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32Crash: Humanity
(MCD - Alfa Matrix/Audioglobe, 2007).
Dietro il monicker 32Crash si celano nientemeno che Jean Luc De Meyer (Front 242), Len Lemeire (Implant) e Jan D'Hooge (Vive La Fete); nomi di tutto rispetto quindi, oggi riuniti per questo progetto, che ci propone dieci tracce (tra inediti e remix) decisamente interessanti, tanto dal punto di vista musicale, quanto per il "concept" (che descrive la situazione sul pianeta Terra nell'anno 2107, quando gli effetti dell'inquinamento ed i relativi cambiamenti climatici hanno causato danni irreparabili: uno scenario inquietante, ma che rischia purtroppo di essere tutt'altro che fantascientifico), per un mcd che non può che alimentare curiosità in vista del prossimo full length. La voce di Jean Luc De Meyer, che ha caratterizzato tanti immortali capolavori a firma Front 242, si erge imperiosa sulle strutture sonore create da Lemeire, per un elettro-sound non facilmente catalogabile ma indubbiamente stuzzicante e godibile, come era lecito attendersi da cotanti personaggi. "Humanity" dà il meglio di sé in brani come "Merlin's Gun" (presente anche in un remix firmato dall'altro Front 242 Patrick Codenys) e la title-track stessa; buona anche "Lone Ranger" ed il relativo remix a cura di Sebastian Komor. Tra tante mediocri releases, l'Alfa Matrix ogni tanto riesce ancora a proporci qualcosa di interessante.
Web: http://www.32crash.com.
(Candyman)
Arctic Monkeys: Favourite worst nightmare
(CD - Domino, 2007).
Sembra proprio che la primavera 2007 sia il periodo dei “ritorni” importanti, almeno per quanto riguarda le formazioni del filone brit pop/rock: giusto pochi mesi fa mi ero occupata del comeback dei Bloc Party e più di recente avevo parlato anche del secondo cd dei Maxïmo Park, ma in entrambi i casi non avevo potuto fare a meno di manifestare la mia delusione e i miei dubbi riguardo lo stato di salute della scena di cui le due band fanno parte. Adesso è il turno dei quattro Arctic Monkeys, ragazzetti di Sheffield con la faccia pulita che nel giro di un anno sono diventati più famosi degli Oasis, e che (in un periodo di crisi come quello attuale) sono riusciti a vendere uno sfacelo di dischi, convincendo sia il pubblico che la critica musicale. In effetti il debut Whatever people say I am, that’s what I’m not era un album molto carino e immediato, fatto di canzoni che ci mettevano poco a convincerti, mentre questa nuova prova in studio lascia un tantino perplessi (della serie: “E ti pareva?”) e talvolta tende ad annoiare, soprattutto quando il gruppo non pesta il piede sull’acceleratore e propone brani oserei dire “usuali” e standard, in cui magari non c’è nulla di sbagliato, ma che non riescono a coinvolgerti più di tanto (mi riferisco per esempio ad episodi come “Fluorescent adolescent”, “Balaclava” o “If you were there, beware”). Per fortuna, però, Favourite worst nightmare è anche fatto di pezzi dinamici come “This house is a circus”, “Brianstorm” e “Teddy Picker”, che vanno un po’ a colmare le mancanze degli altri e che fanno pensare che Alex Turner e compagni non si siano persi per la strada il talento che avevano dimostrato di possedere, ma semplicemente siano le ennesime vittime di quella macchina tritacarne che è il music business. Quasi sempre fare le cose in fretta e furia non dà buoni risultati e il cd in questione ne è la dimostrazione, ciononostante direi che raggiunge la sufficienza, e che gli Arctic Monkeys sono comunque riusciti a fare un po’ meglio di certi loro colleghi e connazionali.
Web: http://www.arcticmonkeys.com/.
(Grendel)
Bestianera: Gioco da ragazzi
(MCD - Self-produced/Club Inferno Ent., 2006).
Pur essendo attivi da soli quattro anni, i Bestianera dimostrano con “Gioco da ragazzi” (terzo promo rilasciato in ordine di tempo, dopo “Morire in silenzio” del 2003 e “L’esperimento” del 2005) una sufficiente maturità espressiva, frutto evidente di una costante evoluzione. I cinque pezzi del mini beneficiano di uno strumentiamo debitore di certe soluzioni alterna viranti al darkeggiante, ed alla matura voce di Stefano Dell’Omarino, interprete di testi intelligenti e dotati finalmente di un compiuto senso metrico. Dopo l’ opener che è pure la title-track, è il turno della bella “Creatura”, la mia preferita, un brano incisivo ove un sound vagamente wave (sopra tutto nei sintetizzatori) si sposa al bel lavoro svolto dalle chitarre. “Bestianera” è influenzata chiaramente dai Subsonica: l’energia che è propria del gruppo viene opportunamente canalizzata entro percorsi di sicuro interesse, anche se derivativi. Più oscura ed introversa si dimostra “Adrenalina”, a dispetto del titolo compassata e meditata, con una porzione centrale molto coinvolgente (e qui le sei corde spadroneggiano), stranissima ed originale è “Sono come”, sorta di psycho-billy deviato che non mancherà di strappare un sorriso all’ascoltatore (ed i versi sono davvero mi-ci-dia-li!). Quartetto interessante (molto bravi ed affiatati pure il bassista ed il batterista) che in futuro potrebbe riservarci qualche sorpresa.
Per informazioni: http://www.bestianera.it/.
Web: http://www.club-inferno.org.
(Hadrianus)
Caliban: The awakening
(CD - Roadrunner Records, 2007).
Ma che diavolo hanno combinato i Caliban? Solo un anno fa il quintetto tedesco se ne era uscito con The undying darkness, un gran bell’album di metalcore accessibile ed “europeizzato” nel quale metteva in mostra tutte le sue qualità migliori, ovverosia il saper abbinare alla perfezione potenza e melodia, condendo il tutto con i famosi “stop & go” tipici dell’hardcore (ovviamente rivisti in chiave metal), ma purtroppo questa nuova fatica non ha molto in comune con ciò che ho descritto finora… Ascoltandola appare subito chiaro che Andy Dörner e soci hanno voluto appesantire il loro sound, e probabilmente se la sono un po’ presa per le critiche che alcuni gli hanno mosso in passato, accusandoli di essere diventati troppo commerciali. Mi sembra però che il taglio più aggressivo che è stato dato ai nuovi brani non dimostri affatto un allontanamento dai trend attuali, ma anzi renda tali pezzi simili a quelli proposi da tante altre formazioni. Voglio dire, i tedeschi sanno far bene il loro mestiere e hanno affinato moltissimo la loro tecnica e le loro capacità compositive, difatti canzoni come “Life is too short”, “Give me a reson” o la titletrack non sono certo da buttar via, ma è inutile negare che il nuovo corso intrapreso non mi convince per nulla. In poche parole i cinque musicisti, che in passato potevano essere considerati una sorta di “Inflames di Germania”, hanno pensato bene di lasciar perdere il death melodico e agganciarsi al filone brutal-metalcore, che negli Stati Uniti va per la maggiore (vedi quanto proposto da gente come Lamb Of God o Unearth) e che anche in Europa è apprezzato sia dai metallari vecchia maniera, sia dai giovanissimi. Non che la band si sia dimenticata di inserire qualche apertura melodica (per la verità ce ne sono parecchie…), ma di sicuro questo The awakening non è un lavoro “leggerino”, e il fatto che essa ci tenga così tanto ad evidenziare passaggi con doppia cassa a manetta abbinata al classico riffone grezzo e tagliente mi ha gettato veramente nello sconforto! Che dire, è davvero un peccato che i Caliban abbiano perso la loro unicità, e che ora assomiglino fin troppo a ciò da cui in passato sapevano distinguersi così bene.
Web: http://www.calibanmetal.com/.
(Grendel)
Cansei De Ser Sexy: Cansei de ser sexy
(CD - Sub Pop, 2006).
I Cansei De Ser Sexy sono una band che ispira immediata simpatia, e che alcuni mesi fa (ebbene sì, questa è una di quelle volte in cui arriviamo in “colpevole” ritardo, ma meglio tardi che mai, non credete?) ha realizzato un album omonimo per Sub Pop, ovvero una delle etichette indipendenti più famose e importanti al mondo. Mi rendo conto che ai più il loro monicker potrà apparire assurdo e molto tamarro, ma sono quasi certa che il gruppo brasiliano volesse proprio sortire un effetto del genere quando lo ha scelto, ispirandosi tra l’altro ad un frase pronunciata da Beyoncé (sì, avete capito bene, "quella" lì…), che a quanto pare aveva affermato di sentirsi “stanca di esser sexy”! Musicalmente parlando, il sestetto di San Paolo (formato da un ragazzo e da cinque ragazze piuttosto buffe, che tutto sembrano tranne che sudamericane…) propone un synth-indie-pop con frequenti richiami all’electroclash, e in generale dimostra di possedere discrete doti compositive e uno spiccato senso melodico, che fa sì che i brani inclusi nel disco siano tutti di livello dignitoso. Ovviamente ci sono episodi più o meno riusciti (tra i primi inserirei il singolo “Alala” ma anche i vari “Superafim”, “Let’s make love and listen death from above”, “Off the hook”, “Art bitch” e “Bezzi”), ma di cose deludenti non se ne trovano e anche quando la band si perde in divagazioni che niente c’entrano con tutto il resto (vedi ad esempio la bizzarra “Poney honey money”…) riesce comunque a non compromettere il risultato finale, confermando quell’impressione di simpatia di cui parlavo all’inizio. Insomma, niente di eccezionale o per cui spendere gran frasi di elogio, ma certo un album del genere si fa apprezzare per il suo essere fresco, divertente e poco impegnativo, qualità quest’ultima che talvolta può essere anche molto positiva, e fare addirittura la differenza!
Web: http://www.csshurts.com/.
(Grendel)
Clan of Xymox: Heroes
(MCD - Pandaimonium/Audioglobe, 2007).
Gli inossidabili Clan of Xymox tornano sul mercato con questo nuovo mcd, imperniato sulla famosissima canzone di David Bowie. "Heroes" viene proposta in due versioni: la prima, denominata "Slow Industrial Version" è effettivamente rallentata rispetto all'originale, mentre di "industrial" ci trovo veramente poco; più fedele all'originale la "Pop version"; cimentarsi con le cover, sopratutto quando si tratta di brani assai popolari come questo, non è mai impresa facile, ma tutto sommato l'esperienza di Ronny Moorings è riuscita a produrre due versioni gradevoli. Altro brano presente in due versioni è la nuova "On a mission", pezzo che rispecchia la nuova (sopratutto da qualche album a questa parte) tendenza degli Xymox, ovvero una commistione tra elettronica e darkwave che produce un brano decisamente carino, con ottime potenzialità anche sui dancefloors. La tracklist è completata da una nuova versione (francamente non troppo diversa dall'originale) di "Be my friend", uno dei brani di punta dell'album "Breaking Point".
Un mcd che è un'assoluta garanzia per i fans della band di Ronny Moorings, estremamente coerente nelle sue scelte stilistiche, che a distanza di tanti anni, dimostrano di saperci ancora regalare episodi emozionanti.
Web: http://www.clanofxymox.com.
(Candyman)
Collection d’arnell-andrea: Exposition (Eaux fortes et méandres)
(CD - Prikosnovénie/Audioglobe, 2007).
Exposition (Eaux fortes et méandres) è l’ultimo lavoro dei Collection d’arnell-andrea, storico gruppo francese, attivo dalla fine degli anni ottanta, che ha sfornato nel corso della sua carriera dei lavori davvero memorabili, a partire da Les marroniers e Viller-aux-vents fino a Tristesse des Manes, con la sua caratteristica musica che viaggia tra l’ethereal, il neoclassico e la cold wave romantica tipicamente francese. La svolta più “rock” del loro ultimo CD The Bower of Despair del 2004 non mi aveva del tutto convinta e pertanto sono stata molto contenta di constatare come invece con questo nuovo album il gruppo sia nuovamente tornato a quei livelli eccelsi che lo hanno contraddistinto nel corso degli anni. “Cambiamento nella continuità” è il termine più adatto secondo me per definire questo lavoro che mescola sapientemente le tipiche atmosfere del gruppo a sonorità fortemente elettroniche, in un’alternanza tra episodi prevalentemente romantici e sofisticati ed altri decisamente oscuri e potenti, grazie ad un perfetto intreccio di strumenti acustici e di riff elettronici. Sopra a tutto comunque si evidenzia ancora una volta la capacità dei Collection di creare delle perfette melodie, che anche nei pezzi più potenti risultano sempre in primo piano, grazie in particolar modo all’apporto della splendida voce di Chloe. Molto azzeccata a mio parere è stata inoltre la scelta in alcuni brani, come “Les sombres plis de l’âme” e “The long shadow”, tra i migliori del CD, di far accompagnare la suadente voce della cantante con un coro di voci maschili che aggiungono ritmo e trasmettono un senso di potenza e forza alla musica. Da segnalare poi altri pezzi che si discostano un po’ dai loro tradizionali suoni come la potente “The monk on the shore”, “I can’t see your face”, ballabile e dalle sonorità decisamente elettroniche, “Crown of golden corn” e “The island of the dead”, che rimandano al gothic classico di fine anni ’80. Interessante anche il ”concept” che sovrasta l’album, ovvero l’idea di fare un’"esposizione" di pittura, trasferendo in parole e musica 11 quadri dell’800 e del ‘900, tra cui alcuni capolavori come l’isola dei morti di Bocklin (“The island of the dead”) o l’Ofelia di Millais (“L’eau des Mauves”). Un CD dunque veramente di pregio, che conferma come i gruppi davvero bravi siano capaci nel corso della loro carriera di cambiare e di evolvere pur rimanendo sempre fedeli a loro stessi.
Per informazioni: http://www.prikosnovenie.com/.
Web: http://cdaa.free.fr/.
(Mircalla)
Crisk: Das Erste Mal
(MCD - Alfa Matrix/Audioglobe, 2007).
E' ormai una lotta senza quartiere quella che sta avvenendo nel catalogo Alfa Matrix per aggiudicarsi i titoli di peggior band e peggior disco; Crisk, progetto tedesco relativamente giovane, essendosi formato a Colonia nel 2003, pone una seria candidatura ad entrambi. Le note che accompagnano il promo di questo mcd, parlano di svariate influenze, da Goldfrapp a Fisherspooneer, da Miss Kitten agli Atari Teenage Riot, ma a me sinceramente il principale rimando pare essere Pzychobitch, sopratutto per via dell'interpretazione vocale della leader dei Crisk, tale DJane Christiane Koch; non essendo mai stato un estimatore (tanto per usare un eufemismo) degli Pzychobitch, inevitabilmente l'ascolto di "Das erste mal" si è rivelato per me decisamente ostico, anche perché ciò che qui viene messo maggiormente in risalto, è un'anima rock-punk che in brani come "Beute" e "Fightclub" mi ha ricordato decisamente i Guano Apes. Le otto tracce del mcd contengono cinque brani inediti (tra cui una cover dei Die Krupps) e tre remix, due dei quali ad opera di Leaether Strip, in un meltin'pot di elettronica, techno e, come detto, punk-rock che porta a livelli estremi il concetto di "crossover", rivelandosi un piatto decisamente indigesto. Forse un recensore dai gusti piu' "rockettari" avrebbe maggiormente apprezzato questo mcd, che per me invece si rivela semplicemente un disco brutto da dimenticare al più presto.
Web: http://www.myspace.com/criskband.
(Candyman)
Edge of Dawn: Enjoy the fall
(CD - Dependent/Masterpiece, 2007).
Gli Edge of Dawn sono un duo formato da Frank Spinath (membro anche dei Seabound) e Mario Schumacher, messosi in evidenza sul finire del 2005 con l'ottimo mcd "The Flight (Lux)", disco caratterizzato da un elettro-sound elegante e raffinato come nelle corde dei Seabound, ma rispetto a questi dotato di maggior mordente e di una superiore capacità nel comporre la canzone che ti entra in testa sin dal primo ascolto, senza per questo perdere nulla in qualità e scendere a facili compromessi. Tutte queste interessanti premesse non vengono smentite nel full length "Enjoy the fall", disco eccellente ed intelligente, strutturato come una sceneggiatura cinematografica in cui ci viene raccontata la difficile relazione tra un uomo dalla personalità disturbata ed una donna, sino al suo tragico epilogo (ricordo che Frank Spinath è docente di psicologia, il che lo ha sicuramente aiutato nella scrittura dei testi del disco), per un'opera che si candida tra le migliori elettro release del 2007. Sull'album ritroviamo, in versioni leggermente diverse rispetto a quelle apparse sul mcd, le già note "The Flight (Lux)", "Elegance" e "Descent", affiancate da altri ottimi brani che esaltano l'elettro-pop malinconico del duo tedesco, da "Black Heart" a "Chamber Six", da "The nightmare I am" a "Pray for love", per un disco che non perde un colpo, dalla prima all'ultima traccia (cosa sempre più rara ormai), rasentando la perfezione e ponendosi come "must" assoluto per gli amanti dell'elettro-pop piu' elegante. Con i nuovi album di VNV Nation ed Assemblage 23, "Enjoy the fall" va a costituire un trittico di assoluto spessore, a sottolineare un vero e proprio "momento di grazia" per l'elettronica più
melodica.
Web: http://www.edgeofdawn.de.
(Candyman)
Elli Riehl: Das Brauen der Feuerwolken
(CD - Punch Records, 2007).
Anche se c’è chi si ostina a negare l’evidenza, non pochi di coloro della mia generazione che si sono avvicinati poi a dark-ambient e sonorità affini sono passati dal black metal. E, al di là del folklore del caso, dal genere sono partite diramazioni e contaminazioni capaci di scavalcare il loro stato di ghettizzazione. Ma il progetto austriaco Elli Riehl intraprende una via ancora più personale, limitando al black metal comunemente inteso due soli brani (“Galdr” e “Der Seid”), e conferendo il mood emozionale del genere in partiture black-ambient gelide, intrise di un passato-presente narrato da una voce malefica e così ferma da dare l’impressione di essere inumana. “Das Brauen der Feuerwolken” ha la medesima attitudine fredda e tagliente di certi album di dieci, quindici anni fa, ma alla furia dei suoni predilige esprimersi in maniera malvagia e sottile, squarciando con un folle brivido di archi l’atmosfera plumbea di “Tanzgelag”, intensificandosi nella tensione lenta ed esasperata di “Klammleut”, dando un suono alla paura dell’ignoto in “Luftgeister”, ideali accompagnamenti di episodi sospesi tra la leggenda e l’incubo, scanditi da una voce spigolosa, rigida, che pare provenire da quella stessa dimensione di cui narra gli eventi. E ogni brano è saturo di un male irresistibile. Come se fosse lo stesso immaginario di Elli Riehl a volersi fare suono, a orchestrare il suo buio fascino.
Le prime 300 copie di “Das Brauen der Feuerwolken”, inoltre, includono un ulteriore cd, “Alraun”, in cui la sperimentazione di questo progetto giunge all’estremo, con brani costruiti su voci e rumori provenienti dal bosco… sicuramente meno articolato ma non privo dei suoi elementi di malvagio interesse.
Il nome Elli Riehl merita attenzione sia per l’effettiva qualità dell’album, sia per il modo in cui ha trascritto un feeling perso ormai dietro vituperati carrozzoni in fiaccole e face-painting. Un album caldamente (ehm…) consigliato a chi ha battuto in ritirata deluso dalla deriva conformista del black metal che fu, e ne ama le forme meno usuali, la tentacolarità che in maniere diverse ha fatto percorrere al genere le strade più disparate per giungere a mete sempre più lontane. O a costruirne di nuove. E sempre più buie e impenetrabili.
Web: http://www.punchrecords.it.
(LilleRoger)
Faun: Totem
(CD - Curzweyhl/Masterpiece Distribution, 2007).
Talvolta capita che di un CD si abbia un'opinione ancor prima di tirarlo fuori dalla sua custodia, opinione che viene immediatamente smentita già dal primo ascolto. E' ciò che è successo a me per questo nuovo lavoro dei Faun, un gruppo di cui avevo già ascoltato un precedente CD ( Renaissance) e che avevo un po' sbrigativamente catalogato nel novero delle formazioni dedite alla riscoperta filologica della musica medievale. Non che il genere sia per me totalmente indigesto, ma pur riconoscendo la validità di molte proposte in questo campo (due nomi su tutti: Corvus Corax ed Estampie) non si tratta di un tipo di ascolto completamente congeniale alle mie corde. Mi piacciono molto di più le situazioni in cui la musica antica si contamina con altre sonorità, etniche o moderne (Qntal, Unto Ashes, Ataraxia, per non parlare dei maestri per eccellenza, ovvero gli inarrivabili Dead Can Dance). L'approccio totalmente ortodosso alla musica antica è sì piacevole in alcuni contesti (le feste medievali ad esempio) ma in una situazione normale d'ascolto questi gruppi finiscono per annoiarmi un po'. Insomma, avevo già pensato che Totem fosse un CD da passare a Mircalla (molto appassionata invece del genere succitato) quando invece il suo suono mi ha conquistato completamente. Sono riandato ad ascoltare Renaissance per confronti e ho trovato una parziale conferma alle mie supposizioni: in Totem i Faun hanno maggiormente dato sfogo al loro estro, confezionando dieci pezzi in cui la musica medievale è una delle ispirazioni ma non la chiave di lettura principale del disco. Non è un caso quindi che tutte le composizioni musicali siano opera del gruppo, che non ha ripreso alcun brano dalla tradizione antica, cosa che invece era accaduta in Renaissance (che conteneva ad esempio riprese dai Carmina Burana e da vari traditional). L'album è anche molto vario e presenta pezzi che potranno piacere a un'audience abbastanza estesa che comprende non solo gli amanti della musica antica ma anche chi ascolta wave eterea e neo-folk. A testimonianza di questa varietà si ascoltino per il genere "antico" la dolcissima "Unicorne", "KaRuna", un bellissimo "salterello" in pieno stile medievale, o "Tinta" ispirata alla musica tradizionale spagnola. Marcatamente wave è invece "2 Falken", un riuscitissimo pezzo in cui l'elettronica si sposa magistralmente ai suoni acustici degli strumenti a corda: il risultato è davvero straordinario, con sonorità aspre quasi in stile "industriale", se la definizione non fosse un po' ridicola se associata ai Faun. In stile neo-folk sono invece "Rad" e "November", un brano che mi ha ricordato alcune cose degli Orplid. Per "Gaia" siamo invece nei territori della musica rituale, con percussioni tribali in primo piano. In generale il lavoro sui ritmi dell'album è davvero eccellente e si distingue per una sapiente scelta dei suoni sia acustici che sintetici. Totem ci mostra i Faun in forma davvero smagliante, capaci di comporre musica bellissima e personale allo stesso tempo. Davvero una delle rivelazioni di questo 2007 per ora assai avaro di scoperte. P.S.: da menzionare è poi la presentazione dell'album, in una confezione digipack di raro gusto, in cui tutti i testi (cosa graditissima) sono riprodotti sia nella lingua originale che nella traduzione in inglese.
Web: http://www.faune.de/.
(Christian Dex)
Front Line Assembly: Fallout
(CD - Metropolis/Audioglobe, 2007).
A meno di un anno da "Artificial Soldier", i Front Line Assembly tornano sul mercato con "Fallout", cd che nelle sue 12 tracce racchiude tre inediti e nove remix di brani estratti dal precedente album. Diciamo subito che la qualità, tanto degli inediti quanto dei remix (o almeno di buona parte di essi), fuga ogni dubbio sulla "necessità" di release come questa; "Fallout" è un'opera certamente non imprescindibile nel contesto della discografia del gruppo canadese, ma comunque consigliabile a tutti i fans di Leeb & co. visto l'alto tasso qualitativo che la contraddistingue. Le tre inedite rispondono al nome di "Electric Dreams", "Armageddon" e "Unconscious": si tratti di ottimi brani di puro stampo FLA (citazione particolare per "Armageddon", potenziale "bomba" che in alcuni passaggi mi ha ricordato la celeberrima "Plasticity"), un nome che è da anni sinonimo di garanzia per gli amanti dell'elettro-industrial e che anche in questa occasione non delude: se questi tre brani erano stati scartati dalla tracklist di "Artificial Soldier", beh, averne di scarti di questo livello! Tra i remix, sugli scudi in particolare i lavori di Combichrist per "Beneath the rubble" e Jeremy Inkel per "Social enemy", ma anche tutti gli altri si assestano su livelli d'eccellenza, per un cd da annoverare tra le migliori cose uscite in questi mesi.
Web: http://www.mindphaser.com.
(Candyman)
The Gazette: Standing live tour 2006- Nameless liberty. Six guns...
(DVD - CLJ Records/Audioglobe, 2007).
Quando ho avuto i due dvd da recensire ed essendo cosciente di non conoscere a fondo il mondo visual kei mi sono proposto di fare il bravo studente. Ho riletto con attenzione lo speciale di Ver Sacrum, ho fatto qualche altra ricerca, mi sono ripassato i mostri sacri del genere (principalmente Dir en Grey e Moi Dix Mois)… Alla fine della full immersion devo dire di essermi reso conto di non essere diventato davvero un espertone del genere in questione, né tanto meno un’autorità sulla cultura giapponese; tuttavia penso di potere dire tranquillamente la mia (essendo pure amante di un altro aspetto della produzione del Sol Levante, il suo cinema).
Allora, i 2 dvd in questione contengono il concerto di chiusura dello Standing live tour 2006 di questi 5 ragazzuoli superglam, fra le nuove promesse del visual kei. Quasi tre ore tre di musica per un totale di 27 pezzi, di cui 19 nel primo cd e 8 nel secondo, che contiene i bis (quasi un’ora e venti!! Certo i giovani non si risparmiano davvero). Dunque: il mitico Budokan stipatissimo, palco da kolossal con un sacco di sfx, entrata ad effetto, fra due ali di folla eccitata, dei Gazette, conci quanto basta, ma nemmeno troppo data la media dell’ambiente e via alla musica fra fuochi e strobo…
Ah, già la musica.
I Gazette, come è abbastanza tipico del VK, propongono un crossover che salta senza soluzione di continuità e senza ritegno, da una sonorità all’altra. Dallo street glam di “Bath Room”, al pop goth di “Barette”, al puro rock’n’roll di “Namaatatakai ame to jounetsu”, per passare poi alla proposta (melodic)punk di “Akai wampisu”, “Go to Hell” o “Cassis”. Ma non mancano neppure puntate nel nu metal (“Maggots”, “The Social Riot Machines” o “The Murder’s TV”) o addirittura nel death metal piuttosto oscuro (“Carry?” o “Discharge”, con tanto di abbozzo di growling e di headbanging, non troppo riuscito, invero, data l’eccessiva cotonatura dei nostri). Il tutto come glassato in un coté melodico, che, complice soprattutto la partitura vocale, rende tutto un po’ troppo soft (pop?) e anche un po’ troppo stucchevole e alla fine di difficile digestione, a mio avviso. Dunque, i due DVD sono consigliatissimi ai fan più duri e puri del VK (che sicuramente apprezzeranno anche la generosa durata del tutto): gli altri li assumano con prudenza (e facendo ampio uso del telecomando del lettore DVD). Ma un motivo serio per affrontare l’acquisto, forse, c’è, ed è –diciamo- antropologico: potrete osservare (ed imparare) come si fa a pogare DA SEDUTI.
Vedere per credere.
Web: http://www.cljrecords.com.
(Manfred)
God Module: Let's go dark
(CD - Out of Line/Audioglobe, 2007).
Le note con cui i God Module hanno presentato il loro nuovo album mi avevano fatto temere il peggio: il disco infatti è tematicamente incentrato su fantasmi, zombie ed amenità del genere, a quanto pare assai care a Jasyn Bangert e per il sottoscritto, ancora traumatizzato dall'ascolto di quella emerita porcheria che è l'album di Zombie Girl, certi presupposti suonavano come una minaccia. Anche se rispetto al lavoro dei coniugi Komor (con cui comunque non vi è alcuna affinità musicale) questo disco è un capolavoro, è innegabile che il progetto americano sia approdato al suo lavoro meno ispirato: l'iniziale "Spooky" (e ridaje con 'sti argomenti) fa partire l'album con il piede sbagliato e se già dalla successiva "Let's go dark", ritroviamo i tradizionali God Module, ovvero quelli capaci di scrivere canzoni non certo particolarmente originali (anche questa suona come molti altri loro pezzi), ma pienamente consapevoli di cosa serva per far entrare la gente in pista da ballo, l'album non riesce mai a decollare, trascinandosi tra alti e bassi, in un puro lavoro di routine. Tornano quindi tutti gli elementi tipici dell'elettro-dark del gruppo americano, dai tormentoni come "Undone" e "E.V.P." (due potenziali "bombe") ai pezzi piu' melodici come "Corpses - A zombie lovesong" e "Falling in space": episodi anche carini, ma che sanno tanto di "già sentito", per un disco che complessivamente risulta il più debole della discografia dei God Module: urge una correzione di rotta per una formula che inizia a palesare evidenti segnali d'usura.
Web: http://www.godmodule.org.
(Candyman)
Grendel: Harsh Generation
(2CD - Infacted Recordings/Audioglobe, 2007).
E' da alcuni giorni che cerco di scrivere questa recensione, senza riuscire a trovare la giusta ispirazione, probabilmente perché non sono ancora riuscito a farmi un'idea precisa su questo cd... I dischi di Grendel mi sono sempre piaciuti ed anche "Harsh Generation" non è certo un brutto lavoro, ergendosi di una spanna sopra tanti altri gruppi del filone "harsh", a dimostrazione che non tutto ciò che ne fa parte sia da buttare. Già, ma il punto è che questo disco era stato presentato preannunciando una svolta stilistica, delle innovazioni nel sound del progetto olandese, ecc... Ebbene, io francamente non vedo traccia di tutto ciò! Siamo davanti a quello che è, ripeto, un buon disco, ma è pur sempre un disco "100% Grendel-style" e mi pare innegabile che ascoltando molti (troppi) brani si abbia la sensazione di essere al cospetto di versioni alternative di "Soilbleed". L'album è zeppo di hits, tanto che mi pare superfluo citare qualche titolo, i djs avranno solo l'imbarazzo della scelta, ma anche questo è sinonimo dell'estrema ripetitività del sound di questo album: prese singolarmente tutte le tracce che lo compongono sono assai valide, ma l'ascolto integrale del cd mi pare risultare un po' noioso. Sul cd2 (ammesso che riusciate a reperirlo, visto che la Infacted lo annuncia "sold out" mentre scrivo queste righe), la consueta (e a mio avviso superflua) passerella di remix. Un disco contraddittorio, piacevole ma tutt'altro che innovativo... e io continuo a chiedermi se mi è piaciuto o no.
Web: http://www.myspace.com/grendel.
(Candyman)
Heavy-current: Edacious
(CD - Sonoriun/SXPromotion, 2006).
Il nome Heavy-current non mi era nuovo (d’altro canto i nostri suonano dal 1999), eppure “Edacious” è il primo contatto tangibile che ho coi tedeschi. I quali, tanto per cambiare, si propongono in un cadenzato elettro-rock, e non a caso ho utilizzato il verbo rock, essendo questa la radice riconoscibilissima dalla quale traggono poi i dieci pezzi ivi presenti (e suppongo che in passato abbiano fatto altrettanto). "House of shame" e "DBN" non vi lasceranno indifferenti, non vi concederanno tregua proprio, essendo costruiti apposta per piacervi. Chitarroni virili, tastiere che non vogliono saperne di cedere il ruolo di co-protagoniste, percussionismo massiccio, ed eccovi serviti, amici miei. Inseritelo nel lettore, posizionate opportunamente le casse dello stereo, radunate la compagnia e… date inizio al party! I vicini vi malediranno, ma il divertimento è assicurato. Jan Weisbrod (compositore principe) canta con fiero cipiglio, a volte fa pure uso di vocals filtrate, Steve, Micha e Nook fanno il resto… “Edacious” è il terzo full-lenght degli H-c, ed è il primo patrocinato dalla Sonorium (in scuderia pure The awakening, Reptyle, The Cold e Charlett Schwarz fra quelli che ho recensito in passato), etichetta che in un lustro appena di vita ha sostenuto iniziative interessanti, fra le quali inseriamo senza timore la presente opera, leggerina certo, ma a volte ci vuole! E’ scorsa talmente veloce che nemmeno mi sono accorto che il disco era terminato, il che è tutto dire! Gettatevi a capofitto nella calca, e muovetevi al ritmo di “”Meaning (of life we stay)” e delle altre dieci songs, sapranno satollarvi col loro rock nerboruto, e fate vostro il consiglio ben stampigliato sul booklet: “enjoy with headphones”!
Per informazioni: www.sxpromotion.de.
Web: http://www.sonorium.de.
(Hadrianus)
In Mitra Medusa Inri: Kalte Farben
(CD - Apollyon, 2007).
Il nuovo disco nel gruppo di Moenchengladbach non abbandona il (comodo) solco dell'elettro-goth, proponendoci una diecina (più bonus obbligatoria) di canzoni piacevoli, contrassegnate dal noto uso del cantanto in madrelingua ed adattissime ad un ascolto disimpegnato, come l' opener "Nimm die Luegen von mir" mette da subito in chiaro. Non aspettatevi quindi nulla di innovativo da un gruppo di certo non da prima divisione, essendo assai affollato il settore al quale appartiene, ma comunque onesto e sincero, e sono qualità che non vanno disconosciute. La notturna "Why can't you sing at daylight" pone subito una divertente questione: gli IMMI sono sì tedeschi, ma i pezzi cantati in inglese paiono meglio riusciti! Sarà la suggestione, chissà, esercitata su d'un anglofilo come Hadrianus? Certo che "Keine fragen" (sbancherà i goth-clubs!) e gli altri pezzi teutonici possiedono un qualchè di minaccioso che talvolta li rende un pochino freddi... Anche se "Nur fuer die eine Minute" vince decisamente il derby con "Come on", essendo dotata di un bel refrain e di suoni che, seppur rimembranti gli ottanta, non potranno non piacervi! "One last time" è solenne ed incede lenta e compassata, al contrario "Komm ins Licht" pigia sull'acceleratore, senza esagerare. Ultima porzione di dischetto appannagio di "How come I can tell you" (queste tastierine mi fanno impazzire!), "An ocean calls you" (sorpresa, segue una ghost-track di otto minuti, davvero suggestiva e dall'effetto dichiaratamente cinematografico!) e della aggiuntiva "Sag' mir wo die Blumen sind" (non proprio necessaria...): "Kalte farben" rende onore ai suoi autori, ed ascoltato in automobile fa un figurone, è un disco da compagnia, non invadente e che non necessita particolare impegno. Eppoi, si sa che i gruppi tedeschi sono affidabili, non tradiscono mai!
Web: http://www.inmitramedusainri.com.
(Hadrianus)
Jesus On Extasy: Holy beauty
(CD - Drakkar/Audioglobe, 2007).
Dei Jesus On Extasy mi hanno colpito diverse cose, non tutte positive a dire il vero, ma comunque degne di nota. Cominciamo dall’immagine del quartetto, composto da due gran figaccioni e da un paio di signorine anche loro molto attraenti: guardando la foto promozionale si ha l’impressione che siano i classici personaggi che hanno studiato il loro look nei minimi particolari e non hanno lasciato nulla al caso, cosa che peraltro ho sempre considerato un merito (a meno che, ovviamente, una band reputi tale aspetto più importante della musica proposta!!). C’è poi da prendere in considerazione il tipo di sound a cui i quattro sono dediti, un electro/gothic/rock che fa pensare a tutte quelle formazioni che, in anni recenti, hanno tentato di andare oltre la contaminazione tra le sonorità più oscure e/o sintetiche e i ritmi incalzanti del metal, aggiungendo un tocco “glamour” al tutto e cercando di confezionare un prodotto dal forte appeal commerciale (vedi Dope Stars Inc, che tra l’altro sono pure amici dei JOE!). Fin qui di cose negative non ne ho menzionate, ma di certo il fatto che il promo cd arrivato in redazione contenga solo un “assaggio” (equivalente a tre brani…) di ciò che è incluso in Holy beauty non ci ha entusiasmato, anche perché è difficile giudicare un disco ascoltando soltanto tre canzoni (che poi in realtà sono due, visto che una di esse è un remix ad opera dei KMFDM!). Detto questo, devo ammettere che la (poca) musica che ho avuto modo di sentire non mi è per nulla dispiaciuta e che i Jesus On Extasy, oltre alla sopraccitata band romana, mi hanno ricordato addirittura alcune cose di Icon Of Coil, di conseguenza ho l’impressione che potrebbe davvero valer la pena andare alla scoperta di questo album. Peccato però non poterne avere la certezza assoluta…
Web: http://www.jesusonextasy.com/.
(Grendel)
The Last Days Of Jesus: Dead machines' revolution
(CD - Strobelight/Masterpiece, 2007).
Siete stanchi del solito death-rock trito e ritrito? Non ne potete più di avere a che fare con band tutte uguali l’una all’altra, non solo per ciò che riguarda la musica proposta, ma anche nel look? Se la vostra risposta è sì, una possibile soluzione potrebbe essere quella di provare ad ascoltare la nuova fatica dei The Last Days Of Jesus, allegra e bizzarra combriccola di simpaticoni che amano mescolare stili diversi e contaminare la “materia oscura” con elementi che, a prima vista, sembrerebbero non aver nulla a che fare con quest’ultima. A qualcuno l’approccio scanzonato e festaiolo della formazione slovacca potrà sembrare un po’ fuori luogo, ma la loro miscela di gothic, post punk e rock anni cinquanta ha un suo perché, e soprattutto non appare come qualcosa di raffazzonato o di concepito in malo modo… Per la verità ho anche l’impressione che realizzare brani come questi non sia molto facile, e quindi apprezzo parecchio il fatto che il gruppo sia riuscito a bilanciare al meglio le varie componenti e a rendere il tutto facilmente assimilabile. Delle tredici tracce presenti ho gradito in particolar modo quelle più dinamiche e frizzanti, vedi ad esempio “Positive” o “London Bridge is falling down” (una canzone che, per certi versi, mi fa pensare ai Misfits, anche se qui siamo su velocità inferiori rispetto a quelle che caratterizzano i pezzi della horror band americana…), ma ci sono anche diversi altri episodi che mi hanno convinto appieno per la loro immediatezza e orecchiabilità (mi riferisco a “Machinen friedhof”, “Revolution of sick brains” e “1001101: The weekend”). Concludo dicendo che dei TLDOJ mi piace davvero molto l’attitudine “clownesca” e spensierata, e che Dead machines’ revolution! li riconferma come una delle realtà più interessanti del loro genere.
Web: http://www.thelastdaysofjesus.sk/.
(Grendel)
Macelleria Mobile di Mezzanotte/Profile: L'ultimo vero bacio
(CD - Old Europa Café, 2007).
Crumley probabilmente sarebbe lieto di tutto ciò. A distanza di quattro anni da “La dalia nera”, infatti, l’estro di Adriano Vincenti e Simone Puorto trova un modo di esprimersi capace di dare una forma musicale a un intero immaginario, sulla strada che lo stesso ultimo lavoro di MMM, “La dolce vita”, ha intrapreso in maniera più che convincente: liberandosi della predominanza a suffisso “electronics”, dando al proprio suono una classe e una raffinatezza sempre noir come il contesto a cui si riferisce. Quello della coltre di fumo di un night club di cinquant’anni fa, in un luogo idealmente ubicato tra Las Vegas e il Tevere, e piccoli e grandi delitti di passione e sangue. “L’ultimo vero bacio” scorre su un crime lounge industrial jazz oscuro nelle atmosfere e nelle narrazioni, in quella voce roca che in “Solo per vederti piangere” sembra portare in ogni vocabolo gli strali di una vita sul limite e ai margini, nell’atmosfera da locale notturno del dopoguerra di “Farewell, my lovely”; e nell’accattivante e swinging “Blue Tango”, accompagnata da una voce femminile venata di sensuale malinconia. Malinconia che poi ritorna nel cupo giro di pianoforte della title-track, e che si trasforma in volontà omicida nel mood da crime story di “Lost love motel”, fino a sporcarsi le mani di sangue nel dark jazz de “Il vero crimine nasce dall’amore”. La collaborazione tra MMM e Profile ha portato a un lavoro di intensa e cupa atmosfera: un album raffinato, ammaliante, elegante. Anche - e soprattutto - quando si macchia del delitto più efferato.
Web: http://www.oldeuropacafe.com.
(LilleRoger)
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