Recensioni Maggio 2009

 


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80th Disorder: Simple Pleasure (CD - Melotrik, 2008). La band presenta se stessa con un'immagine davvero calzante: se fosse un'autovettura sarebbe probabilmente una macchina di fabbricazione russa composta da semplici elementi assemblati in modo originale e stupefacente. Direi di condividere questa immagine: il gruppo, proveniente da Helsinki e dintorni, ci consegna infatti un bel cd la cui maggiore e migliore caratteristica è l'essenzialità. I musicisti hanno davvero fatto tesoro dell'immediatezza del costrutto sonoro della prima wave anni '80, ma le loro composizioni sono abbastanza originali e emotivamente accattivanti. Già "103", la prima track, coglie l'interesse dell'ascoltatore, ma ancor più "Still" e "Swine And The Taste Of Liberty" si pongono in sintonia con la lezione di Sad Lovers And Giants, The Sound (quelli di Adrian Borland per intenderci) e bands del genere. "Vapour" invece nella sua struttura fa venire in mente qualcosa dei Joy Division. Ma si tratta di meri accenni ispirativi che non disturbano l'originalità dei brani. Il disco quindi merita attenzione perché davvero godibile ed intelligente nella sua semplicità. Bell'esordio e speriamo che le promesse seminate siano mantenute Web: http://80thdisorder.com. email: info@80thdisorder.com. (S*Tox)

Aa.Vv.: Songs for a child - A tribute to Pier Paolo Pasolini (CD - Rustblade/Masterpiece, 2009). Pregevole sotto diversi punti di vista questo sampler assemblato da Rustblade, con lo scopo di rendere tributo al genio di Pier Paolo Pasolini, artista e personalità di cui si sente sempre piu' la mancanza, specialmente in un periodo come questo, in cui la decadenza culturale italiana è palese e pare inarrestabile. Quattordici gli artisti chiamati in causa, con brani inediti o rari, per nomi di livello assoluto come i Coil, che aprono il cd in maniera forse prevedibile, ma inevitabile, con la famosissima "Ostia", tratta da quel capolavoro che è Horse Rotorvator: un pezzo splendido che non necessita ovviamente di alcuna presentazione. I successivi brani, si muovono in prevalenza in territori oscuri, disegnando una colonna sonora minimale e sperimentale dai prevalenti toni dark-ambient (da ricordare i brani di Alio Die, Ah Cama Sotz, Teatro Satanico, In Slaughter Natives e Condanna) ed anche bands che solitamente sono dedite a sonorità piu' prettamente "industrial-rumoriste" come Bahntier e Sandblasting, optano in questo caso per soluzioni piu' "soft" (realizzando per altro, con le rispettive "Childawn" e "Memories", due tra i migliori episodi del cd). Chi invece rimane fedele al suo stile è Spiritual Front, con la bella "My erotic sacrifice"; un piccolo gioiello è "Citywards" dei Frozen Autumn, struggente pezzo strumentale, forse la mia preferita del cd. La cosa che va certamente sottolineata è l'omogeneità di questo sampler, in cui i brani seguono un filo conduttore ben preciso, rispettando il tema ed assecondandolo al meglio. L'aspetto estetico/visivo dell'opera è non meno pregevole di quello musicale: l'artwork porta infatti la firma di Saturno Buttò, autore delle splendide illustrazioni del booklet e della cartolina inclusa in questo box, limitato a 696 copie. Un pezzo da collezione che non dovete farvi scappare. Web: http://www.rustblade.com. (Candyman)

Alien Vampires: Fuck off and die (CD - BLC Productions/Masterpiece, 2009). Di ritorno da uno dei loro innumerevoli viaggi interstellari, i “visitors” capitolini ci hanno portato un simpatico cadeau, efficacemente intitolato Fuck off and die. Non è ben chiaro a chi sia rivolta la benevola asserzione, ma in realtà poco importa perché l’oggettino in questione è un gran bel manufatto, e ben si allinea con quanto prodotto in precedenza da Nysrok Infernalien e NightStalker. I vecchi lavori degli Alien si sono sempre fatti notare per le cover trucide (stavolta fa bella mostra di sé una minacciosa cyber-satanic-nun…), per la varietà dei pezzi e per il loro essere perfidamente acchiappanti e impossibili da ignorare se li si ascolta in contesti discotecari, ma state tranquilli perché anche il nuovo non fa eccezione. In poche parole il cd è “100% musica per il dancefloor”, come reciterebbe un ipotetico spot pubblicitario: gli ottimi “Resistance ain’t futile” e The convent burns”, ad esempio, colpiscono per le loro atmosfere cupe ed hanno un non so che di inquietante, mentre la titletrack è il classico “spaccacervelli” che tutti gli electro-freaks si ritroveranno a ballare un sacco di volte nei mesi a venire. Insomma, il noise-harsh-trance (che ogni tanto si “insaporisce” di true black metal) dei vampiri alieni funziona che è una meraviglia, e il fatto che i nostri siano dei musicisti a tutto tondo rende il disco molto più centrato, convincente e ricco di sfumature rispetto a tante uscite similari. Ad impreziosirlo c’è poi la presenza, in alcuni brani, di special guest prestigiosi come Johan V.R./Suicide Commando, Jouni/In Slaughter Natives e Jan/X-Fusion/Noisuf-X, che sono un valido motivo (ma certo non l’unico né il più importante…) per andare a farsi un giretto sul pianeta degli AV. Impressionano parecchio i progressi che questi ultimi hanno fatto in pochi anni, e non è esagerato dire che all’estero, una realtà del genere, ce la invidiano… Web: http://www.myspace.com/alienvampires666. (Grendel)

Artesia: Llydaw (CD - Prikosnovenie/Audioglobe, 2009). Broceliande è una foresta che si trova in Bretagna, non lontana dalla città di Rennes, famosa per gli amanti del folklore celtico e del ciclo arturiano per essere al centro di molte leggende (ad esempio sarebbe qui imprigionato per l’eternità Merlino, e pare che ogni abitante della zona sappia anche esattamente dove); Broceliande è anche il luogo da cui provengono gli Artesia che, immagino che a questo punto non ci si possa stupire, sono dediti a sonorità eteree. La scena in cui si inseriscono è ormai ricca e, in molti casi, fin troppo svalutata da produzioni in alcuni casi non degna delle altisonanti note che le accompagnano. Non è questo, però, il caso di questo trio francese, che giunge al suo terzo lavoro dopo alcuni radicali cambiamenti: la violinista Gaëlle ha deciso di allontanarsi mentre si sono uniti alla fondatrice Agathe altri due musicisti, Loïc (ex membro del gruppo metal Belenos) e una giovane violinista, Coralie. La musica degli Artesia è caratterizzata da suoni molto morbidi e suadenti, in lente e piacevoli evoluzioni, caratterizzate da una base creata dalle tastiere e dal violino su cui si adagia la bella voce di Agathe con me sue melodie carezzevoli. Il riferimento che mi viene più spontaneo citare è senz’altro quello dei primi Arcana, quelli di Dark age of reason anche se con un minor influsso delle sonorità medievali, anche se talvolta il suono si fa più pieno e sostanzioso e mi ricorda l’opera prima degli Anchorage. Non si può certo dire che si tratti di un’opera originale né tantomeno innovativa ma il suo ascolto è veramente piacevole e non presenta praticamente nessuno dei difetti che tipicamente rovinano produzioni di questo genere, come l’eccessiva ampollosità o l’impressione di utilizzare suoni posticci; una bella produzione, che conferma una volta di più l’ottimo livello di qualità delle formazioni che incidono per Prikosnovenie. Web: http://www.artesia-music.com/. (Ankh)

Atrium Carceri: Souyuan (CD - Cold Meat Industry/Audioglobe, 2009). Prosegue inesorabile la ricerca sonora di Simon Heath sotto lo pseudonimo di Atrium Carceri: il suo percorso prosegue regolare e, sebbene anche in questo caso il titolo tragga ispirazione dalle culture orientali (si tratta di un termine tratto dal taoismo, nella cui escatologia souyuan è l’equivalente del giorno del giudizio, o della chiusura di un ciclo), in questo CD, il nostro abbandona le influenze sonore orientali che avevano in qualche modo caratterizzato le due produzioni precedenti, ritornando ad un suono più rarefatto ma allo stesso tempo non del tutto simile a quello dei primi due lavori. In effetti non si ha più quella sensazione di vuoto profondo e di completo abbandono che era caratteristica prevalente di Cellblock: lo spazio è qui disseminato di presenze, rappresentato da voci o sussurri, campioni corali, ritmi ma anche note di pianoforte alle quali l’immaginazione automaticamente associa un soggetto che percuote i tasti. Se nel complesso non si può certo dire che con questo Atrium Carceri si allontana dal mondo dark ambient, dall’altro viene a mancare quel senso di indeterminatezza che i suoni della musica di quel genere tipicamente hanno, quel senso di incertezza che spesso spinge a chiedersi quali potessero essere le sorgenti originarie di ciò che si ascolta. Qui la musica è più tangibile pur se rarefatta, molto più luminosa che nella maggior parte degli altri musicisti di ispirazione simile anche se il nostro non si esime dal creare ugualmente sensazioni di soffocamento. Ancora una volta, un’opera che non stravolge il genere ma che è in grado di mostrare una discreta personalità, cosa oramai piuttosto rara. Web: http://atriumcarceri.coldmeat.se/. (Ankh)

Ballo Delle Castagne: Ballo Delle Castagne (CD - SPQR/HR!, 2009). Nuovo progetto, presentatosi per la prima volta in un live insieme a The Green Man e Upon Ruins in quel di Vienna, nuova residenza di Vinz (Calle Della Morte), uno dei cardini del gruppo, insieme a Marco Garegnani (The Green Man) e Diego Banchero (Recondita Stirpe ed Egida Aurea). Date le premesse ci si sarebbe potuti aspettare un suono tipicamente acustico, mentre qui ci troviamo di fronte a qualcosa di molto più rock rispetto alle produzioni dei gruppi di provenienza; un rock che mostra chiaramente di trarre la propria linfa da humus differenti, come il garage, l’epopea del pop progressive italiano (ancora fortemente infarcito di suggestioni beat), vecchia psichedelia e qualche schizzo di attitudine post punk. Il tutto riesce ad essere a tratti piuttosto intrigante, anche se, sotto certi aspetti, purtroppo soffre degli stessi difetti che affliggevano i Calle Della Morte, con un’attitudine eccessivamente low fi e una voce che, purtroppo, raramente è all’altezza, al punto che le lunghe cavalcate strumentali sono, a mio giudizio, la parte migliore di questo EP della durata di poco più di mezz’ora. (Ankh)

Calle Della Morte: Gente di malaffare (2CD - SPQR/HR!, 2009). Calle della Morte è un progetto, ormai concluso, incentrato sulla persona di Vincenzo (più noto come Vinz), titolare della sezione italiana di HauRuck!; collaborano con lui Jonny B, degli Inner Glory, e alcuni altri musicisti dello stesso ambito. Gente di malaffare non è un nuovo CD, bensì la ristampa dell’omonimo lavoro del 2005, dal quale si differenzia per l’aggiunta di un bonus CD, intitolato Come te go fato te desfo. Da sempre i Calle Della Morte sono stati uno di quei progetti in grado di creare forti contrasti d’opinione: chi non li ama li trova difficilmente sopportabili. Fanno parte di quella branca musicale che affonda le sue radici nel folk apocalittico ma che, col tempo, ha preso una deriva “da osteria”: la musica è costituita da pochi accordi, la voce e le ambientazioni lasciano pensare alla chiusura di una serata avvinazzata tra amici, anche se qua e là emergono velleità decadentistiche da vecchio chansonnier. Chi ci legge da più tempo sa bene che non sono un amante di questo tipo di scelta musicale, in cui si fa quasi sfoggio delle proprie stonature o di un low fi talmente low da rasentare e, in taluni casi, sconfinare nel cattivo gusto. Non aggiunge granché il bonus CD che, in alcuni tratti, raggiunge livelli veramente bassi (“Intermezzo” è, se possibile, ancora peggiore di quella sul primo CD); i due brani live sono di qualità degna di un discreto bootleg ma niente di più e la qualità dell’esecuzione rimane quella; più interessante il brano di chiusura, Senza Fare rumore (Der Feuerkreiner remix) che, più che un remix, sembrerebbe essere una cover. Web: http://www.calledellamorte.com/. (Ankh)

Caprice: Kywitt ! Kywitt ! (CD - Prikosnovenie/Audioglobe, 2008). Dopo la trilogia "Elvenmusic", dedicata alla visione del mondo da parte degli elfi, l'avventura fiabesca del progetto di Brejestovski e consorte prosegue tra incanti e magie il suo percorso artistico. Questo cd è una conferma delle grandi capacità tecniche e compositive dei musicisti russi che ormai sono diventati una icona del suono neoclassico ed etereo dell'arcinota etichetta francese. I rimandi culturali, sparsi per le varie tracks, ci riportano ai Fratelli Grimm (quasi scontato in un concept dedicato ad orizzonti fiabeschi) ed a Shakespeare. Lo stesso brano che dà titolo all'album ci consegna le emozioni di una antica favola tedesca, "L'Albero di Luben". Passando alla musica, i brani sono in perfetto stile Caprice, ossia caratterizzati da un virtuosismo classico di notevole spessore (del resto parliamo di strumentisti della Moscow Opera), e da una ricerca tesa sempre più a valorizzare le capacità canore della brava Inna, nonché da atmosfere decisamente fantasy. Gli espiliciti richiami a Tolkien di un tempo sono però venuti e meno e tra le sonorità emergono qua e là soluzioni più "moderne", meno vincolate alla tradizione folk dell'Europa dell'Est. Le canzoni però conservano il loro carattere etereo, disperso tra ninna nanne e dolce onirismo. Direi che il cd è una conferma delle qualità dell'ensemble russo da cui si può sperare, proprio per le loro capacità tecniche, una migliore evoluzione. Attualmente è in corso di realizzazione Six Secret Words di prossima issue ... se son rose fioriranno. Web: http://caprice-music.com. (S*Tox)

CygnosiC: A Deity in pain (CD - BLC/Masterpiece Distribution, 2009). Arriva dalla Grecia, CygnosiC, "one-man-band" al suo primo full-lenght, realizzato per la label americana BLC. Il progetto ellenico ci propone un sound elettro-industrial certamente non originale, ma che risulta comunque apprezzabile sopratutto per quanto riguarda le musiche, mentre, al solito, sono le parti vocali che lasciano a desiderare. Le undici tracce che compongono A Deity in pain passano in rassegna tutte le possibili sfumature del sound elettronico oscuro, dagli incalzanti episodi "harsh" di "Luna obscura", "Zero Tolerance" e "In the lag of time", agli strumentali momenti prossimi all'elettro-dark ("A deity in pain", "Thrown away my dust"), ai tentativi di TBM ("Neva55"); ne risulta un disco non brutto, ma che certamente non ha le caratteristiche per elevarsi al di sopra della media delle uscite del settore elettro-industrial. Web: http://www.myspace.com/cygnosicmusic. (Candyman)

The Deep Eynde: Blackout: the dark years (CD - People Like You/Masterpiece Distribution, 2008). The dark years fotografa al meglio la parentesi artistica forse irripetibile di uno dei progetti più interessanti partoriti dal fertile underground californiano. A Fate Fatal ed al suo gruppo va in fatti riconosciuta una naturale propensione al mutamento, al cangiare abiti di scena con grande scioltezza, riuscendo sempre a proporre lavori interessanti, sovente anticipatori di stili e fogge che solo pochi anni (o mesi) dopo si sarebbero affermate presso il grande pubblico. Ecco che brani come “My darkest hour”, “Strangewalk”, “Voodoo baby” ed “Animal garden” rimandano al periodo florido del dark/punk dell’ovest americano (45 Grave, Morticia, Christian Death), ma non mancano incursioni nella wave di derivazione al bionica (“Red neklage”), nel goth tout-court (la greve “444”), nel jazz sporcato di rockabilly (“13th floor” è ge-nia-le, un brano deviato e deviante da suonare in ambientino poco rassicurante, fra gangster improponibili, ridicoli gagà e pupe sfattissime, da citare pure la svagata e glamour “Swingtime”!), in “Scream” ed in “Deep dark secret” pare di udire The Lords Of The New Church del primo, omonimo disco, ma non mancano riferimenti all’art rock dei Bauhaus (la tagliente “Road rash” e l’inquietante “Parfumery”), al cabaret obliquo di Siouxie and the Banshees/Marc Almond (“The feast”, “Ignite”). Un periodo, alla luce della recente svolta rock/hardcore, che lo stesso leader maximo defininisce limitato, per lo meno dal punto di vista espressivo, ma comunque indispensabile tassello della composita evoluzione dei TDE. Blackout risulta compilazione utilissima, dal livello qualitativo eccelso e dai contenuti davvero interessanti. Non un mero riempitivo, non uno sterile ricupero, bensì una valida testimonianza del passato che s’incrocia col presente, considerando il rinascimento – effimero? – del death-rock; ma gli epigoni del genere dimostrano colle loro incerte prove che la polverosa strada da percorrere è ancora lunga, ce la faranno prima che la moda trascolori, sostituita da altre transitorie tendenze?. Incluso un bonus-DVD con interviste, clips, live footage ed altro... (Hadrianus)

Elegy Of Madness: The bridge of sighs (CD - Sweet Poison Records/Self Distribuzioni, 2009). Il Ponte dei Sospiri… Non c’è visita a Venetia che non lo contempli… The bridge of sighs titola il nuovo lavoro dei valenti pugliesi Elegy Of Madness, che già ebbi modo di stimare all’epoca del loro demo “Another Path”, del quale ivi vengono ri-proposte (e ri-viste) la stessa e “Voices”. La voce di Anya è ancor più matura, ella interpreta con fermezza tracce riferentesi a quanto già proposto da valentissimi, ed ormai elevati al rango di stelle del genere, complessi quali Nightwish (con Tarja… ebbene sì), After Forever, Epica, ma non si taccia l’apporto fondamentale di Antonio “Tony” Tomasicchio alle chitarre (fondatore del gruppo, nella primavera del 2006), di Ale al basso, di Marcello alle tastiere (componente fondamentale del sound articolato e variegato degli EoM) e di Roby alle percussioni. Non solo virtuosismi, nel corso di queste tracce potrete imbattervi in porzioni melodiche gustosissime, in fughe strumentali eccelse ma mai ridondanti, in un costrutto che esalta la bravura dei singoli, ma pure la coesione dell’insieme, il quale non tralascia neppure l’apparato lirico (la suite “Agony” tratta il tema dell’eutanasia, il testo di “No names” è di pirandelliana ispirazione). Un bel lavoro, che pur in un settore assai affollato, non mancherà di farsi apprezzare. Web: http://www.myspace.com/elegyofmadnessband. (Hadrianus)

Esplendor Geométrico: Balearic Rhythms (CD - Geometric/Masterpiece Distribution, 2009). È con colpevole ritardo che mi trovo a recensire le recenti ristampe di tre classici di Esplendor Geométrico. Arturo Lanz e Saverio Evangelista non hanno certo bisogno di presentazioni, dato che i loro Esplendor Geométrico sono il nome di punta dell'industrial spagnolo nonché prime movers della scena stessa, essendo in attività fin dal lontano 1981. Queste recenti ristampe, completamente rimasterizzate, vanno a ripescare titoli apparsi durante gli anni '90 e fuori catalogo da tempo. La formazione ha sempre prediletto la matrice ritmica alla colata di rumore, finendo per suonare a modo loro accessibili pur restando all'interno di un suono per sua natura ostico, tuttavia è proprio negli anni '90, con l'abbandono di Gabriel Riaza, che la band si trova ad esplorare ritmiche sempre più vicine all'elettronica. Balearic Rhythms era uscito in origine nel 1996, e questa ristampa contiene i 3 brani extra contenuti nel singolo Treinta Kilómetros De Radio oltre che un nuovo artwork. Tra i tre è quello più omogeneo e si potrebbe azzardare “orecchiabile”, definizione da prendere con le pinze. Brani come “Adaptación De Terrenos”, che piacerebbero a chi di solito mastica Ant-Zen e Hands, o “Arizona 1962”, sono esemplificativi del modus operandi del gruppo: ritmiche a martello pneumatico, suoni metallici, campionamenti di varia natura, andamento spesso ipnotico. Soprattutto “Villa Esplendor (Última)”, con le sue influenze technoidi, porta già un suono nuovo rispetto al capitolo precedente, pur restando fedele alla linea. Godibilissimi anche oggi, sono una buona occasione per riscoprire tre gioielli irrecuperabili da tempo. Web: http://www.myspace.com/esplendorgeometrico. (Softblackstar)

Esplendor Geométrico: Polyglophone (CD - Geometric/Masterpiece Distribution, 2009). Ultima ristampa è Polyglophone, 1996, tra i tre quello che recupera un suono maggiormente ostile, che colpisce duro fin dall'apertura affidata alle trapanazioni di “¡Máz Luz!”. La dose è rincarata da “Hemen Nago”, un brano per il quale la Ant-Zen avrebbe fatto carte false pur di averlo in catalogo. In generale il suono del disco è spinto molto più verso il rhythm noise che l'industrial, mantenendo il comparto ritmico sempre in bella presenza come marchio di fabbrica del gruppo. A interrompere il flusso ci sono solo la demente “Acción Automática” e l'ipnotica “Medición Electrica”, perché si riparte subito con il martellamento di brani come “Control De Vigilantes” o l'ironica “El Gran Salto Adelante”. Personalmente preferisco gli Esplendor Geométrico più industriali e meno techno, ma non si può negare che Polyglophone sia un altro importante tassello in una discografia variopinta e sempre di alto livello. Web: http://www.myspace.com/esplendorgeometrico. (Softblackstar)

Esplendor Geométrico: Veritatis Splendor (CD - Geometric/Masterpiece Distribution, 2009). Cronologicamente si tratta del primo tra i tre album oggetto di ristampa, pubblicato nel 1994 e con Gabriel Riaza ancora in formazione, è il punto di fusione tra l'industrial primigenio di marca Test Dept. e le influenze techno di lì a venire. Si nota un certo scarto tra questo album e i due lavori successivi, ma è soprattutto rispetto ai predecessori che le differenze saltano subito all'oreccchio. Qui il suono è ancora scuro e le basi ritmiche più frammentate e meno squadrate, e su tutto aleggiano spettri di rumore, stridii, distorsioni, oscure manifestazioni radiofoniche, ma si può dire che è da qui che i nostri partono per un viaggio verso l'ossessione del ritmo quadrato e geometrico. Solo la sporca “Poder de ruptura” e “Nuevo procedimiento”, poste a metà del disco, ci riportano ai vecchi Esplendor Geométrico, mentre brani come “La meta del servicio” e soprattutto “La radio al día” sono già proiettate verso il futuro. Web: http://www.myspace.com/esplendorgeometrico. (Softblackstar)

First Aid 4 Souls: My favourite pain (With remix package) (2CD - Some Bizzare/Audioglobe, 2008). A dispetto della lussuosa (e bella) confezione digipack con la quale si presenta, l’album dei First Aid 4 Souls non impressiona granché, o meglio è uno di quei prodotti che mal si addicono ai lettori di Ver Sacrum, che quando si parla di elettronica si aspettano riferimenti a sottogeneri come l’EBM/TBM, l’harsh, il synth-pop e via discorrendo… Qui invece siamo nell’area della goa-trance, con qualche vago riferimento alla psichedelia e all’ambient, e quindi vai con i pezzi ultraripetitivi e dall’effetto stordente, perfetti per un rave sulla spiaggia ma letali per qualsiasi ascoltatore che non abbia bevuto/fumato (o che si sia calato) l’impossibile… Qualche idea interessante ogni tanto spunta fuori, specie quando i FA4S giocano a fare i “cattivi” e infilano qua e là suoni più pesanti e distorti (vedi ad esempio il brano “Insomnia”…), ma tali sporadici episodi non sono sufficienti a risollevare le sorti di un lavoro che risulta comunque fiacco e pesante da digerire. Nel secondo dei due cd inclusi troviamo dei remix (ad opera dei First Aid 4 Souls, ovviamente….) di pezzi di Coil, Depeche Mode, Test Dept, Soft Cell, Einstürzende Neubauten, Swans, Cabaret Voltaire e altri ancora, che per fortuna sono abbastanza interessanti e un po’ meno noiosi del resto. Da segnalare in particolar modo le due diverse versioni di “The anal staircase” (Coil) e quella di “Photographic” (D. Mode), ossia le cose migliori che potrete trovare all’interno dell’intera release… Web: http://www.myspace.com/firstaid4souls. (Grendel)

Funker Vogt: Warzone K17 - Live in Berlin (2CD - Synthetic Symphony/Audioglobe, 2009). Dal 1995 ad oggi i Funker Vogt hanno fatto parecchia strada, imponendosi (a dispetto di una innegabile ripetitività stilistica e tematica) disco dopo disco, come una delle band piu' amate della scena elettro-ebm mondiale. Giusto quindi celebrare tanti anni di onorata carriera immortalando il concerto tenuto il 26 Aprile 2008 al K17 di Berlino; lo show consiste di ben 22 brani, suddivisi in due cd, con praticamente tutti gli hits piu' celebri del gruppo tedesco, dalle piu' datate "Thanks for nothing", "Killing fields", "Words of power" e "Funker Vogt 2nd unit", alla celeberrima "Tragic Hero" e le piu' recenti "Date of expiration", "Subspace", "History", "Maschine Zeit", "Gunman", ecc... Quanto riportato sui due dischetti è la fedele trasposizione di quello show (senza alcun ritocco o aggiunta in studio) e riesce a trasmettere perfettamente l'adrenalina e l'energia ben note a chi abbia avuto l'opportunità di vedere i Funker Vogt dal vivo. Il disco è quindi un vero e proprio "best-of" della band di Hameln, disponibile anche in dvd per chi, oltre al lato sonoro, volesse apprezzare anche l'aspetto visivo dello show. Web: http://www.myspace.com/funkervogt. (Candyman)

Gothminister: Happiness in darkness (CD - Drakkar/Audioglobe, 2008). Prevedibili e perdibili: questi sono i due concetti che ho sempre associato alla band norvegese, e purtroppo anche il nuovo Happiness in darkness non contribuisce per nulla a cambiare la situazione… Per la verità Bjørn Alexander Brem e soci non sono del tutto incapaci di comporre pezzi orecchiabili e ballabili, ma da qui a dire che tali brani rimangono in testa o lasciano il segno ce ne corre. Più che altro l’industrial-goth-metal a cui il gruppo è dedito ha il difetto di sapere di già sentito: certe volte i nostri sembrano la versione annacquata dei Deathstars (come accade nel caso di “Your saviour” e “Sideshow”), in un’altra invece ci sono delle pericolose (per non dire sospette…) somiglianze con i Sonic Syndicate (in pratica il ritornello di “Darkside” ricorda un po’ troppo il tipico approccio melodico degli autori di Love and other disasters…), e certo quest’ultima non è una gran bella cosa perché gli svedesi sono essi stessi una formazione abbastanza inutile e scontata. Tornando ai Gothminister, neanche la performance del cantante convince granché e in generale viene da pensare che siano più che altro una realtà “usa e getta”, buoni cioè per fare quattro salti in discoteca o per qualche ascolto per così dire “disattento”… E non c’è nemmeno da sperare che la situazione migliori in futuro, perché la band ha già dieci anni di carriera alle spalle e diversi dischi pubblicati, per cui scordiamoci di sentire qualcosa di veramente figo prodotto da loro e speriamo invece che dei nuovi gruppi possano risollevare le sorti del summenzionato genere musicale. Web: http://www.gothminister.com/. (Grendel)

GPKISM: Atheos (CD - Darkest Labyrinth, 2009). Nel calderone ribollente del visual kei i GPKISM ci sguazzano che è un piacere. Il duo costituito dall’androginissimo GPK e dal chitarrista Kiwamu non si limita a mescolare nu-metal, colonne sonore di cartone animato, tradizione nipponica, i nostri vanno ben oltre, accostando alla voce operistica del pittatissimo cantante (non che il suo socio sia da meno) atmosfere barocche impiantate su basi EBM! Risultato soddisfacente, credetemi, ed addirittura qualche pezzo, se ben piazzato nelle radio che contano, potrebbe spopolare, anche in virtù della sua esoticissima estrazione (si sa che il popolo bue mastica tutto…). E non considerate queste mie affermazioni in una accezione negativa, è proprio questo il pregio di Atheos! Tra le mie fav cito “Immaculauts” e “Metempsykhosis”, ma le sorprese abbondano, tra questi digitali solchi. Masterizzazione curata dal loro collega d’etichetta Nullifer, degli italianissimi (ed ispesso ospitati su queste pagine) Spectrum X. Tour australiani e statunitensi suggellati da unanime consenso, chissà che presto non capitino da queste parti! We are waiting for the new J sensation! (Hadrianus)

The Green Man: From Irem to Summerisle (CD - SPQR/HR!, 2009). A poco più di un’anno di distanza dalla piacevole sorpresa di The teacher and the man of lie mi capita di nuovo tra le mani un CD dei The Green Man che, purtroppo, non è un’opera nuova bensì la ristampa del loro esordio, evidentemente già esaurito. In effetti i nostri sembrano aver avuto un discreto successo e la cosa non può che farmi piacere, dato l’ottimo livello che il gruppo ha saputo mostrare fino ad oggi. Questo From Irem to Summerisle mostra che i nostri hanno saputo fin dall’inizio inserirsi con buona classe e personalità in un genere in cui queste doti, fin troppo spesso, mancano completamente. Certo, in questo CD ci sono più concessioni ai fondamentali del folk apocalittico “classico” di quanti ce ne siano nel suo successore (ad esempio “Europa” potrebbe essere tranquillamente un outtake dei Death In June periodo Nada!) ma è evidente che le idee erano già chiare e la strada, in qualche modo, già segnata; i frutti erano, in alcuni casi, ancora alquanto acerbi ma già dimostravano che la linfa era buona e l’albero sarebbe stato destinato a generare frutti di ottima qualità. In aggiunta alla tracklist originale, nella ristampa sono presenti anche due brani aggiuntivi, precedentemente pubblicati in due delle quattro compilation curate dal sito neo-folk.it e scaricabili dal loro sito; in entrambi i casi, si tratta di versioni differenti: “Corn Rigs”, precedentemente pubblicata sulla seconda parte di Donec ad metam è un brano di folk “rurale”, basato su un testo di Robert Burns allungato di quasi un minuto rispetto alla versione demo della compilation mentre “Liber Al”, tratta da un testo di Aleister Crowley, è un brano decisamente più in stile Green Man: una sorta di raga con la voce recitante in primo piano. Web: http://www.thegreenmanband.com/. (Ankh)

The House Of Usher: Angst (CD - Equinoxe Records/Masterpiece Distribution, 2009). Eccoli, puntualissimi, THOU col loro nuovo lavoro! Stavolta trattasi di un disco d’inediti, al seguito di quella “When our idols fall”, compilation che se non altro ha mantenuto vivo (?) il nome della band. La quale si ripresenta con queste dodici tracce che spaziano da atmosfere rock che sanno tanto di U2 (imbolsiti), spaziando poi tra Gene Loves Jezebel, The Mission era-“Children” (“Friendly fire”) con vocalizzi a la Christian Death (di Gitane), The Cult (“I wanna know”, e non tragga in inganno il titolo “Wild flower”, “Electric” non c’entra!). Non mancano episodi piacevoli (“”Faith for the faithless”, “To whatever ends”), ma, come al solito, queste tracce scivolano via veloci, ma talmente veloci che non facciamo in tempo a metabolizzarle. Angst (tema a la page in Germania quest’anno, i Mantus hanno titolato il loro più recente eppì “Koenigreich der Angst” addirittura!) merita comunque un ascolto, perché nel complesso carino. Un disco di sano ed a tratti robusto rock, in parte virante al dark, ecco tutto. (Hadrianus)

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