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AA.VV.: Septic vol.5
(CD - Dependent/Masterpiece, 2005).
Quinto capitolo delle compilation della Dependent, divenute un capitolo fondamentale per fare il punto della scena elettronica internazionale. A differenza dei sampler editi da altre etichette (mi riferisco in primo luogo alle pur valide "Machineries of Joy" della Out of Line), la serie Septic preferisce concentrarsi su un elettronica maggiormente raffinata e diversificata; in questo capitolo la prima cosa che si nota è l'assenza di brani di "future-pop", mentre prevalgono brani dediti alla contaminazione tra EBM, techno, industrial, ecc... Come di consueto nella tracklist si alternano nomi già affermati e "belle speranze" del panorama elettro; da "urlo" la sequenza di quattro brani che troviamo dalla traccia 7 a quella 10: aprono gli XPQ-21 con l'eccellente "In your eyes" che li conferma sull'ottimo livello espresso con l'album "Chi", in un brano tanto ritmato quanto pregno di malinconia e romanticismo a ribadire l'amore di Jeyenne per le sonorità "wave" anni '80. Seguono i FAQ con un altro brano estremamente "catchy": elettro-pop di qualità; strepitosi e fedeli al loro stile, i nuovo brani di Mind In A Box e Rotersand ad anticipare i loro prossimi lavori per l'etichetta tedesca. Tra le altre segnalo un nuovo remix per "Torch" dei Seabound, la consueta irresistibile carica techno-trance di This Morn' Omina e l'EBM di "Black Angel" degli statunitensi Battery Cage. Un'ottima compilation per un'esauriente panoramica sullo stato della scena elettro.
Web: http://www.dependent.de.
(Candyman)
AA.VV.: United vol.1
(CD - Noitekk/Audioglobe, 2005).
Decisamente entusiasmante questa compilation della Noitekk, una vera manna per gli amanti della cosidetta "harsch-elettro".
L'etichetta mette in campo tutte le sue punte di diamante (Grendel, Aslan Faction, Tactical Sekt, Hioctan, C-Drone Defect e Psyclon Nine) oltre ad una serie di "ospiti" di tutto rilievo (Suicide Commando, Solitary Experiments, Dioxyde ed altri ancora). La qualità media dei brani (quasi tutti inediti) è molto buona, anche se bisogna francamente ammettere che il sound di questi gruppi è molto simile (voci distorte, battiti incalzanti, ecc..) e pertanto, se non si è grandi amanti del genere, l'ascolto può dare forti sensi di "deja-vu". Tra i brani migliori vorrei segnalare "Scraping flesh" dei Die Sektor (questo brano è presente in un remix diverso anche sulla compilation della Alfa Matrix "Endzeit Bunkertracks"): questo gruppo mi aveva già colpito con la fantastica "Lust Angel" (presente sul sampler assemblato da Johan Van Roy in persona "Decoder v.2") ed anche oggi si dimostra come un gruppo dalle grandi potenzialità (mi si potrà obiettare che forse ricordano un pò troppo gli Hocico). Altre segnalazioni per il remix di "Cause of death:suicide" ad opera di Supreme Court (side-project dei Davantage) e per l'allucinante cover di "It's a sin" dei Pet Shop Boys ad opera di C-Drone Defect...... l'ho riconosciuta solo per il testo !! Un disco che non mancherà di fornire spunti ai djs.
Web: http://www.noitekk.de.
(Candyman)
Aesthetic Perfection: Close to human
(CD - Out of Line/Audioglobe, 2005).
Aesthetic Perfection è un nuovo progetto americano che con "Close to human" ci offre un lavoro piu' che interessante, dedito ad un'elettro-industrial che spazia tra episodi piu’ aggressivi ed altri maggiormente d’atmosfera (si ascolti ad esempio "Ersatz", un brano minimalista e crepuscolare). Un disco in cui a brillare sono soprattuto le sonorità e le ambientazioni elettro-dark con diversi brani dalle buone potenzialità anche come singoli: le varie "I belong to you", "Fix", "Coward" e "Sacrifice" (il cui refrain mi ricorda molto quello di "Forgotten tears" degli Hocico) hanno tutte le carte in regola per imporsi sui dancefloor; l'unica critica che mi sento di muovere a questi ragazzi, sta nella scelta di un cantato distorto, ormai alquanto inflazionato e qui particolarmente fastidioso; un vero peccato perchè i brani hanno strutture veramente efficaci e risultano essere tutti estremamente gradevoli. Al di là questa pecca "Close to human" si rivela come una delle release piu' interessanti di questi primi mesi del 2005.
Web: http://www.aesthetic-perfection.net.
(Candyman)
Amduscia: Dead or Alive
(MCD - Out of Line/Audioglobe, 2005).
Nuovo mcd per il trio messicano, impostosi all'attenzione degli elettro-fans lo scorso anno con l'album "Melodies for the devil". Questo nuovo lavoro li mostra in piena forma, sempre dediti ad un EBM dai ritmi particolarmente serrati ed incalzanti e con uno stile vocale che non può non rimandare ai piu' famosi connazionali Hocico. Pur senza grossi stravolgimenti, trovo però che il songwriting sia migliorato, le nuove composizioni mi paiono avere migliori arrangiamenti e piu' "gusto" rispetto a quelle del pur discreto disco d'esordio. La "title track" è indubbiamente un brano gradevole che non mancheremo di sentire in discoteca; ci viene proposta in 4 versioni: oltre all'edit ed al "club mix", abbiamo i remix dei God Module (che ricambiano il favore ricevuto per la loro "Victims among friends") e Defcode; quest'ultimo è a mio avviso veramente splendido.
A completare il tutto, altre tre tracce: molto valide "False freedom" e "Corpse symphony" (quest'ultima è la traccia piu' "calma" del mcd), mentre "Delirio asesino", come già lascia intravedere il titolo, è un frenetico brano piu' simile allo stile dei brani di "Melodies for the devil". Un buon disco per tutti gli "elettro-addicted" quindi, che unisce quantità e qualità.
Web: http://www.amduscia.de.
(Candyman)
L'Ame Immortelle: Fallen Angel
(MCD - Gun Supersonic, 2005).
Terzo singolo estratto dall'album "Gezeiten", "Fallen angel" si rivela un mcd senza infamia e senza lode, in linea con le ultime produzioni del duo Rainer/Kaushofer. In esso troviamo due versioni della title-track: la prima è praticamente analoga a quella apparsa sull'album, ossia un brano rappresentativo della vena piu' romantica della band austriaca, mentre la seconda versione è un remix a cura dei connazionali Mind In a Box che non modificano comunque il "mood" del brano, che rimane imperniato su atmosfere languide e classiche. Restiamo su queste sonorità anche con la nuova versione della ormai datata "Stern", un classico dei L'Ame Immortelle, risalente all'album "Wenn Der Letzte Schatten Fällt", ri-elaborata in versione minimale per voce e pianoforte. E' il momento delle due tracce migliori: innanzitutto l'inedita "Broken" che finalmente porta un pò di brio in questo disco e fa tornare a galla l'anima elettro-pop che mi aveva fatto amare i primi tre-quattro album di L'Ame Immortelle: niente di clamoroso, ma una canzone comunque piacevole con la voce di Sonja sempre in bella evidenza. Completa la tracklist un remix di "Calling" a cura degli ucraini Solarice; tale versione non mi pare così diversa da quella apparsa su "Gezeiten", ma considerando che si tratta di una delle tracce che preferivo dell'ultimo album, è piacevole trovarla in questo mcd. Un acquisto consigliato solo ai "completisti" della band austriaca.
Web: http://www.lameimmortelle.com.
(Candyman)
Apocalyptica: Apocalyptica
(CD - Vertigo/Universal, 2005).
Gli Apocalyptica sono davvero una delle band più particolari che la scena musicale alternativa ci ha proposto negli ultimi anni… In un primo momento i quattro violoncellisti finlandesi (ora diventati tre) si sono fatti conoscere grazie ad ottime versioni “classicheggianti” di canzoni dei Metallica (il loro primo album è interamente dedicato alla celebre formazione californiana…), e in seguito hanno iniziato a coverizzare brani di altri gruppi famosi (come ad esempio Faith No More e Sepultura), ma anche a comporre materiale originale. Con il passare del tempo quest’ultimo ha definitivamente preso il posto delle cover nelle release della band, che a mano a mano si sono fatte sempre più intriganti e convincenti. Il penultimo lavoro uscito, dal titolo Reflections, era molto valido e curato nei minimi dettagli, ma questo nuovo cd riesce addirittura a superarlo in quanto a dinamismo e compattezza. Ascoltandolo si ha l’impressione di avere a che fare con un’orchestra classica impazzita che non esegue i brani in maniera tradizionale, ma che li stravolge in modo a dir poco bizzarro!! Eicca Toppinen e compagni riescono ad ottenere una gamma di suoni molto varia dai loro violoncelli, difatti all’interno dei pezzi troviamo momenti atmosferici e malinconici ma anche parti talmente “impetuose” e potenti (spesso sostenute dal suono della batteria) da essere paragonabili a certo rock o metal!! Ma la vera novità è che stavolta ci sono pure dei brani cantati, e questa è davvero una sorpresa gradita per chi segue il gruppo dagli inizi (a voler essere maligni è anche un’abile mossa commerciale, visto che gli permetterà di farsi conoscere da gente che magari fino ad oggi lo ignorava!). L’opener “Life burns!”, ad esempio, è interamente cantato da Lauri Ylönen (il vocalist dei gothic-pop-metallers Rasmus); egli compare anche in “Bittersweet”, ma in questo caso si esibisce in un duetto con il bel (???) tenebroso Ville Valo (ascoltate la loro performance e poi ditemi se la presenza del singer degli Him era così fondamentale per la riuscita del pezzo, peraltro bellissimo musicalmente parlando!). Devo comunque sottolineare che le canzoni interamente strumentali non sono certo meno affascinanti di quelle appena descritte, anzi direi che alcune di esse, per bellezza e intensità, sono forse tra le migliori che gli Apocalyptica abbiano mai scritto (e mi riferisco in particolar modo a “Misconstruction”, “Farewell” e “Fisheye”). Insomma, direi che anche stavolta i finlandesi ci hanno confermato di avere talento da vendere, sfornando un lavoro che non solo farà felici i loro vecchi fans, ma che ha pure le carte in regola per fargliene conquistare di nuovi!!
Web: http://www.apocalyptica.com/.
(Grendel)
The Axis Of Perdition: Deleted scenes from the transition hospital
(CD - Code 666/Audioglobe, 2005).
Non si può certo dire che i The Axis Of Perdition propongano un sound immediato e di facile ascolto, difatti questo loro nuovo lavoro richiede un po’ di tempo per poter essere compreso e apprezzato appieno… Quello che a prima vista sembrerebbe un album dark ambient (fortemente ispirato al suono Cold Meat) si rivela come un qualcosa di ben più particolare nel momento in cui le sonorità oscure e alienanti a cui ho appena accennato lasciano il posto a una sorta di techno-black metal delirante, fatto di veloci sfuriate a base di chitarre stridenti e anche di momenti più atipici e bizzarri, sottolineati da vocals che sembrano provenire dall’oltretomba! Se poi a ciò aggiungete la presenza di un passaggio jazz (al termine del lunghissimo “Pendulum prey – Second incarceration” c’è pure quello!) capirete che questa non è la classica band che ha semplicemente inserito nuovi elementi all’interno di un genere ormai stantio e sorpassato come il black, ma una formazione che è riuscita a rigenerare tale stile a livello strutturale, dando così vita a un ibrido che appare come una perfetta fusione di suoni molto diversi tra loro. In parecchi hanno tentato un’operazione del genere, ma i The Axis Of Perdition sono senz’altro tra quelli che hanno creato le cose più interessanti. Per certi versi il loro cd mi ha ricordato l’ottimo (e malatissimo) Seishinbyouin degli Atrium Carceri, ma ovviamente questo paragone vale solo per una delle componenti del sound proposto dal gruppo, che come ho già detto è così sfaccettato da essere difficilmente catalogabile. Proprio per questo motivo credo che una release del genere potrà attirare tipologie differenti di ascoltatori: magari chi ha familiarità con il metal estremo e contaminato non si stupirà più di tanto sentendo i pezzi inclusi in Deleted…, ma di sicuro questi ultimi sorprenderanno (e non poco!) tutti gli appassionati del dark-industrial di stampo classico…
Web: http://www.code666.net/.
email: info@code666.net.
(Grendel)
Colony 5: Plastic World
(CDS - Memento Materia/Audioglobe, 2005).
Nuovo singolo per i "cuginetti" dei Covenant.
Definisco così i Colony 5, trio svedese che mi ricorda molto i piu' famosi connazionali, pur incarnando rispetto a questi, un sound decisamente piu' "leggero" e danzereccio, a cavallo tra synth-pop ed EBM; in passato ebbi modo di descriverli come un incrocio tra Covenant ed Icon of Coil, ed anche oggi trovo che la definzione sia calzante. Il nuovo singolo ci offre due versioni della title-track, brano assai gradevole, dallo spiccato gusto melodico e danzereccio; caratteristiche amplificate nel brano "A test", questa forse ancora piu' adatta ad essere consigliata ai dj: battito assai sostenuto ed una bella melodia. Tracklist completata da "Heta Naetter" che mi pare una sorta di tributo ai Welle Erdball o comunque ad un sound elettronico pionieristico e volutamente demodè. Un singolo quindi decisamente accattivante che spiana la strada al prossimo album "Fixed".
Web: http://www.colony5.com.
(Candyman)
Combichrist: Sex, drogen und industrial
(MCD - Out Of Line/Audioglobe, 2004).
Come molti di voi sapranno i Combichrist sono uno dei side-project di Andy LaPlegua, meglio conosciuto come il frontman dei norvegesi Icon Of Coil. Il primo album del gruppo, dal titolo The joy of gunz, aveva suscitato pareri piuttosto discordanti nel pubblico e nella critica, più che altro perché si allontanava parecchio (per alcuni davvero troppo!) dal genere proposto dalla main band del buon Andy. Quel disco pareva più uno dei lavori pubblicati da Ant Zen che non una release della Out Of Line, difatti il materiale in esso contenuto era più vicino al rhythmic noise che all’EBM “tunzettara” e riempi-dancefloor! Non posso avere la certezza assoluta di quanto sto per affermare, ma la mia impressione è che il nostro “vichingo dagli occhi di ghiaccio” abbia notato che l’electro più estrema non dà grandi soddisfazioni dal punto di vista economico, per cui ha visto bene di cambiar rotta… Tale cambio ha comunque dato risultati molto apprezzabili perché questo mcd (che precede l’uscita del nuovo full-lenght, intitolato Everybody hates you) ha davvero un ottimo impatto fin dalla prima volta che lo si ascolta. In apertura troviamo “Blut royale”, un bell’esempio di EBM moderna e aggressiva, che in certi momenti si sovrappone a sonorità molto noise-oriented, mentre il brano seguente (“Tractor”) si avvicina a territori techno-trance ed è contraddistinto da ritmiche sostenute e abbastanza ripetitive. Il successivo “Anatomy” ci propone una sorta di “atmospheric techno”, mentre la titletrack è il classico tormentone da discoteca che piacerà molto a tutti gli amanti dell’electro più pompata e dinamica (bello tra l’altro anche il remix ad opera dei Soman, che probabilmente avrete già avuto modo di sentire a qualche recente alternative party…). In chiusura troviamo una nuova versione di “Vater unser” (song che era già inclusa nel cd d’esordio) e infine un pezzo dal vivo (“Like to thank my buddies”) registrato all’Infest festival 2004 (che però non aggiunge molto a quanto già si sapeva, visto che la qualità del suono non è propriamente eccelsa…). Insomma, se veramente A. LaPlegua ha cercato di rendere un po’ più “abbordabili” i suoi Combichrist, beh allora c’è senz’altro riuscito! Magari questo lavoro scontenterà i fan della prima ora, ma di sicuro ce ne saranno tanti altri pronti a seguire il nuovo corso della band scandinava!
Web: http://www.combichrist.com/.
(Grendel)
Combichrist: Everybody hates you
(2CD - Out of Line/Audioglobe, 2005).
Chi lavora di piu' tra Andy La Plegua (Icon of Coil, Combichrist e Panzer AG) e Chris Pohl (Terminal Choice, Blutengel e Tumor)? I due ragazzi sembrano vivere in studio di registrazione e continuano a sommergere il mercato discografico con le loro produzioni. In questo caso ci occupiamo del nuovo disco di Combichrist, che dopo il non esaltante cd d'esordio "The joy of gunz", è andato via via migliorando le sue pubblicazioni, prima con i mcd "Kiss the blade" e "Sex,drogen und industrial"
ed ora con questo nuovo, doppio, "Everybody hates you". Decisamente piu' interessante il cd1, che pur non mantenendo costante lo standard qualitativo delle tracce che lo compongono, risulta essere piuttosto gradevole, caratterizzato da un sound elettro-industrial con il preciso obiettivo di riempire le piste da ballo "oscure" di tutto il mondo. Battiti incalzanti, distorsioni e campionamenti che risultano efficacissimi in brani come "Blut royale", "Today I woke to the rain of blood", "This shit will fuck you up" e "Laying sack of shit" (perchè poi tutta questa passione per argomenti scatologici ?). Altri brani sono invece decisamente meno ispirati e paiono essere solo esperimenti non troppo riusciti, inseriti nel cd solo per allungare un pò il brodo; rispetto al primo album troviamo un maggior numero di brani cantati: in questi ultimi mi pare di scorgere forti somiglianze con quanto fatto a nome Panzer AG. Il cd2 fa perdere qualche punto al giudizo globale dell'opera, essendo caratterizzato da una vena piu' minimalista e sperimentale che dopo i primi due-tre pezzi ha già stancato. In conclusione, un lavoro discreto a cui avrebbe maggiormente giovato un formato piu' "snello".
Web: http://www.combichrist.de.
(Candyman)
Curiosity: The Forced Magician
(CD - Autoprodotto, 2004).
Talvolta è proprio vero che l'abito non fa il monaco, il che applicato alle recensioni si declina in “mai giudicare un album dalla copertina”. Dalla cover e dalle note che accompagnano il CD di questa giovane artista americana avevo avuto l'impressione di trovarmi di fronte ad un lavoro pretenzioso, kitsch e senza alcun valore. Se i primi due aggettivi sono in parte adatti a descrivere The Forced Magician senz'altro invece in questo album c'è della qualità. Curiosity Valentine – questo è il nome completo dell'artista che ha realizzato l'album – descrive il suo lavoro come un miscuglio di Industrial e Jazz: se tale formula può sorprendere e magari far storcere un po' il naso, nei fatti calza alla perfezione alla musica del CD. Certo, quando sentite parlare di Industrial da un americano non dovete assolutamente pensare ai Throbbing Gristle o agli Einstürzende Neubauten: Curiosity costruisce i suoi pezzi con basi elettroniche, talvolta dissonanti, ma mai in modo veramente “rumoroso”. Le sue composizioni sono davvero inusuali, magari non eclatanti ma senz'altro originali. La ragazza ha inoltre dell'indubbio talento: il CD è stato interamente suonato da lei e anche nelle performance vocali se la cava indubbiamente bene. Senz'altro è l'impostazione della sua voce che evidenzia un legame con il Jazz: questo, mescolato ad un gusto per la melodia nelle linee vocali, rende adatti i brani ad un musical, qualcosa di molto strano e oscuro da produrre in teatri off-off-Broadway, magari per la regia di un novello Tim Burton. Come si diceva la musica del CD è davvero eclettica: si va dalle atmosfere circensi di “Play with us” ai toni romantici (ma anche ironici) di “Teardrinking”, pezzo per pianoforte e voce, alle atmosfere più gothic di “Hardwired”. I testi sono molto ironici, magari in modo un po' infantile, e assolutamente in linea con il personaggio (per una conferma andatevi a leggere le pagine sul suo sito web). Ha nuociuto a The Forced Magician il fatto di essere stato completamente concepito, composto e suonato da una sola persona: senz'altro i pezzi del CD avrebbero guadagnato se lavorati a più mani. Inoltre va registrato che la produzione dell'album è un po' carente ed è evidente la sua natura amatoriale. Insomma, questo CD non sarà magari un capolavoro però devo ammettere che mi ha davvero incuriosito (se perdonate il gioco di parole...): senz'altro è una delle cose più originali ascoltate in ambito gothic da diversi anni e questo non è certo poco. Concedetegli una chance: se lo merita davvero.
Web: http://www.curiosityvalentine.com/.
(Christian Dex)
Diary of Dreams: Menschfeind
(MCD - Accession Records/Audioglobe, 2005).
La trilogia di "Nigredo", aperta dal singolo "Giftraum" e proseguita con l'album omonimo, si chiude ora con il mcd "Menschfeind", un lavoro che si mantiene sull'ottimo livello dell'album a testimoniare per l'ennesima volta la classe ed il talento compositivo di Adrian Hates.
Musica ed immagini (bello ed inquietante l'artwork del cd, con un bambino che indossa un pigiama imbrattato di sangue e sul volto porta una maschera del tutto simile a quella di Hannibal Lecter ne "Il silenzio degli innocenti") ci portano ancora una volta nel mondo onirico ed inquietante di Adrian Hates. Canzoni assai oscure, dalla atmosfere claustrofobiche che solo nei brani "Menschfeind" e "The cage" concedono spazio a refrain di piu' facile fruizione. Sicuramente un lavoro tematico, in cui il numero 5 ha una figura portante (ricorre nei testi di alcuni dei 7 brani che compongono il mcd, nel booklet si sottolinea che il bambino dell'artwork ha 5 anni, ed il brano che chiude il disco s'intitola "Pentaphobia"); decisamente un disco che, piu' ancora dell'album "Nigredo" fuga ogni dubbio riguardo una presunta svolta elettronica dei Diary of Dreams; è innegabile che album come "One of 18 angels" e "Freak perfume" fossero piu' "accessibili" rispetto ai lavori precedenti della band tedesca, ma parlare dei Diary of Dreams come gruppo "elettro", mi pare assai fuori luogo, ed anzi, "Nigredo" e "Menschfeind" ci proiettano nel buio piu' profondo.
Web: http://www.diaryofdreams.de.
(Candyman)
Divine Muzak: Dialogue
(CD - Beauty Of Pain/Masterpiece, 2005).
I Divine Muzak sono uno sconosciuto gruppo romeno che fino a pochissimo tempo fa aveva all’attivo solamente la pubblicazione di alcuni demo. Ci ha pensato la Beauty Of Pain Productions a far uscire il loro primo cd ufficiale, e devo dire che ha fatto benissimo ad aver fiducia nelle capacità di questo duo (composto da Dan e Julie Serbanescu), perché il loro Dialogue è un album davvero ben fatto e anche piuttosto intrigante. Il sound proposto fa riferimento a vari generi, dall’industrial al dark-ambient passando per il neofolk: non si può dire che si tratta di qualcosa di molto originale, ma se non altro ciò che si ascolta è piacevole e abbastanza vario. Le canzoni sono differentemente influenzate dagli stili musicali a cui accennavo prima e si dividono in tre gruppi, vale a dire quello in cui prevalgono sonorità oscure e corrosive (come accade in “Ecstatic slaughterhouse”, “Übermensch” o “Fantasy of rape”), quello in cui c’è un chiaro legame con il neofolk (situazione che si verifica in “Exquisite rememberance”, “Absinthe extravagance”, “The rose of steel” e “Ostara: schwarzhalle”) e quello che include track caratterizzate dalla presenza di parti melodico/sinfoniche di una certa importanza (ne sono un esempio “Sueños”, “Opium reverie” e “God complex”). Attenzione però, quanto ho affermato finora non significa che il disco sia un’accozzaglia di brani fin troppo diversi tra loro, ma vuol dire semplicemente che, a seconda dei casi, i vari elementi che li compongono sono messi più o meno in rilievo. In generale direi che i Divine Muzak si avvicinano molto al cosiddetto “filone Cold Meat” (anche se credo che abbiano una particolare predilezione per gli Ordo Rosarius Equilibrio), per cui chi ama le produzioni della celebre label svedese troverà senz’altro interessante la proposta di questi romeni, che a livello qualitativo non ha davvero nulla da invidiare a quelle di nomi ben più blasonati. Insomma, stavolta la sorpresa è arrivata dai paesi dell’est, e chissà che in futuro la Beauty Of Pain non ci dia modo di conoscere anche altre valide formazioni provenienti da quelle terre…
Web: http://www.divinemuzak.ro/.
email: divine_muzak@yahoo.com.
(Grendel)
Fabrizio Modenese Palumbo - Paul Beauchamp: Fabrizio Modenese Palumbo - Paul Beauchamp
(MCD - PREcordings/Demos, 2005).
Seconda uscita per la neonata etichetta PREcordings, secondo lavoro interessante, benché molto diverso dal precedente. La neonata etichetta italiana si conferma, come c'era da aspettarsi dopo le serate concertistiche organizzate di recente, molto aperta dal punto di vista dei generi e delle forme musicali. Il lavoro in oggetto è in mini CD in formato due pollici dalla confezione molto particolare: si tratta di una semplice lastra di rame con al centro la classica coroncina su cui si innestano i CD; una volta in più, la semplicità sposa l'aspetto estetico. Fabrizio Modenese Palombo, ospite frequente delle serate legate al Post Romentic Empire, è membro dei Larsen e musicista molto attivo nella scena torinese; Paul eauchamp è invece l'anima del progetto Gullinkambi, visto dal vivo all'apertura della PREcordings Soirèe. In maniera simile a quanto già visto in Writ in Water, prima uscita dell'etichetta, anche in questo caso i brani sono quattro, di cui due eseguiti a quattro mani ed uno per ciascun musicista. Sci troviamo dalle parti del post rock meno guitar-noise, vagamente tendente a sonorità ambient ed elettroniche, che si può però aprire rapidamente in brevi esplosioni ritmiche. L'ultimo brano è invece tipicamente dark ambient, indubbiamente nello stile del Gullinkambi visto dal vivo. Va sottolineato che, nella semplicissima copertina, è segnalato che questo EP va considerato come un'introduzione ai progetti dei due musicisti, di cui la PREcordings pubblicherà i lavori a lunga durata; tre dei quattro brani presenti sono inediti e non saranno incisi se non sulle trecento copie, numerate a mano, di questo piccolo dischetto ottico.
Web: http://www.precordings.com.
(Ankh)
Fusspils 11: Die Elektro Polizei - Alarm fur Fusspils 11
(CD - Synthetic Symphony/Audioglobe, 2005).
Secondo album dopo "Gib Ihr Einen Namen" del 1998 per i Fusspils 11, gruppo che vede tra i suoi componenti membri di Funker Vogt e Ravenous.
Ammetto di non aver mai ascoltato il disco precedente e di non poter quindi avere termini di paragone, ma questo nuovo disco è un prodotto alquanto bizzarro che spazia tra brani che ricordano veramente tanto lo stile dei Funker Vogt ("Kalte herzen" e "Spielmacher") ed altre che parrebbero degne di una versione tedesca del Festival di Sanremo ("So bist du" su tutte!!).
Come avrete capito si tratta di un disco molto vario che alterna episodi discreti ad altri francamente imbarazzanti; inevitabile quindi restare alquanto spiazzati e mai totalmente coinvolti nell'ascolto di quella che sembra essere solo un'operazione di disimpegno per la coppia Jens Kästel-Gerrit Thomas da quello che è il loro progetto principale, ovvero i Funker Vogt. Apprendo dalle note del cd, che in tracklist sono presenti anche tre cover, la piu' famosa delle quali è quella di "Where the wild roses grow" di Nick Cave: almeno in questo caso devo dire che il risultato è piu' che buono. Se da questo disco al prossimo album dei Fusspils 11 dovessero passare altri 7 anni, credo che nessuno se ne avrà a lamentare.
(Candyman)
Girls Under Glass: Zyklus
(CD - Cellar Door / Dependent/Masterpiece, 2005).
Dopo alcuni anni di oblio, rotti dal singolo apripista "Ohne dich", torna un gruppo leggendario della scena "dark" tedesca: i Girls Under Glass. Fa un certo effetto trovarli accasati presso la Dependent, etichetta decisamente legata a sonorità elettro-industrial, ma sicuramente ciò gioverà alla band tedesca per la promozione del loro disco. "Zyklus" è un ottimo lavoro, incentrato sul suono delle chitarre, che ci riportano ai fasti del miglior gothic-rock anni'90, rielaborato però con un gusto che rende questi brani assai freschi ed al passo coi tempi. Canzoni melodiche ed accattivanti (come resistere a "Touch me", "Truly living" e "In the darkness" ? Tanto per citare solo le mie preferite) dai refrain immediati, con un frequente ricorso a cori femminili; l'elettronica viene utilizzata in maniera molto garbata, vedi appunto il singolo "Ohne dich", in cui appare come ospite Peter Spilles dei Project Pitchfork. Un ritorno assai gradito e ben riuscito.
Web: http://www.girlsunderglass.de.
(Candyman)
Heimataerde: Gotteskrieger
(CD - Infacted Recordings/Audioglobe, 2005).
Anticipato da un mcd uscito qualche mese fa, ecco uno degli album maggiormente attesi nella scena elettro-tedesca. "Gotteskrieger" conferma la buona qualità della proposta musicale di questo misterioso progetto teutonico, dietro cui si cela tale dj Ash. Per tutti quelli che non mancano di lamentarsi della scarsa originalità che affligge molti progetti elettronici, un disco come "Gotteskrieger" giunge quanto mai opportuno, con la sua particolare formula musicale che mescola incalzanti battiti elettro-EBM con il suono delle cornamuse (esemplare al riguardo la trascinante "Die offenbarung"). Un progetto dietro cui si cela un "concept" ben preciso che viene ben illustrato sul sito internet di Heimataerde ed il cui immaginario "estetico-filosofico" si rifà a temi che siamo piu' abituati ad incontrare quando ci relazioniamo a gruppi d'erea neo-folk o etherel/medievale: Patria, Dio e guerra.
La musica (diversi i brani con titolo in latino, altro particolare decisamente originale per la scena elettro) spazia da brani decisamente potenti e trascinanti ("Endlos", "Du fehlst mir", "Gib mir" e "Gibt es wirklich einen Gott") a brani dediti a creare atmosfere cupe e sinistre ("Deus lo vult", "Non nobis", "In nomine domine").
Un esordio alquanto interessante e promettente.
Web: http://www.heimataerde.de.
(Candyman)
Hekate: Goddess
(CD - Prophecy, 2004).
Dopo aver letto alcune recensioni entusiastiche di questo nuovo lavoro degli Hekate, mi sono avvicinato ad esso con notevole curiosità e aspettativa; il mio rapporto con il gruppo teutonico è sempre stato caratterizzato da una certa perplessità: da un lato alcuni dei loro brani erano molto belli, potenti e percussivi come in pochi altri casi; mi aveva anche colpito la loro esibizione live a Lipsia, insieme ad Andrea “Nebel” Haugen (Aghast, Hagalaz Runedance e Nebelhexe). D’altra parte, alcuni loro brani o interi lavori (ad esempio Sonnentanz) mi lasciavano alquanto perplesso, cercando di sposare (con scarso successo, a mio giudizio) strutture che, nelle intenzioni, volevano essere avanguardistiche con forti strizzatine d’occhio a melodie fin troppo orecchiabili. Immaginavo quindi che Goddess potesse essere il disco della piena maturità e che il gruppo avesse trovato un proprio equilibrio: dopo diversi ascolti, devo dire che non sono riuscito a trovare, in quest’opera, segni sufficientemente distintivi da spingermi a cambiare idea sulle doti degli Hekate i quali, pur avendo composto un prodotto tutto sommato gradevole, non sono riusciti a mio giudizio ad entrare nell’empireo dei grandi gruppi del genere. Le due anime del gruppo risultano ancora troppo poco amalgamante: la spinta percussiva/neofolk da un lato e l’anima melodica/ethereal dall’altra sono poco coese, mentre i riferimenti a forme e melodie della musica antica sono solo accennati e rimangono, come crisalidi, intrappolati nel loro bozzolo di seta. I riferimenti principali che mi sembra di aver carpito sono quelli dello stile Hyperium anni ’90: in qualche modo certe forme mi riportano alla mente i disciolti Chandeen in versione leggermente meno pop e con forti influenze di neofolk teutonico (“Montségur”, “Barbarossa”, ; a tratti, mi sono tornati alla mente gli Aurora Sutra dei primi due dischi, grazie alla inserzioni elettroniche leggere o alla forma quasi recitativa delle voci (“Flammenlied”, “Lord of Heaven”, caratterizzata dalla lirica tratta dai “Testi delle Piramidi”, che conoscevo grazie elle splendida opera Akhnaten di Philip Glass, “Europa”). In alcuni casi l’elettronica diventa anche leggermente ingombrante e banalotta, come nel caso di “Dance of Taurus”. Nel complesso un lavoro non spiacevole ma da cui mi aspettavo molto di più e, soprattutto, che speravo essere molto più personale.
Web: http://www.hekate-web.de/.
(Ankh)
History of Guns: Whitby October 2004 Promo
(CD - Liquid Len Records).
Dopo averli recensiti in termini (diciamo così) non proprio esaltanti, riceviamo dagli History of Guns ben tre copie della loro ultima fatica, consistente in una raccolta di remix e pezzi inediti. Comincio ad ascoltare il CD con qualche remora, mentre noto che rispetto all'album precedente la formazione è cresciuta di altri tre elementi, cosa che apparentemente non ha nuociuto al gruppo. Infatti i primi brani del dischetto sono generalmente più coerenti e non composti da un'accozzaglia quasi casuale di frammenti sonori, uno dei difetti più macroscopici dell'opera precedente. Anche le atmosfere qui sono in generale più varie: oltre all'assemblaggio di industrial e goth che è il loro marchio di fabbrica gli History of Guns si sono cimentati anche con un remix dance del brano “L-M-S”, rielaborato piacevolmente dal nuovo batterista della band Gary Hughes nello stile degli Enigma. Anche il brano inedito “Your Obedient Servants”, un'anteprima del prossimo album del gruppo, non è male, con il suo trascinante ritornello. Certo la voce del cantante è quello che è, né qui sono presenti dei capolavori ma in generale rispetto a Flashes of Light mi sembra di ascoltare un album più convincente. In realtà man mano che si procede con l'ascolto cominciano ad apparire dei brani più deboli (uno su tutti: “Reconstructing Terror”) che fanno calare drasticamente l'interesse. Questa spirale discendente si conclude (in)degnamente con gli oltre 11 minuti della “History of Guns in Session”, una registrazione sconclusionata di una jam session del gruppo, una cosa che sicuramente meritava di rimanere inedita per sempre. Nel sito web si legge che questo Whitby promo è ormai andato esaurito: vi garantisco che non c'è davvero di che disperarsi...
Web: http://www.historyofguns.com/.
(Christian Dex)
Les Anges De La Nuit: Ruins of victory
(CD - Infacted Recordings/Audioglobe, 2005).
Pe la serie "Volevamo essere i VNV Nation", eccovi dagli Stati Uniti, Les Anges De La Nuit, il trio autore di questo "Ruins of victory", un disco elettro-pop che riesce ad essere convincente e piacevole in ben pochi dei dieci episodi che lo compongono. Melodie e voci sono veramente piatte e scontate, il tentativo di emulare i VNV Nation palese, ma col risultato di sembrare solo una copia sbiadita di Pride and Fall e Namnambulu. "Banish me" è l'unica canzone del disco che riesce veramente a piacermi: beats e sound sono discreti ed il brano ha buone potenzialità per essere sfruttato anche sui dancefloors, anche perchè ha il pregio di non essere prolisso come buona parte dei pezzi che compongono questo album. Prolissità e mediocrità che rendono insopportabili brani come "Forever & a day" o "In the worst time" (che mi ha fatto tornare alla memoria il lato peggiore dei Silke Bischoff). Un disco mediocre per una band che, se vuole avere un futuro, ha ancora tanto da migliorare.
(Candyman)
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