Sally Doherty And The Sumacs:
Edge Of Spring
(CD - Shayo, 2006).
Quello di Sally Doherty è un nome ben noto agli appassionati del folk apocalittico, essendo stata collaboratrice di Tony Wakeford non solo nei Sol Invictus ma anche nel bellissimo progetto parallelo chiamato Orchestre Noir. Dal 1996 ha iniziato a lavorare come solista con risultati veramente piacevoli, muovendosi tra suoni e ambienti diversi che vanno dalle forme classicheggianti e non lontane dalle produzioni dei Sol Invictus a cui ha partecipato, alla musica latina (dal flamenco spagnolo alla bossanova) fino ai brani con influenza jazz. La sua musica è caratterizzata da una bellissima voce dal timbro pulito e caldo, dall’uso frequente del suo flauto e si è sempre mantenuta su livelli di qualità estremamente elevati, anche se, mi rendo conto, l’ampiezza dei suoi interessi potrebbe lasciare perplessi ascoltatori che approcciassero le sue produzioni aspettandosi di ascoltare lavori tipicamente neofolk. Questo
Edge of spring è una compilazione di brani scritti e incisi tra il 1995 e il 2005 che credo possa costituire un’ottima introduzione alla sua musica, poiché contiene brani alquanto differenti tra loro ma tutti ricchi di quel fascino sottile che la nostra è in grado di infondere nella sua musica. Sono presenti anche tre inediti, peraltro di ottima qualità e perfettamente integrati. I brani sono tutti di livello elevatissimo, indipendentemente dal fatto che i due estratti da
The empire of Death siano i più vicini ai miei gusti personali. Un eccellente modo per avvicinarsi ad una musicista molto, molto interessante.
Web:
http://www.sallydoherty.com/.
(Ankh)
Scream Silence:
Saviourine
(CD - Rabazco Musikpromotion/Masterpiece Distribution, 2005).
Dopo l'acclamato "Elegy" del 2004, tornano i tedeschi Scream Silence con un disco di tipico goth-rock. Una delle caratteristiche del dischetto che stiamo esaminando è la facilità di assimilazione di ogni singolo episodio, anche quelli più estesi in durata (e non è da tutti dare inizio
alle danze con un brano di nove minuti circa, come il peraltro ottimo "Narrowness"). Ne consegue che Hardy Fieting e colleghi piazzano una bella serie di pezzi orecchiabili al limite del
ruffiano, con dei potenziali
hit quali "Finite state", "Homecoming" (bella ballatona strasentita, ma irresistibile) e "Creed" (primo singolo estratto) che si susseguono senza che si verifichi la minima caduta di tono. Elementi di modernità si possono comunque riscontrare in più d'una traccia del disco, come in "Verity", prova corale brillantemente superata dagli strumentisti, ottimi nel proporre un
sound fresco ed aggiornato; "Nonentity" si mantiene dignitosamente
nella media, mentre ben più cupa e sofferta si rivela "The void". Melancolia e melodia distribuite in egual misura caratterizzano ogni strofa di "Saviourine" (che
chiude la trilogia principiata con "Seven tears" del 2003), frutto del lavoro e dell'esperienza di un insieme maturo che sa perfettamente come accattivarsi la simpatia dell'ascoltatore. E se "Like the upcoming coldness while you're drowning in yourself and try to gasp" si merita un premio per il titolo più lungo,
estenuante non lo è certo il suo contenuto, in quanto è l'ennesimo azzeccato esempio di gradevole ed accattivante
goth-rocker. Lo stesso dicasi per "Beloved sweet curse", mentre la lenta "The fright" incede solenne, precedendo il classico
inno che il
combo di Berlino non può farsi certo mancare: in questo caso il ruolo è affidato agli otto minuti della pacata ed umbratile "Yon". Non per nulla il loro motto è "quality never goes out of style": non trattasi di sterile proclama, in quanto trova applicazione con certosina cura
teutonica in ogni uscita
marchiata Scream Silence ("Saviourine" ha impegnato il gruppo per ben otto mesi di intenso lavoro in studio, e quelle presenti sul cd sono il risultato di una accurata selezione, avendone incise ben ventitre). Una sicurezza per tutti coloro che amano l'acquisto
a scatola chiusa!
Web:
http://www.masterpiecedistribution.com.
(Hadrianus)
Seabound:
Double Crosser
(2CD - Dependent/Masterpiece, 2006).
Elegante: termine abusato ma decisamente calzante per descrivere la musica dei Seabound. "Double Crosser" è il terzo album del duo tedesco (ed al momento il migliore della loro discografia) e ribadisce il loro stile e la loro classe: un disco curato in ogni dettaglio, con brani dalle atmosfere malinconico-notturne ed altri dalle ottime potenzialità dance, il tutto sviluppato con un tocco elegante (scusate la ripetizione) che pochi gruppi ormai possiedono. Tra i tanti validi brani del cd, assegno alla magnifica "The Promise" (che ritroviamo anche nel secondo cd della bonus edition in due ulteriori, ottimi remix a cura rispettivamente di Olaf Wollschlaeger e Covenant) la palma di n.1, senza scordare "Scorch the ground" e "Traitor", (già note in quanto apparse su alcuni sampler in versioni leggermente diverse), "Castaway" e "Domination". Crepuscolari e malinconici, i Seabound dimostrano d'avere raggiunto con questo disco la piena maturità e di ambire legittimamente ad un ruolo di primo piano nel panorama "elettro" internazionale. Cinque i brani inclusi sul secondo dischetto della "limited edition" (tiratura 2.000 copie); già detto delle due ottime versioni di "The promise", il lotto è completato dall'esclusiva "Asymmetry", un remix dei Rotersand per "Scorch the ground" ed una nuova versione del solito Olaf Wollschlaeger per "Poisonous friend": cinque ottimi brani che fanno di questo secondo cd un' appendice di lusso all'album vero e proprio. Indiscutibilmente uno dei migliori album elettro dell'anno.
(Candyman)
Shivan:
When wishes sicken
(CD - Autoproduzione, 2006).
Dall'ascolto di "When wishes sicken" risulta immediatamente evidente la notevole preparazione del quintetto veneto, che vede nel
vocalist Seere un ispirato cantore di sofferenze e paure (anche se a volte eccede nell'uso dell'urlo
disperato). Riuscita si rivela la
ballata "Cold winter nights", la quale, seppur non originale fin dal titolo, perlomeno pone nel giusto risalto la prestazione corale del gruppo. "Alone again" è
arruffata ed abbisognerebbe di una
revisione della struttura complessiva, andando come altre a superare i sette minuti di durata a tratti mostra talvolta segni di
forzatura, mentre decisamente superiori si rivelano l'orchestrale "Ain't no world" e la cupa "Bereft", mentre la dolente "The murkiest den" perde di spessore nelle porzioni più veloci. Buoni gli intrecci fra chitarra e tastiere, con queste ultime sovente protagoniste, mentre la sezione ritmica se pecca a volte di dinamismo e varietà, essendo
quadrata svolge invece a dovere il compito affidatogli quando si tratta di appesantire il
sound. "When wishes sicken" si rivela adatto ad un pubblico pronto a declinare situazioni decadenti ad atmosfere di derivazione prettamente
heavy, pur non soggiacendo a quegli ormai defini canoni che irrigidiscono il metallo gotikeggiante. Le tre
bonus-track forniscono una ulteriore
visione del credo artistico dei cinque musicisti, e soprattutto le versioni
accorciate di "Cold winter nights" e di "Alone again" si rivelano pienamente riuscite. Ovviamente sarà il tempo a permetter loro di cogliere una auspicata maturità, se sapranno aver pazienza e perseverare certo il futuro potrà riservargli le soddisfazioni che meritano.
Web:
http://www.shivan-ve.com.
email:
giolando@libero.it.
(Hadrianus)
Siva Six:
Black will
(CD - Decadance Records/Audioglobe, 2006).
I Siva Six non scherzano affatto. E la minacciosa apocalisse sonika che propongono nel presente CD non consente la minima apertura al dilettevole. Impossibile sottrarsi al morboso fascino perverso della lenta ed i-ne-so-ra-bi-le "Now it's dark", titolo emblematico (pure quelli contribuiscono ad accrescere l'aura di obscurità che avvolge l'opera) per una
track, in tutti i sensi,
da paura. Incastonata fra le più
canoniche e perfettamente
calate nello stile-SS "Heart of the master" ed "Opponent", rappresenta quanto di più maligno sia stato scritto dal provetto duo Noid/Z. E che "Balck will" sia un
discone è chiaro fin dall'
opener "See the six", e questa sensazione magnifica si rafforza via via che scorre la lista dei pezzi. Il suono è nitido, chirurgicamente algido incide come la lama di un bisturi mosso da mani espertissime, che sanno perfettamente dove incidere carni purulente e tessuti necròtici. Lo stesso dicasi per le imponenti "Dark night of the soul" e "Her eyes black", gli ellenici affondano i loro colpi negli ambiti più delicati e vulnerabili della nostra psiche. "The seal" ci regala una interpretazione folle, malatissima, fulgido esempio di dark-EBM, "Line in... line down..." esplora un mondo buio, ove la luce è relegata alla tenue rimembranza di pochi sopravvissuti all'inferno atomico. Le brevi "Erevos" (occulta litania deviata) e "Dawn revelations" (che chiude l'albo circuendo le nostre facoltà) sono la lampante dimostrazione che pure sulla corta distanza Noid e Z sanno
fare male. Inutile aggiungere che l'artwork è confacente al
tema sonoro di "Black will", ed è ancora una volta curato da Seth Siro Anton: immagini che non possono lasciare indifferenti... I mesi di duro lavoro in studio, coordinato da Dimitri N. Douvras (gli arrangiamenti sono di Chris Antoniou) non sono trascorsi invano. "Black will" è disco che segna una svolta, imponendosi in virtù di una notevole cifra tecnica. Per il resto, sono solo vuote parole...
Web:
http://www.capture-music.com.
(Hadrianus)
The Soil Bleeds Black:
Alchemie
(CD - The Fossil Dungeon & Twilight Records, 2006).
Qualche anno fa il gruppo americano che risponde al nome di The Soil Bleeds Black mi colpì molto favorevolmente dopo che, deluso da un paio delle prime produzioni, lo avevo abbandonato al suo destino.
Mirror of the middle ages, infatti, mi piacque molto, avendo perso praticamente tutte le caratteristiche che mi avevano spinto a mal giudicare gli altri CD che conoscevo. Questo
Alchimie, che risale al 1999 ed è adesso stato ristampato dopo un lungo periodo di difficoltosa reperibilità, è un lavoro che si posiziona a metà strada tra le prime opere (che risalgono al 1996) e le produzioni più recenti. Devo dire che, anche all’ascolto, rispecchia esattamente la lenta ma efficace maturazione del trio: infatti anche da un punto di vista musicale si nota un netto miglioramento rispetto ai predecessori, anche se nell’amalgama e nella scelta della strumentazione non siamo ancora al livello delle produzioni successive, visto che a mio giudizio suona ancora un po’ troppo “artificiale”. Nel complesso si tratta di un bel lavoro che, indubbiamente, è prova del fatto che raggiungere standard elevati è opera spesso faticosa e lunga che però, a mio giudizio, vale la pena affrontare. Purtroppo dal 2003 il gruppo statunitense ha stampato solo un paio di vinili 10”: rimaniamo in attesa di un nuovo CD di lunga durata, nella speranza che sia di ottima qualità.
Web:
http://www.soilbleedsblack.com/soilbleedsblack/.
(Ankh)
Temple of Twilight:
All the believers
(MCD - Equilibrium Music/Masterpiece Distribution, 2006).
Ci riprovano, i teutonici Temple of Twilight, dopo il precedente "Moon attraction" del quale già scrissi mesi addietro, e la formula-base del loro prodotto non pare mutata per nulla: ovvero rock-dark, proprio in questo ordine, perchè il primo
ingrediente è quello predominante nella formula. Certo che le loro canzoni non inciderebbero nemmeno un pane di burro, ma se non altro risultano sufficientemente accattivanti, come l'
opener "On your knees", lontana anni luce dai
manifesti del goth, ma caruccia assai. Idem dicasi per "All the believers", la quale svolge con disinvoltura il compito affidatole, ossia titolare l'intiero lavoro. "Through the rain" è una ballatona strappalacrime, la svogliata "Graveyard" mostra la corda, i cori sono proprio da
pollice verso, peccato, chiude il
dark-pop senza pretese della curata e ben prodotta (ottimo il
sound complessivo) "Away". Forza amici ToT, vi chiediamo ancora un po' d'impegno, la meta non è lontana!
Web:
http://www.masterpiecedistribution.com.
(Hadrianus)
Vidi Aquam/The Unfaithful:
Split EP
(EP - Rosa Selvaggia Obscure Label, 2006).
Allegato all'uscita nr. 31 del
mag Rosa Selvaggia, il presente EP consta di quattro brani equamente divisi tra Vidi Aquam e The Unfaithful. L'
ensemble di Nikita, attivo ormai da oltre una diecina di anni, vanta un cospicuo numero di partecipazioni a compilations (quattro della stessa Rosa Selvaggia, il quinto episodio di "Intimations of Immortality", "Nuova Era Volgare 1.0" di Flashnoise Art Mag.) ed uscite autonome (fra cassette, promo e mini) che gli hanno consentito di guadagnare una certa visibilità. Quivi sunteggia la porzione più recente della sua parabola artistica in due brani, il primo, "Magic door", eseguito dal gruppo in quella che è la sua ultima veste, senza la cantante Serena, e che è in procinto di pubblicare un albo completo, il secondo risalente invece al periodo 2001/2003; un ideale anello di congiunzione tra il presente ed il passato. Più oscura l'origine del progetto The Unfaithful, "Breaks me fly" e "The hill of the life" sono due canzoni emananti umori folk e darkeggianti, velate di asciutta melancolia, paragonabili pure a quanto prodotto dai Lycia. Due pezzi che ho apprezzato senza riserve, pur nella loro scarnissima forma.
Web:
http://www.rosaselvaggia.com.
(Hadrianus)
Violet Tears:
Cold memories & remains
(CD - Fossil Dungeon/Masterpiece Distribution, 2006).
"Cold memories & remains" è racchiuso in una confezione grafica curata e gradevole, che evidenzia la serietà della Fossil Dungeon e del gruppo istesso, impegnati nella diffusione dell'arte senza che nulla sia lasciato al caso. Ed il primo impatto, si sa, a volte può risultare decisivo! Il booklet è adornato da belle immagini ed i testi sono leggibilissimi, come chiare sono le scarne note che ci guidano ad una magiore comprensione del disco. Il quartetto pugliese (si avvale di una bassista ospite su di un pezzo), vanta in formazione la brava Carmen De Rosas, dotata di una impostazione lirica che accresce la cifra stilistica di "Cold memories...", e che, dopo un avvio (è l'unica
pecca che mi sento di segnalare) non proprio
centrato, mi riferisco alla prima traccia "In the throat of the unbounded", prende poi sempre maggior confidenza colla materia trattata, un gothic-rock crepuscolare e sufficientemente personale. La lenta e dolentissima "Silence" lascia intravvedere le qualità delle quali l'insieme è dotato, e da questo punto in seguito si assiste ad una costante crescita qualitativa. Brani che risentono dell'influenza di formazioni americane filo-Projekt, o del lascito ponderoso degli affiliati alla 4AD dei bei tempi andati, ma che rifulgono pure di propria luce ("Polvere", in italiano, cantata da Claudio Cinnella, è invece affine a certe proposte dei Canaan). "Cold memories..." risulta infine un disco che può rappresentare un passo interlocutorio in vista di una auspicabile e, viste le premesse, certa maturazione del gruppo, ma sopra tutto per questo non va assolutamente taciuta la bontà di queste canzoni. Consigliate a coloro che pongono l'anima quale qualità essenziale di una opera musicale.
Per informazioni: www.masterpiecedistribution.com.
Web:
http://www.fossildungeon.com.
(Hadrianus)