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IAMX: Kingdom of Welcome Addiction
(CD - Nineteen95, 2009).
Dopo lo splendido The Alternative, non era facile ripetersi ed invece Chris Corner ha realizzato un altro ottimo disco. Avevo già avuto modo di apprezzare alcuni brani del nuovo album nel corso del concerto tenuto da IAMX a Marzo a Milano (uno splendido show che aveva mostrato l'assoluto valore della band inglese) e li ho potuti maggiormente apprezzare dopo ripetuti ascolti di questo Kingdom of Welcome Addiction, terzo album di IAMX. Attraverso una formula che mescola pop, rock ed elettronica, Chris Corner ha composto un disco decisamente pregevole; undici tracce che spaziano dall' elettro-pop melodico al rock-elettronico piu' duro. Dopo l'iniziale "Nature of inviting", intrigante e sensuale, si entra nel vivo con la title-track, uno dei migliori pezzi di questo disco, ottimo esempio della vena pop-melodica di IAMX; è quindi la volta delle atmosfere malinconiche e notturne di "Tear garden"; "My secret friend" e "I am terrified" sono delicate ed intrise di malinconia, mostrandoci la vena piu' romantica di Chris, mentre "An I for an I" ci offre la sua parte piu' dura e "rock". "Think of England" è decisamente il miglior brano del disco: un pezzo perfetto, che entra in testa sin dal primo ascolto! "The stupid, the proud" abbassa i toni, ma è giusto una pausa prima di altri due brani dalle fantastiche linee melodiche: "You can be happy" e la bellissima "The great shipwreck of life", due canzoni che sanciscono la grandiosità di questo disco, chiuso dalle atmosfere minimali e soffuse di "Running". Definire Chris Corner il David Bowie del terzo millennio è forse troppo, ma certamente il suo talento musicale è fuori discussione e Kingdom of Welcome Addiction è un disco bellissimo che non posso che consigliare a tutti gli amanti della buona musica.
Web: http://www.myspace.com/iamx.
(Candyman)
Immortal Remains: Everlasting night
(CD - My Kingdom Music/Masterpiece Distribution, 2009).
Black metal, i tedeschi Immortal Remains suonano proprio black metal. Imponente, blasfemo, all'occorrenza atmosferico, minaccioso. Quintetto attivo dal 2000, con un terzetto di promo in saccoccia, esordisce ora per MKM, e ben sappiamo che la label campana cura particolarmente i propri prodottini. Quanto riporta il suo marchio non può essere banale, bensì deve possedere delle qualità che lo elevino dalla massa, dalla consuetudine. Non è facile proporre qualcosa di nuovo, di fresco in ambito estremo, eppure i fratelli Duerr (Guido vocals e chitarre, Hubert batteria), Andrea Hohwieler (vocals impiccate), Thomas Hemberger (basso) e Benjamin Kessel (tastiere, mai di contorno) la sfida l'accolgono con coraggio e fieramente la vincono. Agghiaccianti come i Dissection più feroci, profondi come i Forgotten Tomb, gotici come i Cradle of Filth, con alcuni passaggi chitarristici taglienti che paragonerei ad una forma attualizzata ed estremizzata dei primissimi Christian Death, quelli con Sua Maestà Rikk Agnew alla sei corde. "Thorn", "Insomnia" e "Goat path" grondano sangue infetto, "Die Nacht" incide con sadica cura le carni, "The hunting" annichilisce. Non mancano parti più melodiche ("Keys"), ed il loro contributo alla riuscita dei singoli episodi è chiaro. Un bell'affresco di tenebra e morte...
Web: http://www.mykingdommusic.net.
(Hadrianus)
Implant: Implantology
(CD - Alfa Matrix/Audioglobe, 2009).
Ottavo album della discografia del progetto di Len Lemeire, Implantology è un viaggio attraverso territori elettronici multiformi a cui prendono parte numerosi ospiti. Le coordinate di riferimento del disco sono al solito quello di un elettronica decisamente technoide, ma che in questo nuovo capitolo non disdegna sortite in altri territori. Si parte in maniera non troppo entusiasmante con "Violence", che si avvale della partecipazione degli (a mio avviso sopravvalutati) Angelspit; le cose migliorano decisamente coi successivi brani: in "The Dive" canta Jean Luc De Meyer (inconfondibile voce dei Front 242 e compagno di Len nel progetto 32 Crash), mentre "Rip that thing" e "Scared" ospitano rispettivamente Dirk Da Davo dei Neon Judgement e Psy'Aviah (questi ultimi figurano in ben quattro canzoni di questo album). Si tratta di tre brani decisamente buoni che potremmo catalogare genericamente come "elettro-industrial", in cui le alchimie elettroniche degli Implant danno il meglio di sè. Tra gli altri episodi da menzionare, "We are noise" (brano piu' "melodico" del disco), "And then she kissed me" (un altro dei pezzi con Psy'Aviah), fredda, minimale e notturna e "Los ninos del parque", cover del celeberrimo brano anni'80 dei Liaisons Dangereuses. Tra alti e bassi, Implantology è un disco godibile e che porta una boccata d'ossigeno nel mediocre catalogo dell'Alfa Matrix.
Web: http://www.myspace.com/implant.
(Candyman)
KnifeLadder: Music/Concrete
(CD - Cold Meat Industry/Audioglobe, 2009).
Knifeladder è uno dei tanti progetti di John Murphy (SPK, Death In June), vera istituzione della scena che, di concerto con Andrew Trail e Hunter Barr, sono artefici di un suono industrial molto ortodosso e sorretto dalla potente vena percussiva del nostro, che ricopre anche l'insolito ruolo di cantante, equamente suddiviso con Trail. Nel nuovo album, complice forse l'approdo a Cold Meat, assistiamo a qualche variante, o sarebbe meglio dire apertura, che rende questo capitolo il migliore partorito dal terzetto fino ad ora. "Cut And Run", ad esempio, ostenta palesi richiami wave occasionalmente deturpati da sibili e rumori, "All For The Culling" è addirittura un pezzo neofolk memore della lezione Death In June, abilmente sfumata nella più canonica "Fearsome Engine", un brano che farebbe invidia agli Einstürzende. Non mancano i passaggi ambientali come "Blind Spot" o "Torn From Memory" e il suono prettamente industriale di "Come".
Per chi ha già avuto a che fare con i KnifeLadder, Music/Concrete è una eccellente riconferma, mentre Cold Meat potrebbe contribuire a sdoganare il nome anche presso altri circuiti.
Se ne avete l'occasione, andate a vederli dal vivo: oltre a essere una forza della natura, sono imperdibili nel loro grembiule di cuoio nero.
Web: http://www.knifeladder.eu/.
(Softblackstar)
Kontour: Scanners
(CD - Some Bizzare/Audioglobe, 2008).
Il cd di cui mi accingo a parlare è giunto in redazione con grandissimo ritardo rispetto all’effettiva data di uscita, ed è un peccato perché si tratta di una release interessante e abbastanza ricca di spunti. L’artista inglese che l’ha realizzata, ovverosia Kontour, appartiene alla scuola di coloro che producevano musica elettronica ben prima che i personal computer rendessero tanto facile farla, e si è servito principalmente di un vecchio Moog e di una drum-machine Roland CR-78, aggiungendo poi linee vocali davvero bizzarre e appropriate al contesto. Le tracce incluse nel disco sono infatti contraddistinte da un sound alienante, oscuro e per certi versi ipnotico, che a dispetto del suo minimalismo e della sua semplicità riesce a intrigare e convincere. Per quanto riguarda le lyrics, esse ruotano attorno al tema della paranoia e della (moderna) paura di essere spiati, ovunque si vada, dalle ormai onnipresenti telecamere a circuito chiuso, e in effetti è difficile pensare a un sottofondo migliore di questo per un argomento del genere… Il connubio voce/sonorità risulta molto azzeccato ed è forse ciò che differenzia Scanners da tante altre uscite attinenti all’area electro-sperimentale, che spesso e volentieri “comunicano” ben poco e non includono pezzi come “SHC” o “Second skin”, davvero belli e rappresentativi di ciò che Kontour è in grado di fare. Un ascolto consigliato insomma, a patto che abbiate già familiarità con lo stile di musica in questione.
Web: http://www.kontour.co.uk/.
(Grendel)
Lacrimosa: Sensucht
(CD - Hall Of Sermon/sony Music/Audioglobe, 2009).
Non potevano meglio celebrare il loro decimo afflato artistico, Tilo Wolff ed Anne Nurmi, in Sensucht tesi alla ulteriore sublimazione della loro indole profondamente romantica. Un disco costituito da dieci pezzi che non possiamo ridurre al loro semplice significato perché, pur non mancando quelle divagazioni tanto care al duo che sovente vanno ad intaccare la loro compiuta riuscita, trattasi di composizioni che segnano un inoltrarsi sempre più deciso e definito nell’intimo delle loro anime. “Die Sensucht in mir” è intrisa di quella compostezza solenne che solo i Lacrimosa sanno esprimere, “Mandira Nabula” ed “I lost my star in Krasnodar” non sono solo gothic metal, perché i suoi esecutori non si fermano all’apparenza, alla forma svuotata di significato, vanno ben oltre, e ciò che proposto da altri parrebbe banale, qui assume un significato ben più ampio. La disperata “A.u.S.” cela drammi consumati nell’ombra, l’emozione attraversa obliqua queste fosche melodie come il brivido che percorre il nostro corpo scosso dal pianto (“A prayer for your heart”, “Die Taube”), “Call me with the voice of love” sorprende per la sua dolcezza armoniosa, apparendo come pezzo facile, eppur non lo è, non può esserlo perché firmato Wolff, la grandeur sinfonica di “Der tote Winkel” distende le sue ali come un’aquila planante, esaltando un’altra componente irrinunciabile dello stile-Lacrimosa. Degna finale, la più accessibile “Koma” suggella un disco che certamente non è un capolavoro, ma che comunque si pone fra le loro migliori opere, ed in questo primo squarcio di 2009 si fa notare come una delle uscite più interessanti.
(Hadrianus)
Magnitudo 8: Lucro Chimica
(CD - X-Records, 2009).
Disco che inaugura il roster della fresca X-Records, Lucro Chimica è semplicemente un disco di noise durissima, spaccacervelli e polverizza-ossa. Dodici tracce di martellamento continuo, alienante e crudele, senza che si possa intravedere via di scampo alcuna, nemmeno alla fine del buissimo tunnel costituito dalla sua lista dei brani (alcuni di durata davvero considerevole, determinato che è difficile resistere ad oltre sei minuti di cotale bombardamento, se non si è degli iniziati). I quali si susseguono l’uno dopo l’altro, con ben poche variazioni al tema principale, come anzi detto violento ed annichilente, per mezzo dei quali il mastermind Elfire esprime la propria visione negativa dell’umanità, descrivendo inquietanti paesaggi dominati dai profili austeri di asettiche fabbriche ove alle catene di montaggio servono automi umanoidi, scorie e relitti di una civiltà finita, dalle quali provengono i rumori assordanti che ascolterete collo scorrere del disketto. Sempre che troverete il coraggio di valicare i loro cancelli, spalancati su di un mondo forse definitivamente perduto.
Web: http://www.x-records.eu.
(Hadrianus)
Marilyn Manson: The High End Of Low
(CD - Interscope/UMG).
Dopo che il deludentissimo Eat Me, Drink Me ci aveva lasciato con molti dubbi sulle capacità artistiche attuali dell'artista americano, ecco che invece con questo nuovo album Marilyn Manson mostra di possedere ancora un gran talento e soprattutto di avere - cosa non scontata - delle cose da dire. Non è un'esagerazione affermare che The High End Of Low sia il miglior album del Reverendo dai tempi di Mechanical Animals (se non addirittura di Antichrist Superstar). Intanto si tratta di un'opera piuttosto complessa, in alcuni momenti anche sofisticata, tutt'altro che "caciarona", cosa che potrebbe rendere l'album poco gradito al pubblico metal e metal-indus più interessato a sonorità immediate ed elementari. Musicalmente è difficile inquadrare The High End Of Low in un'etichetta ben definita: sicuramente la sua impostazione è quella di un album di hard-rock classico, in cui si mescolano influenze blues e psichedeliche ad un approccio più genericamente indie/alternativo. Forse la definizione che meglio calza per The High End Of Low è "american gothic", solo che con questo uno non deve pensare a Rozz Williams quanto ad uno Screamin' Jay Hawkins post-moderno. La qualità del song writing è davvero superba: il lavoro svolto da Twiggy Ramirez (il cui ritorno è stato davvero salutare per il Reverendo) e dall'ex NIN Chris Vrenna, già con Manson dal tour del precedente album, è davvero eccelso e fra le 15 canzoni presenti ce ne sono davvero molte che possono essere annoverate nella migliore produzione di Marilyn Manson; Manson invece limita il suo contributo alla scrittura dei testi se si eccettua una "comparsata" per comporre la musica del pezzo "Wight Spider". Fra i pezzi che più colpiscono figurano "Four Rusted Horses", che incarna alla perfezione l'idea di "gotico americano" citata poc'anzi; eccellenti anche la lunghissima e delirante "I Want To Kill You Like They Do In The Movies", l'opening track "Devour" e l'apocalittica "I Have To Look Up Just To See Hell". Davvero accattivante è poi il primo singolo "Arma-Goddamn-Motherfuckin-Geddon" così come di ottima qualità è il pezzo che la band ha rilasciato da settimane come anticipazione dell'album, ovvero quella "We're From America" nel cui testo Manson racconta in maniera assai efficace, e altrettanto diretta, le ipocrisie della società americana (un esempio su tutti: "We don’t like to kill our unborn/We need them to grow up and fight our wars "). Un po' meno riuscite sono invece le ballate qui incluse, annacquate in arrangiamenti assai melensi, ovvero "Into The Fire" e "Running To The Edge Of The World": intendiamoci, non si tratta di brani orrendi ma solo di episodi un po' insulsi che avrebbero potuto essere tranquillamente relegati come bonus track. Altro pezzo un po' debole è "WOW" che curiosamente ricorda alcune cose dei NIN ("Closer" e "Only"). In generale comunque l'album è davvero buono, forse anche troppo per piacere ad un pubblico più interessato all'immagine trasgressiva del nostro che alla sua musica. Per il motivo opposto c'è poi il rischio che l'audience ideale di The High End Of Low possa ignorare questo CD considerando Marilyn Manson (anche alla luce delle sue recenti e opache prove) un semplice fenomeno mediatico privo di talento. Il mio consiglio quindi non può che essere quello di dare a quest'album una chance e di ascoltarlo senza alcun preconcetto: potreste rimanere piacevolmente sorpresi.
Web: http://www.marilynmanson.com/.
(Christian Dex)
Massiv In Mensch: Meanwhile back in the jungle
(CD - Caustic Records/Masterpiece Distribution, 2008).
Sarò sincero: non mi sono mai avvicinato piu' di tanto alla musica dei Massiv In Mensch, poichè quel poco che avevo ascoltato del gruppo tedesco mi era bastato per "bollarli" come gruppo "techno-maranza" ben distante dal mio modo di concepire la musica elettronica. I miei "doveri" di recensore mi portano ora a contatto con Meanwhile back in the jungle album uscito per altro giusto un anno fa, che in parte conferma le mie opinioni, ma a cui devo riconoscere di essere meno peggio di ciò che pensavo. Se infatti è innegabilmente la matrice techno-dance a farla da padrone nel disco, devo altresì rivelare il mio apprezzamento per tracce come "Supermassive gravity", in cui canta Stefan Poiss alias Mind.In.A.Box. (un pezzo che non sarebbe sfigurato in uno dei tre ottimi album della band austriaca), "Meer der tausend farben" suona come una cover dei Welle Erdball, "As I wake by your side" ha una bella linea melodica pur non disdegnando i beats; la grande sorpesa è però "Pygmalion/Reloaded", brano che contiene sample tratti da "Pygmalion" dei Lycia, decisamente l'ultimo gruppo che mi sarei aspettato di trovare in un disco dei Massiv In Mensch! Per il resto il disco mira (riuscendoci) a far ballare nei clubs e soddisfare le frange piu' "techno-oriented" del popolo elettro-cyber, attraverso ampie razioni di BPM, cassa dritta, ecc...si ascoltino ad esempio pezzi "ignorantissimi" come "Pink dream", "Ikonoklast!" e "Hou je bek vuile teef". In sostanza, Meanwhile back in the jungle è un disco che non può mancare nell'archivio di un dj dedito a serate elettro-cyber e se è vero che i Massiv In Mensch non saranno mai uno dei miei gruppi preferiti, da oggi godono di maggior considerazione da parte mia.
Web: http://www.massiv-in-mensch.de.
(Candyman)
Neon Dream: Metropolitan West
(CD - Equinoxe Records/Masterpiece Distribution, 2008).
La band tedesca calca i palchi da tempo ma solo grazie all'Equinoxe è riuscita ad avere una certa visibilità. Come mai ? Vediamo: la cover del cd presenta una bellona accattivante in gothic style mentre l'incipit del booklet contiene un invito all'ascoltatore a riflettere sui dilemmi esistenziali del conflitto interiore quale immedesimazione della guerra e del dolore che circonda l'umanità ... non percepite un certo contrasto? beh ! Il risultato finale, ovviamente, non può che essere un disco che fa occhiolino agli stilemi ben noti e consunti del gothic rock, con toni più vicini ad un certo metal annacquato (ritornelli che fanno pensare ad un power poco approfondito) che alla lezione indimenticabile di Christian Death e co. Le tracks sono per carità non male, cioè si possono ascoltare senza trasalire, ma quel che maggiormente pesa sul suono, pur elaborato, della band, è la mancanza di originalità. Una goccia nell'oceano della mediocrità.
Web: http://neondream.de.
(S*Tox)
Neon Synthesis: Alchemy of rebirth
(CD - Killer Pool Records/Goodfellas, 2008).
Non lasciatevi ingannare da semplici indizi quali il look dei musicisti, la produzione di Victor Love (nel suo Subsound Studio) o dall’opener dopestariana “Nihil”, Alchemy of rebirth è un diamante dalle mille facce, le quali si riveleranno a voi man mano che la scaletta dei brani scorrerà nel lettore. Già Visions from above rivela una (sana) attitudine per l’elettro più tirata, doppiata dalla più cattiva “Betrayal” (che vedrei bene imparentata con le ultime creazioni targate Zeromancer), il tutto dominato da ritmiche sostenutissime (pulsa il basso di Alison) e tendenti al danzereccio, e dal gran lavoro di chitarre (Mike Kadmon) e tastiere (Fede). In mezzo a tanta varietà la voce di Johnny Thyper (dal look inquietante nel suo gothicissimo glamour) non perde una battuta, trovandosi a proprio agio anche in un episodio più ragionato quale il lento “Like ashes on a waste land” ( non è una ballata, si badi, la dose di controllata malvagità spicca tra le note!). Con “Solitude+Fear” si scivola veloci sui binari del goth, ed il flavour tenebroso emanato dal pezzo (ed il vocione sfoggiato da Johnny) mi inducono a citarlo fra i miei favoriti (di questa musica non potrei proprio farne a meno). Ma il suo fascino è irresistibile, specie per certe scorie wave che insistono nel suo tessuto! “Artificial Paradise” torna su tematiche sonore affini a quelle che caratterizzavano la già citata “Betrayal”, pur possedendo una anima propria che la distingue nettamente dalla sua sorella, Alchemy of rebirth è proprio uno di quei (rari) lavori che si fanno apprezzare nella loro totalità, anche in virtù del loro spiccato assortimento. “The sweetest nightmare” è canzone pronta per il dance-floor, “Through the looking glass”, “VII” e “Catharsis” (questa sì lenta e permeata da fosca disillusione) nulla tolgono e nulla aggiungono a quanto già esposto. Ah, dimenticavo, i Neon Synthesis sono italianissimi, un punto in più per loro, giusto?
Web: http://www.killerpoolrecords.com.
(Hadrianus)
Nightmare: The world ruler
(CD - Gan-Shin Records/Audioglobe, 2008).
Dal look assimilabile a quello dei loro conterranei (e decisamente migliori…) Dir En Grey, i Nightmare propongono il solito j-rock fatto di ritmiche tirate, chitarrine taglienti e cantato da colonna sonora di cartoon. Ancora una volta è proprio la voce non proprio memorabile a costituire il tallone d’Achille di The world ruler, in quanto gli strumentisti fanno la loro parte (si ascolti ad esempio “The world”, traccia dotata di un assolo metal/melodico assai gradevole, bissato in “Criminal baby”). TWR comprende tracce scritte tra il 2006 ed il 2007, una sorta di compendio di quanto composto dai Nightmare in quel periodo, ma non è dato a sapersi se trattasi di raccolta o simile. Il livello dei pezzi si mantiene su livelli ben più che dignitosi, nella media, e pascerà le brame dei visual-kei-addicted sparsi nella nostra penisola; entro i limiti della quale potranno trovare però realtà ben più appaganti, vedi i già celebri Spectrum X o gli emergenti D.N.R. Per ora da Sakito, Ni-ya, Yomi, Ruka ed Hitsugi altro non pretendo, accontentandomi di quanto contenuto in The world ruler. Mai pretendere troppo, e sopra tutto mai prenderli troppo sul serio (“Alice” non è l’unico episodio… imbarazzante della lista, ma forse si fa perdonare proprio per la sua troppo manifesta ingenuità!), questi giapponesi!
(Hadrianus)
Noir du’Soleil: Into the sky - Deluxe edition
(2CD - Darkest Labyrinth, 2009).
C’è sempre da essere un po’ preoccupati quando si ha a che fare con l’accoppiata tra i gruppi australiani e l’electro, vedi il caso dei deludenti Angelspit e della loro “pochezza” artistica (il duo ha sì un’immagine pazzesca, ma purtroppo propone musica che non è nulla di speciale…), e infatti anche questi Noir du’Soleil non riescono a convincere del tutto. In particolare quello che rovina Into the sky sono le clean vocals, che a differenza di quelle filtrate risultano davvero fastidiose e fuori contesto, a conferma del fatto che molto spesso le formazioni visual kei tendono a fare delle accozzaglie un po’ troppo estreme e azzardate. Il diverso tipo di voce utilizzato nei brani del disco si ricollega ovviamente a un sottofondo musicale che cambia a seconda dell’occasione, difatti la band propone un’alternanza tra le tipiche sonorità harsh-electro e la darkwave, con in più una spruzzatina di industrial-noise che contribuisce a rendere il materiale in questione meno scontato e, tutto sommato, ascoltabile. L’impressione, quindi, è che i Noir du’Soleil abbiano delle potenzialità ma siano ancora un po’ acerbi, e necessitino di più tempo per perfezionare la loro proposta. Il discorso, invece, cambia parecchio nel caso del secondo cd incluso nella deluxe edition, contenente una serie di remix piuttosto carini e sicuramente preferibili ai pezzi originali (vedi la versione hard-trance di “Dreams through fire”, di cui sono autori gli XP8, o quella space-electro di “Nightmare”, ad opera di The Royal Dead…), che costituiscono un buon motivo per avvicinarsi a questa release.
Web: http://noirdusoleil.com/.
(Grendel)
Noorglo: Hard body music
(CD - Rustblade/Masterpiece Distribution, 2009).
Se siete abituali frequentatori di extreme-parties, e in particolare delle serate Decadence che si svolgono regolarmente in quel di Bologna, allora avrete senz’altro avuto modo di vedere in azione Noorglo, noto dj ma anche musicista e produttore attivo già da una decina d’anni. Di solito i suoi set sono una vera mazzata, per cui mi aspettavo che il suo primo full-lenght fosse un assemblaggio di beats ultra-martellanti che non danno scampo dall’inizio alla fine, invece Hard body music è un lavoro eclettico e mutevole, ma anche coeso e ricco di personalità. Al suo interno troverete pezzi in bilico tra atmospheric-ambient e noise (“Resonance”, “Scoz.E2”), episodi più sperimentali e dinamici come “Oph.rmx”, “Waratah” e “Lashes”, ma anche diverse tracce perfette per fare un po’ di sana hard-techno-dancing, vedi ad esempio l’ottima “Arena” (vero tormentone ipnotico e dalla struttura geometrica, da consigliare a tutti quei dj che vogliono proporre alla loro audience sonorità moderne, annichilenti e non scontate!) o le altrettanto valide “Hyerarchy”, “Concrete flesh” e “Bedroom corrosion”. Noorglo non si è certo risparmiato in fase compositiva, curando nei minimi dettagli ogni singolo elemento che caratterizza i suoi brani, e i risultati di tanto lavoro non mancano perché l’album riesce a intrigare e convincere fin dal primo ascolto…
Web: http://www.myspace.com/noorglo.
(Grendel)
Obszön Geschöpf: Erection body mutilated (Back from the dead)
(2CD - BLC Productions/Masterpiece Distribution, 2009).
Guardando la cover “splatter-trucida” di Erection body mutilated si potrebbe pensare di avere a che fare con l’ennesima grind/brutal band armata di bruttissime intenzioni (musicalmente parlando, ovvio…), invece il lavoro in questione, che tra l’altro è pure un doppio, ci propone una sorta di dark-electro (con chiari e frequenti rimandi al metal…) un po’ tamarra, ripetitiva e minimale ma nel complesso assai tosta e diretta. Il suo autore, il bizzarro Remzi Kelleci, ha dedicato l’album ad alcuni dei più famosi serial killers della storia (stiamo parlando di personaggi come John Wayne Gacy, Ed Gein, Albert Fish e via dicendo…) e sicuramente ama l’horror in tutte le sue forme, difatti nel booklet è presente una bella foto in cui è vestito alla Pennywise (avete presente il clown malefico del film It?) e ha un’espressione a dir poco folle. Anche le sue vocals, a dire il vero, sono piuttosto “malate”, e si adattano benissimo al sound che contraddistingue le dodici track del cd numero uno, tra le quali spiccano per efficacia e qualità le varie “Bloodfeast”, “My first piece of meat” e “Ogre of Montana”. Come di solito accade il secondo dischetto offre una serie di remix dei brani già inclusi nel primo, e in questo caso vale la pena nominare la versione fatta dagli Heimataerde di “Deranged”, oltre a quella di “The love butcher” dei Cyber Axis. Nel complesso non si può parlare di una release dai contenuti originali, ma di certo il buon (?) Kelleci sa come far venire la voglia di buttarsi in pista e ballare...
Web: http://www.myspace.com/obszongeschopf.
(Grendel)
Paul Roland: Nevermore
(CD - Syborgmusic/Masterpiece Distribution, 2008).
Con una carriera trentennale Paul Roland pubblica il suo secondo cd con l'etichetta tedesca della Syborgmusic proseguendo imperterrito nella sua scorribanda per i territori dei miti letterari. Dopo aver già proposto le sue sensazioni sulle atmosfere gotiche di Lovecraft, questo lavoro invece ondeggia tra Edgar Allan Poe e ... Julius Verne. Se le fonti di ispirazione sono senza dubbio di tutto rispetto, quello che mi lascia un po' perplesso è il commento musicale dell'artista. Se il nome di Poe vi fa pensare ad atmosfere inquietanti e a percezioni turbate, Roland invece ci propone, in classico stile folk, una serie di ballate che, sinceramente, non mi ispirano alcuna sensazione riconducibile al patrimonio emotivo gotico. Per carità, i brani sono godibili, ora dolci, un po’ romantici ed ora un po' più grintosi ma sempre ben contenuti in uno stile politicamente corretto; carina Great Deceiver, dove le sonorità rock anni '70, che serpeggiano un po' ovunque per le varie tracce, sono più spiccate. Insomma, ecco una manciata di canzoni prive di originalità, deliziosamente banali, ascoltabili spensieratamente ma poco accostabili alla reale profondità degli orizzonti letterati cui dovrebbero ispirarsi.
Per informazioni: http://www.paulroland.de/.
(S*Tox)
Plasmodivm: Paradise under fire
(CD - Caustic Records/Masterpiece Distribution, 2008).
Arriva dalle lontane Canarie, Plasmodivm, progetto solista di Sandro V. al suo atto d'esordio con questo Paradise under fire edito per l'iberica Caustic Records. Le tredici tracce del disco sviluppano un sound elettro-industrial che segue in maniera fedele i percorsi tracciati da gente come Suicide Commando (forse il riferimento principale della musica di Sandro), Hocico e il connazionale Dioxyde. I potenziali "hits" non mancano ("Life as slave", "Soul destroying") in un susseguirsi di brani che spaziano dall'harsh-elettro, all'ebm piu' oscura, alternando la lingua madre con l'inglese (al solito, nota di demerito per la voce, asservita ai peggiori stereotipi del genere). Come si sarà intuito, Paradise under fire non è certo un disco innovativo o foriero di chissà quali novità in un genere abusatissimo, ma gli va comunque riconosciuto di essere un prodotto apprezzabile e ben fatto. Per chi non è mai sazio di elettro-harsh ed è sempre alla ricerca di nomi nuovi, Plasmodivm è un nome da ricordare.
Web: http://www.myspace.com/plasmodivmproject.
(Candyman)
Recently Deceased: Cellardoor
(CD - Mental Ulcer Forges/Audioglobe, 2008).
Non è semplice recensire un disco (per altro uscito oltre un anno fa, ma giuntoci in redazione solo ora) quando si ha a disposizione un promo che include un solo brano integrale e per tutti gli altri dei "sample" di 30 secondi circa. I Recently Deceased sono un duo russo, da tempo nelle grazie di Rudy Ratzinger, per cui hanno realizzato vari remix e per la cui label hanno inciso i due album sin'ora pubblicati. Cellardor è appunto il loro ultimo lavoro, disco che pur nell' estrema sintesi di questo promo, sviluppa sonorità interessanti e variegate; l'unica brano integrale è "Stitch witch", pezzo che risente dell'influenza degli Skinny Puppy: elettronica nervosa e disturbata che anche negli altri brevi episodi di questo promo propone materiale interessante ed abbastanza distante dai trend imperanti dell'harsh o della techno-body-music; i Recently Deceased paiono decisamente piu' a loro agio nello sviluppare brani che oscillano tra l'elettro-industrial e l'elettro-dark. Per quel poco che qui si può ascoltare, Cellardor sembra meritare un approfondimento.
Web: http://www.myspace.com/recdecmusic.
(Candyman)
Red Painted Red: Preach
(EP - Autoproduzione, 2008).
Il duo Yvonne Neve e Simon Carroll, inglesi di Manchester, ci propone il secondo di una trilogia di EP, il cui terzo capitolo, previsto per quest'anno, completerà un box set. L'atmosfera liquida ed inquietante che il duo dipinge sulla propria tavolozza sonora è gradevole ma, ad essere sincero, trovo che lo sviluppo dei brani, sempre promettentissimo, alla fine si contorce in un continuo ripetersi privo di conclusività. La track "A Book", in particolare, si caratterizza per la spinta emotiva, forte ed interessante, ma il disperdersi delle sonorità in un continuo lamentoso non consente di apprezzare alla fine la composizione. Va meglio "Preach", che dà titolo all'album, dove un pianoforte ossessivo mette ordine, ma la lamentosa voce di Yvonne continua a non convincermi. Non male "My Friend" e "Let's Go", che con una struttura più solida ed accattivante, costituiscono i momenti migliori del cd/ep. Le qualità del duo inglese sono notevoli e penso che attraverso una più razionale architettura dei brani riusciranno a produrre composizioni interessanti. C'è materiale su cui lavorare: anche il surrealismo sonoro, verso il quale i due artisti indulgono, ha dei punti fermi cui sostenere la fruibilità del prodotto.
Web: http://myspace.com/redpaintedred.
email: carrollsimon@postmaster.co.uk.
(S*Tox)
Rome: To Die Among Strangers
(MCD - Trisol/Audioglobe, 2009).
Rome approda su Trisol e per la nuova label realizza il mcd To die among strangers ad anticipare il nuovo album Flowers from exile, annunciato per Giugno. Quattro le tracce qui incluse: la title-track è una nuova gemma nella collezione di brani folk-apocalittici sin qui composti da Jerome Reuter; la sua voce e la chitarra acustica sono le colonne portanti di questo ennesimo ottimo brano. A seguire, due versioni (a dire il vero assai poco differenti dalle originali) di "Reversion" e "Wir Goetter der stadt", due tra i piu' bei pezzi nel repertorio di Rome, mentre a chiudere il mcd è "Mourir a Madrid" (pezzo che non sarà presente sull'album ed il cui titolo, unitamente all'artwork del mcd, si rifà alla guerra civile spagnola), lungo brano dalle atmosfere prettamente marzial-apocalittiche, ricco di campionamenti, che può ricordare il Der Blutharsh dei bei tempi andati. In definitiva, pur non essendo forse un capitolo imprescindibile della discografia di Rome, To die among strangers è comunque opera che ribadisce il ruolo di primo piano di questo progetto all'interno della "scena" folk-apocalittica e costituisce un buon aperitivo in vista dell'imminente full-lenght.
Web: http://www.myspace.com/romecmi.
(Candyman)
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