Recensioni dicembre 2003

 


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L'Âme Immortelle: Seelensturm (CD - Trisol/Audioglobe, 2003). Questo è il disco che ci voleva per riconciliarmi coi L'Âme Immortelle. Dopo il deludente Als die liebe starb, la band austriaca ha realizzato il live Disharmony e questa interessante retrospettiva; non si tratta di uno scontatissimo "best of", ma di un disco che risulterà particolarmente gradito ai collezionisti ed a chi (come me) segue la band austriaca sin dagli inizi. Su Seelensturm troviamo, tanto per cominciare, ben quattro brani inediti, una "demo version" di "Winter of my soul" (brano presente nel loro primo album) e la cover di "Hate is just a 4 letter word"; questi sei brani risalgono tutti al periodo '96-97 e sono caratterizzati da un sound ancora grezzo, nonchè dalla voce di Thomas impostata in maniera ancora molto simile a quella di certe band black-metal, ma pur nella loro imperfezione si tratta di brani (tra le inedite trovo particolarmente bella la title-track) che apprezzo per la loro genuinità e che mi hanno fatto ripensare a quando scoprì questa band (proprio per merito della recensione del loro primo album a cura di Raffaello Galli sulle pagine di Ver Sacrum IX, anno di grazia 1998). Ma torniamo al presente; il cd prosegue con uno dei migliori brani di L'Âme Immortelle: "Silver rain", originariamente apparsa solo su un mcd limitato a 500 copie; è il primo brano del cd in cui ascoltiamo la bella voce di Sonja e dà il via ad una serie di brani che hanno contraddistinto il periodo dell'ascesa al successo per la band austriaca; e così la volta di "Echoes", altro brano raro, apparso originariamente nella "limited edition" del loro terzo album Wenn der leztze schatten faellt; dallo stesso disco è tratta "Ich gab dir alles" in demo-version; si fa poi un passo indietro per due brani tratti dal secondo album: "Love is lost" in un remix a cura dei Das Ich ed una bella versione di "Bitterkeit" per voce e pianoforte. Chiudono il disco due brani tratti dagli ultimi due album: "Forgive me" e "Tiefster winter"; tredici brani quindi tra inediti, rarità e remix... superfluo aggiungere che per i fans della band austriaca si tratta di un cd da avere !! Web: http://www.lameimmortelle.com. (Candyman)

Aa.Vv.: Smallvoices sampler v. 1.0 Winter 2003-2004 (CD - Smallvoices, 2003). Questa compilazione “divulgativa” dell’etichetta Smallvoices, contiene brani eseguiti da un po’ tutti i gruppi che incidono per essa, alcuni dei quali hanno un’impotanza storica non indifferente. Andiamo per ordine: sono presenti tre brani dei grandissimi T.A.C., progetto di Simon Balestrazzi e pilastro portante della scena industriale italiana che dalla prima metà degli anni ’80 ha prodotto splendidi lavori; tale progetto sembra essere finalmente risorto dall’oltretomba, producendo, nel giro di in un paio d’anni, due CD da cui sono tratti due dei tre brani; il terzo proviene dal prossimo album, intitolato “Splintered”, il che mi fa ben sperare per il prossimo futuro. Molto più misterioso, per quanto mi riguarda, il nome dei Judah, dediti ad una forma musicale a metà strada tra l’industrial e la no wave di gruppi come i Tuxedomoon. Molto più noto è il gruppo che va sotto il nome di “Forbici di Manitù”, i cui due brani sono tratti da due album atti a festeggiare il loro ventennale. Un solo interessante brano per Kinetix, altro nome a me nuovo, autori di un’elettronica glitch minimale e gelida. Ancora musica sperimentale e minima per Henning Frimann, con un brano tratto dall’imminente “Soundsculpture °1”. Segue un nome fondamentale, tra i prime movers della scena industriale sul finire degli anni ’70: Z’Ev; il folle percussionista e creatore di strumenti musicali a partire da rifiuti della nostra società, ci delizia con due perle, alquanto differenti tra loro, tratte da “Rhythmagjik”, un lavoro in uscita costituito da un CD più un libro. Con Tonal 13 si ritorna nell’ambito di un’elettronica più fredda, seguita dal brano di TH26, prossimo alle sperimentazioni dei TAGC (The Anti Group Corporation). Due brani per gli strampalati ma interessanti “Lu”, tra elettronica sperimentale, musica popolare di matrice gitana, minimalismo e atmosfere lounge. Più orientati verso una miscela di jazz e breackbeat gli “asaf 288” anch’essi presenti con due brani. Infine un brano di “It”, progetto tecno-trance del boss di casa Minus Habens, Ivan Iusco. La compilation mostra che l’etichetta ha nel proprio carniere numerosi nomi interessanti e diverse produzioni dovrebbero essere più o meno in via di pubblicazione: non ci resta che dare il bentornato a Simon Balestrazzi, nella speranza che le sue capacità musicale siano una garanzia per il livello qualitativo delle pubblicazioni della Smallvoices. A giudicare da questo assaggio, direi che siamo sulla buona strada. Web: http://www.smallvoices.it. email: info@smallvoices.it. (Ankh)

Amduscia: Melodies for the devil (CD - Out of Line/Audioglobe, 2003). Gli Amduscia sono tre ragazzi messicani che fanno musica elettronica.... indovinate quindi chi citeremo ripetutamente in questa recensione? E' del resto inevitabile fare il nome degli Hocico commentando questo disco che non è affatto male, ma ricorda moltissimo l'opera del duo messicano piu' famoso; forse gli Amduscia sviluppano in certi brani una maggior propensione "dance" risultando quindi maggiormente fruibili per certa parte di pubblico, ma testi decisamente "politically scorrect", voce aggressiva e ritmica incalzante sono tutte caratteristiche targate Hocico. Questo alla fine risulta l'unico limite per un disco veramente niente male; se facciamo finta che gli Hocico non esistano lo potrei anche definire ottimo ed indubbiamente per essere un disco d'esordio siamo al cospetto di un debutto coi fiocchi! Le dieci tracce di Melodies for the devil sono degli hit micidiali che una volta entrati in testa non ti lasciano piu', dove ritmo ed energia fluiscono a getto continuo... e per favore, lasciamo perdere " l'originalità" che per alcuni sembra essere diventata ormai l'unica cosa che conti in un disco! A mio parere in un disco conta la qualità, l'essere dotato di belle canzoni che coinvolgano l'ascoltatore e trasmettano qualcosa: in tal senso l'obiettivo è stato raggiunto. Ci sono tutte le premesse per sentir parlare a lungo degli Amduscia; intanto ascoltatevi questo Melodies for the devil: un'esaltante discesa all'inferno ! Web: http://www.fuga.com.mx/amduscia. (Candyman)

Axoe: Telegraphic (CD - Decadance Records/Audioglobe, 2003). Axoe è un duo formato da Evan Sornstein (sue le musiche) e dal vocalist Patrick O'Connor. "Telegraphic" si rivela disco di gradevolissimo synth-pop, genere che a volte lascia nell'ascoltatore, soprattutto se non-fanatico, una decisa sensazione di freddezza. Non è il caso delle dodici tracce presenti, le quali godono di ambientazioni eleganti ed arrangiamenti raffinati, pur se innestati su trame assai lineari. Ecco il punto di forza dei nostri, la capacità di mettere a frutto le qualità compositive delle quali sono evidentemente dotati onde pervenire ad un risultato assolutamente soddisfacente per il fruitore finale. Belle la title-track, "Fallen", "Satellites", ma l'elenco dovrebbe comprendere l'assoluta maggioranza dei pezzi! A volte emergono decisi richiami alla wave tastieristica dei primi ottanta ("Hold me", ad esempio, ma non è l'unico caso), ad impreziosire ulteriormente canzoni dall'ottima struttura, quasi donandole i giusti riferimenti nobili. Più energiche le quattro versioni remix (due di "Calling", una a testa per "Telegraphic" e "Fallen"), innerbate da ritmiche più spinte inducenti alla danza sfrenata, ma questo è il significato della loro presenza. Il CD si avvale pure di una traccia video (di "Calling"), davvero troppa grazia. Produzione spaziale e grafica eccellente conferiscono al cerchietto argentato ulteriore valenza, complimenti ai ragazzi della Decadance, marchio che può così vantare nel suo catalogo un'opera di livello internazionale! Web: http://www.decadancerecords.it. (Hadrianus)

Blutengel: Forever (CDS - Out of Line/Audioglobe, 2003). Praticamente in contemporanea con la pubblicazione dell'album d'esordio di Tristesse de la lune, i Blutengel danno alla luce questo nuovo singolo che anticipa l'album previsto per i primi mesi dell'anno nuovo. Dopo un primo ascolto direi che l'esito di questo ipotetico scontro vede il netto successo di Kati & Gini; "Forever" mi pare uno dei brani piu' deboli composti sinora dai Blutengel e la prima cosa che mi colpisce è che il brano è cantato solo da Chris Pohl; fatti salvi sporadici "mugolii " non vi è infatti traccia di voci femminili e non credo sia un caso... probabilmente Chris ha voluto differenziare questo singolo dall'opera della concorrenza della neonata band delle sue ex-vocalist, ma al di là di ciò la canzone è veramente mediocre. Il refrain è immediato come al solito e si puo' già canticchiare dopo un paio di ascolti, ma ormai il "piatto" sa veramente tanto di cibo precotto e risulta veramente poco appetibile. Per di piu' il "supplizio" è prolungato per ben 5 versioni (troppe); basta e avanza la prima, sulle altre spreco due parole solo sullo "staubkind remix" che mi ha ricordato certe cose dei Lacrimosa (in negativo...). Completa la tracklist l'inedita "Leaving you" sulla quale preferisco stendere un velo pietoso.... scusate, vado a togliere il disco dal lettore ! Web: http://www.blutengel.de. (Candyman)

Bohémien: Danze Pagane (CD - In The Night Time, 2003). Non poteva esserci esordio migliore per la In The Night Time, nuova etichetta capitolina dedicata a produzioni obscure ed a ristampe (che attendiamo con ansia!) di classici del dark italiano. "Danze pagane" dei Bohémien consta infatti di dieci brani dal valore incomparabile. Alla riedizione di "Libido", "Tra specchi" e "Nella nebbia", presenti sul demo dello scorso anno, e della mitica "Sangue e arena", qui presenti in veste opportunamente rinnovata, si accompagnano ben sei nuove tracce che esplicano a dovere il notevole potenziale artistico dei nostri. Si potrà contestare la faziosità manifesta del sottoscritto, andando questi pezzi ad iscriversi pure sotto la categoria deathrock, sottogenere che senza tema monopolizza le mie simpatie, oltre a godere del cantato in lingua madre, indizio non trascurabile che accresce ulteriormente l'elevato valore intrinseco del CD, e che rimanda al periodo più fulgido vissuto dalla scena nazionale. Ma di fronte a cotali opere mi assumo qualsiasi rischio! L'opener "Danza pagana" vanta una trama sobria quanto esemplare, "Terre Sanctae" è nervosa e teatrale, dominata da un chitarrismo tagliente (il tema lirico è quello delle Crociate), "Dirsi addio" si carica di forte tensione drammatica, accresciuta dalla sentita prova del bravo cantante Alex Buccini. E' la voce di Stefania Minutaglio (anche valente tastierista) a padroneggiare "Les jeux sont faits", uno degli episodi più esaltanti dell'albo. Vi sono della porzioni strumentali, ove chitarra, basso e batteria s'intrecciano salendo al cielo sostenute dal caldo soffio delle keys, che rappresentano davvero la summa, la quintessenza della scuola dark-rock: quante volte l'ho riascoltato, questo brandello di carne pulsante, quanti deferenti riferimenti ai maestri del passato, fatti propri con grande accortezza, vi ho rintracciato. Commendevole prova di maturità. Ultimi inediti, la pulsante "Eclissi (dell'anima)", la quale mi offre ottimo pretesto per citare Luciano Liberatore (chitarrista innamorato di The Sound, Sad Lovers and Giants, Cocteau Twins...), Giovanni Staccone (basso) e Walter Vincenti (batteria), granitica sezione ritmica, ed il magnetico strumentale "Eclissi", degno suggello di un disco imperdibile. Da rimarcare la produzione, il suono è cristallino e nitidissimo, e l'eccellente grafica, requisiti fondamentale che i ragazzi della In The Night Time, da veri appassionati, non hanno voluto certo trascurare. Encomio solenne! Per informazioni: www.inthenightime.it. Web: http://www.bohemien.net. (Hadrianus)

Coil: Live three – Bologna Spring 2002 (CD - Loci/Demos, 2003). Chi ha assistito, come me, alla storica esibizione dei Coil al Teatro delle Celebrazioni di Bologna l’anno scorso sa bene cosa aspettarsi. Quel concerto è stato qualcosa di unico, probabilmente uno dei concerti più belli e coinvolgenti che abbia mai visto: praticamente tutto perfetto, dall’audience al teatro ma soprattutto la musica, splendida e impeccabile come c’era da aspettarsi da uno dei veri capisaldi della musica industriale di sempre. La descrizione del concerto è per me molto difficile e non è certo questa la sede adatta per avventurarsi in tale direzione; basti sapere che sono stati eseguiti anche brani che non avrei mai scommesso di poter ascoltare nel 2002, come quello splendido pezzo, presente nel loro capolavoro Horse Rotorvator, intitolato "SLUR" e che potrebbe concorrere con “Ostia – The Death of Pasolini” per un’eventuale inno del gruppo. A proposito di titoli, c’è anche da notare che in copertina manca quello del sesto brano “Paranoyd Inlay”, per motivi che ignoro. In tutto si tratta di nove lunghi brani per un totale di 75 minuti di suono denso, paranoico e coinvolgente. A onor del vero, è il caso di aggiungere dire che anche la registrazione non è esattamente impeccabile e si ha quasi l’impressione che non si tratti di una registrazione in presa diretta dall’impianto ma di una sorta di buon bootleg ufficializzato. Queste sono le uniche due, a mio giudizio perdonabili dato il valore del documento musicale di cui sto parlando, pecche di un CD che mi sentirei di consigliare a chiunque possa essere interessato al gruppo inglese; sono certo che il consiglio è del tutto inutile per chi lo segue e ascolta da sempre: le esibizioni dal vivo dei Coil sono state talmente rare che qualunque registrazione live è certamente preziosissima. Ma mi sento di consigliarne l’acquisto anche ad eventuali curiosi novizi, in quanto l’ascolto è senz’altro meno impegnativo rispetto a quello dei loro ultimi lavori ma dà un’eccellente idea, malgrado l’imperfetta qualità del suono, di cosa i Coil siano in grado di fare. Per quanto mi riguarda, questo CD non erompe ai primissimi posti della mia personale playlist solamente perché, dovendo scegliere cinque dischi, preferisco dare precedenza a lavori contenenti brani nuovi piuttosto che registrazioni live. Da non perdere. Web: http://www.thresholdhouse.com. (Ankh)

The Crüxshadows: Ethernaut (CD - Dancing Ferrett/Audioglobe, 2003). Prosegue in costante ascesa la carriera dei Crüxshadows, gruppo che come ho già avuto modo di scrivere, getta un ponte tra la scuola gothic e quella elettro; in tal senso il nuovo album "Ethernaut" conferma ed accentua la strada intrapresa con il precedente "Wishfire". Sensibilità prettamente "gothic" unita a moderne sonorità elettro: questa è a mio avviso la strada da seguire per il "gothic sound" del terzo millennio ed "Ethernaut" , unitamente all'ottimo "Whispers in rage" dei Last Dance, rappresentano due fulgidi esempi in tal senso. L'album è stato preceduto dal mcd "Frozen embers" che conteneva lo splendido singolo "Winterborn" (presente anche sull'album, per me uno dei singoli dell'anno) , brano epico e melodico, capace di trascinarti in pista ed al tempo stesso dotato di un testo di spessore ; le caratteristiche di questo brano descrivono bene anche gli altri pezzi di "Ethernaut" ed incarnano perfettamente lo spirito dell'album e tutte le peculiarità del sound dei Crüxshadows : la bella voce del carismatico cantante Rogue, il conturbante violino di Rachel Mc Donnel, riff di chitarra e basi elettro gestite dagli altri due componenti della band americana. Tutto ciò lo ritroviamo in ottimi brani come "Cassandra", "Love and hatred", "Untrue" e "Citadel" tanto per citare i brani che (oltre a "Winterborn") piu' mi hanno colpito; per me uno dei migliori dischi del 2003. Web: http://www.cruxshadows.com. (Candyman)

Daniele Brusaschetto: Poesia Totale dei Muscoli (CD - autoproduzione, 2003). Daniele Brusaschetto è un personaggio davvero unico nell'underground musicale italiano: oltre a suonare in una miriade di gruppi e progetti sonori ha anche un'intensa attività live che non si limita ad apparizione nei club della penisola, fatto già abbastanza straordinario, ma che vanta anche numerose date all'estero, in Europa e negli Stati Uniti. Propone la sua musica affidandosi spesso all'autoproduzione, riuscendo attraverso i molti contatti maturati negli anni a ottenere comunque una buona diffusione delle sue opere. Già per tutto questo a Brusaschetto vanno la mia stima e simpatia. Musicalmente le sue proposte (già recensite in passato sulla nostra rivista Ver Sacrum) si sono sempre distinte per estro ed ironia: Poesia Totale dei Muscoli non fa eccezione e presenta undici pezzi, completamente composti e suonati da Brusaschetto. Musicalmente sono prevalenti le sonorità a cavallo tra il post-rock e il rock rumoristico e anche gli amanti di certo "nuovo" rock italiano (Marlene Kuntz, CSI) potranno trovare dei momenti di interesse: non mancano comunque episodi più "calmi" in cui prevale il suono delle chitarre non distorte o accenni di sperimentazione sonora. I testi si potrebbero definire "crepuscolari", con la loro celebrazione delle cose quotidiane (compresa la canzone dedicata al gatto di casa), e sono costruiti con molta ironia e un filino di nonsense. Ci sono quindi dei motivi di interesse in Poesia... ma l'ascolto complessivo del CD è alla fine un po' pesante. Nuoce innanzitutto la voce di Brusaschetto, che è piuttosto monocorde (talvolta anche un po' stonata) nel suo modo di cantare che alla fine è quasi un recitare. I testi funzionano in generale abbastanza bene sulla carta ma nel contesto della canzone talvolta il gioco ironico si perde e il tutto finisce per sembrare pretenzioso. Le costruzioni sonore sono un po' monotone ma qui ammetto che lo stile in questione non è fra i miei preferiti e che quindi posso non essere completamente attendibile. Se in qualche modo vi siete incuriositi, Poesia... può essere acquistato per 15 Euro, spese postali incluse, scrivendo all'indirizzo del musicista. Per informazioni: Daniele Brusaschetto, via Montalto 3, scala B, 10152 Torino. Web: http://www.danielebrusaschetto.com. email: brusaschetto@supereva.it. (Christian Dex)

Diary of Dreams: Dream Collector (CD - Accession Records/Audioglobe, 2003). In occasione del loro recente tour in Sud Africa, i Diary of Dreams hanno realizzato questa raccolta a tiratura strettamente limitata e reperibile solo tramite il sito internet della loro etichetta (oltre che ai concerti del tour sud africano). Si tratta di un disco che comprende brani già editi, ma in versioni sinora pubblicate solo su compilation ; la maggior parte dei brani e' relativa al periodo piu' recente della carriera della band di Adrian Hates (quello degli ultimi due album e del mcd "Panik manifesto"), ovvero i dischi in cui il sound della band tedesca ha aperto le porte all'elettronica, che unita alla intensa voce di Adrian ed a testi molto introspettivi , ha creato una formula azzeccata e ben recepita dai fans; i Diary of Dreams risultano così un gruppo apprezzabile sia dall'audience piu' legata ai canoni del "gothic-sound", sia a chi non disdegna l'uso di strumentazioni elettroniche. Tra le 15 tracce del cd troviamo tutti i singoli estratti dall'album "Freak Perfume", ovvero "O brother Sleep", "She", "Amok" e "The Curse", mentre dal precedente "One of 18 angels" sono tratte la celeberrima "Butterfly : dance!" , "Chemicals" e "People watcher". La "chicca" di questo cd risiede proprio nell'ultima traccia : "False affection, false creation", il loro primo brano, qui riproposto nella versione originale del 1993 così come apparve sulla compilation "Dion Fortune vol.2". Un disco probabilmente non indispensabile per chi già possiede gli ultimi lavori dei Diary of Dreams (e peraltro come già detto non è neppure facilmente reperibile), ma che ribadisce quanto di buono la band di Adrian Hates abbia prodotto in questi anni. Web: http://www.diaryofdreams.de. (Candyman)

Dope Stars Inc.: 10.000 Watts Of Artificial Pleasures (MCD - Urbansound Management, 2003). Nichilismo punk. Look oltraggiosamente glamour. Da un pazzesco incrocio tra Sigue-Sigue Sputnik, Motley Crue, Dead Boys, techno furiosa, ecco emergere dalle caliginose brume di una desolatissima alba post-atomica questi quattro folli Dope Stars Inc.(uno di loro è Victor - Love - degli emergenti My Sixth Shadow), sei brani sparati in faccia al povero ascoltatore con una violenza che non ammette, meglio permette, replica alcuna. E' un distillato di ferocia iconoclasta, "10.000 Watts Of Artificial Pleasures", lo dimostra la viziosissima title-track, lo conferma la martellante "Plug'n'die", alle restanti tracce il compito di ultimare l'opera: spappolare le menti, affondare nelle viscere, violentare la sensibilità dell'uditore. Come poter resistere a "Infection 13"? Impossibile! Vien voglia di lanciarsi contro il muro! Grande poi il solo di chitarra finale. Si, perchè largo spazio viene concesso alla strumentazione tradizionale, ben amalgamata con quella synthetica. Bravi i nostri ad incanalare tanta rabbia, a trasformarla in musica, a stabilire nuovi limiti, nuove coordinate alla musica estrema. Completano l'opera due remix danzabili della citata opener. Una breve tregua, prima che il massacro ricominci (premendo nuovamente il tasto play!). A new breed of overdriven electro-dandies is born! Web: http://www.urbansound.it. (Hadrianus)

Fin De Siècle: Sans Titre (CD - Divine Comedy Records, 2003). Quello dei Fin De Siècle è un nome che mi era già capitato di incontrare, leggendo il sito di una ragazza francese dedicato alla musica oscura francofona; all’epoca scaricai qualche pezzo dal sito di un’etichetta chiamata Cauldron Music e ricordo che buona parte dei brani che ascoltai non era affatto male, quindi non ho esitato ad acquistare questo CD quando mi è capitato di incrociarlo. Il gruppo è costituito da Stéphane Flauder, che si occupa della composizione e di tutta la strumentazione e Florence Cailleux alla voce. Si tratta, come è facile intuire, di musica di stampo industriale-neoclassico con una discreta influenza da parte dell’ambient più oscura. In buona parte dei brani sembra che i francesi riescano ad aggiungere quel tocco di eleganza e di romanticismo che, in molti casi, manca alle produzioni provenienti dall’Europa centro settentrionale: il risultato è una musica dalle lente evoluzioni, con un pianoforte spesso in primo piano e le tastiere a fare da sfondo. Certamente meno oscuro ed opprimente di molti altri lavori di questo genere, direi che questo CD tende a perdere un po’ di mordente nei momenti in cui cerca di avvicinarsi a sonorità ormai piuttosto sterili, come quelli in cui vecchie canzonette vengono campionate e mandate in loop, oppure quando si spinge verso lidi più paranoici, come i brevi stacchetti dark ambient. Riesce invece decisamente a convincere nei momenti più romantici, nei malinconici frammenti per solo pianoforte e quando entrano in gioco le lente percussioni marziali. In questi frangenti subiscono la luminosa influenza dei Coil più classicheggianti, quelli della colonna sonora di Hellraiser, per intenderci. Nel complesso, malgrado tutto, credo si tratti di un bel disco che, pur non essendo in grado di colpire in maniera memorabile, ha un fascino tutto suo che mi ha spinto ad ascoltarlo spesso e con piacere. Web: http://fin-de-siecle.ifrance.com/fin-de-siecle/. (Ankh)

Godspeed You! Black Emperor: Yanqui U.X.O. (CD - Constellation/Wide, 2003). Devo avvertire da subito i lettori che, se anche mi capita spesso di recensire CD e concerti di gruppi che gravitano ai margini dei generi musicali usualmente trattati da Ver Sacrum, in questo caso mi sto spingendo anche un po’ più in là: in effetti, sia dal punto di vista evolutivo sia da quello dall’ambiente musicale in cui gravitano, i GY!BE non hanno praticamente nulla a che spartire con la scena gotica né con quella industriale. Ciò non toglie che le indubbie doti dei musicisti e i risultati di cui sono capaci, nonché l’atmosfera cupa che riescono a creare renderebbero criminoso l’atto di escluderli da queste pagine. Innanzitutto un minimo di introduzione sul progetto, che esiste ormai da qualche anno: più che di un semplice gruppo rock si potrebbe parlare di una malata orchestra noise; gli elementi dell’ensemble sono, infatti, ben nove, così ripartiti: tre chitarre, due batterie, due bassi, un violino e un violoncello, cui va aggiunto un elemento virtuale costituito dai campionatori e dalle basi preregistrate. Il loro stile musicale ha caratteristiche del tutto personali: quasi tutti i loro brani iniziano lenti e sottili, con in evidenza il suono degli archi e delle chitarre non distorte, spesso in sovrapposizione a campionamenti di voci recitanti; gradualmente il suono inizia a riempirsi, le percussioni si fanno spazio e scalpitano, le chitarre aumentano in potenza ed aggressività, gli archi iniziano ad urlare, i bassi a devastare e da un suono sottile si evolve una sorta di sinfonia di rumore che rende l’idea della lotta tra ordine e caos, in un Armageddon sonoro di proporzioni bibliche; all’improvviso ritorna la calma, le tensione si spezza per ricominciare il processo, come se si trattasse del lentissimo e inesorabile battere dell’enorme muscolo cardiaco dell’universo. Il suono alterna quindi momenti intimisti e malinconici a momenti di cupa tensione fino all’esplodere di una rabbia a stento controllata ed è da notare che, anche nei momenti di maggior tensione, l’impressione è che la situazione sia sempre sotto controllo e le redini del caos sempre tese e pronte ad agire sul freno. Dopo averli visti due volte dal vivo, non ho alcun dubbio che la dimensione ideale per la loro musica sia l’esibizione live, nella quale si possono lanciare in lunghissime e inesorabili cavalcate strumentali, in cui largo spazio è lasciato all’improvvisazione. Ciò non toglie che anche in studio riescano a creare suoni spettacolari e potenti come pochi altri riescono a fare; questo ultimo lavoro rispecchia bene la loro capacità di macinare suono e rumore per creare, dalla loro unione, dei capolavori. L’appunto che viene spesso fatto loro è che inizino ad assomigliare un po’ troppo a loro stessi: forse, in fondo, non è del tutto sbagliato ma questa è caratteristica tipica di quasi tutti i musicisti che hanno creato uno stile talmente personale ed estremo da essere difficilmente imitabile. Non scelgo uno o più brani favoriti, ma consiglio a chi sia rimasto incuriosito da questa recensione di cercare di ascoltare qualcosa di questo ensemble canadese: ne vale decisamente la pena. In chiusura, vorrei inserire il link del sito mp3it.com dal quale si possono scaricare le registrazioni di diversi loro concerti; un paio di avvisi: ovviamente, la qualità non è eccelsa; inoltre, data la durata dei loro brani, che dal vivo spesso supera il quarto d’ora, si tratta di file di grandi dimensioni. Web: http://brainwashed.com/godspeed/. (Ankh)

Grandchaos: La forge (MCD - Galaxy, 2003). Pur essendo in attività fin dagli anni ’80, per quanto mi riguarda il musicista belga Tcheleskov Ivanovitch mi era del tutto sconosciuto prima dell’ascolto di questo mini CD. Proveniente da una formazione chiamata IDLO, con questo progetto parallelo il musicista belga cerca di incanalare la sua creatività musicale nell’ambito della musica elettronica ritmata ma ben lontana dal pop orecchiabile: in poche parole, quella che una volta era nota come Electro Body Music. Oggi la sigla EBM è quasi sempre associata a gruppi che mi ricordano troppo da vicino il famigerato Festivalbar; in questo caso, invece, si ritorna alle origini di questo genere musicale, a quel gruppo che, nel lontano 1978, ne pose le fondamenta e che risponde al nome di Suicide. È questo il primo nome che mi è venuto alla mente ascoltando questo mini CD, seguito ben presto da quello dei Cabaret Voltaire, di Dive e, perchè no, dei Front 242. Sono nomi altisonanti, me ne rendo conto, e la domanda immediata è: vale la pena scomodare capisaldi di questo livello? Beh, in parte sì, perché mi pare che non si tratti di un lavoro malvagio; dall’altra parte non abbiamo certo a che fare con del materiale particolarmente innovativo, anzi, in alcuni casi il riferimento a suoni “vecchi stile” emana un fascino un po’ retrò. Probabilmente il principale limite di questo lavoro è l’eccessiva uniformità dei brani, che ad un ascolto distratto sono poco distinguibili tra loro. Ciononostante, pur non sentendomela di urlare al miracolo, devo dire che si è trattato di un ascolto decisamente gradevole. email: tcheleskov.ivanovitch@skynet.be. (Ankh)

Icon of Coil: Android (CDS - Out of Line/Audioglobe, 2003). Approdati anche loro su Out of Line (sempre piu' etichetta leader in campo elettro-EBM), gli Icon of Coil propongono questo nuovo singolo in attesa del nuovo album previsto per i primi mesi del 2004. "Android" , dopo i primi ascolti, mi pare un buon singolo che porta inoltre delle innovazioni nel sound del trio norvegese ; ferma restando la matrice elettro-dance del loro sound, il nuovo brano è particolarmente energico con un approcio quasi "rock" (le virgolette sono d'obbligo....). Ciò che intendo dire è che gli Icon of Coil sembrano in grado di sorprendere positivamente tutti coloro che si aspettavano il solito brano riempipista infarcito di beats scontati.... se il buongiono si vede dal mattino, direi che il nuovo album sarà molto interessante e non scontato come certi detrattori ed "invocatori" dell'originalità a tutti i costi potrebbero pensare. Ritmi rallentati ed atmosfere maggiormente "club-oriented" nel "Moonitor mix", mentre il "Combichrist remix" risente per l'appunto delle infuenze industrial che caratterizzano questo side-project del vocalist La Plegua. Completa la tracklist la cover di "Headhunter" dei Front 242 rivisitata in maniera veramente eccellente; un tormentone che non mancheremo di sentire (si spera) nelle scalette dei dj piu' svegli. Web: http://www.iconofcoil.com. (Candyman)

In Mitra Medusa Inri: Darkness Between Us (CD - Apollyon/Audioglobe, 2003). Gli In Mitra Medusa Inri nacquero agli inizi della scorsa decade per iniziativa del chitarrista e cantante Volker Rohde e del tastierista Holger Meyer. A loro si associò in seguito Michael Gronau (basso), e questa formazione, completata dall'immancabile drum-machine, registrò due ottime cassette ("In Mitra Medusa Inri" e "Magia Naturalis"). La stampa dell'epoca non mancò di paragonarli ai Joy Division, dipendenza resa ancora più evidente da brani come "The holy war", molto affine stilisticamente ai classici di Ian Curtis e compagni. Dopo la pubblicazione del CD "Long forgotten world", uscito sotto l'egida Spirit, li affidai all'oblio, serbando di loro comunque un ottimo ricordo, vivificato dalla melodica "Ocean blue", una delle più belle canzoni mai composte dal gruppo tedesco. E' trascorso da allora circa un decennio, nel frattempo hanno visto la luce "Commedia del Arte" (1998), l'omonimo mini del 2001 ed infine, nel settembre dello scorso anno, "Dreams", Volker Rohde ha abbandonato i vecchi compagni, ai quali sono ora da attribuire in toto onori ed oneri compositivi/esecutivi, ed ecco che le nostre strade si incrociano ancora. La title-track apre il dischetto, una graziosa dark song resa sapientemente drammatica dalla sentita interpretazione di Volker. "Sometimes" chiarisce ben presto quali sono i contenuti dell'albo, asservito ai canoni del più classico (ormai) elettro-goth, con le chitarre a ritagliarsi a fatica un modesto ruolo di comprimarie. Il ritmo cala sensibilmente colla successiva "Stars", per poi impennarsi ancora in "You came from the sun". Quivi emergono riferimenti a storici gruppi quali Danse Society (belle linee basso-batteria, synth spaziale, cori in secondo piano). Più il tempo trascorre più la song mi piace! La scarna "Never shareing" si dimostra presto episodio trascurabile, ed è proprio la presenza di tracce troppo scontate come questa ad impedire a "Darkness between us" di decollare definitivamente. Un vero peccato perchè "Traces of the night" (a tratti vagamente sisteriana, alla "Body and soul") e "Disappointment remains" si meritano la piena sufficienza. Fra umbratili ballate e vorticose fughe di sintetizzatori, Meyer e Gronau appaiono indecisi circa la via maestra da intraprendere. "Darkness between us" resta un buon disco, lasciando però nell'ascoltatore un vago senso di incompiuto. Si poteva pretendere di più! Web: http://www.inmitramedusainri.com. (Hadrianus)

In Strict Confidence: Babylon (CDS - Minuswelt/Audioglobe, 2003). Ogni pubblicazione degli In Strict Confidence rappresenta un appuntamento da non mancare per gli amanti dell'elettro-sound piu' oscuro e ricercato; anche questa volta la band di Dennis Ostermann non ci delude ed il nuovo "Babylon" è veramente un grande pezzo nel loro tipico stile: elettro-dark oscura e ricercata, niente future-pop o EBM di grana grossa, questa è musica d'alta scuola, al di là di ogni barriera "ideologica". Perplessità possono invece essare destate dalla decisione di pubblicare il singolo in due diversi cd per un totale di ben 10 versioni di "Babylon" (quattro sul cd1 e sei sul cd2) ; questa scelta infatti (che "vanta" già il precedente degli ultimi singoli dei VNV Nation) sa sempre di operazione "scippa soldi" verso i fans piu' accaniti... a rendere il doppio acquisto piu' appetibile (si fa per dire...) il fatto che accostando i due cd si vada a comporre il volto di una suora, la cui metà sinistra è sfigurata sul cd1, mentre è "radiosa" sul cd2. A differenza di quanto suggerito dai volti della modella, il sottoscritto preferisce nettamente il cd1, dove troviamo i remix piu' belli e due brani inediti (la bella "Blue light" cantata da voce femminile e la strumentale "Deep black") ; ottimo il remix dei L'ame Immortelle (ma allora sanno ancora fare qualcosa di buono !), che tornano a remixare in Strict Confidence dopo il precedente di "Zauberschloss" : inizia solo per voce e pianoforte per poi vivacizzarsi ; molto validi anche il "Club mix" e l' "extended version", mentre il conclusivo "Sleeper edit" è l'unica versione debole delle sei tracce di questo cd1. Il cd2 è invece costituito da sette tracce : sei versioni di "Babylon" oltre a "Morph the visions" (lunghissima strumentale) ; in generale i remix presenti su questo cd non mi convincono, caratterizzati per lo piu' da atmosfere rarefatte e sperimentazioni sonore varie. In definitiva trovo che Dennis & c. avrebbero fatto molto meglio a pubblicare solo il cd1 quindi, se volete passare all'acquisto e vi fidate del sottoscritto, sapete su cosa puntare ; ad ogni modo dopo la premessa di questo singolo sono sicuro che possiamo attenderci grandi cose dal nuovo album "Holy" previsto per metà gennaio. Web: http://www.instrictconfidence.com. (Candyman)

Inkubus Sukkubus: The Beast with two backs (CD - Resurrection Records/Audioglobe, 2003). Mi pare che gli Inkubus Sukkubus stiano alla scena goth attuale come i Two Witches stavano a quella dei primi anni’90. Gothic rock di scuola british, ma leggero leggero e di qualità media, accompagnato per di più da un immaginario gotico al limite (?) del kitsch e del fumettistico. Il disco ci offre 13 pezzi dalla qualità e dagli arrangiamenti eccessivamente piatti ed uniformi, come se fossero tutti avvolti da un’unica bolla sonora di chitarre sufficientemente distorte e veloci, tastiere in bell’evidenza con i soliti effetti d’organo e campane, ritmiche brit e la voce di Candia, che non eccede davvero in potenza. Per quanto riguarda i testi, mi pare sia bene soprassedere; basti citare alcuni titoli come “Vampyra” in cui Candia canta cose come “oh, oh, oh, oh, oh Lugosi only rose for me”, “Erotic Angel” in cui ripete “fly erotic Angel, Angel of desire...”, oppure l’incredibile “Vampyre Punk Rockers from Hell” (!!), che pare il titolo di un film di Ed Wood ed in cui Candia canta, e per di più in tono ispirato, il ritornello “We’re the Vampyre Punk Rockers from Hell...”, per dare un’idea da che parti stiamo. Cercandolo possiamo trovare anche qualche titolo un pò superiore alla media come “Hedonistic Gene” in cui la parte di arrangiamento sinfonico potrebbe contenere una eco dei migliori Nosferatu, o la ballad “She is gone”, delicata ma ai limiti del pop, oppure l’energetica “City of the Dead”con piacevoli reminiscenze punk. Da segnalare infine una cover: si tratta niente di meno che di “I just can’t get you of my head” di Kylie Minogue (!!), che nonostante i camuffamenti darkettoni riesce ad essere più floscia dell’originale. Nelle prime 3000 copie potete trovare un ciondolo con la cover del cd (pare ispirato ad un monile sumero....), prodotto dalla Alchemy: a noi è toccato. Leggero, innocuo e palloso anzichennò. Web: http://resurrectionmusic.com. (Manfred)

Intricated: A:void (CD - Silent being/Audioglobe, 2003). Arriva dalla Danimarca questo trio dedito a sonorità synth-pop dai toni soffusi e malinconici che piu' che i Depeche Mode mi hanno fatto ricordare i Camouflage ed i De/Vision. I brani di "a:void" sono caratterizzati da un sound freddo e malinconico (decisamente consono al clima di questi giorni) e non sono privi di riferimenti a certa wave anni '80 ( si ascolti ad esempio il giro di chitarra all'interno di "The summer years ago" che sembra uscito direttamente da un disco dei Cure). Atmosfere ovattate ed un profondo senso di tristezza e malinconia la fanno da padrone in tutte le nove tracce del cd, con il risultato che l'ascolto integrale del disco puo' risultare leggermente noioso proprio per la mancanza di cambi di ritmo e per l'assenza di almeno un brano con le potenzialità da "singolo". Nonostante si tratti di un lavoro curato sia nei suoni che nella grafica (bella confezione digipack),la sensazione finale è di un' opera incompiuta. Alla prossima occasione....... Web: http://www.intricated.com. (Candyman)

Legendary Pink Dots: Prayer for Aradia (CD - Big Blue, 2003). Da qualche tempo in qua, il buon Edward Ka-Spel si sta occupando di rendere nuovamente disponibili alcune registrazioni ormai introvabili o quantomeno di difficile reperibilità del suo storico progetto. In effetti, mi è capitato di vedere sullo stand al concerto una quantità di vecchi CD ristampati con nuove copertine (non ho osato andare a vedere se per caso ci fossero anche delle bonus track). In questo caso, la scintilla è data dalla ristampa di brani ormai veramente introvabili: Prayer for Aradia è, infatti, una vecchia cassetta del gruppo che, fino ad oggi, non era mai stata stampata in alcun altro formato. Poiché la cassetta era di durata abbastanza breve, il CD in oggetto è stato riempito con brani tratti da altre produzioni del gruppo nonché da pezzi assolutamente inediti. La cassetta uscì nel lontano 1985 ma per quanto riguarda la sua registrazione bisogna andare ancora più indietro nel tempo, addirittura al 1982. L’ascolto di materiale così vecchio mi ha spinto a riflettere sull’evoluzione delle sonorità di uno dei gruppi più tenaci e originali dell’intera scena: utilizzando una sorta di ossimoro, l’idea è che la loro musica si sia evoluta moltissimo pur rimanendo in qualche modo fedelissima a se stessa; non è qualcosa che si riesca a spiegare facilmente a parole, ma la sensazione è forte e chiara e cresce durante gli ascolti. In effetti, le caratteristiche fondamentali del suono del gruppo olandese non sono cambiate poi molto, ma nuove e sempre più evolute influenze si sono aggiunte gradualmente nel tempo, facendo in modo che i loro nuovi lavori siano molto diversi ma in fondo similissimi a quelli dei loro esordi. Questo CD rappresenta un documento interessante per chi ama la loro musica; non ci si può aspettare che la qualità della registrazione sia all’altezza di quella delle opere più nuove ma non ha grande importanza. Ai brani del nastro si aggiungono un paio di pezzi inediti, di cui non è dato conoscere la data di registrazione, “Premonition 5”, tratta da una compilation su cassetta ormai inesistente, e degli outtake dai nastri Chemical Playschool 1 e 2 più volte ristampati in diversi formati. Certo, la discografia dei Legendary Pink Dots è ormai sterminata ed estremamente difficile da seguire, tra versioni integrali o parziali dei brani, ristampe e nuove uscite; non so se questa ristampa metterà ordine o aggiungerà entropia all’elenco, ma di certo è acquisto obbligatorio per gli amanti del loro particolarissimo sound. Web: http://www.brainwashed.com/lpd/. (Ankh)

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