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Subsonic Symphonee: Extreme evolution
(CD - Synthetic Symphony/SPV/Audioglobe, 2005).
I Subsonic Symphonee provengono da Melbourne, dove si sono formati nel 1998. L’aver pubblicato questo album per un’etichetta importante come la Synthetic Symphony/SPV garantisce loro la possibilità di farsi conoscere più o meno ovunque, ma sinceramente mi chiedo se un prodotto del genere potrà riscuotere successo nel nostro paese… Per la verità Extreme evolution non è un brutto disco, infatti si ha l’impressione che sia stato molto curato in fase compositiva (e anche durante la registrazione), ma allo stesso tempo non posso fare a meno di dire che c’è qualcosa che non mi convince nei brani che include… I miei dubbi sono più che altro relativi all’efficacia della musica proposta dai sette australiani, uno strano mix tra EBM, techno e metal al quale ogni tanto vanno ad aggiungersi sonorità pseudo-orientaleggianti. Ascoltandolo mi è venuto in mente un genere molto particolare di canzoni che pare sia parecchio apprezzato in Giappone: tali canzoni sono caratterizzate da un sound paragonabile a ciò che chiamo “robaccia da discoteca commerciale” (!!), ma che è anche arricchito da elementi rock e da parti cantate più simili a quelle che si possono trovare in un cd degli Iron Maiden che a quelle che contraddistinguono le tipiche produzioni dance!!! Nella biografia del gruppo ci sono un paio di frasi che mi hanno colpito, cioè “cyberwave goth act” e “cyber vampires from down under”: probabilmente sono state usate allo scopo di descrivere il tipo di musica a cui esso è dedito, ma a mio parere sono un po’ fuorvianti perché il materiale contenuto nell’album ha ben poco di oscuro, e non può essere etichettato né come industrial metal, né come electro-gothic… Insomma, le track di Extreme evolution sono sì immediate e molto ballabili, ma certo non sono di quelle che colpiscono a tal punto da rimanere impresse: in poche parole vanno bene per fare due salti ad un alternative party, ma per quanto riguarda gli ascolti “casalinghi” non sono esattamente il massimo a cui si possa aspirare!!
Web: http://www.subsonicsymphonee.com/.
(Grendel)
Supreme Court: Yell It Out
(CD - Black Rain, 2005).
Interessante seconda uscita per Supreme Court. "Yell it out" poggia su una produzione ottima e sonorità nitidissime, grazie alle quali ogni singola track può venir assimilata con grande soddisfazione del fruitore. Sonorità avanguardistiche ed un tratto riconoscibile fanno di loro uno dei gruppi più interessanti del panorama elettronico, e questo disco non può che confermarlo. Il riconoscibilissimo timbro di Kay Hartel ed il trasporto col quale interpreta le intelligenti liriche fanno inoltre davvero la differenza, rendendo "Yell it out" un prodotto destinato a resistere alla caducità delle mode, non solo un disco da dancefloor dalla esistenza effimera. Numerosi gli episodi da rilevare, come "Natural born victims" e la dura "Corroded brains", o lo squassante strumentale "A.L.S.-S.L.A.", ma le undici tracce che compongono il CD (più intro) godono tutte di luce autonoma. Il ritmo di "Never again" è vorticoso ed il pezzo assolutamente riuscito, "Terror chat" è terribilmente attuale (ed ancora una volta va rilevato l'impegno di Kay nell'articolare testi levanti dure denunzie: "connecting in a pervert's world/you satisfy your sickest lust..." sono parole che ci richiamano alla tristissima realtà della cronaca quotidiana). E' questa la componente che, più d'ogni altra, rende "Yell it out" un disco di fondamentale importanza: il suo essere calato nel presente, il tentativo di provocare una reazione, di far riflettere. Eccellente pure la parte grafica. Verdetto assolutamente favorevole!
Web: http://www.supreme-court.tk/.
(Hadrianus)
Techix: Monosymphonic
(CD - Anticlock, 2004).
Ci arriva come gradita sorpresa il promo di Techix, progetto che fa a capo al musicista americano Justin Jones. Monosymphonic è il suo CD d'esordio, un lavoro di indubbia qualità che rappresenta una summa di influenze classiche, approccio avantgarde alle melodie e alle costruzioni sonore, folk oscuro e un pizzico di elettronica sperimentale. Si tratta davvero di un polpettone assai ricco di influenze e sonorità ma tutt'altro che indigesto. Quello che colpisce innanzitutto della musica di Techix è la sua estrema eleganza, senz'altro mediata dalla formazione classica di Jones: a questo si unisce un forte carattere emozionale dei dodici pezzi qui presenti, cosa assai gradita visto che talvolta la musica d'ispirazione avantgarde cade in un cerebralismo sterile e freddo. Sarà senz'altro dovuto al suono del violino, lo strumento "struggente" per eccellenza, ma la musica di Monosymphonic è tutt'altro che fredda. Molto interessante è il lavoro di costruzione dei brani, tutti strumentali, in cui ad un sottofondo ottenuto con soluzioni diverse (chitarra acustica, drum-machine, tastiere, cori sintetizzati, …) si posano le note del violino, spesso modificate con echi e filtri e talvolta catturate in loop al contrario. Pur all'interno di uno stesso schema i brani mostrano delle soluzioni sonore abbastanza variegate: in "Bhodi's last breath", il brano più emozionante del CD, la chitarra acustica si intreccia alla perfezione al violino elettrico e distorto; in "Un dia mas" si uniscono magistralmente due linee di violino, una suonata normalmente e l'altra fatta girare al contrario; "Drumtah" si fa poi notare con i suoi richiami alla musica mediorientale mentre la solenne "Silver flame" non può non ricordare certe cose di Sieben, Non a caso, visto lo strumento "principe" del CD, il paragone alla musica di quest'ultimo è quello che nasce inevitabilmente nell'ascoltare Monosymphonic, sebbene la somiglianza a guardar bene è abbastanza superficiale, visto il carattere più sperimentale e meno orientato alla costruzione di "vere canzoni" della musica di Techix. Essendo un lavoro d'esordio non mancano alcune incertezze, su tutte "Snowfish" con la sua inutile base elettronica o "Overdamped", un pezzo che davvero meriterebbe un nuovo arrangiamento e in cui figura una brutta ritmica sintetica. Pur nelle sue ingenuità Monosymphonic è un lavoro valido e interessante, da consigliare sia agli appassionati delle espressioni più sperimentali del cosiddetto "neofolk" che agli amanti della musica eterea di gusto avantgarde.
Web: http://www.techix.com.
(Christian Dex)
Thee Maldoror Kollective: 23 Miles back on the clockwork highway
(CD - Beyond/Masterpiece, 2005).
Davvero niente male queste versioni remix dei pezzi contenuti in A clockwork highway dei Thee Maldoror Kollective… Ogni traccia di quel disco (uscito nel novembre 2004 su etichetta Code 666) è stata rielaborata da alcuni dei più importanti gruppi/artisti della scena industrial-electro, e il risultato di tale operazione è 23 Miles back on the clockwork highway, un lavoro molto valido e interessante che potrà piacere a tutti coloro che hanno un debole per le sonorità più estreme… In apertura troviamo “Undercity”, brano che è stato “rivisto e rigenerato” da Mr Mick Harris (Scorn) e che ci offre un ottimo esempio di breakbeat dissonante e allucinato, mentre il seguente “Re-charged lion” (di CTRLer) colpisce soprattutto per la potenza del sound che lo contraddistingue (una sorta di hardcore/industrial/metal che mi pare anche molto adatto a contesti “danzerecci”). La situazione cambia totalmente con la terza song (rifatta da Nordvargr/MZ 412), che ci propone un dark-ambient evocativo e ricco di fascino, mentre “Evangelis 6” (di Cdatakill) è un altro episodio caratterizzato da suoni pesanti e aggressivi, che faranno la felicità degli amanti del noise più sperimentale. Eraldo Bernocchi (Sigillum S) si è occupato di “Apotropya/Change”, un’electro-track dai ritmi non troppo sostenuti (ma che comunque non manca di dinamicità…), mentre l’atmosferica e oscura “Bio-Kia informatique” è stata destrutturata da Jeye. Per concludere troviamo “Babilonia headbox switch” di Bad Sector, un riuscitissimo (e strano) mix tra metal e musica ritualistica, e “Noci[V]ty” di EuroSatan 3000/Mikrokilla, vero e proprio assalto sonoro a base di industrial beats e harsh electro. Insomma, ce n’è davvero per tutti i gusti in questo album: la varietà è senz’altro una delle sue qualità migliori, ma anche l’estrema cura con cui è stato realizzato non passa certo inosservata… Da avere assolutamente!!
Web: http://www.maldororkollective.net/.
(Grendel)
Transit Poetry: Themes From The Desolate Ocean
(CD - Curzweyhl/Masterpiece Distribution, 2004).
Un'altro ottimo prodotto Curzweyhl! Transit Poetry è il project del cantante degli immensi Despairation, Sascha Blach. "Themes from the desolate ocean" è il primo capitolo di una tetralogia incentrata sui quattro elementi, e come si può desumere dal titolo, questo è incentrato sull' acqua. Ove oceano desolato è da intendersi come l'animo umano. E Sascha con la sua nuova creatura intende esplorarne le profondità più intime. Bella musica, un gradevolissimo elettro-pop venato di oscuro, ove la componente gothika contribuisce ad arricchire ogni singola composizione di una peculiare vena melincolica. Assai interessanti le liriche, molto profonde ed intensamente spirituali. Come nella umbratile ballata "We, the dreamers", o in "Black water asylum", fra i primi pezzi del lotto, che già chiariscono quanto a Sascha appartenga una finissima capacità di scrittura, ben esplicata già nell' opener "Edentea" (la versione club-mix della stessa chiude il CD). Ed i brani rallentati sono quelli che ho maggiormente gradito, in quanto ove è l'elettro a prevalere l'atmosfera di raccoglimento che segna il disco si stempera. "Narcotic summer" intorpidisce piacevolmente, come l'ignavia d'un meriggio d'agosto. "Mourner's dance" è per nulla sepolcrale come potrebbe apparir dal titolo, distendendo le sue spire voluttuose e sensuali ad avvolgere l'ascoltatore, mentre la dinamica "Transition" si fa apprezzare in virtù di un articolato costrutto strumentale. Ancora un lento, "Heart of seraphim", velato di cupa tristezza, sensazione accentuata da chitarre e tastiere a tratti maestose, sempre e comunque dark. Ultima, a parte il citato mix, la poppeggiante ed elegiaca "Anima Mundi", davvero dolcissima. Disco apprezzabilissimo, "Themes from..." gratifica la bravura del suo autore, nella quale l'ascoltatore può beatamente specchiarsi.
Per informazioni: www.mkmpromotion.tk.
Web: http://www.masterpiecedistribution.com.
(Hadrianus)
Tvmvlvs Seraphim: Fortress ermetica
(CD - Beyond/Masterpiece, 2005).
Avevo molto apprezzato l’album di debutto dei Tvmvlvs Seraphim (uscito nel 2002 e intitolato Centenarians’ divine lvnacy), ma devo dire che con Fortress ermetica il gruppo è senz’altro riuscito a superarsi. Si tratta infatti di un lavoro ispirato ed efficace, che propone musica a metà strada tra il dark-ambient e l’industrial più sulfureo e apocalittico. Basta ascoltare pezzi come “The burnt-out spa” o “Decay of the hierophant” (contraddistinti da atmosfere claustrofobiche e opprimenti, ma anche da elementi noise e da sonorità distorte e sferraglianti) per rendersi conto che questo è il classico disco che piacerà a tutti coloro che hanno sempre amato il materiale Cold Meat. È però molto probabile (come viene fatto osservare nella presentazione che la Beyond Productions ha allegato al promo) che anche i fan dei Der Blutharsch possano trovarlo interessante, difatti al suo interno compaiono inserti campionati/rielaborati che vanno a costituire parti piuttosto significative di alcuni dei brani (vedi ad esempio il dialogo presente in “Europe before the rain” o le vocals “operistiche” incluse nella titletrack…). Inutile dire che se non appartenete ad una delle due categorie di ascoltatori a cui ho appena fatto riferimento Fortress ermetica vi risulterà un po’ difficile da digerire, e i suoi cinquantacinque minuti di durata vi sembreranno un’eternità, ma se così non fosse allora potete andare a colpo sicuro, perché il cd è caratterizzato da un sound davvero vario ed ognuna delle sue componenti è stata curata con grande scrupolosità. Sentendolo mi è sembrato anche di cogliere una vena malinconica, e visto che si tratta di una cosa assai rara per una produzione di questo tipo direi che essa merita di essere apprezzata in maniera particolare! Un gradito ritorno insomma, che evidenzia le ottime capacità di questo progetto italiano capace di competere con i “mostri sacri” della scena industrial nordeuropea…
Web: http://www.beyondprod.com/.
email: tvmvlvseraphim@hotmail.com.
(Grendel)
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