pure degli apporti esterni, peperò Wynardtage e Davantage non incidono più di tanto. De-so-lan-ti i Violet, gruppo alle prese con una stasi creativa preoccupante (“Orfeo” è la peggiore del lotto, da pianto!). Nella sfida le chitarre vincono sui synths, quindi la vecchia Equinoxe ha al meglio sulla figlia E-Noxe. Il futuro? Ancora una volte nelle mani di The House of Usher…
Web: http://www.masterpiecedistribution.com.
(Hadrianus)
Agonoize: Bis das blut gefriert
(CDS - Out of Line/Audioglobe, 2009).
Nuovo singolo (limitato a 1.000 copie ed inizialmente disponibile solo tramite il mail order dell' Out of Line) per gli Agonoize. Sui "bad boys" berlinesi non c'è molto da aggiungere a quanto sin'ora scritto a commento della loro musica: la band prosegue imperterrita sulla strada dell'harsh-elettro, preferibilmente con riferimenti splatter e sanguinolenti. La title-track è quindi un lavoro di maniera, il solito pezzo "alla Agonoize", che a voler essere benevoli, può risultare anche discreto, sopratutto per la parte musicale, mentre la voce è al solito pessima. Le cose migliorano sul fronte dei remix: Wynardtage è autore di una versione a mio avviso migliore dell'originale, piu' veloce e ritmata, con il tocco ormai classico di Kay e, con mia sorpresa, anche i solitamente pessimi Centhron ci offrono un remix non disprezzabile. "Seelenbrecher", presente in due versioni, è l'altro pezzo ed anche qua, niente di nuovo da segnalare: la solita abbuffata di beats incalzanti, voci distorte, ecc... Disco quindi appetibile solo per i fans piu' incalliti della band tedesca (ed in patria non sono neppure pochi), per gli altri, meglio passare oltre.
Web: http://www.myspace.com/agonoize.
(Candyman)
Am Tuat: Inmotion
(CD - Self-produced/Club Inferno Ent., 2009).
E’ da tempo ormai che sovente ci si imbatte nel termine progressive, ove si intende una maggiore libertà d’espressione intentata da un gruppo o da un singolo artista, rimanendo ben lontani comunque dall’ampollosità tipica delle produzioni dei settanta, quelle stesse che portarono all’esaurimento dei suoi mentori. Gli Opeth sono uno di quegli insiemi che hanno tracciato una via, seguita presto da altri emuli desiderosi di ripeterne le gesta, con risultati a volte confortanti, altre decisamente deludenti. I batavi Am Tuat per ora si pongono nel mezzo, evidenziando con Inmotion se non altro di possedere un discreto impianto compositivo, che a tratti non trova soluzioni adeguate in quello esecutivo. Vi sono dei brani convincenti, come “Distant shores” e come “Lost”, l’acustica “Ahead of sadness” è davvero carina, anche se scontatella, la prova di resistenza, ovvero i quasi diciotto minuti di “A cry: the sound of a tragedy”, viene portata a termine col fiatone, perché se l’idea è interessante, è pur vero che è prima di affrontare cotali perigli si consiglia una presa di coscienza, in quanto i mezzi a disposizione possono dimostrarsi insufficienti alla bisogna. Questo trio (Bauke Valstar alle chitarre ed alla voce, Arno Rensink al basso e Sander Bosscher alla batteria) deve ancora percorrere buona parte del cammino che porta alla maturazione, “Perilous seas” incoraggia a proseguire imperterriti, magari ripassando meglio la lezione impartita dai Maestri, ed insistendo sull’elemento goth che non manca in alcuno della diecina di pezzi di Inmotion.
Web: http://www.club-inferno.org.
(Hadrianus)
Amorphis: Skyforger
(CD - Nuclear Blast, 2009).
La band finlandese conclude alla grande il ciclo di opere dedicata ai miti del Kalevala, l'epica saga finnica a cui hanno inteso rendere omaggio. Dopo Eclipse e Silent Waters , questo Skyforger cosituisce non solo il momento terminale di un progetto artistico ma si eleva a sancire lo spessore di altissimo livello che il gruppo ha raggiunto. I brani infatti sono dei veri e propri gioielli musicali, caratterizzati da una tecnica molto elaborata e raffinata che non cede mai alle tentazioni di baroccherie fini a se stesse, che tanto spesso banalizzano i faticosi lavori delle bands metal, ma si fonde armonicamente con l'espressività del gruppo, dai toni decisamente epici. Il cd si apre con una magnifica "Sampo" che immediatamente introduce negli spettacolari orizzonti mitici nordici con spettacolari intrecci di pianoforte e chitarra su cui si eleva una voce dai timbri belli, forti e chiari. la melodia, nel cantato, fa la parte da leone anche se non mancano passaggi dai toni più gutturali cari al death metal, L'uso del pianoforte (che si ripete in quasi tutti i brani) è forse la migliore caratteristica dell'album, sapientemente armonizzato con gli altri strumenti più tipici del mondo heavy, introdotto così bene da dare alle composizioni, meritatamente, un carattere classico. "Silver Bride" è la track divulgata per il singolo, introdotta da un fraseggio di chitarra/basso che scende nell'anima per poi innalzarsi, nell'esplosione iniziale del pezzo, alle vette del mito. Molto bella anche "From The Heaven Of My Heart" con il pianoforte bene in primo piano, ma di tutto rispetto è "Sky Is Mine" con il suo riff di chitarra così avvolgente e lo sviluppo strumentale così coinvolgente.
La dimensione fantastica, degna colonna sonora delle trame sword & sorcery del Kelavala, è il sale di tutta l'opera, che si ripiega sui primi fasti death metal della band con "Majestic Beast".
"Highest Star" è poi una vera chicca, con le sue atmosfere introduttive medievaleggianti, più rarefatte ed oniriche, che poi si sviluppano in una ballata avvicente e ricca di emozioni.
E' insomma un cd da non perdere, un vero capolavoro per una band che, con questo risultato artistico, merita di essere annoverata tra quelle che lasciano tracce indelebili nella storia della musica.
Web: http://www.amorphis.net.
(S*Tox)
Autodafeh: Re:lectro
(MCD - Sigsaly Transmission, 2009).
Dopo l'acclamato album d'esordio Hunt for glory, gli Autodafeh ci propongono questo mcd come anticipazione di un nuovo full-lenght annunciato per i prossimi mesi. Re:lectro consta di sette tracce decisamente buone, che faranno la gioia di tutti gli appassionati dell'ebm old-school; soluzioni sonore non nuove quindi, ma qui decisamente ben sviluppate. L'influenza dei Front 242 nella musica della band svedese è palese: si ascoltino sopratutto l'ottima "Secret ground" (ai limiti del plagio) ed "Airborne". Molto valide anche "The Chase" e la conclusiva "Whisper": se nella prima prevale una bella linea melodica, nella seconda troviamo un sound minimale che rimanda alle sonorità di Absolute Body Control. Rispetto al sound "violento" che spesso caratterizza i gruppi del filone "old-school", gli Autodafeh si distinguono per soluzioni sonore maggiormente "delicate" e ricercate, il risultato è un disco decisamente buono che autorizza grosse aspettative sul prossimo album.
Web: http://www.myspace.com/autodafehmusic.
(Candyman)
Autumnia: O’ funeralia
(CD - Solitude productions, 2009).
Da qualche tempo a questa parte mi sta nuovamente capitando di ascoltare diversi lavori di gruppi di area doom/death e dintorni, ascolti che da molto tempo non mi capitavano più con tale frequenza. Tra questi, sono incappato negli ucraini Autumnia, a me del tutto sconosciuti in precedenza, che con questo O’ funeralia giungono alla terza uscita discografica. Si tratta di un duo, in cui Alexander Glavniy si occupa di tutti gli strumenti mentre Vladislav Shahin fornisce la voce, usualmente un growling profondo ma, a tratti, sfoggia anche una bella voce pulita. L’opera in oggetto è costituita da cinque brani per la durata complessiva di una cinquantina di minuti: quattro lunghissimi brani più un intermezzo pianistico (“Falling asleep with entreaty”) in cui la voce recita il testo sussurrando in una sorta di ninna nanna doom; si tratta di un disco di ottimo valore, che non può non riportarmi con la mente all’epoca in cui ascoltai per la prima volta i My Dying Bride, l’emozione del dolore espresso attraverso una forma musicale solitamente più rabbiosa; a differenza dei primi lavori del gruppo britannico, qui non sono presenti le sfuriate devastanti che, a tratti, fungevano da valvola di sfogo: qui la rabbia rimane eternamente repressa e sopita, rinchiusa in una gabbia di potentissimi riff di chitarra, belle strutture ritmiche in cui il basso riesce talvolta a emergere e qua e là addolcita dal suono di violino, pianoforte e tastiere. Un’opera che non mancherà di stupire piacevolmente gli appassionati del genere.
Web: http://www.myspace.com/autumniaband.
(Ankh)
Aythis: Glacia
(CD - Prikosnovenie, 2009).
Prikosnovenie sembra essere alla continua ricerca di nuovi nomi da inserire nel proprio roster; Aythis è alla sua seconda produzione dopo Doppelganger del 2007, lavoro che, devo ammettere, mi era del tutto sfuggito. Questa volta l’etichetta transalpina si allontana, anche se leggerissimamente, dai suoi percorsi più tipici: infatti qui ci troviamo di fronte ad una musica dallo stile heavenly ma più prossimo all’ethereal che affonda le sue radici nel metal; più che i Dark Sanctuary, immensamente più ricchi complessi e pieni nel suono, vedrei come possibile punto di riferimento gruppi come i Dargaard. Abbastanza particolare la scelta di non mettere in primissimo piano la voce, che rimane abbastanza distaccata o quantomeno pienamente immersa nel complesso dei suoni; voce che, bisogna dirlo, non stupisce per la sua qualità e viene utilizzata in maniera spesso quasi sussurrata. Tra gli stumenti, emergono chiaramente le tastiere, che fanno praticamente tutto, e le lente e profonde percussioni. L’ascolto, inizialmente, mi ha colpito abbastanza favorevolmente anche se, dopo qualche minuto, è emerso quello che ritengo essere il principale problema di Glacia, ossia una eccessiva uniformità dei brani che, alla lunga, può creare una sensazione di noia: i brani sono tutti molto simili tra loro, gli arrangiamenti non sono sufficientemente ricchi da poter colpire realmente a fondo, la voce è alquanto monotona. Non un brutto disco, ma troppo simile a un esercizio di stile.
Web: http://www.aythis.com/.
(Ankh)
Black Juggernault: Weeping Night
(EP - Invisible Eye, 2009).
Black Juggernault è un progetto nato nelle Isole Svalbard (Norvegia) nel 2008. Il leader/one man band è King Lear, che elabora tutta la musica dell'opera, cui ha constribuito Kamon Ra per la sola track "Stormwild". Dietro il nome d'arte, invero non molto originale, si nasconde però un interessante artista che procede superbamente per le vie della elaborazione musicale esoterico/industriale, sovrapponendo ed intrecciando samples vocali con suoni di tastiere e, addirittura, arcaiche evocazioni strumentali di elaborazione del suono innaturale quale il theremin, riuscendo a dipingere atmosfere di drammatica efficacia. L'Ep appare teso alla estrapolazione del percorso spirituale del musicista, intriso di spavento e meraviglia, sensazioni direttamente suscitate nell'ascoltatore dalle sonorità taglienti e perverse che si susseguono in "Weeping Night" (la prima track che dà il titolo all'opera) nonché in "Black Mirror". Ma l'intrinseco significato dell'esperimento norvegese è però svelato da "Re - velation", la bonus track intelligentemente inserita dal guru della label toscana Invisible Eye, Marco Grosso, che ci ricorda come ogni verità ri-velata è in realtà una verità velata due volte. I draghi dell'alchimia continuano ad agitarsi sotto la torre del re, in attesa dell'arrivo di Merlino. Ancora un sussulto di inquitudine nel mondo della sperimentazione esoterica/industriale
Web: http://www.myspace.com/blackjuggernault.
(S*Tox)
Bohren & Der Club Of Gore: Mitleid Lady
(EP - Latitudes, 2009).
Esce per la serie Latitudes questo EP del combo doom-jazz teutonico. L'idea alla base della serie è semplice: si invitano gli artisti a suonare presso gli studi Latitudes, e quel che ne viene fuori è pubblicato in tipica edizione limitata e packaging curatissimo per la stessa etichetta. Il contenuto di questo EP è facilmente immaginabile: una sola, lunga traccia, dieci minuti di jazz catacombale ai confini con l'ambient, piccoli tocchi di strumenti qua e là, atmosfera scurissima e rallentata.
Il brano sembra uscito direttamente dall'ultimo e apprezzato Dolores, pertanto se avete amato la loro ultima uscita estesa, affrettatevi a recuperare anche questo EP prima che sia troppo tardi.
Web: http://www.bohrenundderclubofgore.de/.
(Softblackstar)
Cadabra: Wave/Action
(CD - Fonoarte, 2009).
Sono andato a rovistare nel mio archivio di nastri, che conservo con cura gelosa, quasi carbonara (il nonno mi ripeteva: “mai buttare nulla, può sempre tornare utile…”, verissimo!). Non ricordo francamente come entrai in contatto col pertinace Francesco Radicci, in ogni caso prima “Second skin” (1999), poi “Sound moquette” (2000), infine addirittura la raccolta di tracce “Cadabra on radio” (testimoniante passaggi nell’etere di varie emittenti, fra le quali una “Alone” da me trasmessa… qualche anno fa, ma il record di presenze per quanto mi riguarda va a “So much alone” – tre – dall’advance-tape “Scandal”) fanno ora bella mostra di loro davanti a me, riesumate per accompagnare le mie memorie, rese più vivide dalle otto composizioni di Wave/Action. Disco che rappresenta un doppio esordio: quello ufficiale del terzetto pugliese, e quello della label che lo patrocina, la Fonoarte, costola della già nota Danze Moderne degli Hiroshima Mon Amour che si specializzerà nelle uscite espresse in lingua anglosassone. Per gli strani giuochi del mercato qui propone un prodottino che, alle orecchie meno smaliziate dei contemporanei, suona attualissimo, considerato il successo che i soliti noti (che ascoltiamo in rotazione pesante pure sulle FM mainstream) stanno mietendo inesorabilmente. Ma non possiamo accomunare i genuini Cadabra ai novelli prime-movers della scena, faremmo un torto ad oltre un decennio di infaticabile attività. Cementato l’impasto praticando una intensa attività live, anche accompagnando insiemi celebri, e delineato il disegno sonoro testimoniando con puntualità la loro evoluzione (oltre ai citati demo ed a “Voodoo medicine” del 1998, una serie di minicd e pure un DVD rimpolpano una discografia ragguardevole per un gruppo underground), Francesco, Sebiano Cuscito e Vincenzo Romano scarnificano il loro sound, rendendolo sodo ed essenziale, e dall’opener “The spell” alla conclusiva “Christabel” dimostrano quanto il fattore esperienza sia ancora decisivo nell’edificare il costrutto armonico di canzoni le quali possono anche suonare nostalgiche, e sovente “Wave/action” lo è; “Those three days” è solo un esempio, forse il più evidente, di un ricondursi all’epoca più volte richiamata che comunque appare per nulla forzato (ed in questo sono forti le simiglianze attitudinali coi miei conterranei Moth’s Tales), ma che sicuramente emana un fascino peculiare. Il tutto in trentadue minuti, senza inutili orpelli riempi-tempo, proprio come i bei vecchi vinili… di quegli anni!
Web: http://www.cadabra.org.
(Hadrianus)
The Casualties: We are all we have
(CD - SideOneDummy, 2009).
Cos’è che uno solitamente si aspetta da un gruppo street-punk di quelli duri e puri? Novità incredibili, o magari pezzi dalla struttura complessa e anti-geometrica? Beh, è chiaro quale possa essere la risposta a tale quesito, e i Casualties sono proprio il classico esempio di come, pur non inventando nulla di nuovo, si possa andare avanti nella propria carriera musicale continuando a sfornare album di buon livello. Ai più attempati la band fa ricordare quanto fosse figo il punk della seconda ondata (quello rappresentato da gente come The Exploited e GBH, tanto per citare solo un paio di nomi tra i tanti…), mentre alle nuove generazioni fa capire quanta della musica di oggi discenda direttamente da quelle cose lì. Il nuovo lavoro dei “crestati” newyorkesi è quindi la mazzata che ci si potrebbe aspettare: brani al fulmicotone, vocals marce, cori a raffica e linee melodiche sempre piuttosto efficaci e d’impatto, vedi ad esempio i vari “Heart bleeds black”, “Apocalypse today”, “Clockwork”, “Stand against them all” o “Life clone”, che certamente in versione live risulteranno ancora più godibili che su disco, come quasi sempre accade in questi casi. Il mestiere non manca ai borchiatissimi americani, e dopo tanti anni di militanza sono ancora qua a dimostrarcelo.
Web: http://www.myspace.com/thecasualties.
(Grendel)
Clan of Xymox: Emily
(CDS - Trisol/Audioglobe, 2009).
Nuova label (Trisol) e nuovo singolo per i Clan of Xymox. Emily è un cd-single di quattro tracce (tre versioni della title-track e l'esclusiva "Chemistry") che anticipa di circa un mese il nuovo album In love we trust, per il quale, le prime anticipazioni parlano di un ritorno alle sonorità del glorioso periodo 4AD della band olandese. Tornando ad Emily, si tratta di un buon singolo che, rialza le quotazione degli Xymox, dopo le poco brillanti ultime pubblicazioni (l'album Breaking Point di ormai tre anni fa ed il piu' recente singolo Heroes): il classico stile "dark-wave" della band olandese è qui espresso a buoni livelli, con un brano che effettivamente sembra accantonare la piu' recente "svolta elettronica" e segna un ritorno a sonorità piu' datate (specie nel primo remix della title-track a cura degli stessi Xymox). La vera sorpresa del cd è però "Chemistry", a mio avviso uno dei migliori brani scritti da Mooring in questi anni, un pezzo veramente ottimo e che potrebbe costituire la vera ragione d'acquisto per questo singolo che nei due remix offre variazioni al tema della title-track interessanti ma non propriamente imprescindibili.
Web: http://www.myspace.com/clanofxymox.
(Candyman)
Colosseum: Chapter II - Numquam
(CD - Firedoom, 2009).
I finlandesi Colosseum, da non confondere assolutamente con l’omonimo gruppo jazz-rock anni ’70, tornano sul mercato con una seconda produzione dopo un paio d’anni. La Finlandia è una terra da cui provengono numerosi gruppi funeral doom, ed è in questo genere che fa prepotentemente ingresso questo poderoso quartetto, producendo uno dei dischi più belli tra quelli ascoltati quest’anno che, soprattutto in ambito metal, mi ha riservato diverse piacevoli sorprese. La loro forma espressiva è caratterizzata dai ritmi e dalle evoluzioni ossessionanti e lentissime tipiche del doom, dal growling disperato del cantante, dalla base di chitarre (una ritmica a creare pesantissimi riff e una in sempiterno e dilatato assolo) e basso distorti, il tutto amalgamato da un uso sapiente di tastiere che danno un tono fortemente epico alla miscela sonora, inserendo anche suoni di pianoforte. Tra un momento di disperata oscurità e l’altro, si riesce anche ad inserire una chitarra acustica o qualche introduzione melodica. In effetti non so se si possa correttamente definire questa musica come funeral doom: in effetti è più melodica e “suonata” rispetto a quel genere ma molto più ambientale rispetto al doom classico. In qualche modo si posiziona a metà strada tra i due sottogeneri, riuscendo a trarre ottimi spunti da entrambi, aggiungendo anche qualche pausa riflessiva in stile ambient. Consigliatissimo agli appassionati del genere.
Web: http://www.colosseumdoom.com/.
(Ankh)
Desiderii Marginis: Years Lend A Golden Charm
(CD - Eternal Pride, 2009).
L'artista svedese Johan Levin persevera nelle sue ricerche con la sua solo-band Desiderii Marginis, non più destinata ad essere un ripiego per esperienze musicali solitarie ma ormai orientata ad essere un vero e proprio percorso creativo individuale. Questa sua ultima issue, davvero molto interessante, è però la versione rimasterizzata delle prime tre demo tape risalenti al 1993. Senza abbandonarsi alle facili soluzioni che la tecnologia offre agli sperimentatori elettronici, l'artista stende su una tela di sonorità molto raffinate le sue ricercate pennellate di intense emozioni. Su sfondi ritmici ripetitivi ed ossessivi, le sonorità estatiche e dilatate di "Initum" ma soprattutto le diverse parti di "The Garden Of Virtues" si stendono come orizzonti alieni. Più articolati i fraseggi alle tastiere su "The Lay On Of Hands", ma davvero ipnotica si rivela la voce sgorgante da un abisso insondabile che scivola su "The Second Skin". Magnifica "A Pace Away - A Core Of Hell", un ricamo di suoni onirici e struggenti che emergono da profondità cosmiche insondabili. E' un cd davvero bello, che si distingue dagli altri lavori sfornati successivamente negli anni, ma soprattutto da analoghi progetti, per un maggiore distacco dal noise fine a se stesso e per la profondità della ricerca che si esprime attraverso una elaborazione sonora surreale ma densa di grande sensibilità creativa.
Web: http://desiderii.coldmeat.se/d6_home.htm.
(S*Tox)
Dope Stars Inc.: 21st Century Slave
(CD - Subsound Records/Goodfellas, 2009).
I DSI che mai t'aspetteresti fanno la loro comparsa al nr. 11 della track-list di 21st century slave, l'ultima dell'elenco, quella che chiude il loro terzo, attesissimo lavoro. Lo fanno nella forma della ballatona assai radio-friendly (e, se ne conseguirà una clip, da rotazione pesante sui canali delle emittenti televisive musicali), "It's for you". Idealmente e materialmente concludendo questa folle corsa nell'universo parallelo architettato dalla band romana, ora un trio che vede nell'onnipresente Victor Love l'anima, ed in La Nuit e Darin Yevonde l'indispensabile complemento. Preceduto dall'EP "Criminal intents/Morning star", 21st century slave non si fa mistero di puntare ancora una volta in alto, in altissimo, sciorinando una serie di pezzi tramortenti, che ribadiscono il loro rispetto per Neuromancer ("When I see you smile", no-Bad English relations), Deathstars ed, ovviamente, Motley Crue (la già citata "Criminal intents" è figlia dell'era "Dr. Feelgood", coi suoi coretti alla "Kickstart my heart"). Ma i DSI hanno trovato la loro dimensione più congeniale, e finalmente si spogliano d'ogni influenza, permettendosi di citare gli illustri colleghi solo per sottolineare un rapporto di evidente parentela, giammai di sottomissione. Ed i bei synth di “Omegadrones” magari li avrete già ascoltati altrove, ma qui suonano a meraviglia, perfettamente incasellati nella struttura di una song formidabile. Rock’n’roll fuso con la tecnologia, glam decadente e ribellione, la colonna sonora della rivolta cyber-punk urlata con spudorata noncuranza (“It’s today”, “Outlaw thrones”), in mezzo a riff taglienti, a beat ammiccanti al dance-floor, ad atmosfere danzerecce pronte a trasformarsi in ambientazioni assai poco raccomandabili. Non c’è che dire, se non che 21st centuty slave è l’ennesimo passo giusto compiuto da un nucleo quanto mai determinato. Resto in attesa di qualche bella edizione limitata, alle quali i Dope ci hanno ormai adusati (viziati che altro non siamo…), e per ora m’accontento di suonarlo a palla, che è una gran cosa!
Per informazioni: www.myspace.com/dopestarsinc.
Web: http://www.dopestarsinc.com.
email: info@dopestarsinc.com.
(Hadrianus)
Dupont: Entering the ice age
(CD - Progress Productions, 2009).
Quattro anni dopo il precedente Intermezzo, nuovo album per i Dupont, duo svedese che conobbi in occasione di un concerto dei Covenant a Vicenza diversi anni fa (i Dupont e i Seabound erano i gruppi di supporto). Entering the ice age è un disco decisamente buono, che mescola elementi della cosidetta "old school" con sonorità piu' moderne; nelle sue note biografiche la band si dichiara influenzata da gruppi come DAF, Joy Division e Depeche Mode e questo può dare un'idea di massima sul loro sound, anche se personalmente ho trovato sopratutto somiglianze con gli And One, sin dall'iniziale "Run for protection", uno dei migliori brani di un disco, come ripeto, veramente buono, in cui convivono ritmo e melodia. Ottime le varie "New dawn", "Entering the ice age", "Your heart", "Like we never loved", brani che privilegiano un elettro-sound ritmato e melodico, mentre le cadenze della cosidetta "old school" affiora sopratutto in "Behave". Entering the ice age è una bella sorpresa ed al momento uno dei migliori album elettro dell'anno.
Web: http://www.myspace.com/dupontsweden.
(Candyman)
Enter Shikari: Common dreads
(CD - Ambush Reality, 2009).
A un paio d’anni dall’uscita del debut Take to the skies si rifanno vivi gli Enter Shikari, ovvero una delle band più genuinamente assurde che la terra d’Albione abbia partorito nell’ultimo lustro. I quattro di St. Albans (Hertfordshire, UK) sono infatti convinti (e già da un bel po’, tra l’altro…) che elettronica e emocore possano tranquillamente coesistere, e a quanto pare il loro esempio è stato di insegnamento per molti visto che sono sempre più numerose le giovani formazioni che si cimentano nell’impresa di unire i suddetti generi. L’album d’esordio era spiazzante, e forse è stato realizzato quando il gruppo era ancora un po’ acerbo, ma state tranquilli perché pure Common dreads è strano come pochi: la differenza sta solo nel fatto che il quartetto è più convinto dei propri mezzi ed ha focalizzato meglio gli obiettivi, tirando fuori una manciata di brani potenti, melodici e all’insegna della sperimentazione. In “Havoc A” e “Havoc B” gli Enter Shikari sembrano quasi i Dälek, ma è grazie ad episodi come “Juggernauts”, “Solidarity” e “No sleep tonight” che si può ascoltare dell’”emotronicore” allo stato puro, come forse nessuno fino ad ora aveva osato proporre. Se eravate già fan di Roughton Reynolds e soci questo è un disco da non perdere, e il consiglio è quello di non mancare neanche ai loro deliranti live-show: in autunno, infatti, i nostri faranno da spalla ai Prodigy in giro per l’Europa, e c’è da immaginare che se ne vedranno delle belle…
Web: http://www.entershikari.com/.
(Grendel)
The Eternal Afflict: Ion
(2CD - Afflict:Me Records, 2009).
Dopo aver "riesumato" negli scorsi mesi il loro vecchio hit "San Diego", gli Eternal Afflict tornano con il nuovo album Ion, disco che ci mostra una band in forma, che non vive solo sulla gloria dei vecchi "hits", ma che ha ancora delle cose da dire e che sa ancora colpire l'ascoltatore con brani graffianti e piacevoli. La band tedesca è stata una delle colonne portanti dell'elettro-goth e in questo disco ribadisce il suo ruolo storico, grazie a brani trascinanti come "Hatelove", "What will be tomorrow", "Thorn", "Suicide Kingdom", "Lost", ecc... capaci di rinnovare lo smalto dei bei tempi andati. Un elettro-sound avvolto nell'oscurità, con la caratteristica voce di Cyan sempre in evidenza. Come da copione i brani piu' "pompati" si alternano con gli episodi maggiormente "oscuri" ("Still run red", "Six million ways to die", "Eht Lanrete Raw" e la conclusiva, strumentale, "Drama for one"), per un album decisamente di buon livello, sicuramente il miglior disco degli Eternal Afflict dai tempi di Trauma Rouge. La prima tiratura dell'album (limitata a 2.000 copie) è un doppio cd: nel secondo dischetto troviamo altre quattro tracce, tra cui spicca il remix di "Suicide Kingdom" a cura dei Feindflug. Purtroppo, oggi e non solo, il successo di un disco può essere deciso da quanto una band o un certo sound, siano "di moda" e gli Eternal Afflict certamente "di moda" non lo sono da un pò, ergo, Ion rischia di passare piuttosto sotto silenzio o di attirare l'attenzione solo di qualche nostalgico (ogni riferimento a chi vi scrive è voluto) dell'ondata elettro-goth dei primi anni '90. Sarebbe un peccato...
Web: http://www.myspace.com/theeternalafflict.
(Candyman)
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