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En Velours Noir: La Danse Interdite
(MCD - Musa Ermeticka, 2005).
Ecco qualcosa di davvero diverso e veramente interessante. Questo lavoro s’inserisce nella scena dark con una sua peculiarità. Niente sintetizzatori impazziti, chitarre infernali e voci apocalittiche, ma una struggente fisarmonica tesse delicati e passionali trame di un tango fuori dal tempo, decadente e melanconico. La musica danza- è proprio il caso di dire - su liriche sentimentali (tra cui anche una poesia scritta da Pier Paolo Pasolini) evocando immagini da fine de siecle ma collocandole su un orizzonte atemporale, rendendole icone di uno spleen molto intimo e raffinato. Il mini cd è bellissimo, tutti i brani riscaldano il cuore, trascinano la mente ed affascinano l’ascoltatore avvolgendolo con melodie melodrammatiche che solo le reminiscenze di tangueros argentini sanno suscitare. Ma la musica è nuova, la ricerca progressiva appagata. Prova davvero superlativa: è proprio vero che la creatività genuina sa attingere dalla luce di ogni stella, anche quella più lontana e meno visibile. Ecco una perla da disciogliere nel calice dei propri pensieri e da assaporare al chiarore di una luna malata.
Web: http://www.mennella.info/evn.htm.
(S*Tox)
Frozen Plasma: Hypocrite
(CDS - Infacted Recordings/Audioglobe, 2005).
Dopo lo scioglimento dei Namnambulu, Vasi Vallis non è rimasto certo con le mani in mano; dopo aver creato il progetto Reaper, dedito a sonorità elettro-industrial e dopo essere stato in tour coi VNV Nation come tastierista, eccolo ora dare forma (aiutato da Felix Marc dei Diorama) ai Frozen Plasma, progetto che a quanto pare intende ricalcare le orme di ciò che a suo tempo proposero i Namnambulu, ovvero una sintesi tra il synth-pop piu' melodico e l'EBM piu' danzereccia. “Hypocrite”, singolo d’esordio dei Frozen Plasma, è la perfetta incarnazione di tali propositi: un brano assolutamente riuscito, una sicura “hit” con un refrain immediato che entra in testa sin dal primo ascolto, una melodia tanto semplice quanto efficace ed assai ballabile. Tre le versioni presenti di questo brano: oltre all ‘edit (che poi è la migliore), abbiamo lo strumentale “Girls don’t cry mix” e l’ “Old-school extended mix” (un tormentone da dieci minuti), con l’altrettanto pregevole “Betrayed” (che ci mostra il lato piu’ melodico/malinconico di Frozen Plasma) a completare il lotto di questo cd single assolutamente consigliato a chi apprezzava i Namnambulu; non resta ora che attendere il “full lenght” annunciato per i prossimi mesi.
Web: http://www.frozen-plasma.de.
(Candyman)
Geisterfahrer: Schatten Voraus
(CD - Plastic Frog Records, 2005).
L’etichetta amburghese Plastic Frog Records si fa patrocinatrice di questa interessante iniziativa, concretizzatasi nella ristampa di “Schatten voraus”, originariamente pubblicato su vinile nel lontano 1980, obscura opera dei suoi concittadini Geisterfahrer. Per la prima volta, enfatizza la spartana infosheet, ci viene offerta l’opportunità d’ascoltare queste dieci tracce, abbinate a ben sei bonus, e non a caso ho fatto uso poc’anzi dell’aggettivo obscuro, in quanto le composizioni sono tutt’altro che solari essendo caratterizzate da una plumbea cupezza, in parte accentuata dalla non proprio limpida registrazione la quale se non altro mantiene intatta la sensazione di trovarci dinanzi ad una polverosa riesumazione dal remoto passato. Post-punk darkeggiante ed enigmatico, sostenuto da uno strumentismo scarnificato e ridotto all’essenziale e da una voce che potrebbe trovare riferimenti nel Peter Murphy più ermetico e sofferente, ed una a tratti latente, altri manifesta vena industrial ossequiante Einsturzende Neubauten, pertanto non aspettatevi anthems od aperture melodiche, primeggiando un’indefinita aura di tetraggine, addensandosi a tratti fino a determinare una sensazione di soffocamento e di dolore. Un’opera dark nella più ampia accezione del termine, che conserva il suo valore intrinseco nel senso stesso dell’operazione di rinvenimento. Maggior dinamismo si rivela in alcune delle tracce aggiunte, come in “Unterwelt”, ove prevale come sempre l’interpretazione angosciata del poco espressivo singer, in questo caso sostenuto comunque da un deciso accenno di ritmo, mentre la vena più propriamente punkeggiante del quartetto affiora decisa nei brani tratti da esibizioni live, a proposito dei quali non vengono comunque forniti ulteriori ragguagli. Assolutamente sconsigliato ai cultori della new-wave più danzereccia e disimpegnata, “Schatten voraus” potrebbe riservare più d’una soddisfazione a quanti sono alla ricerca di testimonianze provenienti da una scena all’epoca già fertilissima come quella tedesca. Unica riserva la qualità sonora non propriamente eccelsa, ma probabilmente di più non si poteva fare!
Web: http://www.plasticfrogrecords.com.
(Hadrianus)
Headscan: Pattern Recognition
(2CD - Alfa Matrix/Audioglobe, 2005).
Il 2005 si chiude con il botto per l'Alfa Matrix, che con la pubblicazione di "Pattern Recognition" degli Hedscan (unitamente a "The Failure Epiphany" di Unter Null, che pure trovate tra le recensioni di questo mese) mette a segno due dei migliori colpi dell'anno. Il duo canadese realizza un album assolutamente impeccabile sotto il piano dell'aspetto tecnico; un prodotto di qualità sopraffina che spazia dall'elettronica piu' ballabile al confine con la techno-trance, ad oscuri momenti prossimi alla dark ambient. Un viaggio nello spazio oscuro ed infinito, attrraverso suoni dalla purezza cristallina, per un disco da cui emerge (cosa sempre piu' rara) una personalità ben definità, una chiarezza d'intenti ed obbiettivi.
Il viaggio nello spazio si apre in maniera sinuosa, tra i vortici oscuri di "Terra Incognita", per poi esplodere nei bagliori di luce di "Synchrony", uno dei momenti piu' brillanti del disco, un caleidoscopio di luci che trascinano alla danza e fanno viaggiare con la mente (consigliato l'ascolto di questo disco in cuffia, meglio se al buio). Tra le altre tracce, citazione per "Lolife" (secondo singolo estratto dall'album, dopo "Dead silver sky"), uno degli episodi piu' "cupi" del disco e "Carnal knowledge", altro pezzo che si muove sulle coordinate "technoidi" di glaciale bellezza sperimentate con "Synchrony". "Pattern recognition" è una gemma oscura di assoluta bellezza, 14 tracce che si snodano una dopo l'altra senza stancare, un'affascinante odissea nello spazio sonoro.
Web: http://www.headscan.com.
(Candyman)
La Mamoynia: Mono Ego
(CD - Die Kraft Durch Die Form, 2005).
Davvero interessante questa seconda release del gruppo greco-bresciano. Il suono tecno è graffiante ma decisamente ben elaborato ed i brani sono trascinanti e coinvolgenti. Le undici tracks sono tutte pervase da una notevole dose di energia che ben testimonia le emergenze del passato punk dei componenti della band nonché dei trascorsi sperimentali delle loro evoluzioni.
Confesso che all’inizio era la parte vocale a suscitarmi qualche perplessità, ma un ascolto più attento e le reminiscenze di certe invenzioni/provocazioni stile “The Fall” mi hanno persuaso che la timbrica grezza del cantato può inserirsi bene nel contesto aggressivo ed oscuro dei brani, anche se probabilmente un po’ di attenzione in sede di mixaggio fonico avrebbe aiutato maggiormente la caratterizzazione dell’interprete. Difficile evidenziare un brano a discapito di un altro anche perché contraddistinti da uno stile monocorde; comunque sono tutti abbastanza belli e se gli artisti riusciranno ad evolvere verso un sound più completo e definitivamente maturo sicuramente ci daranno belle soddisfazioni.
Web: http://www.lamamoynia.com.
(S*Tox)
Leaether Strip: After the devastation
(2CD - Alfa Matrix/Audioglobe, 2006).
Preceduto dal mcd "Suicide Bombers", ecco l'album che segna l'atteso (e forse insperato) ritorno di Claus Larsen, aka Leaether Strip. "After the devastation" è un doppio cd (ma è disponibile anche una limited edition contenente un terzo cd, denominato "Aftershock", mentre è andata "sold out" già in prevendita la versione "deluxe" composta da una valigetta contenente i tre cd, maglietta, poster, cartoline, ecc...) che ci mostra un'artista "impegnato", con canzoni incentrate su tematiche sociali come la guerra (con particolare attenzione alla situazione mediorientale, a cui Claus ha "dedicato" la già nota "Suicide Bombers" e "Gaza strip") e la sessualità (trattata in "Homophobia"), con un punto di vista assai critico e pessimista sulla società contemporanea. Disco cupo e ruvido come nella tradizione dell'artista danese, "After the devastation" spazia da momenti maggiormente aggressivi ad altri piu' introspettivi, nello stile che aveva contrassegnato il suo album piu' particolare, "Serenade for the dead" (esemplare al riguardo la lunga "Leaether strip part 3-symphony for Kurt"). Questo "mood" plumbeo è il tratto dominante di un disco decisamente cupo e pessimista che ci restituisce un'artista di cui si sentiva la mancanza. Pur non essendo a mio avviso un disco epocale (e certamente non credo possa essere considerato come uno dei migliori album a nome Leaether Strip), "After the devastation" risulta comunque un disco di buon livello per un'artista dotato di stile e personalità. Bentornato Claus!
Web: http://www.alfa-matrix.com.
(Candyman)
Lord Vampyr's Shadowsreign: Cult Of Lilith
(CDS - Gothic Slam Records/Masterpiece Distribution, 2005).
Abbandonati i Theatres Des Vampires, gruppo del quale fu fondatore oltre che cantante, l'inquietante Lord Vampyr concede libero sfogo al suo ego artistico dando vita al progetto Shadowsreign, supportato dalla giuovine ma già ben rodata etichetta Gothic Slam Records. Il dischetto che stiamo analizzando conta tre tracce, ed anticipa l'imminente, ed attesissimo full-lenght. Oltre alla title-track in versione radio, v'è la possente e, permettetemi il giuoco di parole, vampirica ed inedita "Phantom der Nacht", ed il rifacimento di un brano dei TDV, l'occulta e nerissima "A sad litany...". Se il minutaggio, considerando che trattasi di singolo, è limitato, non lo è il valore del contenuto, essendo questi brani dotati di grande presa. Il gruppo è già compatto e fornisce al nero leader la dovuta coesione, con uno strumentismo efficace dal sound affilato come un rasoio. Edizione limitata in sole 666 copie, pregevole l'artwork. Non dimenticavo la finale "htiliL"... non vi concederà il piacere del sonno!
Web: http://www.gothicslamrecords.com.
(Hadrianus)
Mesh: Crash
(CDS - Koenigskinder, 2006).
Dopo un lungo periodo di silenzio, ecco finalmente il nuovo singolo dei Mesh, gustosa anticipazione dell'album "We Collide", in uscita nel mese di Marzo. Il trio inglese si conferma come una delle punte di diamante della scena synth-pop, con questo brano dotato di un refrain assolutamente irresistibile, nella migliore tradizione delle canzoni composte dai Mesh. "Crash" ci viene proposta in tre versioni (questa recensione riguarda il "promo single" che contiene solo queste tre tracce, mentre sul singolo vero e proprio vi saranno altri due brani) tutte ugualmente godibili, centrando perfettamente l'obbiettivo di stuzzicare l'appetito dei fans (ammesso che ve ne fosse bisogno) in attesa del "full lenght": se il buongiorno si vede dal mattino, dopo cotanto singolo, ci attende un ottimo album. I Mesh per ora hanno ribadito di essere una delle punte di diamante della scena "synth-pop".
Web: http://www.mesh.co.uk.
(Candyman)
My Craving: No Mercy For Broken Hearts
(CD - Gothic Slam Records/Masterpiece Distribution, 2005).
Le sette tracce componenti NMFBH esauriscono il compito d'esplicare il credo artistico dei My Craving, gruppo che sottolinea l'attenzione di Gothic Slam Records per le realtà obscure frequentanti il sottobosco metallico nazionale. La ricerca di linee melodiche che mai siano solo accattivanti, fuse con assunti mediati dal metal gothikeggiante, rendono piacevole l'ascolto dei brani ivi presenti i quali, pur denotando la necessità di una ulteriore maturazione del sestetto (attenti pure agli errori di ortografia!), evidenziano nondimeno discrete capacità compositive. Non paiono forzati nemmeno gli accostamenti a quanto proposto dai Sentenced negli ultimi brandelli della loro carriera, sopra tutto per quanto riguarda la struttura di ogni singolo episodio. La vena melancolica che li sottende stempera l'aggressività espressa dalla sezione ritmica e dalle chitarre, e se il cantato appare a tratti forzato e reclamante una decisa messa a punto, il risultato complessivo è positivo. "Wounds of tears", la maschia "Ghastly dance" e "Sober moon" costituiscono delle ottime basi di partenza, sarà poi il tempo (se sfruttato a dovere) a rendere giustizia alle aspirazioni dei My Craving.
Web: http://www.gothicslamrecords.com.
(Hadrianus)
Other Voices: Anatomy Of A Pain
(CD - In The Night Time, 2005).
Le liquide chitarre di "Sphere's music" ci introducono ad "Anatomy of a pain", assai piacevole lavoro di studio del quintetto degli Other Voices, autori di una wave darkeggiante che trova validi referenti in insiemi quali Sad Lovers And Giants, glorie di un passato che non vuole assolutamente, per nostra buona sorte!, abdicare. E che il gruppo del bravo cantante Vincenzo Amato tratti con grande rispetto la materia si trova ulteriore evidenza delle tracce che seguono, a principiare da "March of larvae", buona palestra che permette ai musicisti di esibirsi in gradevoli esercizi di stile. In "Well's anomalies" l'atmosfera s'incupisce, complice una sezione ritmica scandente ritmiche minacciose, sulle quali s'appoggiano le sei corde di Giuseppe Dromì e di Giuseppe Piccolo, mai così decise nel proporre all'ascoltatore la loro veste più grintosa. "The dress of desire" evidenzia nuances curiane, complice pure il cantato di Vincenzo, rivelandosi episodio assai gustoso. Ancora massicce dosi di Sad Lovers s'insinuano fra le pieghe della splendida "...but a chill runs along your spine...", rifulgente nei luminescenti bagliori tardo-autunnali ch'evoca. Si noti la perizia e la pulizia caratterizzanti il tocco dei due Giuseppe, bravi ad offrire valido sostegno all'ispirato Vincenzo. La discreta ma efficacissima prova di basso (Domenico Cirillo) e batteria (Francesco Misiti) rendono questa canzone un autentico gioiellino. Ancora melancolia ed emozioni nella finale title-track, chiosante un disco che gratifica l'uditore. Da lodare l'artwork.
Per informazioni: www.other-voices.com.
Web: http://www.inthenighttime.it.
(Hadrianus)
The Protagonist: Songs of experience
(CD - Cold Meat Industry/Audioglobe, 2005).
In anticipo sulla recensione ho già inserito questo CD nella posizione più alta della mia personale classifica di fine 2005. Non posso nascondere che The Protagonist è, insieme a nomi come In Slaughter Natives e Rasion D’Etre, uno dei progetti industrial di casa Cold Meat che maggiormente incontrano e si avvicinano ai miei gusti musicali. Recentemente ho avuto modo di tessere le lodi del mini CD Interim, pur rimanendo in attesa del lavoro di lunga durata che speravo essere imminente; una volta tanto, il mio desiderio è stato esaudito e a pochi mesi di distanza ecco che esce questo bellissimo Songs of experience, che ha in comune con il breve lavoro precedente un paio di brani i quali, si badi bene, sono presentati in una versione differente: “Strife”, pur avendo esattamente la stessa durata, è addirittura migliorata grazie all’aggiunta di un testo tratto da “Romeo e Giulietta” di Shakespeare e recitato da Tomas Pettersson mentre “La fin de la journée” è qui proposta in versione integrale laddove nel precedente lavoro era in versione ridotta. Come detto in precedenza, non si può dire che questo lavoro aggiunga molto a quanto espresso in passato dal progetto personale di Magnus Sundström: ciononostante la perfezione formale dei suoi prodotti lo eleva, a mio parere, ai vertici di quel genere che, affondando le sue radici nelle sonorità dei Laibach più classicheggianti (quelli di Macbeth, per intenderci), ha successivamente ridotto le distorsioni e smussato gli spigoli più industrial (senza però annullarli del tutto) per andare a creare un genere a sé stante, in cui si miscelano le forme eleganti e ricche della musica classica ai ritmi potenti e marziali e alla serialità circolare della musica industriale. L’eccezionalità della produzione musicale di The Protagonist sta proprio nel perfetto bilanciamento di queste due anime, apparentemente così lontane tra loro da parere inconciliabili ma invece assimilabili e in grado di creare, grazie al loro incontro, lavori dotati di fortissimo pathos. Credo sia superfluo aggiungere che questo CD è consigliatissimo agli amanti del genere ma anche a chi, colto da strana e perniciosa curiosità, volesse avvicinarsi a questo tipo di sonorità.
Web: http://protagonist.coldmeat.se/.
(Ankh)
Psychonaut 75: Pylon Of Daath
(CD - Musa Ermeticka, 2005).
Questi “viaggiatori della mente” (75 sarebbe il numero cabalistico di Lucifero) ci propongono un condensato di oscure ritualità ed infernali sonorità. Sorta dalle ceneri dei Valefor, gruppo asceso tempo addietro alla corte della mitica Cold Meat Industry, la band è adepta, tanto per cambiare, del verbo di Aleister Crowley e della sua dogmatica “magick”, con tanto di riverenza per il famigerato “Libro della Legge” del prefato Grande Bafometto. Insomma, sotto il profilo ideologico è il caso di citare il biblico Qohelet << nulla di nuovo sotto il sole >>. Passando al lato prettamente musicale, anche qui la lezione di Current 93 ed epigoni vari è abbastanza evidente: un insieme, ad dir il vero ben ragionato, di sonorità arcane, abissali o cacofoniche, infarcite di salmodie varie ed orazioni di probabile contenuto poco cristiano. Per chi ama questo genere, che a me sinceramente diletta nonostante sia affetto ormai dalla scarsa creatività di troppi pseudo alchimisti del suono oscuro, il cd è comunque davvero buono. Nonostante che il genere sia vittima di elaborazioni ultraventennali con presunti artisti inidonei perfino a tirare qualche suono grave da un campionatore, posso dire che gli Psychonaut 75 meritano attenzione, poichè riescono a creare elaborazioni che non solo non disturbano ma davvero coinvolgono e si lasciano godere. A me sono piaciute in particolare le tracks ‘CgZVN’ e ‘Quadriga Sexsualis’ ed a tal proposito merita una nota di sottolineatura l’avvenenza delle due “streghe” componenti della band. Interessante e luciferino.
Web: http://www.psychonaut75.com.
(S*Tox)
Riverside: Second Life Syndrome
(CD - Insideout Music/Audioglobe, 2005).
Già autori del positivo "Out of myself" (2004), i polacchi Riverside confermano la loro indiscutibile valentìa dando alle stampe il suo successore "Second life syndrome", un bel concentrato di prog'n'dark metallizzati. Un ideale punto d'incontro tra i Porcupine Tree più visionari ed i frangenti maggiormente onirici e psichedelici di Opeth ed Anathema, che trovano punti di massima esaltazione nella eponima suite, un gran bel pezzo che sfiora i sedici minuti e che trasporta idealmente l'ascoltatore, attonito da tanta opulenza, nel variegato universo sonoro creato ad arte dal leader Mariusz Duda (cantante che deve aver assunto in dosi massicce le opere targate Steven Wilson, oltrecchè chitarrista dotato di tocco finissimo, anch'esso ascrivibile ad ascendenze pinkfloydiane miscelate col dark) e dai suoi fidi compari Piotr Grudzinski (chitarra), Piotr Kozieradzki (batteria) e Michal Lapaj (tastiere). Finalmente anche l'Europa si è accorta di quanto bravi siano i quattro, tanto che una loro perfo al Progpower Festival di Baarlo, Olanda, ha suscitato il vivissimo interesse, tramutatosi presto in entusiasmo, dei presenti. Possenti scalate chitarristiche vengono attutite dal fluido tastierismo di Lapaj, collante del peculiare sound del combo, pronto a repentine fughe sulla scia delle quali si inserisce la martellante sezione ritmica, dando vita ad un vorticoso succedersi di emozioni (esemplare "I turned you down"). I fan dei Porcupine Tree gioiranno de "Artificial smile", piece movimentata da sei corde nervosissime al limite della nevrastenia, con una batteria impazzita a scardinare un impianto ritmico formidabile. Senza tralasciare il fondante assunto melodico, sempre presente nelle composizioni dei Riverside, al punto che ogni brano risulta godibile, non ostante la grande esposizione di tecnica alla quale l'uditorio viene sottoposto. Una piacevole sorpresa tramutatasi in solida realtà!
(Hadrianus)
Room With A View: Collecting Shells At Lighthouse Hill
(CD - My Kingdom Music/Masterpiece Distribution, 2005).
Va pian piano affermandosi una nuova tendenza, traendo solide basi da quanto esposto negli ultimi anni da Novembre, soprattutto, e da Klimt 1918 in seguito. Lo confermano il recente parto degli interessanti En Declin, "Trama", opera già matura pur trattandosi di un esordio, ed il secondo capitolo dell'ancor fresca discografia dei Room With A View. I quali spostano ancor oltre i confini del loro sound, impiantando su una solida base melodico/melancolica input mediati da certo rock moderno, giungendo ad un più che soddisfacente risultato complessivo. Non solo urgenza strumentale va ricercata in brani meditati e dotati di buona struttura, ma anche grande attenzione alla resa finale, ed il trittico d'apertura costituito da "Breathe the water", "Friction" (presente pure in versione videoclip, la My Kingdom Music nulla abbandona al caso, basti per ciò lo splendido artwork curato da Zaelia Bishop!) e "Sometimes anywhere" lo afferma. Risalta nitido il lavoro del titolato Jens Bogren, che nel suo rinomato Fascination Street Studio (ove ha già operato per Katatonia, Opeth, Pain Of Salvation ed altri ancora) ha ospitato il quartetto: ne deriva una fragrante commistione fra atmosfere darkeggianti e sonorità mediate dall'emo-rock più crepuscolare, con abbondanti dosi di vigore stemperate in un contesto ricercato e per nulla banale. Come la splendida intro, affidata alla tromba dell'ospite Paolo D'Antonio, della disperata "Penitence", gravida di cupe aspettative, o nella ammiccante "Against my will". Francesco Grasso ed Alessandro Mita, membri fondatori del gruppo, possiedono la grazia di saper ben calibrare gli impusli che da ogni singolo episodio del disco possono scaturire, generando uno splendido caleidoscopio di emozioni, come nella scheggia acustica "Collecting shells", alla quale segue una più movimentata "The farther side of Heaven". Un'eccellente conferma, sia per i RWAV che per la loro patrocinatrice MKM, ascoltate la raffinata e jazzy "Remembering our goodbyes", canzone che giustifica appieno l'appellativo di Arte attribuito alla nostra amata Musica.
Per informazioni: www.mykingdommusic.net.
Web: http://www.masterpiecedistribution.com.
(Hadrianus)
Sigur Rós: Takk...
(CD - Emi Records, 2005).
Ricordo che quando vidi in concerto i Sigur Rós, circa tre anni fa, il pubblico era composto quasi solo da appassionati di indie rock, mentre i “nerovestiti” si contavano letteralmente sulle dita di una mano… Non nego che la cosa mi stupì moltissimo, difatti immaginavo che la formazione islandese fosse già piuttosto conosciuta anche in ambito gothic, ma a quanto pare ero stata fin troppo ottimista nelle mie previsioni. Da allora è trascorso un bel po’ di tempo e le cose sono cambiate, per cui credo che molti avranno piacere di trovare la recensione di Takk… nelle pagine di Ver Sacrum. Del resto il gruppo ha tutti i diritti di starci, perché il sound che propone è tra i più soavi ed ammalianti che ci sia modo di ascoltare oggigiorno… A questo punto è però doveroso da parte mia fare una precisazione, anche perché qualcuno potrebbe pensare che io sia una grande estimatrice della band: in realtà non è esattamente così, nel senso che apprezzo il lavoro svolto negli anni da questi quattro musicisti, lo considero originale ed ispirato e penso che essi siano degli abilissimi compositori, ma non posso affermare che il loro genere musicale è tra i miei preferiti!! Il concerto che vidi anni fa fu per me di una noia mortale, e la ragione sta nel fatto che non ho una particolare passione per le sonorità eteree: i Sigur Rós sono l’esatto opposto di ciò che più mi coinvolge e mi convince, ma non posso parlar male di loro perché, obiettivamente, ne riconosco il valore e il talento artistico! Questo quarto lavoro non fa che riconfermare appieno quanto già sapevamo del gruppo, e cioè che la sua dote principale è quella di saper comporre musica sognante e senza tempo, contraddistinta da atmosfere romantiche e rilassanti. Senza ombra di dubbio esso farà la gioia dei vecchi fan del quartetto, ma è anche probabile che sarà capace di regalargli una popolarità ancora più grande, e senz’altro meritata. Concludo la recensione con un piccolo consiglio per coloro a cui è già capitato di assopirsi durante l’ascolto di un album dei Sigur Rós: ragazzi, datemi retta, non insistete con questa band perché, pure stavolta, l’effetto soporifero è garantito al 100%!!!
Web: http://www.sigur-ros.com/.
(Grendel)
Suicide Commando: Godsend/Menschenfresser
(CDS - Noise Terror Productions/Dependent/Masterpiece, 2005).
Riecco Suicide Commando. In un panorama elettronico sempre piu' inflazionato da gruppi che si ispirano in maniera sfacciata alla musica prodotta da Johan Van Roy (spesso però senza possederne la classe e l'inconfondibile stile), giunge il nuovo doppio singolo (tiratura limitata a 2.000 copie) del colosso belga che pur non apportando nessuna novità al proprio "modus operandi", si stacca imperioso sopra tutti gli imitatori. "Godsend" e "Menschenfresser" sono due tipici brani "alla Suicide Commando" e quindi credo che vi sia ben poco da aggiungere su di essi: chi inizia ad essere stanco della musica del signor Van Roy, si rivolga perciò presso altri lidi. Io non ne sono affatto stanco e nel caso specifico direi che questi nuovi brani non sono affatto male e non mancheranno di spopolare sui dancefloor sia nelle versioni originali, sia negli interessanti remix (quattro, due per ogni pezzo) che le accompagnano; gli autori dei remix rispondono al nome di Reaper, God Module, Amduscia ed Agonoize (questi ultimi mi paiono piu' in gamba come remixer rispetto a quanto offrono nei loro cd); un disco non imperdibile quindi ma che costituisce un buon aperitivo in attesa del nuovo album in uscita a Marzo 2006. Da ricordare infine che questa è la prima uscita per la Noise Terror Productions, sub-label della Dependent, fondata dallo stesso Johan Van Roy, che si dedicherà ad uscite improntate all'harsh-elettro.
Web: http://www.suicidecommando.be.
(Candyman)
Svenia: Black Heart
(CD - Gothic Slam Records/Masterpiece Distribution, 2005).
Attenti a non liquidare frettolosamente "Black heart" come l'ennesimo disco di love metal ed i suoi autori Svenia (italianissimi!) come i soliti ragazzotti accodatisi al circo HIM, pronti a sfruttare l'enorme successo commerciale tenendone solo la scia! Commettereste in fatti un errore, perchè i nostri ci sanno fare, sono capaci di scrivere belle canzoni, ed anche se debitori della matrice citata meritano maggiori attenzioni. La triade d'apertura stenderà legioni di giuovinotte ansimanti con abbondanti dosi di edulcoratissimo goth-metal, con tastiere ad addolcire chitarre ficcanti ed una sezione ritmica discretissima. Su tutto la voce profonda e sensuale di Leonard, che di Valo deve per forza aver studiato con attenzione ogni mossetta, a declamare dei testi perfettamente in linea coi voleri delle esigenti fan, sempre pronte a rilasciar la lacrimuccia (la ballatona "Death is waiting for your heart"!). "Last prayer" segue col suo incedere deciso, ma questi sbaglieranno prima o poi un colpo? No, perchè "Celestial crime" unisce un basso sisteriano ed atmosfere care ad Eldritch con opportuni sostegni mediati dai Paradise Lost di metà carriera, ed a tratti, sorprendente, sembra un brano tratto da "Body and soul"! L'irruenta "Love me to death" si serve di chitarre ficcanti e fa decisamente aumentare il ritmo del disco, senza deragliare. Che volete, a me piace questo "Black heart", almeno mi concede di trascorrere tre quarti d'ora in santa pace. Un plauso alla Gothic Slam Records, dotata di un roster di qualità!
Web: http://www.gothicslamrecords.com.
(Hadrianus)
Unter Null: Sick Fuck
(EP - Alfa Matrix/Audioglobe, 2005).
Si abbatte sul mio stereo come una bomba dall’alto potenziale deflagrante questo mcd di Unter Null, progetto dietro cui si cela una signorina (dall’apparenza tutt’altro che fragile ed indifesa, stando alle foto che potrete trovare sul suo website) che risponde al nome di Erica Dunham, dotata di rabbia ed energia da vendere, tanto da essersi meritata l’appellativo di “Suicide Commando in gonnella”. Nonostante provenga da Seattle, Erica a quanto pare non è mai stata attratta dal “grunge”, bensì dev’essere cresciuta nutrendosi di robuste dosi di elettro-industrial che dopo diversi anni di militanza in altre bands, l’hanno portata a creare questo progetto che, mea culpa, non conoscevo e che mi pare invece quanto di piu’ interessante ascoltato in campo elettro negli ultimi mesi. L’EP in questione (limitato a 1.500 copie) pur basandosi solo su due brani (“Sick fuck” e “Your nightmare”) è decisamente ottimo e ci mostra un’artista pronta a spiccare il grande salto ed a spezzare il monopolio maschile sulla scena dell’elettronica piu’ dura. Due brani dicevamo, per un totale però di nove tracce, con remix assolutamente ottimi a cura di Grendel, Tamtrum, Implant, C-Drone Defect, ecc.. Tra i tanti nomi accostati indegnamente a Suicide Commando, Unter Null ne risulta il piu’ meritorio anche perché, lungi dall’essere un mero clone di Johan Van Roy, Erica Dunham dimostra una forte personalità; all’ imminente “The Failure Epiphany” il compito della sua consacrazione.
Web: http://unternull.biohazardmusic.com/.
(Candyman)
Unter Null: The Failure Epiphany
(2CD - Alfa Matrix/Audioglobe, 2005).
Preceduto dal clamore suscitato dal "Sick Fuck EP", ecco l'atteso album di Unter Null; "The Failure Epiphany" non delude certo le attese e si rivela come una delle migliori uscite in campo elettro-industrial del 2005. L'arrabbiatissima Erica si lancia in un assalto sonoro senza compromessi, mostrando tutta la carica aggressiva che le è valsa l'accostamento a Suicide Commando, che per altro trovo alquanto forzato, in quanto il progetto Unter Null ha una sua identità ben precisa ed è tutt'altro che un mero "copycat" della creatura di Johan Van Roy.
"The Failure Epiphany" si rivela come un lavoro compatto e convincente dalla prima all'ultima traccia, con testi sofferti per via di esperienze che hanno coinvolto Erica in prima persona (ed i titoli dei brani sono già esemplificativi in tal senso), atmosfere sempre cupe, sofferte ed arrabbiate, con tanti brani con potenzialità di singolo, dalle già note "Sick Fuck" e "Your nightmare", per arrivare a "Martyr" e "Zombieboy", ma tutte le 13 tracce di questo disco sarebbero meritevoli di citazione, come tasselli che vanno a comporre un pregevole puzzle, in assoluto uno dei piu' riusciti del 2005. Avendo recensito diversi dischi della Alfa Matix questo mese (e diciamo che l'etichetta belga ha risollevato le sue quotazioni con i dischi pubblicati sul finire del 2005), ho già accennato al fatto che ogni album è disponibile in "limited edition" da due cd. Se nei casi precedenti non mi ero soffermato sul contenuto dei secondi dischetti, spesso inutili riempitivi con remix insulsi, qui il cd2 diventa una buona appendice all'album vero e proprio, contenendo ben quattro inedite oltre ad ottimi remix a cura di Tamtrum, Terrorfakt, Kiew, Aslan Faction, Heimataerde, ecc... Senza aver inventato nulla di nuovo, Unter Null ha dimostrato come si possa fare ottima musica elettro-industrial senza essere cloni di nessuno; in questo la ragazza dà una bella lezione a tanti colleghi maschietti. Girl's Power!
Web: http://unternull.biohazardmusic.com/.
(Candyman)
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