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Neurosis & Jarboe: Neurosis & Jarboe
(CD - Neurot Recordings, 2003).
Probabilmente non c’è bisogno di grandi introduzioni per i musicisti coinvolti in questa collaborazione, uscita sul finire del 2003. Ciononostante due parole vale la pena spenderle per chi dovesse essere nuovo a questo genere di musica: Jarboe altri non è che la voce femminile di un gruppo storico in ambito industriale e non solo: gli Swans; oltre ad aver inciso diversi lavori solisti, ha anche offerto i servigi della sua voce bassa e profonda a numerose collaborazioni, tra cui i progetti Animus Mundi e Thread, con risultati spesso molto interessanti. I Neurosis sono, invece, uno dei gruppi più interessanti nell’ambito della musica più dura: mescolando influenze metal, hardcore, noise, industriali e, in qualche modo, oscure, sono in grado di creare una miscela tanto esplosiva quanto angosciante, che raggiunge il suo climax nelle esibizioni dal vivo. In questo lavoro, i Neurosis trattengono, molto a stento, la loro rabbia esplosiva per accompagnare i contorsionismi vocali della cantante americana che alterna il suo cantare profondo e sospirato a momenti più acidi e acuti, lavorando in perfetto accordo con gli strumentisti. Sembra che in questa cooperazione ciascuna delle due parti riesca a tirare fuori il meglio di sé e a stimolare al meglio l’altra, producendo conseguentemente un lavoro eccellente quanto psicologicamente devastante: se da un lato le classiche esplosioni di rumore vengono in qualche modo tenute a bada, lo stesso non può dirsi della tensione dello sfondo su cui si incastona l’affascinante voce di Jarboe. I suoni sono tesi e nervosi, come se fossero ipnotizzati e trattenuti dalla forza voluttuosa del cantato, che li avvolge sinuosa. Il CD si apre con la eccellente “Within”, in cui la voce recitante di Jarboe si sovrappone a se stessa in versione sospirata e sibillina; sullo sfondo, muri di suono si alternano a momenti di silenzio e pace. Un’introduzione noisy su cui appare la voce con “effetto megafono” cerca di trattenere i ritmi marziali dei Neurosis: mi tornano alla mente, come l’apparizione di un fantasma, gli Swans, come se lo stile dell’ultimo periodo della loro esistenza si fosse mescolato a quello più rumoroso e nichilista che caratterizzò i loro primi anni. Il terzo brano inizia molto piano, come i brani più lunghi e angoscianti dei Neurosis; ben presto conquistano la scena la sezione ritmica e l’elettronica in attesa che le potenti chitarre riprendano il loro posto sul trono: perfetta miscela di hardcore, musica industriale e genio; “Receive” è una perfetta ballata, lenta e angosciante, in cui alla voce femminile si accosta un sospiro infernale: sembra quasi un brano degli Angels of Light cantato da Jarboe; l’attimo di pausa finisce rapidamente, perché “Erase” è tesa e tagliente come la lama di un rasoio: il ritmo è lento ma pesante, e la voce piena di effetti inquieta; improvvisamente tutto si ferma per poi ricominciare ancora più aspramente e volgere al termine sulle urla “define me, defy me”; segue “Cringe” un’altra perla tra psichedelia, space rock, hardcore e musica industriale; meno industriale e sperimentale la successiva “In harm’s wat”, splendida e indigesta ballata in puro stile Neurosis; chiude la lunghissima “Seizure”, che riprende alcuni temi (come ad esempio il rumore di fondo) dai brani precedenti e procede lentamente, in attesa di una possibile esplosione che, sadicamente, non arriva e lascia che l’accumulo di energia rimanga nel cervello dell’ascoltatore. Se non avete paura di ciò che può attendervi o se vi piace anche uno solo dei due elementi di questa collaborazione, non fatevi mancare questo CD per nessuna ragione.
Web: http://www.neurosis.com/.
(Ankh)
Odd: Provenienze
(CD - Anatomy Productions/autodistribuito, 2003).
Premessa: il cd ci è arrivato corredato da due missive. Una della Anatomy Production, che ha come sigillo quella che pare una Fenice, ed una di Gabriel Valo alias Odd, che ha invece come sigillo un pentangolo, campito da una testa di capro. Nella prima si legge testualmente: “Nostro intento è quello di far conoscere ad una porzione di pubblico sempre più vasta le sonorità della nostra corrente Artistica denominata “DarkPoe”, che è, sempre per l’estensore della lettera l’“unica vera e valida alternativa all’appiattimento della Musica di tendenza su canoni obsoleti”. E poi chiude: “evidentemente il nostro è un progetto ambizioso, per questo motivo speriamo di poterci avvalere della vostra piena (il corsivo è mio) collaborazione....Certi di un vostro positivo riscontro...” etc. etc..
Passando alla comunicazione di Odd leggiamo invece, tra le altre cose (sempre testualmente): ”...la bellezza che provo nell’avere creato tali “momenti” (si riferisce alle varie parti del cd) è sublime...”. Così prendo in mano il cd e vedo davanti il volto sfumato di un Cristo, dietro un’Ascensione con una citazione trismegistiana: capite bene, a questo punto, la mia curiosità di ascoltare Provenienze e di scoprire cos’è questo misterioso “DarkPoe”, aspettandomi qualcosa fra la dark ambient di derivazione black e il neofolk/industrial esoterico.
E invece no, tutt’altro, e disattendere le aspettative più ovvie può essere un punto in favore dell’artista. Il fatto che tutti i pezzi del cd rimandano esplicitamente alla wave italiana degli anni ’80, con qua e là qualche arrangiamento con echi neofolk (soprattutto nell’uso della fisarmonica in pezzi come “La ballata del Ritorno”), qualche apporto un pò più oscuro o elettronico (“Vampiri”, “Respira Demonia”, “Gesù”) o qualche influenza dark wave (“Atene”). Ma gli arrangiamenti sono talmente senza peso che si avvicinano pericolosamente alla musica leggera (sfido chiunque a dire che “Blokulla Club” non sia un bel pezzo di tale genere), impressione rafforzata da melodicissimo cantato in italiano che se raccoglie a piene mani dal Fiumani più soft, a volte ricorda esplicitamente Mango (“Notte Poeta”). I testi poi, vogliono essere molto “impegnati” e “poetici”, ma perdono forse in credibilità se l’autore è quello che ha scritto la frase riportata sopra. Alla fine, il suono è bello, il lavoro è gradevole e scivola via con molta facilità, tanto che addirittura lo riascolteresti più volte di seguito. Ma... il “DarkPoe”?, l’”unica vera e valida alternativa all’appiattimento della Musica di tendenza su canoni obsoleti”?, le “tre diverse tematiche che ispirano l’Opera identificata Provenienze: Esoterismo, la Morte e la Passione”? Non so, magari sono limitato io, ma a volte preferirei qualche predicatore della Verità Assoluta in meno e mi piacerebbe, una volta tanto, che fra il Dire ed il Fare ci fosse in mezzo un pò meno Mare...
Per informazioni: 3381068345.
email: anatomyproductions@tiscali.it.
(Manfred)
Pinknruby: The Vast Astonishment
(CD - Prikosnovenie/Audioglobe, 2003).
Pinknruby è un duo composto dalla cantante slovena Mihaela Repina e dal chitarrista inglese Paul Bradbury che ricama i suoi incanti sonori dal 1998, attraverso una decisa evoluzione che, partendo da sonorità drums & basses, è oggi approdata a forme romantiche così tipizzate dalla mitica label francese. Questo cd costituirebbe, a detta degli stessi autori, un ponte gettato tra lo stile della vecchia canzone tradizionale e la moderna tecnologia; in realtà mi sembra un ponte steso tra le esperienze dei Cocteau Twins, soprattutto quelle più recenti post 4AD, e le fiabesche invenzioni dei gruppi Est-europei tipo Caprice e Fleur (anche essi proposti per i tipi della Prikosnovenie). Le canzoni infatti sono caratterizzate da atmosfere oniriche e romantiche e contengono continui riferimenti a miti e fiabe slovene. La dolce voce di Mihaela (comunque ben distante dalla trascendente liricità di Elizabeth Frazer) è suadente e carezzevole, e le 11 tracks si susseguono tenere e vellutate, senza però particolari sussulti emotivi o invenzioni strutturali particolari. Davvero interessante “Angel” per il suo mistico inseguirsi di echi celestiali. Complessivamente questa realizzazione del duo anglo-sloveno è piacevole e ben s’inserisce nell’alveo delle produzioni Prikosnovenie, ma per il futuro è lecito sperare in un’ulteriore sviluppo che conferisca a Pinknruby maggiore personalità e peculiarità stilistica.
Web: http://www.prikosnovenie.com.
(S*Tox)
Plastic: Black colours
(CD - Accession Records/Audioglobe, 2003).
La curiosità che mi porta costantemente a spulciare tra siti internet e riviste specializzate in campo "elettro-dark" mi ha fatto imbattere in questi Plastic. Avendo assistito alla loro ascesa ai vertici delle Charts alternative di quasi tutti i Paesi nordici (pur essendo conscio che a quelle latitudini spesso si tributa successo a prodotti mediocri) era forte in me la curiosità di ascoltare questo disco che infine si è rivelato un ottimo prodotto, infarcito di brani a cui (tanto per citare lo slogan riportato sul loro sito internet) "non si puo' resistere" : "Sense of life", "Lies", "Home", "Closed eyes" e la title-track sono pezzi che in pista farebbero ballare anche un cadavere; ottima musica elettronica che coniuga ritmo e melodia. Stilisticamente molto simili ad Assemblage 23 (nell'impostazione vocale ed in alcuni passaggi strumentali, specialmente nel brano "Lies") con cui condivide lo spessore dei testi e momenti "introspettivi" (la strumentale "Floating" e "Will you care"). Un gruppo quindi che senza la pretesa di inventare nulla di nuovo dà vita ad un disco assolutamente piacevole. Se è vero che escono molti (troppi) dischi è anche vero che nel mucchio c'è sempre qualche gioiellino, basta saper cercare.....
Web: http://www.plastic-music.de.
(Candyman)
Raison d'Être: Requiem for Abandoned Souls
(CD - Cold Meat Industry/Audioglobe, 2003).
I dischi di Peter Andersson sono una garanzia per gli amanti della musica industriale d'atmosfera. Dei suoi tanti progetti sicuramente Raison d'être non è solo il più celebre ma anche il più affascinante e suggestivo. Requiem for Abandoned Souls è un CD molto tipico dello stile di Raison d'être, fatto di musica industriale d'ambiente cupa e rarefatta, con un rumorismo sempre limitato sullo sfondo, tanti echi, loop, anche suonati all'indietro, e gli ormai tipici inserti di cori, quasi un suo marchio di fabbrica, stavolta composti da voci maschili, spesso singole, effettate e campionate. Il tutto viene reso in un suono tetro ma anche estremamente malinconico. Anche la scelta delle foto del booklet, prese da un improbabile - ma interessante - sito web, www.abandoned-places.com, che ritraggono delle stanze di appartamenti abbandonati e in pieno sfacelo, aumenta questa sensazione di tristezza e di struggimento che già la musica restituisce. Questo "requiem per le anime abbandonate" si compone di cinque pezzi i cui titoli costituiscono le strofe di una breve poesia: la loro durata oscilla tra i 7 e i 9 minuti se si eccettua l'ultimo pezzo, di ben 15 minuti e dalla struttura più sperimentale, in cui Andersson ha collaborato con il musicista Martin Bladh, che compare ai cimbali e al trombone. Secondo molti questo CD sarà la solita zuppa preparata da Peter Andersson unendo gli ingredienti che ormai maneggia con destrezza e in parte tutto ciò è vero; ma è anche innegabile che le sensazioni che Requiem for Abandoned Souls dona sono autentiche e profonde. E in fondo è proprio questo che importa veramente. Nota per i collezionisti: questo CD è stato pubblicato in cinque differenti edizioni, ognuna con una copertina diversa.
Web: http://www.coldmeat.se.
(Christian Dex)
Sara Noxx: Equinoxx
(CD - Scanner/Audioglobe, 2003).
In pieno "countdown" per l'anno in corso, ho modo di ascoltare quello che non esito a definire uno dei migliori dischi del 2003. Sino a poco tempo fa ammetto che non sapevo nulla di Sara Noxx ed avevo sentito per la prima volta il suo nome solo in occasione dell'annuncio del concerto che la cantante tedesca terrà a Scandiano (Reggio Emilia) il 24 gennaio prossimo (e che a questo punto vedrò di non perdermi). La via piu' semplice per definire lo stile
di Sara Noxx è il paragonarla ad Anne Clark, vera istituzione della musica elettronica
in chiave femminile; brani di grande impatto emotivo, atmosfere notturne intrise di
fascino e sensualità. "Equinoxx" si apre con la superba "Earth song", un brano che da solo già
giustifica l'elogio dell'intero album : un elettro-dark che affonda le sue radici negli anni '80,un sound che si mantiene in equilibrio tra la cold-wave di quegli anni e l'elettronica "colta" di questi anni (vedi Massive Attack e Portishead). Tra le quindici tracce di "Equinoxx", quella di piu' facile "appeal" è senza dubbio "Colder and colder", brano con tutte le caratteristiche
per imporsi anche sui dancefloor, ma come detto tutto l'album è veramente meritorio,
sia nei momenti piu' ritmati che in quelli piu' "d'atmosfera" (su tutte "Fur immer" e "Sehnsucht"). Un disco che non deluderà certo i cultori di elettronica e wave e gli amanti della buona musica in genere.
Web: http://www.saranoxx.com.
(Candyman)
Sieben: Sex and Wildflowers
(CD - Trisol/Audioglobe, 2003).
Dopo l'ottimo Wormwood, frutto della collaborazione con Tony Wakeford, Matt Howden ritorna con un CD del suo progetto solista Sieben, e ancora una volta siamo a livelli di eccellenza pura. Sex and wildflowers è una collezione di tredici romantiche composizioni, dolci senza essere stucchevoli, composte e interamente suonate da Howden. In esse compaiono degli inserti di chitarra, di basso, qualche percussione ma è chiaramente il violino di Howden a farla da padrone, anche perché l'artista riesce a tirar fuori da esso dei suoni assolutamente incredibili. La base delle composizioni di Sieben infatti è quasi sempre costituita stratificando delle sequenze di violino ripetute in loop. E' interessante assistere ad un suo concerto proprio per rendersi conto del modo in cui queste sequenze sono ottenute, non solo con l'archetto ma anche pizzicando le corde, tambureggiando la cassa armonica o addirittura strusciando il mento su una parte dello strumento. Si diceva che Sex and wildflowers traspira romanticismo, e questo è anche grazie alle note malinconiche del violino e alla dolce voce dell'artista: se è vero che le canzoni romantiche e struggenti caratterizzano il disco (si ascolti ad esempio "Virgin in the Green", "Winter Snowdrop" e la stupenda "Love's Promise") l'album si presenta anche molto ricco nelle sue atmosfere. Così compaiono brani più tirati come "Bleeding Heart" o l'interessante "John in the Pulpit', un pezzo quasi di acida psichedelia con i suoni distorti del violino (che quasi sembra una chitarra) in evidenza. Altrettanto particolare è "Loki's Lust and Punishment" un pezzo in puro stile "neofolk" con la chitarra acustica sullo sfondo suonata in semplici e ripetitivi accordi. Il capolavoro dell'album è un altro di questi brani atipici, ovvero "Deathlust", un pezzo costruito magistralmente poggiando una bellissima melodia di violino su una base di suono acido e distorto e di battiti precisi e marziali di rullante: si crea un muro di suono pieno in un emozionante crescendo che si interrompe all'improvviso in un assordante silenzio. Molto belli sono poi i testi, che usano come metafore immagini di campagna (i "wildflowers" del titolo) per narrare soprattutto di passioni (il "sex" del titolo), alcune anche estreme (ad esempio "Deadly Nightshade" sembra quasi scritta dal punto di vista di un omicida). Diffidate dalle tante pacchiane imitazioni e dai gruppi dalle dubbie e ambigue idee politiche: se vi appassionano i suoni del neofolk è a Matt Howden e ai suoi molti progetti che dovete guardare. Un personaggio unico e prezioso.
Web: http://www.matthowden.com.
email: mh@matthowden.com.
(Christian Dex)
Sophya: Dream
(CD - Pandaimonium/Audioglobe, 2003).
Dopo ben tre anni esce il secondo lavoro del gruppo israeliano Sophya: a dire il vero ero ormai abbastanza convinto del fatto che si fossero sciolti, visto che non ne sentivo parlare da un bel po’ di tempo. Se non ricordo male, il loro precedente The Age of Sophya era stato accolto piuttosto bene dalla critica, tanto da spingermi a cercarlo nei negozi; non posso negare che l’ascolto non mi aveva lasciato del tutto soddisfatto, soprattutto date le premesse: in effetti, mi aspettavo qualcosa di diverso e più originale; troppo forti i richiami ai gruppi già ascoltati e ben poche le novità introdotte in quel frangente. In questo secondo lavoro sembrano aver corretto leggermente il tiro e aver non solo sviluppato una forma più personale ma anche un sound molto piacevole e coinvolgente; miscelando in maniera più intelligente gli elementi elettronici e trovando una via d’espressione meno legata a cose già sentite, i Sophya hanno intrapreso una strada che potrebbe portarli verso lidi molto interessanti, visto che le caratteristiche per ottenere buoni risultati ci sono tutte: la voce di Sonja è indubbiamente bella e, non essendo impostata liricamente, si distacca dalla gran parte delle produzioni di ambito “heavenly voices”; anche la voce maschile riesce bene nel suo compito. L’uso delicato e mai invadente dell’elettronica aiuta a creare un’atmosfera rilassante, pur essendo questo lavoro più legato ad una matrice pop che a quella neoclassica tipica di questo genere musicale. Le melodie sono accattivanti anche per una persona come me che raramente si lascia affascinare da armonie troppo sdolcinate. Indubbiamente il richiamo alle sonorità shoegazer, che sembrano essere ultimamente tornate in auge, si sente ancora, ma tornano alla mente anche altri nomi come ad esempio quello dei Clan Of Xymox; ciononostante ho trovato molto piacevole l’ascolto del CD, che probabilmente non è un capolavoro in senso assoluto, ma un notevole passo avanti rispetto al lavoro d’esordio.
Web: http://users.skynet.be/sophyamusic/.
(Ankh)
Subway To Sally: Engelskrieger
(CD - Metal Blade Records/Audioglobe, 2003).
Folli, assolutamente folli Subway To sally! Ascoltare un loro disco è come ricevere un sonoro ceffone in pieno volto, tanta è la violenza che dispiegano nelle loro composizioni. Non è da meno questo "Engelskrieger", disco aperto dalle cadenzate ed iper-vitaminizzate "Geist des Kriegers" e "Falscher heiland", brani che non accennano certo a compromessi di sorta! "Unsterblich" è dominata da un chitarrismo reminiscente i Killing Joke, "Abendlied" è una assurda nenia post-moderna, ninna nanna destinata ad evocare i peggiori incubi della nostra infanzia (altrocché sonni d'oro). Ancora esibizione di muscoli in "Narben" ed in "2000 Meilen unter dem Meer", in "Knochenschiff" fanno la loro comparsa le cornamuse (evviva!), "Wolfstraum" è graziata da riusciti intarsi melodici che le conferiscono una veste inusuale, poi i nostri tornano ad urlare i loro proclami in "Verloren", brano che vede il violino ritagliarsi una meritata porzione solista, in mezzo al trambusto generato dalle chitarre. Chiude la lunga ed oscurissima "Abendland", uno degli episodi meglio riusciti della discografia di questi tedesconi. Ancora il violino a tessere trame melancoliche che stemperano la drammaticità evocata da maestosi cori virili. Confesso di aver sempre mal sopportato i Subway To Sally. Sarà per il loro atteggiamento, per i testi, per l'esibito spirito nazionalista che li accumuna ad In Extremo e compagni... Resta questo "Engelskrieger", disco davvero valido, ben suonato ed ottimamente prodotto. Sarà poi l'ascoltatore, se ne avrà voglia e tempo, a giudicare il contorno.
Web: http://www.subwaytosally.de.
(Hadrianus)
...The sun of weakness: ...The sun of weakness
(MCD - Autoproduzione, 2003).
“. . . Sun of Weakness” è una formazione laziale fondata da membri che frequentano l’ambiente metal suonando in un gruppo chiamato Catacombal Womb, dalle cui sonorità death metal si discostano decisamente in questo frangente. Questo progetto parallelo è nuovo di zecca (nasce nell’agosto del 2003) e si sforza di produrre qualcosa che sia a metà strada tra le dolci ballate e una musica d’atmosfera dai toni vagamente pop e leggeri; a tale scopo, non viene utilizzato alcun tipo di percussione, né acustica né sintetica, ed è stata richiesta la collaborazione di una tastierista. Fin qui tutto o posto, ma non credo si sia capito granché sul loro stile musicale; il problema è che per trovare un paragone dovrei scomodare nomi di un certo peso (mi vengono in mente i Canaan), ai quali però questo progetto laziale non si può certo avvicinare né dal punto di vista creativo né da quello esecutivo. Le composizioni e gli arrangiamenti hanno troppo spesso la caratteristica del già sentito: ad esempio l’intro del primo brano non può non ricordare l’inizio di “The cry of mankind” dei My Dying Bride, mentre quello di “Illogic creature” riporta alla mente la cureiana “A forest”. Dal punto di vista esecutivo questo demo, complice anche una registrazione non certo eccezionale, pur non essendo del tutto malvagio, risulta a mio modo di vedere piuttosto piatto e poco movimentato, rischiando di diventare noioso malgrado la sua durata non certo infinita (poco più di venti minuti). Nel complesso quindi ho l’impressione che ci siano diverse cose da migliorare, tenendo ben a mente che non basta (né è strettamente necessario) eliminare le percussioni e inserire una tastiera per fare musica d’atmosfera, e gruppi come i succitati Canaan e My Dying Bride lo hanno dimostrato chiaramente, segnando un percorso aureo: seguendo quella strada e chiudendo gli occhi, in modo da utilizzare la propria sensibilità, il gruppo laziale potrebbe fare di molto meglio.
Web: http://utenti.lycos.it/thesunofweakness/.
(Ankh)
T.A.C. : Open the Bloodgate/La Notte di Pan
(CD - Smallvoices, 2003).
Quasi per rifarsi dei cinque anni di silenzio le uscite dei T.A.C. in questo 2003 sono state davvero molte: dopo l'album Waiting for the twilight (recensito lo scorso luglio su questo sito) e il CD "gemello" Twilight Rituals, esce ora questo interessantissimo 7" in vinile picture disc e in una limitatissima edizione di 150 copie. Il singolo contiene le due canzoni "Open the bloodgate" e "La notte di Pan": il primo è un pezzo caratterizzato da una linea di basso dal ritmo dub (sonorità in qualche modo già presenti in Waiting...) e una melodia vocale di sapore sixties. Si tratta di una canzone abbastanza carina, con degli arrangiamenti elettronici molto accattivanti, che all'incirca alla metà si apre con una ritmica tra il drum 'n' bass e il trip-hop. La cantante Monica Serra interpreta il brano con molta efficacia anche se sembra essere un po' in difficoltà sui toni più acuti e impegnativi. Il lato B con "La Notte di Pan", ripresa del pezzo già apparso in Apotropaismo, è il vero capolavoro e merita senz’altro tutti gli sforzi necessari per recuperare questo disco. Si tratta di un brano dal sapore ritualistico (non a caso mi ha ricordato alcune cose dei Coil del periodo Horse Rotorvator), costruito su una linea di basso e su un leggero tappeto ritmico, a cui si uniscono le melodie del violino e del violoncello. Su questa base si posa la voce di Monica combinata a suoni acustici e sintetici: rispetto alla versione originale il brano appare in una veste più scarna e intimistica. Se stavate aspettando il nuovo album del gruppo di Simon Balestrazzi (la cui anteprima è recensita di seguito) questo singolo vi renderà senz'altro più dolce l'attesa.
Web: http://www.smallvoices.it.
email: info@smallvoices.it.
(Christian Dex)
T.A.C.: Splintered
(CD - Smallvoices, 2003).
Riceviamo e volentieri segnaliamo questa anteprima del prossimo album dei T.A.C., per i quali il 2003, come ricordato poc'anzi, è stato l'anno della rinascita, marcato da molte uscite e da ottima musica. Il promo qui in esame contiene cinque brani ("Broken", "My life at the edge of chaos", "I should have known 1", "Leech", "Rain some nights") composti e suonati secondo lo stile più recente del gruppo. Questa nuova incarnazione dei T.A.C. propone una musica che mescola sapientemente ritmi elettronici a sonorità acustiche (chitarra, violino e violoncello) ed elettriche (chitarra elettrica e basso), senza mai perdere il gusto per la sperimentazione a cavallo tra industrial e avantgarde. Per semplificare si potrebbe quasi dire che i T.A.C. con un occhio guardano al loro passato e da un lato flirtano con le sonorità degli sperimentatori elettronici del momento (un nome su tutti, i Massive Attack di 100th Window): in questo senso il bellissimo pezzo "My Life at the edge of chaos" sembra essere assai indicativo, quasi un manifesto del nuovo corso musicale del gruppo. Tornando a questo "anticipo" di Splintered, sebbene l'ascolto sia parziale l'album che uscirà sembra essere davvero molto interessante. Vengono affiancate canzoni dalla struttura più "canonica" (es. Rain some nights" o "Broken") a momenti di sperimentazione sonora, lontana dal rumorismo, più vicina casomai a certa elettronica minimale ("I should have known 1", "Leech"). Come è lecito aspettarsi da ogni uscita registrata e prodotta da Simon Balestrazzi, gli arrangiamenti dei cinque pezzi sono curatissimi e mai ovvii. Insomma, se il buongiorno si vede dal mattino Splintered è destinato ad essere un eccellente CD: non ci resta che sperare di non doverlo attendere ancora per molto. A questo punto mi sorge una domanda: ma quand'è che i T.A.C. tornano a suonare dal vivo?
Web: http://www.smallvoices.it.
email: info@smallvoices.it.
(Christian Dex)
Tactical Sekt: Burn Process
(MCD - Black Rain/Audioglobe, 2003).
Dopo il buon esordio avvenuto con l'album "Geneticide", tornano i Tactical Sekt di Anthony Mather (membro anche degli Aslan Faction) con questo nuovo mcd. "Burn Process" è costituito da sette nuovi brani e da cinque remix a cui contribuiscono nomi di tutto rispetto come Haujobb, S.I.T.D. , Solitary Experiments e Rexx Arkana (il dj fautore del progetto Bruderschaft che qui remixa "Damage limitation" tratta dall'album "Geneticide"). Il livello del disco è per me superiore a quello già buono dell'album d'esordio; ancora una volta lo stile è quello di un "harsh elettro" particolarmente abrasiva ad alto numero di BPM ma con una maggiore predisposizione per il dancefloor. I brani forse sono ancora una volta un pò troppo simili tra di loro (un difetto cronico in casa Black Rain), ma francamente non riesco a non esaltarmi all'ascolto di "Soulless", "Devils Work" e "Xfixiation" ; particolarmente brillanti poi i remix (del resto il livello degli autori lasciava pochi dubbi). Una bomba elettro-industrial pronta a deflagrare in pista !!
Web: http://www.tactical-sekt.com.
(Candyman)
Temple Of Venus: Endless ?
(CD - autoprodotto, 2003).
La band bolognese, imperversante da anni sullo scenario gotico italiano, è giunto alla sua terza realizzazione. Il cd merita un plauso almeno per la coerenza con cui il gruppo è rimasto ancorato al sound dei gloriosi anni ’80. Meritano comunque anche di essere apprezzati per il carattere abbastanza personale con cui quello stile viene riproposto nel terzo millennio. Il suono infatti è palpitante e sincero, senza cadere nel semiplagio in cui a volte sembrano incorrere altre bands più o meno note. Poco mi convince però la qualità canora del singer, tanto lontano dai vertici raggiunti da Peter Murphy o Ian Curtis: per carità, non si pretende tanto, ma le interessanti architetture oscure strumentali innalzate dai musicisti probabilmente meritavano interpretazioni più calde e coinvolgenti. Molto bella "Silent" per i toni inquieti evocati dal tessuto sonoro del brano, nondimeno trascinante "Before" nel suo stile “à la” Joy Division. ”In my arms” invece mi riporta alle vibranti emozioni dei Danse Society. Insomma, la grande lezione degli ‘80ies appare non solo assimilata ma pienamente metabolizzata dalla band che la ripresenta secondo canoni abbastanza personali e comunque ben suonati
Web: http://www.templeofvenus.it.
email: x.piero@flashnet.it.
(S*Tox)
Tristesse de la lune: A heart whose love is innocent
(CD - Out of Line/Audioglobe, 2003).
Dopo il promo "Strangeland" ed i due singoli "Eiskalte liebe" e "Queen of the damned"
(tutti contenuti anche nell'album), ecco finalmente l'album d'esordio di Kati e Gini, alias Tristesse de la lune. Chi ha apprezzato i brani sopracitati e i dischi dei Blutengel (di cui le due ragazze hanno fatto parte per i primi due album), sarà certamente soddisfatto da questo disco che elargisce romanticismo e sensualità a piene mani; elettro-soft con sfumature dark, musica che alterna passaggi piu' "romantici" ("Poisoned souls", "Ein mensch wie du") ad altri piu' "dance" ("Die andere in dir" e "Stone", oltre ai tre brani già editi). "A heart whose love is innocent", non è certo un disco epocale, ma è comunque un lavoro piu' che buono;
elettro-pop intriso di erotismo e romanticismo (le Bananarama del terzo millennio in "salsa dark" ??), senza alcun passaggio a vuoto; ogni canzone è curata e potrebbe essere un potenziale singolo; le voci di Kati e Gini (particolarmente sensuali in " Unsichtbare erinnerung") ci riportano ai fasti di "Seelenschmerz" ed indubbiamente questo disco è superiore all'ultimo album dei Blutengel (e direi anche meno pacchiano). Molti punteranno sicuramente l'indice contro l'estrema "leggerezza" di questo prodotto (in pratica le stesse considerazioni mosse verso i Blutengel)..... come diceva qualcuno "personalmente me ne infischio" : non reputo la "leggerezza" una colpa . Chi ama le sonorità "sintetiche" e la voce femminile avrà qui pane per i suoi denti.
Web: http://www.tristessedelalune.de.
(Candyman)
Urna: Lares
(CD - Slaughter Productions, 2003).
I Lari erano, secondo la religione dell’antica Roma, divinità protettrici della casa e del nucleo familiare, del quale aiutavano anche gli interessi nei rapporti esterni; si tratta di uno dei pochi casi in cui non c’è un esatto parallelo con la religione olimpica greca e in effetti sembra assai probabile che abbiano un’origine etrusca: secondo questo misterioso popolo, pare che gli spiriti di alcune persone morte continuassero ad interagire con gli esseri viventi, terrorizzandoli e recando loro fastidi; quest’idea venne ripresa dai romani e trasformata, facendo in modo che tali esseri, che probabilmente in vita erano state persone eccezionali, divenissero protettori delle famiglie. Tutto questo per dire che Gianluca Martucci, membro unico di Urna, nel dedicare questo lavoro ai Lari, si è ispirato più alla loro versione antica che a quella successiva: in effetti, il nome di questo progetto non è una novità per i lettori di Ver Sacrum, i quali dovrebbero sapere che si tratta di un progetto dedito ad un’oscurissima forma di ambient rituale, caratterizzata da drones bassissimi e lente evoluzioni, che giungono talvolta alla vera e propria distorsione del suono. Si tratta di un lungo e faticoso viaggio in un mondo che ricorda da vicino gli inferi classici: statici, angoscianti, fumosi e opprimenti. I brani sono stati composti lungo un periodo di due anni, tra il 1999 e il 2001 e, se interpreto bene le note inviatemi, la cosa interessante è che il tutto è stato creato a partire dai suoni emessi da strumenti acustici (voce, campane, triangolo, sonagli, tamburo a cornice, flauto, mandolino e armonica) successivamente elaborati, distorti, slabbrati e ricostruiti. Nel complesso questo lavoro non è malvagio anche se soffre di due difetti, uno dei quali ormai comune a buona parte dei progetti in quest’ambito musicale: da un lato non è molto innovativo, in quanto cose di questo genere si sono effettivamente già sentite, soprattutto nelle lande nordiche; dall’altro, soffre di una registrazione non certo eccellente, che a mio avviso ne limita la possibilità espressive. Bella infine la confezione, con una custodia tipo DVD.
email: principium79@yahoo.it.
(Ankh)
The Vanishing/Lost Sounds: Split 7”
(7" - Cochon Records, 2003).
Breve citazione per questo sette pollici a 33 giri, acquistato al concerto dei Vanishing. Il lato A contiene due brani dei Lost Sounds, che suonano una forma di garage in qualche modo influenzato dalla psichedelia anni ’70 e dallo space rock. Chitarre protopunk e percussioni minimali e tastiere in stile hawkwind caratterizzano “Glued to the screen”, mentre una tastierina e la voce più urlata ed effettata fanno mostra di sé in “There’s nothing”. Il secondo lato ospita invece i Vanishing, gruppo di San Francisco che contamina sonorità lounge interpretate con attitudine punk con echi di space rock e del primo post punk alla Siouxsie Sioux, utilizzando una strana formazione a tre: batteria, tastiere e sax/voce. Molto bella l’iniziale “Get in the car”, solo leggermente meno attraente “Lost in pictures (pt. 2)”, uno strumentale decisamente tendente allo “spacey”. Entrambi i gruppi sono degni di interesse, essendo rappresentanti della scena più sinceramente underground di oltreoceano, anche se la mia personale preferenza va ai Vanishing, il cui concerto non ha lasciato dubbi sulle loro capacità.
Web: http://www.thevanishing.com.
(Ankh)
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