Recensioni Gennaio 2009

 


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Jeffree Star: Cupcakes taste like violence (EP - Popsicle Records, 2008). Jeffree Star è furbo, anzi no, è furbissimo, e merita attenzione anche se la sua produzione musicale è meno rilevante rispetto alle varie altre cose accomunabili al personaggio che si è costruito in questi anni. E se adesso vi state chiedendo chi sia costui sappiate che vivete su Marte, perché girando su MySpace è praticamente impossibile non imbattersi in una sua foto, inoltre non è pensabile che uno non la noti… Ovvio che su tutto ciò il signor Steininger, ventiduenne originario di Orange County (US), ha puntato parecchio, e se siamo qui a parlarne vuol dire che ci ha azzeccato in pieno. Saltiamo però la parte in cui si potrebbe disquisire sui capelli fucsia, sui tatuaggi che ha su gambe e braccia o sulla sua fissa per il travestitismo, e passiamo alla musica poiché il nostro (o meglio la nostra…) “Queen of the Internet” ha recentemente pubblicato il secondo Ep. Cupcakes taste like violence esce infatti a un anno e mezzo di distanza dal debut Plastic surgery slumber party e conferma quanto già sapevamo, ossia che il giovane californiano non è certo ‘sto gran cantante ma che il sound cui è dedito, pur se commerciale, leggerissimo, sempliciotto e trash come poche altre cose, può essere apprezzabile. Ovvio che se vi viene l’orticaria al solo sentir nominare l’electroclash o il synth-pop fareste bene a lasciar perdere, ma se i generi appena citati vi sono sempre piaciuti e amate i personaggi controversi ed “esagerati” vi conviene dare un ascolto, anche solo per curiosità. Negli anni ottanta c’erano Boy Gorge e il meno conosciuto Marilyn, adesso invece è il turno di Jeffree Star, ma c’è da chiedersi per quanto ancora la sua stella risplenderà visto che, nel cyberspazio, tutto muta alla velocità della luce… Web: http://www.myspace.com/jeffreestar. (Grendel)

Kannonau: Initium (CD - Misty Circles/HR!SPQR, 2008). Dopo l'omonimo mcd, ecco Initium, primo album dei Kannonau. Come già evidenziato con il loro precedente output (di cui qui ritroviamo tre brani), la band calabrese ci offe un lavoro a cavallo tra folk-apocalittico ed atmosfere marziali, rivelando ottime capacità compositive, come evidenziato dalle undici tracce in cui si articola il disco. Brani come "Revenge" (la mia preferita, che si avvale anche di un bel testo), "Initiation", "Third level", "Death to the weak", "The human abstract" e la conclusiva "Dragon of death", sono ottimi pezzi, in un'alternanza di brani piu' tipicamente neo-folk con altri maggiormente apocalittico/marziali. La buona interpreatzione vocale inglese, non viene a mio avviso eguagliata nei brani cantati (o meglio dovrei dire, recitati) in italiano; troppo forzate ed eccessivamente "intellettualoidi" mi paiono "Tragedia d'amore e di morte", "La fine dell'uomo" e "Addio!". Nel complesso Initium è comunque un disco decisamente buono, che afferma i Kannonau come una delle migliori realtà del panorama folk-apocalittico italiano. Web: http://www.myspace.com/kannonau. (Candyman)

Kathleen Concept: Introduction (CD - Self-produced, 2008). Già cantante e compositore dei The Head Stops (dei quali recensii lo sperimentale “Half asleep”, auto-produzione risalente al 2002 della quale serbo un buon ricordo), esperienza che deduco sia dal nostro considerata giunta al suo naturale epilogo, Alessio Canalini torna con un disco assai intimo e personale, che in “My sweet fairy” può ricordare il Nick Cave più disilluso e romanticone. Assai semplici nella loro struttura, le nove canzoni che compongono Introduction rivelano una anima delicata sì, ma pure umbratile e profonda (“White nail” e “Made up” sono davvero dark). Non ostante il nostro dichiari una certa ristrettezza di mezzi, che sicuramente incide sulla qualità della produzione, la resa finale non ne risente, proprio in considerazione della peculiarità della proposta. Per canzoni semplici come questa non servono davvero sfavillanti studi onusti di attrezzature, è sufficiente l’anima. Fossero magari cantate in italiano, potremmo considerare queste tracce l’ennesima prova di un panorama ricco di sfaccettature, quale si sta rivelando quello "cantautorale-colto" italiano. L’uso dell’idioma anglo dona comunque ai pezzi una statura internazionale, trattandosi di una vera e propria "introduzione" alla poetica di Alessio, spero davvero di poterne ri-scrivere un domani, pascendo così una certa curiosità che via via che l’ascolto di Introduction procedeva, si rafforzava come il vento proveniente dal mare, ed annunziante burrasca. Web: http://www.myspace.com/kathleenconcept. (Hadrianus)

The Killers: Day & age (CD - Island Records, 2008). È davvero difficile, se non impossibile, spiegare perché un gruppo come i Killers ha raggiunto una così grande popolarità, nel mondo ma anche qua in Italia. Nel 2004 la band di Las Vegas era riuscita a convincere un po’ tutti con il debut Hot fuss, che proponeva un delizioso mix tra rock, pop e wave, ma già con il successivo Sam’s town (2006) Brandon Flowers e soci avevano iniziato a dar segni di cedimento, visto che l’album in questione non era assolutamente all’altezza delle aspettative. C’era quindi chi sperava che il nuovo Day & age facesse dimenticare il mezzo passo falso compiuto in precedenza, invece eccoci di nuovo qui a parlare di un lavoro deludente, mediocre e inutile. La cosa incredibile, però, è che più i quattro sfornano canzoni bruttine e più ottengono successo, difatti sono tra i pochi che riescono ancora a vendere grosse quantità di dischi, e i loro concerti vanno esauriti in pochissimo tempo. Già da un po’ il singolo “Human” è in programmazione in qualsiasi radio e su tutti i canali televisivi musicali, ma sapete una cosa? Il suddetto brano è l’unico che si salva (assieme a “Spaceman”…) dell’intero cd, infatti episodi come “Neon tiger”, “I can’t stay” o “The world we live in” (tanto per citare qualche titolo, ma in realtà lo stesso vale anche per gli altri…) sono così melensi e soporiferi da far venire la voglia di passare oltre, e di non ascoltarli mai più. E il fatto che in giro ci siano tante formazioni dedite a un genere simile a quello dei Killers, ma molto più brave e (purtroppo) sconosciute, è la dimostrazione che nel music business c’è proprio qualcosa che non va… Web: http://www.thekillersmusic.com/. (Grendel)

Namenlos: Sturmundrama (CD - Self-produced, 2008). Sicuramente v'è una buona dose d'ambizione (che ogni artista deve coltivare) a corroborare l'opera di questo duo, il quale in Sturmundrama identifica il suo vero debutto, pur essendo titolare di due precedenti prove, delle quali la seconda, "The dandy dare - L'estetica del dandy" del 2006, ha segnato una prima e chiara evoluzione. La ricerca di un suono personale e distinguibile alimenta "Amour fou", incentrata sull'esposizione drammatica di Siren Obscene (Sonia Asciutti), voce di Namelos (l'altra parte è costituita da Friedrich Lestat, appunto Namenlos, che compone, arrangia ed esegue il concept). Dichiarando d'aver finalmente ottenuto l'agognata identità artistica, la coppia l'espone attraverso queste otto tracce omogenee tra di loro ed ove la componente recitativa prevale, trovando poi naturale sfogo nelle rappresentazioni live di liriche decadenti e dal forte impatto simbolico ("I fiori della catena", "Et lorsqu' à l'Europe...", l'episodio di maggior peso specifico ed ideale manifesto di Namenlos, che in questo caso s'inserisce nel solco già tracciato dagli Ataraxia). Sono proprio le parti interpretate da Sonia a guadagnarsi i miei favori, essendo a mio avviso le meglio definite, anche se i picchi qualitativi raggiunti ed agevolmente superati da altri insiemi che si collocano nella medesima area stilistica sono ancora ben lungi dall'essere solo sfiorati (se si eccettua la poc'anzi citata "Et lorsqu'..."). Resta in ogni caso da sottolineare la buona volontà manifestata dal compositore e dalla cantante, i quali si fanno portatori di un disegno concettuale di ampio respiro e foriero di ulteriore ed auspicato perfezionamento. Per informazioni: www.myspace.com/namenlosit. Web: http://www.namenlos.it. (Hadrianus)

Orplid: Greifenherz (CD - Auerbach Tonträger/Audioglobe, 2008). Ascoltando l'ultima fatica del duo teutonico, sono sempre più convinto che il precedente Sterbender Satyr era il classico disco di transizione, che trova finalmente compimento in questo Greifenherz, e non a caso tra i due dischi è stata pubblicata la raccolta compilativa di demo e tracce varie a mo' di spartiacque. Riprese alcune sonorità già esplorate in Barbarossa e nei loro brani più battaglieri, e abbracciata definitivamente l'elettronica in favore delle chitarre, Frank Machau e Uwe Nolte sfornano un gran bel disco che fonde sapientemente musica marziale, neofolk ed elettronica. Negli anni il duo ha mantenuto la costante di un suono gelido, profondamente solenne ed evocativo, e Greifenherz non è certamente da meno. L'album è ricco di sonorità differenti che stemperano l'approccio poco immediato dei brani. Affascinante il quasi downtempo di “Des Sperbers Geheimnis”, che non sfigurerebbe sull'ultimo Portishead, la new wave con tanto di chitarra elettrica di “Totenesche”, l'elettronica cupa di “Myrmidonenklage”, le reminiscenze folk di “Schwertgesang”, mentre incomprensibile è la scelta di coverizzare “Traum Von Blashyrkh” degli Immortal (!), al di là della curiosità un brano che scivola via senza lasciare traccia. Greifenherz è un disco che richiede un po' di attenzione da parte dell'ascoltatore, ma che ripaga con momenti di pura poesia. Non è un capolavoro, ma un disco solido e ricco come la voce di Frank Machau. Web: http://www.orplid.de/. (Softblackstar)

Ostara: The Only Solace (CD - Trisol/Audioglobe, 2009). Dopo l'assai deludente Immaculate Destruction, disco contrassegnato da un' infelice incursione in territori "rock oriented", gli Ostara tornano nell'ambito "neo-folk" a loro piu' congeniale con il nuovo The Only Solace, album che verrà apprezzato sopratutto dagli estimatori di Kingdom Gone, secondo album della band di Richard Leviathan, che aveva aperto la strada ad un neofolk "poppeggiante" (e che infatti gli era costato l'abbandono da parte di molti fans della prima ora). Le 14 tracce del disco vedono la voce di Richard e la chitarra acustica protagoniste assolute e la critica principale che posso muovere al disco è di essere troppo lungo (come numero di brani, non come minutaggio), sopratutto in virtu' del fatto che il canovaccio lungo cui si snodano quasi tutti i brani è praticamente sempre lo stesso: un'uniformità stilistica che alla lunga stanca. Detto questo, qualche brano apprezzabile c'è: "Darkly shining", dove l'impronta "pop" è ben marcata, "The darkening", "Lanterns of the storm" ed "Architects of ruin". In definitiva, The Only Solace è un disco che potrà soddisfare gli estimatori del neo-folk piu' minimale, impostato quasi esclusivamente sul binomio voce/chitarra acustica; personalmente trovo che l'apice della loro discografia rimanga il primo album, quel Secret Homeland che sprigionava una freschezza ed un'energia che nel tempo si è in buona parte dissolta. Web: http://www.ostara.net. (Candyman)

Project Pitchfork: Feel! (MCD - Prussia Records/Audioglobe, 2009). Riecco i Project Pitchfork! Una delle piu' autorevoli (e longeve) band elettro-dark tedesche torna con questo nuovo singolo, che anticipa di un mese circa il nuovo album Dream, Tiresias!. Dopo un album piuttosto sperimentale come Inferno (ed i due successivi mcd ad esso tematicamente collegati), il successivo Kaskade aveva segnato un ritorno ad un sound piu' diretto ed immediato; su tale strada sembra proseguire anche "Feel!", un discreto singolo, dal refrain accattivante e caratterizzato dall'inconfondibile voce di Peter Spilles. Inutile negare che la potenzialità di singoli storici come "Conjure", "Timekiller", "God wrote", "Carrion", ecc... è lontana, ma a differenza di tanti gruppi che non si evolvono mai, i Pitchfork hanno saputo e voluto rinnovarsi nel corso della loro ormai lunghissima carriera, anche a rischio di perdere qualcosa a livello di popolarità e vendite. Siamo quindi in presenza di un brano decisamente buono e con le potenzialità da singolo che mancavano ai pur validi brani degli ultimi due album. Per quanto riguarda il mcd, devò però essere coerente con quanto ho sempre sostenuto: ovvero, trovo che un dischetto che contiene per nove volte lo stesso brano, sia superfluo. "Feel!" viene infatti riproposta in ben nove versioni, con remix a cura di S.I.T.D., The Retrosic, Noisuf-X, Die Krupps, ecc.. Al di là della qualità (mediamente piu' che buona) dei singoli remix, un lavoro a mio avviso da consigliare solo ai fans piu' accaniti ed ai collezionisti; per tutti gli altri, meglio aspettare l'imminente album. Web: http://www.pitchfork.de. (Candyman)

Psycostasia: Involution (MCD - Self-produced, 2008). Non proprio definibile our cup of tea la proposta degli Psycostasia, collocandosi nell’area del thrash metal tecnico, come evidenziato dalla spedita opener “Violated”, dotata di cambi di tempo che ne spezzano l’incedere e che la rendono, al pari delle altre tre song che compongono Involution, una testimonianza convincente dell’ottimo livello esecutivo raggiunto dal quartetto. Un assalto sonoro che non lascia scampo, e che nelle intenzioni del combo, e noi lo auspichiamo, dovrebbe suscitare l’attenzione di una label pronta a supportarne l’opera (come la giuovine e specializzata Punishment 18 Records). Web: http://www.myspace.com/psycostasia. (Hadrianus)

Satyricon: The age of nero (CD - Roadrunner Records, 2008). Tra i sopravvissuti della scena black metal degli anni novanta spiccano in particolare due nomi, quelli di Dark Throne e Satyricon. Entrambe le band non hanno mai gettato la spugna, ma allo stesso tempo si sono rese conto che non potevano replicare in eterno le cose fatte ad inizio carriera, e hanno optato per un cambiamento. Il problema è che, mentre Fenriz e Nocturno Culto sono riusciti a non snaturare il loro sound, il gruppo di Satyr e Frost si è fin troppo trasformato, o per meglio dire involuto. La cosiddetta “svolta thrash”, iniziata nel 2002 con Volcano e proseguita poi con Now, diabolical (2006), li ha fatti diventare la brutta copia di loro stessi, e purtroppo anche il nuovo The age of nero non ne risolleva le sorti… La nuova fatica (?) dei due norvegesi è infatti un album deludente, scialbo e infarcito di brani che definire monotoni e ripetitivi è dir poco: il drumming ultra-minimale di Frost suscita sconcerto e soprattutto ha un effetto soporifero, ma in generale l’intera struttura dei pezzi inclusi fa pensare che i nostri ci abbiano messo sì e no due giorni a comporre, arrangiare e registrare il cd, che ovviamente nessuno si è preso la briga di produrre in modo decente. È vero che tutto ciò fa tanto “pure norwegian black metal”, e che la voce di Satyr è ancora marcia e cattiva come un tempo, ma il punto è che se un disco è brutto è brutto, e non c’è purezza che tenga. Pezzi come “Die by my hand”, “Den siste” o “Commando” potranno forse far colpo su qualche ragazzino che ha scoperto da poco questo tipo di musica, ma dubito che i vecchi fan possano avere un qualche interesse per roba così scontata e priva di appeal. Web: http://www.satyricon.no/. (Grendel)

Sindrome meets Urna: Aus Dem Licht (CD - Apocalyptic Radio, 2008). Questa collaborazione tra i due progetti italiani Sindrome e Urna cerca da un lato di incamerare elementi dell'ambient luminosa dell'ultimo Urna, dall'altro di risultare varia e stimolante per l'ascoltatore mescolando elementi presi dal noise, dall'industrial, da certa elettronica oscura e soprattutto dall'Incredibly Strange Music. Il risultato alle volte centra il bersaglio, altre volte un po' meno. Se l'apertura di “Mother Of Gore” colpisce positivamente, “Abhorrent Life”, con quei suoni volutamente sgraziati, risulta più fastidiosa che interessante, mentre “Paradroid” fa molto Coil periodo Horse Rotorvator. Spassoso l'intermezzo di “Neon Blowout”, ma anche inconsistente, però la palma di peggior brano del disco va senza dubbio a “Someone Scream In The Blackroom”, atmosfera sadomaso di serie B per uno dei cliché più abusati di sempre. In conclusione, quello che sembra uscire fuori è più l'idea di un esperimento, di un gioco, che di un'opera compiuta e coesa. A tratti è divertente, spesso è irritante. Web: http://www.apocalyptic-radio.com/. (Softblackstar)

Syn- / E.5131: Manolo On Juliet (CD - Prasca, 2008). L'improbabile titolo Manolo On Juliet è il frutto della collaborazione tra il musicista Syn-, che si occupa di tutti gli arrangiamenti, e lo scrittore E.5131, che fornisce i testi di quest'opera intrigante. Il disco è da considerarsi come un'opera unica, senza distinzione tra le una traccia e l'altra, che terminano e si intersecano una dentro l'altra. Durante tutta la prima parte dell'album più e più volte il nome al quale mi è venuto spontaneo associare quest'album è Einstürzende Neubauten, vuoi per il recitato palesemente Blixa Bargerld, vuoi per certe soluzioni sonore adottate, siamo abbastanza vicini alle ultime uscite del gruppo teutonico, anche se con una maggiore propensione a suoni elettronici. Man mano che si avanza con l'ascolto il disco prende una piega differente, scivolando verso un folk abbastanza free e non privo di spunti interessanti, per poi riapprodare, nella parte finale, verso territori più elettronici, questa volta più vicini all'ambient. Syn- dimostra di avere personalità e buon gusto, e il disco è piuttosto riuscito e variegato destreggiandosi tra le chitarre acustiche di “La Belle Effarouchée”, gli scampoli pop di “Dégoulineuse Épinante”, lo psych-folk di “On Tous Qui”. Pecca un po' di prolissità, e tutto insieme il disco può risultare sfiancante, ma resta un prodotto più che valido. Web: http://www.myspace.com/synarchives. (Softblackstar)

Triarii: Muse In Arms (CD - Eternal Soul, 2008). C'era molta attesa per il terzo atto di Triarii, diventanto in breve tempo uno dei nomi di punta del cosiddetto martial industrial. Il suono segue fedelmente la struttura del capitolo precedente, cioè campionamenti di musica orchestrale, cori, una massiccia presenza di percussioni, ma rispetto a Pièce Héroique è più compatto e messo a fuoco. I ricchi arrangiamenti propendono ancora di più verso una vena cinematografica, e non stonerebbe vedere usato qualche brano dell'album come colonna sonora di un film di guerra, grazie a un approccio stilistico che riesce miracolosamente a mediare tra l'afflato epico e l'immediatezza melodica. L'introduttiva “Birth Of A Sun” ci predispone all'ascolto con un brano in crescendo fino all'esplosione orchestrale nella parte finale, preludio alla più marcatamente neoclassica “Muse In Arms”. “Europa”, brano trainante e sorretto da una melodia prepotente, è un po' la “On Wings Of Steel” di quest'album, e fa semplicemente impallidire qualunque epigono del suono marziale. Il disco trae forza proprio dalla monolitica potenza di fuoco delle percussioni, e poco è lo spazio concesso a sonorità meno aggressive, se non nell'elegiaca “Muse In Arms II” o ai cori di “The Final Legion” a elogiare le gesta di eroi perduti nel tempo. Se c'è un termine per descrivere questo album, è semplicemente “epico”, e gli si perdona anche la solita retorica trita e ritrita che fa capolino dal banale testo di “Europa”, perché è un abisso quello che separa Muse In Arms dagli altri dischi di genere. Web: http://www.triarii.de/. (Softblackstar)

The Triple Tree: Ghosts (CD - Cold Spring/Audioglobe, 2008). The Triple Tree è il nuovo progetto che vede coinvolti Tony Wakeford (Sol Invictus) e Andrew King come titolari della sigla, ai quali si aggiungono Kris Force, Renee Rosen (Sol Invictus), Peter Murphy e altri. Chi ha familiarità con Andrew King troverà molta continuità tra la sua produzione precedente e questo Ghosts, nel quale l'elemento principale è l'uso massiccio della sua potente voce dai toni declamatori, coadiuvata in poche occasioni dalla voce decisamente più piatta e monocorde di Wakeford e da quella di Autumn Grieve. Wakeford si occupa però di scrivere i testi e parte degli arrangiamenti, che nello specifico ruotano attorno all'opera di Montague Rhode James, insigne scrittore e medievalista britannico vissuto a cavallo tra '800 e '900, e considerato tra i più importanti autori inglesi di racconti a tematica soprannaturale (i Ghosts del titolo). La musica oscilla tra il folk più tradizionalista (“The Stalls”, “Three Crowns”), quello più sperimentale (“The Malice Of Inabitate Objects”) e soluzioni vicine all'ambient (“The Ash Tree”), grazie a un parco strumenti ampio e variegato in grado di fornire soluzioni sonore sfaccettate. Il disco pecca forse di poca immediatezza, ma è senza dubbio affascinante, oltre ad essere la migliore uscita di Tony Wakeford da un po' di tempo a questa parte. È uscito già da un po', recuperatelo. Web: http://www.myspace.com/thetripletree. (Softblackstar)

Urna: Liber Lelle (CD - Abgurd, 2008). Liber Lelle segna il ritorno di Gianluca Martucci, alias Urna, a qualche anno di distanza dall'album precedente. Il disco è completamente acustico, e pervarso da sonorità che tendono a una atmosfera estatica e mistica – non a caso il disco è dedicato alla vita di Angela da Foligno – grazie al sapiente utilizzo di momenti ora eterei, impalpabili, ora dove un nutrito numero di campanellini, cimbali e percussioni di vario tipo, tutti dal suono molto brillante, accompagnano un'altrettanto nutrita selezione di strumenti a corda come liuti e mandolini, sfiorando a tratti anche delle melodie che si potrebbero definire etniche quando si vanno ad aggiungere anche le percussioni, come in “L'orrenda notte”. Splendido il flauto in apertura di “La venuta del pellegrino nell'anima”, brano molto suggestivo nel suo essere a metà strada tra atmosfere più cupe e le sonorità più luminose che caratterizzano l'opera. La durata media dei brani è piuttosto lunga, ma Liber Lelle è uno di quegli album capaci di suggestionare l'ascoltatore. Un buon disco passato un po' in sordina, ma che merita maggiore attenzione. Web: http://www.abgurd.com/. (Softblackstar)

Vestigial: Translucent Communion (CD - Cold Meat Industry/Audioglobe, 2008). Il progetto nostrano Vestigial approda su Cold Meat Industry, con un CD che si rifà proprio a quel suono che l'etichetta di Karmanik ha reso famoso, una dark ambient scura, limacciosa, austera. Le premesse ci sono tutte, ma il bersaglio è mancato per un soffio. Translucent Communion purtroppo non aggiunge nulla di nuovo a un genere già di per sé tendente alla stasi, e quel poco che giunge alle nostre orecchie seppure in alcuni frangenti è tutto sommato efficace nel dipingere atmosfere meditative oppure oscuri scenari dal retrogusto maligno, alla fin fine si rivela essere il “solito” disco dark ambient con pochi guizzi sparsi qui e là, come in “Primordial Communication”, che si distingue dalle altre tracce grazie alla presenza di percussioni tribaloidi di buona fattura. Se siete appassionati del genere è un disco al quale potrebbe valere la pena dare una chance, ma se avete poca simpatia per l'argomento allora è meglio passare ad altro. Web: http://www.myspace.com/sunthatneversets. (Softblackstar)

Wynardtage: The Grey Line (CD - Rupal Records/Masterpiece, 2008). Il 2008 non poteva chiudersi senza un nuovo album dell'iperproduttivo Wynardtage. The Grey Line è già il quarto full-lenght del progetto di Kay Arnold (che quest'anno aveva inoltre già dato alla luce The Forgotten sins, raccolta di rarità, inediti e remix) e pur senza far gridare al miracolo, ritengo che questo sia il suo miglior disco. Wynardtage continua a muoversi all'interno del territorio "harsh-elettro", ma la sua musica è nettamente migliorata disco dopo disco, arricchendosi anche di brani piu' "atmosferici" e strutturati, non limitandosi ai soli martelli da dancefloor, che comunque non mancano e che picchiano come al solito (con la voce iper-distorta che sarà pure il trade-mark di questo genere, ma che dal mio punto di vista, fa perdere qualche punto al tutto), fornendo parecchio materiale per il dancefloor. The Grey Line si apre con l'aggressiva "Mask", che paga un pesante tributo a Suicide Commando (in particolare, questo brano mi ricorda le sonorità dell'album Construct:Destruct); tra gli altri pezzi dai ritmi incalzanti, da segnalare la successiva "Tragic Hero", "Crash of a star" e, sopratutto, "If there is no tomorrow" e "Cutting down" (un brano veramente buono, dove i beats convivono con una bella linea melodica e la voce è finalmente "quasi" pulita). I BPM scendono drasticamente e si preferisce lavorare su atmosfere oscure e malinconiche nelle varie "The frozen point", "Leaving" e le belle "In death a tale" e "Now we are alive"; quest'ultima (presente nel disco anche in un remix a cura di Painbastard) è affidata alla voce femminile di Melanie G. (così come la title-track), un accorgimento a cui Kai sta facendo ricorso sempre piu' di frequente. The Grey Line mi sorprende in positivo e si rivela un disco piu' che buono, certamente tra le migliori pubblicazioni del 2008 nel moribondo panorama "harsh". Web: http://www.myspace.com/wynardtage. (Candyman)

Yumma-re: Eden (CD - My Kingdom Music/Audioglobe, 2009). Provengono dalla Campania gli Yumma-re, quartetto composto dai tre Nobile, Luigi che si occupa di keys e voci, Umberto (chitarra e tromba), Francesco (basso) e dal chitarrista Mario Buoninfante. Si avvalgono alle voci muliebri dell’ottima Patrizia Giannattasio (dal vivo però titolare del ruolo è Katya de Martino), vero valore aggiunto di Eden, essendo naturalmente dotata di grande voce, e di un nutrito stuolo di collaboratori che dilatano uno spettro sonoro già di per sé sufficientemente ampio. Prevalgono atmosfere sognanti, molto bristoliane nella loro essenza, il lavoro è però assai variegato, andando a coinvolgere ambientazioni wave (le chitarre di “Borderline”), mentre in alcuni frangenti richiamano pure acts quali Orb ed affiliati; soprattutto gli interventi della tromba donano grande profondità ai brani. Un bel panorama che non è sfuggito alla My Kingdom Music, pronta ad accrescere l’assortimento del proprio catalogo, dando così voce a questi giuovini artisti che talento dimostrano di possederne. Sicuramente coraggiosi, gli Yumma-re, come spesso accade al cospetto di tanta proposta, risultano a volte dispersivi, ma gli angoli verranno sicuramente smussati collo scorrere del tempo. Non manca l’ironia (“Habito Paloma” o la marcia sghemba “Try”), mentre è evidente che pure l’aspetto lirico è tenuto in grande considerazione dall’insieme (che per inciso è attivo dal 1997 ed ha partecipato a numerose compilazioni, oltre ad aver rilasciato nel ’98 un e.p. dal portentoso titolo di “Radio Tirana” – emittente che io ascoltavo in AM ai tempi del deposto Hoxha). Complimenti agli Yumma-re! Web: http://www.mykingdommusic.net. (Hadrianus)

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