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Aa.Vv.: Return to the classixx
(CD - Infacted Recordings/Audioglobe, 2009).
Sarà perchè per ogni genere arriva l'ora del riflusso, sarà perchè buona parte dell'attuale musica elettro è mediocre (e si spaccia per EBM ciò che non lo è), fatto sta che sempre piu' spesso si sente parlare con nostalgia di "old school EBM". Così, l'Infacted coglie l'attimo e pubblica questo Return to the classixx, bel sampler che fornisce l'occasione di riascoltare (o scoprire) alcuni dei migliori elettro-hits dei primissimi anni '90, per l'occasione rimasterizzati. A scendere in campo sono colossi dell'elettro-sound tutt'ora sulla cresta dell'onda come Front Line Assembly (con la famosissima e ballatissima all'epoca, "Plasticity"), Leaether Strip ("Torment me"), In Strict Confidence ("Sudorific"), Mentallo & The Fixer ("Sacrilege"), Pankow ("Sickness takin' over") e bands ormai scomparse, ma che in quegli anni crearono hits indimenticabili come i Birmingham 6 (qui rappresentati da "Israel"), X Marks The Pedwalk ("Abattoir"), Placebo Effect ("Move") ed Armageddon Dildos ("Never mind"). Un viaggio a ritroso nel tempo, per riscoprire le origini dell'EBM che non mancherà di provocare un po' di nostalgia in chi ha vissuto quegli anni e chissà, magari aprirà la mente a chi sbava per gente come Combichrist, Soman, Nachtmahr, Noisux-X e tutte le altre miriadi di gruppi "tamarri" che infestano il panorama attuale!
Web: http://www.infacted-recordings.com/.
(Candyman)
And One: Bodypop 1 1/2
(CD - Out of Line/Audioglobe, 2009).
Decisamente stravolto rispetto al "concept" originale (doveva essere un mcd con cover di vari gruppi, tra cui Depeche Mode e Front 242, che qui non sono invece presenti) e con enorme ritardo rispetto ai tempi annunciati, esce Bodypop 1 1/2, nuovo album degli And One. Ma è esatto definirlo "nuovo album"? A mio avviso no. Il disco infatti consta di soli tre brani nuovi, due nuove versioni di "So klingt liebe" e "Love you to the end" (originariamente apparse su Bodypop) e nove versioni "live" di celeberrimi "hits" degli anni'80, da "It's a sin" a "Big in Japan", da "Smalltown Boy" a "Blue Monday", ecc... Andano per ordine, il disco si apre con "Love is a drug abuser", decisamente il miglior brano del disco, le cui sonorità rimandano all'elettro-wave di Gary Numan e dei suoi Tubeway Army; piuttosto insipida "Paddy is my dj", edita anche in versione 7" super-limitata per i collezionisti della band tedesca, mentre il terzo inedito è la strumentale "Und wenn". Discrete ma fondamentalmente inutili le nuove versioni di "So klingt liebe" e "Love you to the end", eccoci quindi all'ampia sezione "live": vengono passati in rassegna brani famosissimi (ai sopracitati vanno aggiunti "Sometimes", "The sun always shine on TV", "The great commandment", "True Faith" e la conclusiva "Only you") che faranno la gioia dei meno giovani e degli appassionati degli anni '80. Dall'ascolto di questi pezzi filtra tutto l'entusiasmo e la gioia che pervade un concerto degli And One e poco importa se la voce di Steve Naghavi dal vivo non è (talvolta) all'altezza dei lavori in studio. Bodypop 1 1/2 va alla fine preso come un episodio divertente e godibile, ma non certo un tassello fondamentale nella discografia degli And One.
Web: http://www.myspace.com/andoneofficial.
(Candyman)
Anima Virus: End of the Eden
(CD - Decadance Records, 2009).
Dopo alcuni cd-r, approda al primo full-lenght ufficiale Anima Virus, il progetto di Aurelio Gioia (qui affiancato da Lucy e Deneb). End of the Eden è un disco che sorprende per la maturità del songwriting e la pulizia dei suoni (registrato al Ghostrack Studio di Roma è stato poi masterizzato da Tim Schuldt in Germania); un viaggio attraverso oscure atmosfere oniriche condotto lungo 14 tracce che miscelano sapientemente gothic-rock ed elettronica. La lezione death-rock dei Christian Death in primis è palese in tutto il cd (si ascoltino tracce come "Siren", "Black lines" e l'iniziale "Days of ice"); l'impostazione della voce ed i riff di chitarra mettono in risalto l'anima gotica ed il background "oscuro" di Anima Virus, coniugandola però con l'elettronica per un prodotto decisamente apprezzabile che pecca (forse) solo in prolissità e che non convince pienamente con la cover di "Killing Moon" di Echo & The Bunnymen.
Web: http://www.myspace.com/animavirus.
(Candyman)
Apoptygma Berzerk: Rocket Science
(CD - Gun Records/Sony BMG, 2009).
Parlare male di Apoptygma Berzerk ora è veramente troppo facile. Un po' come sparare sulla Croce Rossa, tanto che lo stesso Stephen Groth appare un po' sulla difensiva quando viene intervistato sulle webzine della scena "oscura". In effetti la svolta indie-pop del precedente You and me against the world aveva deluso molte persone, compreso il sottoscritto. Nell'approcciare questa nuova fatica del gruppo mi sono perciò posto senza alcuna aspettativa e con mia somma sorpresa alla fine il disco non l'ho nemmeno trovato malaccio. Mettiamo subito le cose in chiaro: Rocket Science è un album leggero di indie-rock, magari con qualche intro synth-pop giusto per rimarcare quali sono le radici musicale di Stephen Groth. E' un disco senza pretese ma che si lascia ascoltare tutto sommato con piacere. In qualche modo Rocket Science sembra un po' più a fuoco del predecessore, con delle canzoni mediamente carine e ben riuscite: non compaiono dei capolavori o dei guizzi particolari ma non ci sono nemmeno degli scivoloni colossali. L'iniziale "Weight of the World" è forse il pezzo più carino della collezione: a seguire c'è il primo singolo estratto dall'album "Apollo (Live on your TV)" una traccia abbastanza radiofonica che però ricorda un po' troppo (anche se in meglio) il brano di "In this together" di You and me.... I vecchi fan di Apop dovrebbero poi dare una chance a "Shadow", che è il brano della collezione con una maggiore impostazione electro, e forse non disdegneranno "Right", che è un brano pop con arrangiamenti che ricordano un po' certi suoni dei Cure. Un po' inutile è invece la ballatona "Butterfly Defect" mentre a concludere il disco c'è la cover degli Suede "Trash", che la dice lunga sulla scena a cui ora si rivolge primariamente Apotygma Berzerk. Che dire di più? Se non siete aperti musicalmente alle cose un po' più leggere, fuggite da questo album come dalla peste, altrimenti dategli un ascolto: potrebbe farvi passare un'oretta di piacevole disimpegno.
Web: http://www.apoptygmaberzerk.de/.
(Christian Dex)
Arkane: Enraptured Serene Mesmerism
(CD - Seduction Prod, 2008).
Sono passati ben sette anni da quando uscì, per la Fossil Dungeon, il primo disco di questo musicista greco, che all’epoca utilizzava un nome leggermente differente (xARKANEx). All’epoca il disco mi lasciò abbastanza freddo: non spiacevole ma nemmeno abbastanza personale da lasciare veramente il segno. Tutto questo tempo non è però passato invano: la seconda fatica di Pandelis Giasafakis mostra notevoli segni di miglioramento sotto il profilo musicale; la proposta musicale si è trasformata: laddove l’opera prima ci proponeva un’ambient rituale che, alla lunga, mostrava decisamente la corda poiché mancava di personalità, in Enraptured Serene Mesmerism il suono si ammorbidisce avvicinandosi alquanto alle sonorità ethereal. Il risultato è non solo piacevole da ascoltare, ma mostra anche una personalità non facile da trovare in quest’ambito al punto che, non posso negarlo è riuscito a colpirmi e a catturare molto spesso i miei ascolti di questi ultimi tempi. Decisamente consigliato l’ascolto, quindi, a coloro che non associano necessariamente l’ambient dalle tinte scure alle atmosfere mortifere, ma che ne apprezzano anche le possibilità melodiche.
Web: http://www.myspace.com/xarkanex.
(Ankh)
Atomic Neon: Darkenia
(CD - Black Rain Records/Audioglobe, 2008).
Ecco la lampante dimostrazione di come, applicando una formula semplicissima, si riesca ancora a produrre un bel disco. Non tacitiamo Darkenia come prodottino superficiale, è che la maggior parte delle sue undici canzoni, pur se sofferenti del morbo del già sentito, sono carucce anzichenò, pur non risultando irrinunziabili. Insomma, è sufficiente una aspirina per farsi passare il fastidioso malessere, e godersele appieno. Rio Black e soci fanno di tutto per sembrare dei bravi adepti al verbo vetero-wave, ed i riferimenti ai The Cure si sprecano (la triade iniziale, sopra tutto “Cold room”). Il suono è secco, essenziale come da tradizione post-punk, i due brani cantati in lingua madre (gli AN sono tedeschi), “Mein Kleid” e “Herrgott” sono pregni di rabbia primordiale, “Darkenia” (l’immaginario pianeta dal quale i nostri sono giunti) è davvero oscura ed esprime una lancinante interiore sofferenza, “Fighting” scivola via troppo velocemente, non incide come altre, la batteria che apre “When I lose myself” mi ha fatto sobbalzare (quante volte l’ho già udita), poi il brano acquista corpo e luce propri, “New world” si rivela come uno dei migliori del lotto, assieme a “We kiss” (ma dai, non facciamo i preziosi, anche se qui qualcuno potrebbe tirare i ballo The Flock Of Seagulls, perché no?), la rockeggiante “Our love” pone fine alle danze. I sei si sono dati da fare, l’ispirazione e la fantasia sono rimaste chiuse nel cassetto, forse dodici brani sono troppi, ma alla fine di bocciare o rimandare Darkenia non se ne parla: la promozione,seppur stringata, la merita!
Per informazioni: www.myspace.com/atomicneon.
(Hadrianus)
Bain Wolfkind: The Swamp Angel
(CD - Hau Ruck!/Audioglobe, 2008).
Col nuovo album Bain Wolfkind continua la sua discesa nei meandri di un rock-blues paludoso e sporco, ipoteticamente non lontano da certo Nick Cave prima maniera, dai Cramps meno punk o dal Badalamenti periodo Twin Peaks.
Nonostante alcuni prodromi si erano già visti nell'EP dell'anno scorso, lo scarto col disco precedente è abbastanza marcato: sparita l'elettronica, gli accenni lounge e il retroterra industriale che screziava indelebilmente il suono, Bain ha optato per un suono più sanguigno, dove la chitarra la fa da padrone, sia essa slide o riverberata. I fantasmi dell'uomo nero d'oltreoceano, Johnny Cash, si scorgono con molta frequenza, soprattutto quando agli strumenti si aggiungono anche armonica e hammond, e su tutto il disco aleggia un'aria da bettola di provincia americana puzzolente di whiskey da due soldi e tabacco.
Come sempre il difetto principale è la voce, nonostante ci siano dei significativi miglioramenti rispetto al passato. Quando Bain si sforza di cantare in maniera più decente (“The Crossroads”) tutto sommato va bene, ma nei brani dove l'uso del vocione cavernicolo è addirittura enfatizzato la tentazione di schiacciare il tasto skip è forte. Altro difetto grave dell'album è la durata. Quindici tracce per un disco del genere sono troppe, e la poca varietà di soluzioni proposte a lungo andare tende ad annoiare, una durata attorno ai 40-50 minuti sarebbe stata più appropriata. Disco pieno di buoni propositi, in molti episodi è più che riuscito, in altri il gioco riesce meno.
Web: http://www.myspace.com/bainwolfkind.
(Softblackstar)
Belladonna: The noir album
(CD - Belladonna Records/Venus Distribuzione, 2009).
Paradigma di come, fidandosi solo dei propri mezzi e del proprio spirito di iniziativa, si possa creare un notevole interesse attorno ad un disco pur senza sottoporsi agli obblighi d’un contratto (sovente deludente nei suoi termini) con una etichetta discografica, i Belladonna ebbero modo di far parlare (e scrivere) di sé all’epoca del loro esordio “Metaphysical attraction”, sfruttando sopra tutto l’immenso potenziale espositivo offerto dalla rete, MySpace in primis. Do it yourself! Fioccarono così i riconoscimenti più o meno ufficiali, e non è mistero che al gruppo mi senta assai legato, in primis in virtù della loro proposta sonora, assai intrigante e fresca, una ventata d’ossigeno in un panorama, in quanto a creatività e spirito di iniziativa, che definir asfittico è pura circonlocuzione. L’onda lunga di quel successo è giunta fino ai nostri giorni, tant’è vero che qualche autorevole rivista li ha recensiti solo una manciata di mesi or sono, un pochino in ritardo rispetto alla data di pubblicazione, ma tanto meglio per i Belladonna, questa indolenza dei media nazionali ha permesso loro di mantener caldo il nome, nell’attesa del nuovo, sospirato lavoro. Che si materializza nelle undici tracce di The noir album, eccellente dimostrazione delle qualità espressivo/compositive che Dani e Luana hanno dimostrato di possedere in dosi abbondanti (ben superiori alla media dei loro colleghi, anche quelli più blasonati). Coppia di artisti a tutto tondo, come dimostrano le diverse sonorizzazioni da loro curate in occasione di eventi culturali tenutisi non solo in ambito italico. La voce calda di Luana impreziosisce tracce quali l’opener “Alchemical romance” e “Phoenix rising”, il loro rock oscuro (senza apparir tetro e soffocante), ma caldo ed intrigante (noir, per l’appunto, essendo la componente sensuale presente ed inscindibile dalle altre parti) si dimostra maturo, scevro da compromessi sinfonico/classicheggianti da troppi ostentati; una formula ulteriormente perfezionata, che la produzione di Sylvia Massy (Tool, RHCP, Skunk Anansie, SoaD) ha reso scintillante. E la mano dell’americana si sente in un pezzo come “Till death do us part”, brano modernissimo e grintoso che potrebbe permettere loro di guadagnare i favori della platea alterna; sorprendono i cori epici posti in chiusura, in un crescendo drammatico intensissimo. Si torna al passato con “A Manhattan tale”, legato nella sua forma ai migliori episodi di MA, un semi-lento impreziosito dal piano di Alice tenuto leggermente in sottofondo, e dalla splendida, ancora una volta, voce di Luana, ed in “Holy flame”, episodio che esalta la coesione dell’ensemble traducendosi in una prova collettiva di grande presa (colgo l’occasione per citare gli altri due membri della band, Tam al basso ed Alex alla batteria). Convincente in ogni suo aspetto, The noir album soddisfa totalmente chi nella musica ricerca raffinate emozioni ed il piacere di un ascolto pieno e partecipato. Magari destinato a pochi eletti, chissà, in ogni caso non ad essere frettolosamente archiviato tra troppi altri dischi privi di anima e destinati all’oblio. Un lavoro che può resistere all’usura degli anni, perché intimamente classico (le ballate “My golden dawn” e “The best tears of our lives” ove emergono tenui riferimenti alla seducente grandeur dei Roxy Music di mezzo), senza per questo rinunciare all’attualità ed ai suoi input enunciativi (“Lust never sleeps” e la conclusiva, immaginifica “Pure Belladonna”). Oserei azzardare perfetto, semmai la perfezione esista davvero, su questa Terra!
Web: http://www.thenoiralbum.com.
email: thenoirletter@belladonna.tv.
(Hadrianus)
Blood: Lost sky
(CD - Darkest Labyrinth, 2009).
I giapponesi Blood hanno annunciato che Lost sky sarà il loro ultimo lavoro, e certamente la notizia non farà piacere a tutti coloro che si interessano di visual kei e seguono le band ad esso correlate. Tra l’altro Kiwamu e compagni, a differenza di tanti colleghi appartenenti alla stessa scena, hanno realizzato album piuttosto interessanti, ed è quindi un peccato che proprio loro abbiano preso una decisione tanto drastica. Nel disco sono inclusi sei brani originali, tutti molto orecchiabili e in bilico tra electro e gothic-rock (le vocals, però, sono assai bizzarre e ben diverse da quelle che i gruppi occidentali solitamente abbinano al suddetto tipo di sonorità!!), e ben dieci remix ad opera delle più svariate formazioni. Tra questi ultimi segnalerei in particolar modo i pezzi di Shiv-r e Spectrum-X (entrambe le band propongono una rilettura della titletrack del cd, solo che la prima lo fa in chiave techno-trance e l’altra in versione electro-noise…), ma anche la buona prova dei death-rockers americani Tragic Black, che si sono cimentati con il brano “Crimson”. L’album esce in edizione limitata a mille copie, per cui se siete collezionisti o cultori della musica “giappa” vi conviene darvi da fare…
Web: http://www.myspace.com/bloodofficial.
(Grendel)
Blutengel: Schwarzes Eis
(3CD - Out of Line/Audioglobe, 2009).
Non nascondo il mio imbarazzo nell'approcciarmi alla recensione di Schwarzes Eis, ultima fatica dei Blutengel; ciò che mi crea difficoltà è infatti il cercare di non ripetere cose già scritte in precedenza, ma l'ascolto di questo disco (un doppio album, che diventa triplo nella "limited edition" in box per i fans piu' incalliti) non fa che confermare che tutto ciò che dovevano dire, Chris Pohl & co. l' hanno detto da tempo e, di conseguenza, tutto ciò che si poteva scrivere al riguardo è stato scritto.
Gioco forza quindi ripetersi e scrivere cose già scritte in passato riguardo i consueti clichè "gotici" a cui i Blutengel attingono a piene mani, alle canzoncine elettro-goth dai refrain immediati e ballabili ma che si ripetono ormai invariabili da anni ed anni... insomma, un disco che non riserva certo grosse sorprese e che suona come può già facilmente immaginare chi ha una minima confidenza con la precedente produzione della band tedesca. Le quindici tracce del cd1 si muovono quindi lungo i consueti canoni del Blutengel-sound ma, se possibile, mi paiono addirittura piu' "spompate" del solito; anche senza scomodare il solito Seelenschmerz (consueto metro di paragone per ogni nuovo album dei Blutengel), il nuovo cd mi pare inferiore al precedente e già non trascendentale Labyrinth... una sequela di brani che passano senza lasciar traccia di sè. Il cd2 è invece un "concept" con tracce (otto) esclusivamente strumentali: un'opera francamente pretenziosa che lascia il tempo che trova, mentre il terzo dischetto (che ricordo è incluso solo nel box) ci propone altre dieci tracce per le quale vale grosso modo il discorso già fatto a proposito del cd1. A dispetto delle mie opinioni (e dei tanti detrattori), mentre scrivo queste righe il disco fa irruzione al 17esimo posto della German Media Control Album Charts (classifica di vendita "reale", da non confondere con la "virtuale" Deutch Alternative Charts)...insomma, con buona pace di tutti, Chris Pohl ha vinto anche questa volta.
Web: http://www.myspace.com/officialblutengel.
(Candyman)
Combichrist: Today we are all demons
(2CD - Out Of Line/Audioglobe, 2009).
Inutile girarci tanto intorno, Andy LaPlegua è uno di quei musicisti che suscitano negli ascoltatori sentimenti contrastanti: alcuni lo odiano e rimpiangono amaramente le cose che ha fatto con gli Icon Of Coil, altri invece lo apprezzano moltissimo e lo seguono con grande interesse. Grazie ai Combichrist il vocalist norvegese ha tirato fuori tutta la tamarraggine che c’era in lui, esprimendola al massimo livello, e anche la sua ultima fatica ci riconferma che è senz’altro uno dei più bravi quando c’è da andarci giù pesanti. Today we are all demons è infatti un lavoro greve e ignorante, caratterizzato da suoni a dir poco “tagliati con l’accetta”, eppure quei beats così pacchiani e ficcanti funzionano che è una meraviglia, e sono quanto di più adatto possa esserci per fare un po’ di sana hard-dancing. Insomma, l’accoppiata tra le parti vocali dal buon Andy (che in quanto a rozzezza riesce a tener testa a certi cantanti di gruppi metal!) e la mistura noise-TBM che contraddistingue quasi tutti i pezzi (per lo meno quelli del primo dischetto…) è davvero esplosiva, e lo dimostrano episodi efficaci come “All pain is gone”, “At the end of it all” o “I want your blood” (quest’ultimo è ossessivo come pochi ed è anche il classico riempipista da “seratona” electro). Nel bonus cd, invece, non ci sono brani di particolare rilievo: alcuni si avvicinano più alla techno-trance e altri al noise sperimentale, ma nel complesso si tratta di materiale ben diverso dal precedente e, tutto sommato, un po’ superfluo. Meglio quindi concentrarsi sul resto e, se siete fan della band, prepararsi a bruciare qualche caloria, perché ascoltando questa roba sarà proprio difficile rimanere fermi…
Web: http://www.combichrist.com/.
(Grendel)
Deathstars: Night electric night
(CD - Nuclear Blast/Audioglobe, 2009).
Da anni vado dicendo che i Deathstars sono una delle migliori realtà del giro industrial-metal (e generi affini…), ed è inutile aggiungere che aspettavo con ansia l’uscita del loro ultimo capitolo discografico, eppure devo ammettere che ci ho messo parecchio per comprenderlo fino in fondo. Al primo ascolto lo sconcerto mi ha quasi sopraffatto, inducendomi a pensare “Ma che cavolo hanno combinato questi qua??”, poi con il tempo ho capito che i cinque svedesoni sono stati abbastanza furbi da modificare un po’ il loro sound ed evitare di ripetersi o rimanere prigionieri di certe consuetudini… I nuovi brani sono ritmicamente meno tirati e non hanno quell’immediatezza che invece caratterizzava episodi come “Cyanide” (tratto dal precedente Termination bliss) o “Semi-automatic” (tratto dall’album d’esordio Synthetic generation), inoltre le parti vocali di Whiplasher sono a dir poco strane (se già prima vi sembravano tali preparatevi allo shock, perché l’enfasi e la teatralità con cui il nostro canta canzoni come “Arclight” o “The mark of the gun” sono davvero ragguardevoli…), ma dopo un po’ di ascolti vi renderete conto che il deathglam sensuale e oscuro di Night electric night vi ha conquistato senza che nemmeno ve ne accorgeste. L’aspetto più interessante del sound creato dalla band è sempre stato quello di avere un forte potere evocativo e di saper emozionare, entrambe caratteristiche che ben si associano a questo terzo lavoro e ne fanno una delle release più importanti di inizio anno.
Web: http://www.deathstars.net/.
(Grendel)
Evergaze Eternity: Incompatible Existences
(MCD - Autoprodotto, 2009).
Bella la realtà Evergaze Eternity, band di Pisa che vede la luce grazie alla volontà, fra gli altri, di Michele Priami, bassista da anni attivo nella scena metal e oscura della città toscana. Comunque si voglia definire la musica del gruppo (proviamoci, per gli amanti delle etichette a tutti i costi: melodic-power-goth metal? Synth-gothic-metal? Goth-power-pop-metal? Capite che potremmo andare avanti all’infinito…), Incompatibile Existences ci offre quattro pezzi, dalla durata media per altro consistente (tutti intorno ai sei minuti), di sorprendente maturità e compattezza formale.
Apre le danze “Joy Restricted”. Fredde venature cyber electro aprono la strada una struttura potente e melodica, e a farla da padrona la splendida voce della cantante Kyo, che, nonostante la giovane età, ci regala una performance che per espressività e varietà d’arrangiamento richiama e non fa rimpiangere i migliori The Gathering. Con la bellissima “Shadows” il suono diventa più cupo e aggressivo, virato sui suoni bassi (e qui Michele Priami lavora di fino), gotico e sontuoso con gran gusto nell’uso delle tastiere. La parte vocale, invece, sfrutta soprattutto le tonalità alte e graffianti, con accenti aggressivi che la avvicinano a certe cose dei Birthday Massacre. In “My Vicious Circle” invece la fa da padrone un gothic metal caratterizzato da atmosfere sognanti e cristalline, e ancora una volta colpisce l’accuratezza della partitura vocale. Nella finale “Children can kill”, invece, gli Evergaze Eternity giocano col dark synth-pop contaminandolo con il metal, sporcandolo di elettronica e inacidendolo con un gusto trasversale ed eclettico che forse può rimandare ai risultati delle realtà di certo visual-kei.
Inoltre, produzione coi fiocchi.
Bravi. Ed ora aspettiamo il full-length...
Web: http://www.myspace.com/evergazeeternity.
email: evergaze.eternity@gmail.com.
(Manfred)
Fausto Leonetti: Synthesis
(CD, 2009).
Synthesis è il frutto dell'arte compositiva di Fausto Leonetti, membro degli Infieri. In questo mcd autoprodotto, Fausto ci offre cinque brani strumentali decisamente apprezzabili; si parte con la maestosa "Sleeping beauty" (versione completamente diversa da quella presente su Through the night lights, ottimo album degli Infieri di cui abbiamo già parlato nei mesi scorsi), che rimanda indubbiamente agli In The Nursery, proprio per via delle potenti parti percussive. "Remembrance" ed "Ancient spell" sono imperniate sul pianoforte: brani dall'impostazione classica in cui il talento del polistrumentista Fausto trova la sua esaltazione. "Saturno" si apre in maniera notturna ed ossessiva, per poi sviluppare movimenti piu' ariosi; ancora le percussioni in bella evidenza su "Fearless", mentre a chiudere il disco troviamo la bonus track "Rebirth" (unico brano cantato del cd): il pezzo sarà già noto a chi conosce l'album degli Infieri perchè lì incluso, ma è comunque un piacere riascoltare questa bella canzone, che oltre che delle ottime musiche di Fausto, si avvale della bella voce di Barbara Profazi: una vera gemma! Anche se indubbiamente quest'ultimo pezzo ha una marcia in piu' rispetto agli altri, è innegabile che tutti i brani presenti in Synthesis siano piu' che buoni e si adatterebbero ottimamente per una colonna sonora; si tratta di musica da cui spicca talento e sentimento.
Web: http://www.myspace.com/faustoleonetti.
(Candyman)
Franz Ferdinand: Tonight: Franz Ferdinand
(CD - Domino Records, 2009).
È cosa risaputa che, nella carriera di qualsiasi gruppo, il terzo lavoro è uno dei più difficili da realizzare, e questo perché la maggior parte dei musicisti si chiede se sia meglio andare sul sicuro o se invece sia il caso di esplorare vie alternative. Nel caso della band scozzese, però, non si può parlare di una vera evoluzione del sound, difatti i quattro sembrano aver esaurito la vena creativa che li aveva portati a comporre album come il debut o come il successivo You could have it so much better. Insomma, se l’intenzione di Alex Kapranos e soci era quella di stupire i fan, allora si può dire che ci sono riusciti benissimo perché il nuovo cd suona davvero “diverso”, peccato però che tale particolarità si traduca in brani orecchiabili ma poco efficaci, ben strutturati ma per nulla coinvolgenti. Anche dopo parecchi ascolti pezzi apparentemente carini come “Live alone”, “Bite hard” o “Twilight omens” continuano a suscitare qualche perplessità e a non apparire originali, ma a ciò si aggiunge il fatto che il disco include pure alcuni episodi un po’ deludenti (“What she came for”, “Dream again”, “Katherine kiss me”…), per cui di motivi per stare allegri ce ne sono proprio pochi. Forse i Franz Ferdinand volevano dare un taglio “indie-pop-rock” alle loro nuove canzoni, o magari erano solo a corto di idee, fatto sta che l’album sembra un patchwork di cose già sentite troppe volte, e quasi mai riesce a lasciare il segno. Vediamo quindi che combineranno al prossimo giro, ma per stavolta meritano (quasi) la bocciatura.
Web: http://www.franzferdinand.co.uk/.
(Grendel)
Helles Dreams: Death Rock'n'Roll
(MCD - Autoprodotto, 2008).
Death Rock'n'Roll ...Già il titolo di questo demo, proposto dai sanmarinesi d’adozione Helles Dreams, dovrebbe dire tutto, ma comunque siete avvertiti: niente fronzoli, niente tastiere, niente ricami. Siamo in full immersion in pure atmosfere ‘70/’80, bassochitarrabatteria dritti nello stomaco, e nel cuore a risvegliare ricordi giovanili, quando -più o meno- eravamo convinti di essere “costretti a sanguinare”. E dunque, pura energia punk, ritmiche batcave, ed attitudine stradaiola, omaggiata anche dalla produzione “sporca” al punto giusto, tanto che sembra quasi di sentire il graffiare del vinile. E se c’è all’interno del demo il “pezzo perfetto” che incarna spirito ed attitudine degli Helles Dreams, questo è secondo me “Walking in the city of Dogs”: basso “rough” da pogo (brava Switchblade) , chitarra eighties, batteria trascinante e voce (e fischi e strilli…) “true punk”.
Chiude il cd “New Dawn Fades” ottima cover dei Joy Division, in cui i toni proposti dalla band si fanno (giocoforza) più meditati e pensierosi ed il cantato di Vlad Valakia riesce ad omaggiare Ian Curtis con la dovuta accuratezza.
Lux Interior… Ian Curtis… due estremi di una stessa realtà, due facce di una stessa medaglia. Questo cd è fatto pensando a loro, e in quest’epoca smemorata non è poco.
Web: http://www.myspace.com/hellesdreams.
email: hellesdreams@alice.it.
(Manfred)
Herbst9: The Gods Are Small Birds, But I Am The Falcon
(CD - Loki Foundation, 2008).
Henry Emich e Frank Merten, meglio conosciuti come Herbst9, sono dei veterani della scena ritual ambient di matrice etnica. Oggi tornano alla carica con un nuovo album dal titolo molto evocativo, e dal contenuto altrettanto interessante. Ancora una volta il lavoro del duo si concentra sulle antiche divinità sumere, questa volta focalizzandosi sulla dea Inanna, incarnazione dell'amore, della guerra e della fertilità. La musica di Herbst9 scava nel profondo, sonda gli abissi musicali e non, ma a differenza di tanta paccottiglia pseudo-industriale che circola oggigiorno, sembrano avere più di un asso nella manica, come ad esempio l'uso delle pulsazioni tribali che sostengono “Must I Die? (Because Of My Holy Songs)” che, coadiuvate da voci filtrate in lontananza, creano un substrato di ambient dal sapore etnico di grande fascino. Rispetto al passato le percussioni assumono un ruolo meno predominante, e il disco presenta una certa continuità tra i brani, che si susseguono uno dopo l'altro senza particolari scossoni, pregio e allo stesso tempo difetto di un suono più che efficace nel dipingere scenari rituali conditi da spezie mediorientali pre-islamiche. Un altro centro per Herbst9 e per Loki Foundation.
Web: http://www.myspace.com/herbst9ambient.
(Softblackstar)
Kirlian Camera: Shadow Mission Held V
(CD - Out of Line/Audioglobe, 2009).
Prima release dei Kirlian Camera per Out of Line è Shadow Mission Held V, ennesimo capolavoro nella ormai sterminata discografia del gruppo italiano. Undici tracce che, tra nuovi brani e ri-elaborazioni di vecchi classici confermano la grandezza del progetto di Angelo Bergamini ed Elena Fossi, autentica istituzione della scena elettronica alternativa. Il disco si apre con una nuova versione (Mission Walhalla IX) della classica "Heldenplatz" (a mio parere una delle piu' belle canzoni mai composte dai Kirlian Camera); il pezzo si apre con un assolo di violino che lascia poi spazio a pulsanti beats, per una versione che pur essendo marcatamente "dance" non perde assolutamente il fascino dell'originale. Altro vecchio "hit" riproposto in chiave piu' "moderna" è "Edges", mentre piu' recente è "K-Pax" (uno dei migliori pezzi della loro produzione piu' recente) anch'esso qui riveduto e corretto. A dimostrazione che la vena compositiva dei Kirlian Camera non conosce fasi calanti, ecco due splendidi inediti: "E.D.O. (Europe Drama Orbit)" e "Odyssey Europa (Premiere Version)", ottimi pezzi destinati ad entrare nella lista dei migliori hits dei Kirlian Camera. La splendida voce di Elena Fossi, la miscela di beats ed armonie epiche e malinconiche che caratterizzano questa prima metà del disco, lasciano successivamente spazio ad episodi leggermente piu' sperimentali come le due parti di "Alien Chill Calling", la crepuscolare "Julia Dream" ed "Enemy Closing In (Albedo 0.64)" in cui canta anche Angelo; a completare la tracklist, una versione strumentale di "E.D.O." e un altro remix di "Heldenplatz". Shadow Mission Held V è un disco che offre ottime tracce, tanto nei nuovi episodi quanto nelle nuove versioni dei pezzi già editi; ennesimo imperdibile capitolo nella discografia della band italiana. Da ricordare che il disco è disponibile anche in vinile, con tracklist leggermente diversa.
Web: http://www.myspace.com/kirliancamerafront.
(Candyman)
KTL: IV
(CD - Editions Mego, 2009).
L'instancabile Stephen O'Malley dei Sunn O))), oltre al nuovo disco con gli Æthenor, in questo periodo esce anche con il suo progetto insieme a Peter Rehberg, alias Pita, qui alla prova del quarto album. Tra i collaboratori O'Malley recluta il formidabile Atsuo dei Boris al gong e alla batteria, e in consolle nientemeno che Jim O'Rourke, tornato alla musica dopo un lungo periodo di assenza. E la mano di quest'ultimo in fase di produzione si sente parecchio, col risultato che i KTL sfornano il loro miglior album di sempre. La chitarra di O'Malley disegna delle geometrie minimali, livide, atonali, reiterate fino allo sfinimento, contraltare alle basi elettroniche di Rehberg, che qui si destreggia tra finissimo noise digitale, rimbombi profondi, scrosci di suoni ad alta frequenza, liquidi passaggi ambientali, glitches. A chiudere il cerchio infine c'è la batteria processata di Atsuo, minimale, secca, metronomica. Per certi versi è un disco meno ostico dei predecessori, senza che questo influisca minimamente sulla qualità del suono in sé, che resta glaciale e nebuloso, emblematica fin dal titolo “Eternal Winter”, e capace di generare un mostro come i ventuno minuti di “Paratrooper”. Per me già tra i dischi dell'anno.
Web: http://www.myspace.com/ktlrule.
(Softblackstar)
Noisuf-X: Voodoo Ritual
(CD - ProNoize/Audioglobe, 2009).
Attivo da molti anni con X-Fusion (progetto dedito a sonorità prettamente harsh-elettro), Jan L. nel 2003 ha creato il side-project Noisuf-X, in cui sviluppa invece sonorità industrial-dance, attraverso brani esclusivamente strumentali (salvo alcuni campionamenti vocali) imperniati su beats ossessivi, ritmi martellanti ed ipnotici. Il nuovo Voodoo Ritual (terzo album della discografia di Noisuf-X) contiene 15 tracce che non si discostano di un millimetro dalla precedente produzione e che quindi hanno tutte le carte in regola per soddisfare gli amanti di queste sonorità: Voodoo Ritual è un' overdose di beats e ritmi technoidi pronti a spopolare sui dancefloors! I djs possono selezionare a casaccio ogni singola traccia di questo cd, perchè ognuna ha le caratteristiche per essere un potenziale riempipista; il rovescio della medaglia è che prodotti come questo perdono ogni senso se si esce dal contesto "discoteca": assolutamente improponibile infatti l'ascolto casalingo di questo materiale!
Web: http://www.myspace.com/noisuf-x.
(Candyman)
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