Recensioni giugno 2003

 


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Klimt 1918: Undressed Momento (CD - My Kingdom Music/Masterpiece Distribution, 2003). Descrivere con semplici verbi l'altissima valenza artistica insita tra i solchi argentati questo autentico capolavoro riesce assai arduo! Conobbi i Klimt 1918 all'epoca del demoCD "Secession makes pot modern music", quante volte lo trasmisi!, manifesto d'una idea già ben delineata, d'un gruppo capace d'esprimere con piglio personale qualità indubitabili. "Undressed Momento", fin d'ora, si candida quale miglior disco dell'anno, al pari dell'ultimo Katatonia. Merito di un insieme coesissimo, che vede in Marco Soellner interprete maturo di composizioni ottimamente strutturate, mai cervellotiche e dotate di gradevolissimo appeal decadente. Altro punto di forza, una sezione ritmica pulsante all'unisono, cementata dall'esperienza comune di Paolo Soellner (batteria) e Davide Pesola (basso), nei quali il nuovo arrivato, il chitarrista Alessandro Pace, trova un punto di riferimento insostituibile. Grande attenzione viene riservata all'approccio melodico, tanto che brani quali "Parade of adolescence" o "Naif watercolour" inducono all'ascolto reiterato, generando una beata sensazione di abbandono ed appagamento. Inserti à la Cure caratterizzano l'entrata di "That girl", poi le chitarre irrobustiscono il sound cesellando una traccia assai trascinante; "If only you could see me now" susciterà l'invidia di più d'un affermato songwriter, tanto è il potenziale espresso nei suoi sei minuti e mezzo. La title-track ridisegna le coordinate del goth-metal, nella sua scarna spontaneità si specchia la bravura dei suoi esecutori/compositori. Discreti inserti orchestrali apportano valore aggiunto ad una canzone semplicemente perfetta. Senza ricorrere a tronfi sinfonismi od a sdilinguenti vocette, rifiutando il fuorviante richiamo di mode peritùre, i Klimt 1918 confezionano, anche grazie alle sapientissime mani di autentici maestri quali Giuseppe Orlando e Massimiliano Pagliuso (ah, la scuola Novembre, potremmo mai farne a meno!), un'operina meravigliosa, sintesi perfetta di austera bravura, capacità di scrittura ed ammirabile qualità d'interpretazione. "Undressed Momento" è manifesto esemplare d'uno stile irrinunciabile, che nell'esaltazione della beltade più sensuale marca i suoi riferimenti. Un plauso incondizionato al coraggio ed alla dedizione di Francesco, padre della My Kingdom Music, etichetta picciola ma attivissima. Onore a questi Paladini del più incorrotto sentire, ultimi Guardiani del più raffinato Romanticismo. Per informazioni: My Kingdom Music, P.O. Box 31, 84015 Nocera Superiore (SA). Web: http://www.mykingdommusic.net. (Hadrianus)

Louisa John Krol: Alabaster (CD - Prikosnovenie/Audioglobe, 2003). E' sempre un piacere, ascoltare la bella voce della musa australiana Louisa John Krol. La sua musica, così semplice, così genuina, ha il potere di evocare in noi paesaggi dilatati, Eden nascosti, immagini sfocate perse nell'immensità del vuoto, quell'assenza di barriere fisiche che richiama le sconfinate distese della sua terra. "Alabaster", ultima creazione di quest'anima sì delicata, vanta collaborazioni illustri, sia in ambito compositivo (Olaf Parusel degli Stoa, Brett Taylor), che esecutivo (leggasi Francesco Banchini, Spyros Giasafakis, Evi Stergiou e Nikodemos Triaridis dei Daemonia Nymphe, Harry Williamson, i citati Olaf Parusel e Brett Taylor, Gianluigi Gasparetti). E' musica che necessita certo predisposizione all'ascolto, leggiadra come il volo della farfalla, rigenerante come la brezza serotina nell'immobile calura di una giornata estiva. Come definire altrimenti "The throng on the Pier" (con riferimenti lirici all'Iliade ed alla Divina Commedia), e "Waterwood", capaci di cristallizzare in una goccia d'ambra le nostre emozioni rimandandole all'infinito, o l'eterea "Stone Lake"? Commuove "The search for lost souls - Midnight", testo di Emily Dickinson, uno dei tre brani che a livello lirico non sono appannaggio dei due Krol, Louisa e Mark (gli altri titolano "The lily and the rose", ballata d'autore rimasto anonimo del XVI secolo, ed il riuscito recitato "How should I your true love know", il canto d'Ofelia dello shespiriàno Amleto), un'interpretazione squisita supportata da finissimi ceselli strumentali, e tanta artefatta new-age mai riuscirà a raggiungere tali picchi emozionali. L'elettronica fa la sua decisa comparsa in "Me and the Machine", quasi a la Sneaker Pimps, un brano incredibilmente moderno, perfettamente incastonato nel finissimo diadema che compone "Alabaster". Opportunamente sostenuto, potrebbe divenire a breve un piccolo hit underground. L'atmosfera torna a rarefarsi in "Light on the wall", dalle screziature percussive ambient che presto lasciano il campo a ritmiche etno. "The seventh ingress" è improvvisazione pura, qui è Olaf Parusel a de-strutturare il pezzo, e la nostra Lys a prestare il magnifico strumento della quale Madre Natura l'ha dotata, la voce! Un cono d'ombra vela questa piece, eclissando il nostro sentire. La vigorosa "Paint the wind" omaggia il pittore Karan Wicks, di "How should I..." e di "The search of lost souls..." abbiamo scritto, residuano i lunghi "Approaching the Island od Sirens" (davvero, è il canto delle Sirene!) e "Dancing over Acheron", entrambi ben oltre gli otto minuti, e non sono certo bastanti! Come saziare cotanto desìo d'Ambrosia? Si torna così ad indugiare su queste note, abbandonandosi mollemente alla contemplazione... Grafica spettacolare, confezione digipack immancabilmente curatissima. Ah, Prikosnovenie benedetta, tu ci vizi! Web: http://www.louisajohnkrol.com. (Hadrianus)

Martin Gore: Counterfeit 2 (CD - Mute, 2003). Approfittando della pausa (che si preannuncia lunga…) nella carriera dei Depeche Mode, Martin Gore, che ha composto tutti i brani del gruppo inglese dal secondo album in poi, ritorna dopo moltissimi anni a concedersi una pausa da solista. Lo spirito rimane lo stesso di quel suo primo disco solo, intitolato per l'appunto Counterfeit, in cui venivano ripresi pezzi di altri artisti: questo nuovo Counterfeit 2 quindi continua in tutto e per tutto nella stessa linea, presentando le cover di 11 brani di altrettanti artisti. La scelta dei pezzi almeno a prima vista può sorprendere i fan dei Depeche Mode: si va da John Lennon a Lou Reed, da Brian Eno a Julee Cruise, da Nick Cave al duo Iggy Pop/David Bowie, fino ad artisti blues come Hank Thompson. Il risultato è comunque veramente eccellente: Gore riprende le canzoni in vena estremamente personale, plasmandoli per trasformarli in brani di elettronica raffinata, lenta, notturna, malinconica, resa dolce dalla sua melodicissima voce. Gli arrangiamenti sono veramente eccelsi e mescolano con cura suoni sintetici ai riff di chitarra: il tutto è assemblato con estrema cura e sebbene i suoni siano molti e stratificati il risultato non è eccessivo e barocco, ma anzi all'ascolto i pezzi sembrano molto puliti ed ariosi. "Delicato" è forse la parola che meglio descrive questo CD: ai fan dei Depeche Mode posso dire che i brani riprendono un po' quelle ballad elettroniche che Martin Gore ha sempre composto negli album; forse il brano dei Depeche che più si avvicina allo stile di Counterfeit 2 è "Comatose" che era incluso in Exciter. Ma tornando ai brani di questo disco, in generale le scelte fatte sono estremamente azzeccate: per alcuni brani si può tranquillamente gridare al capolavoro, come la ripresa di "I cast a lonesome shadow" di Hank Thompson, con il suo ritmo "up-tempo" e il delicato arrangiamento, o "Das Lied Vom Einsamen Madchen", dal repertorio di Nico, che comincia come una ballata rock per incresparsi mano a mano con sonorità elettriche e ruvidi tocchi "rumorosi". Interessante, ma forse un po' troppo carica, la ripresa di "Lost in the stars" di Kurt Weil, forse più adatta ad una colonna sonora, con la sua atmosfera tra il cabaret e l'orchestrale, che a questo disco. Anche quelli che ad un ascolto distratto possono sembrare dei passi falsi ("Tiny girl") ad una più attenta analisi si rivelano pieni di interessantissimi dettagli e di soluzioni sonore molto azzeccate. Chiude il disco una versione di "Candy Says" dei Velvet Underground che fa venire veramente i brividi. Insomma Counterfeit 2 si rivela un album veramente ottimo, che cresce di ascolto in ascolto: non è immediato e "d'impatto" come i dischi dei Depeche Mode, né v'è il brano che spopolerà nelle radio di tutto il mondo come singolo, ma chi ama la musica elettronica più raffinata ed elegante, nonché chi stravede per le ballad dei Depeche Mode, troverà qui pane per i suoi denti. Web: http://www.martingore.com. (Christian Dex)

Monzòn: Monzòn (CD - Autoproduzione, 2003). Dopo averli visti suonare dal vivo nella serata di concerti “Roma Europa Festival” del 20 giugno scorso, non ho potuto fare a meno di comprare il loro CDR, che contiene sei brani del gruppo più un remix ad opera di Alessandro Denni, uno dei membri dei Gronge; proprio dallo storico gruppo romano sembra prendere l’ispirazione questo nuovo nucleo, costituito da quattro musicisti che orbitano nell’area di Roma: Pina Galofaro alla voce, Francesco Pota alla fisarmonica e alla percussioni elettroniche, Bruno Cannucciari al basso, chitarra e voce e Claudio Moneta ai campionatori e alla chitarra. I Monzòn sembrano riprendere in mano il discorso portato avanti dai Gronge fino al loro ultimo lavoro, Tecnopunkabaret, mescolando ritmi sincopati, rabbia repressa e impostazione teatrale nell’interpretazione dei testi, tanto belli e poetici quanto pieni d’angoscia esistenziale e di denuncia sociale. Da questo punto di vista sono notevoli “La cosa padre”, “Il nome delle cose” e “Storia breve”, cover di un brano di Umberto Palazzo. Come si può intuire dalla strumentazione usata, la loro musica ha caratteristiche molto particolari, in cui si mescolano breakbeat e ritmi sincopati, un notevole lavoro al basso di sapore jazzy, repentine e violente aggressioni chitarristiche, l’uso tutto speciale della fisarmonica che mescola innovazione e tradizione: ne viene fuori un suono molto interessante, non semplicissimo da digerire ma che denota una ricerca molto personale che si sposa perfettamente ai testi, spesso recitati con tecnica teatrale e comunque sempre chiari e in primo piano. La voce della cantante alterna repentinamente toni acuti a toni più bassi, momenti cantati e momenti recitati, muovendosi con scioltezza tra le trame sonore. Difetto principale di questo CD è la registrazione, che sembra un po’ ovattata e non rende merito all’aggressione sonora che ho subito vedendoli dal vivo. Considerato anche il basso costo del CDR, che è di soli 5 Euro, consiglio a chiunque possa apprezzare questo tipo di suoni di prenderlo e di supportare questo nuovo progetto. email: monzonband@yahoo.it. (Ankh)

Nebula: Genesis (CD - Stella Maris, 2002). “Questo è il resoconto di come tutto era in sospeso, tutto era calmo e in silenzio, tutto immobile, zitto e l'estensione del cielo era vuota." Così inizia il Popol Vuh, libro che descrive la cosmogonia secondo la tradizione dei Maya a cui si è ispirato, per questo CD, il progetto Nebula, collaborazione tra cinque artisti che militano nelle scene dell’avanguardia e della musica d’ambiente. Probabilmente questo CD si trova ai limiti dei generi musicali normalmente trattati da Ver Sacrum, ma ritengo sia importante parlare di questo lavoro, un po’ perché esce per una giovanissima etichetta, la Stella Maris, che spero possa continuare a produrre lavori di questo livello qualitativo e un po’ perché, in fondo, i suoni espressi non sono poi così lontani da quelli del cosiddetto dark ambient; i componenti del progetto sono Klaus Wiese (tibetan singing bowls, steel cello, zither, gongs - musicista che sperimenta fin dai primi anni ’70: da ricordare la sua partecipazione al fondamentale Hosianna Mantra dei Popol Vuh), Oöphoi (ossia Gianluigi Gasparetti, synths, samplers, analog and digital processors), Tau Ceti (synths, crystal flute), Lorenzo Pierobon (harmonic singing, live electronics, real time sampler) e Mauro Malgrande (shakuhachi). Il CD contiene sette brani, di cui cinque sono lunghe suite ambientali che durano dai nove ai diciotto minuti e, tranne l’ultimo brano, sono uniti tra loro in un lunghissimo continuum sonoro. Il primo brano, una sorta di breve introduzione, è molto scuro e rituale, caratterizzato da suoni che ricordano quelli di un ottone dai suoni molto bassi cui si sovrappongono apparenti voci che si direbbero quasi filtrate attraverso un didgeridoo. Gradualmente il suono si discioglie in un delicato tappeto sonoro che introduce “Let There Be Light” su cui viene cesellato il lavoro delle singing bowls che massaggiano e accarezzano l’ascoltatore per tutta la durata di questo brano e del successivo “Floating Galaxies”. Suoni più inquietanti fanno nuovamente capolino nel quarto brano, “Time Vessels at the gates of forever”, che con un lento crescendo sembra accompagnare il respiro dell’universo. “Pulves et umbra” riporta la quiete giocando con strutture delicate e sottili che lentamente si sviluppano nella direzione di drones più profondi, portandoci al cospetto della lunghissima “The Secret Pools of Tepeu and Gocumatz”, caratterizzata in tutta la sua evoluzione da suoni gravi e profondi, che chiude il lunghissimo flusso di suoni. Un discorso un po’ a parte va fatto per la conclusiva “The Dawn of Man”, nella quale viene sperimentata l’aggiunta del canto armonico, che si sposa splendidamente all’impasto strumentale. Non mi rimane che consigliare l’acquisto di questo lavoro contattando l’indirizzo di posta elettronica, perché non so se viene distribuito attraverso i canali ufficiali. email: deeplistenings@tin.it. (Ankh)

Ordo Rosarius Equilibrio: Cocktails Carnage Crucifixion and Pornography (CD - Cold Meat Industry/Audioglobe, 2003). A due anni dal secondo capitolo di "Make love and war", ecco il nuovo album di O.R.E. (mentre continua ad essere posticipata la pubblicazione dell'EP " 4 Life, 4 Love, 4 Lust and Roses"). Il nuovo disco, pur essendoun buon prodotto e confermando il duo svedese nelle alte sfere del mio gradimento, non porta grandi novità nel loro sound e la formula, pur essendo di mio gradimento,inizia ad essere un pò prevedibile e ripetitiva. Le consuete chitarre acustiche (l'emblema di certo folk-apocalittico), percussioni (meno presenti rispetto a quanto mi era stato preannunciato) e campionamenti vari (vedi i rumori di lame di spade che si incrociano.... ogni riferimento ad un brano come "Hidden amongs the leaves" dei Death in June è puramente casuale ??), insomma, nel bene e nel male, gli O.R.E. sono questi, a me continuano a piacere, ma forse pregustavo un pò troppo qualche novità ed un "military drumming" che invece non ho trovato. Il disco si presenta in ottima veste grafica (primo digipack per O.R.E.) e consta di 13 brani (il primo e l'ultimo sono "intro" ed "outro") tra i quali assegno a "In high heels through nights of broken glass", "Sheep for a lifetime or lion for a day" e "Mary dances in the shadows,the holiest of harlots" la palma di miei pezzi preferiti, mentre il brano piu' originale è indubbiamente "Tango for the concession of the suspender princess"... come si evince dal titolo, un sensuale tango a base di fisarmonica e spade (Astor Piazzolla meets Death in June ??), le stesse spade che ritroviamo nell'oscura "Eucharist, Liturgy of 6", un brano che riporta alla memoria i primi due album della band svedese (quando si chiamavano ancora Ordo Equilibrio). Da questi titoli (e da quello dell'album stesso) avrete capito che anche le tematiche dei testi sono sempre incentrate sull'erotismo, la guerra, l'apocalisse e la religione, il tutto "filtrato" attraverso la personalissima interpretazione di O.R.E. Un buon disco che comunque credo niente possa aggiungere e niente toglierà alla reputazione della band svedese: continueranno a piacere a chi già li apprezza e continueranno a deludere gli altri Web: http://www.ordo-rosarius-equilibrio.net. (Candyman)

Rain Paint: Nihil Nisi Mors (CD - My Kingdom Music/Masterpiece Distribution, 2003). Ancor non s'è sopito l'entusiasmo suscitato in me dall'ascolto dell'incredibile "Undressed Momento" dei Klimt 1918, ed ecco che le casse del mio stereo rimandano le note di "Forbidden Love", opener di questo ennesimo ottimo disco targato My Kingdom Music! L'ex Rapture (ed inoltre Prophet, dai quali i Rain Paint discendono direttamente, Fragile Hollow, Diablerie...) Aleksi Ahokas, riuniti attorno a se Tim Toivanen (drums, Denigrate) ed il chitarrista Sami Koikkalainen (Fragile Hollow), oltre ad una ristretta schiera di validi guests (pure provenienti dalle citate bands), ha saputo dar vita ad un disco legato certo a sonorità alle quali siamo ormai adusati, ma ricchissimo di spunti degni di rilievo. La traccia citata viene presto bissata dalla successiva "Rain paint", accomuna i due brani l'adesione al goth-rock-metal più classico, ma "Death drive & fear" presenta squarci chitarristici prossimi al true-metal, pur se adeguatamente diluiti in un contesto a tratti decisamente modernista. Miscela pazzesca di energia e perversa melodia, "Nihil Nisi Mors" mixa sapientemente HIM, To/Die/For, Sentenced, My Dying Bride e Type O Negative, senza mai apparire forzatamente derivativo, lo dimostra la lunga e doomeggiante "Miss Spring", forse il pezzo più riuscito del disco (parere comunque assolutamente personale), reggendosi su d'un cantato convincente (a volte sembra addirittura di ascoltare il Lee Dorrian più licantropico del capolavoro "Forest Of Equilibrium") ed un assunto strumentale scarno quanto tetramente efficacissimo (come deve essere il doom!!!). Grande gothic-doom caratterizza un'altra piece-de-resistence, la perversa "Freezes Day", sostenuta da tastiere pomposissime e da chitarre assai vigorose. Si cambia ancora atmosfera, ecco la conclusiva "Loose and over", a tratti reminiscente certe melodie care al brit-pop più glamour. Eccellente la produzione (curata pure da Oskari Kymalainen), made in MD/Firestation Studios (vi dicono nulla Amorphis, Sentenced, Theatre Of Tragedy?), booklet degno di una major (confezione digipak, per chi proprio non vuole accontentarsi!), non aggiungo altro, un disco semplicemente da ascoltare! Intense Emotional Metal Art. Web: http://rainpaint.cjb.net. (Hadrianus)

Ringe Ringe Raja: Unreal Book vol. 1 (CD - Prikosnovénie/Audioglobe, 2003). L'etichetta francese Prikosnovénie nel corso degli ultimi dieci anni è stata una vera e propria fucina di talenti nel campo delle "fairy voices" e della musica eterea contaminata prima con sonorità dell'Europa dell'Est, poi anche con quelle orientali e mediterranee. Questa sua ultima uscita non sfugge alla tradizione e si rivela una scoperta davvero originale e interessante nel panorama musicale, presentandoci il primo lavoro dei Ringe Ringe Raja, un gruppo italiano, o meglio napoletano, alle prese con una musica da loro definita come "rock festivo". Di che si tratta? Avete presente la musica che allieta i pranzi (di matrimonio o di funerale) dei bellissimi film del regista Kusturica (Gatto Nero, Gatto Bianco, per citarne solo uno)? Ebbene sì, si tratta di musica da festa e da ballo, dagli accenti balcanici, con un fortissimo richiamo alla tradizione klezmer e gitana di quei paesi. I nostri cinque menestrelli (Massimiliano Sacchi al clarinetto e clarinetto basso, Paolo Sasso al violino, Davide Della Monica alla chitarra, Marco Di Palo, violoncello e Cristiano Della Monica alla batteria e percussioni) esplorano il campo della musica yiddish e gitana mescolandolo al rock delle chitarre e della batteria e contaminandolo con influenze di vario genere e di vari paesi (ho sentito echi di tango latino, ad esempio) realizzando un insieme davvero nuovo, originale, travolgente. Pezzi lenti, languidi, tristi e malinconici si alternano a brani velocissimi, sprizzanti di passione, di energia, di voglia di vivere e di ballare. Si tratta sempre di composizioni strumentali, e questo potrebbe far storcere il naso ad alcuni, ma la loro carica non vi potrà lasciare indifferenti e vi aprirà le porte verso nuovi mondi. Quando il cuore balcanico incontra lo spirito napoletano ecco Ringe Ringe Raja! Web: http://www.prikosnovenie.com. (Mircalla)

The Sand: The memory of dead romances (CD - Selfproduced). The Sand, ovvero lo sfogo artistico di Umberto Marconi, polistrumentista che, dopo aver abbandonato una non remota esperienza di gruppo (con relativa pubblicazione di un "Demo 98"), ha deciso appunto di cimentarsi in solitudine con un proprio progetto. Ammetto che trovarsi dinanzi ad un CD composto di ben quindici pezzi, e relativi ottanta minuti circa di musica, non può non incuriosire! Musicalmente ispirato al dark britannico (leggi Sisters Of Mercy) come a certo goth tedesco contemporaneo, "The memory of dead romances" evidenzia una buona capacità di scrittura, anche se i riferimenti rimangono ben chiari. Più d'un brano va citato, del nutrito gruppo che compone il dischetto: le linee di basso pronunciate di "Prayers", "Space trip", bello strumentale, le tastiere magniloquenti ammantanti l'epica "Endless time", "Monica", la quale può rimandare, anche per il cantato in lingua madre, agli albori della nuova ondata italica. Non manca il tributo ai padri riconosciuti, in questo caso si omaggiano i Joy Division con la riproposizione, sufficeintemente convinta, di "Transmission". Chiude la carina e leggiera "Jody played guitar". Altri episodi risultano meno incisivi, ma col maturar dell'esperienza questo gap potrebbe venir agevolmente colmato. Trattandosi di one-man-band, il suono risulta scarno, ma per il genere proposto questo particolare non costituisce detrimento. Da rivedere la prestazione vocale, piattina e monocorde, giustificata dall'impegno esecutivo. Visitate il sito, essenziale per comprendere la filosofia-The Sand. Web: http://www.thesand.net. (Hadrianus)

Substanz-T: Electric opium (CD - Hymen Records/Audioglobe, 2003). A due anni di distanza dalla loro ultima uscita discografica, intitolata Tripped experiences, tornano i Substanz-T di Arne Stevens e Alex Lange. Nella biografia del gruppo si legge che Electric opium è da considerarsi uno degli album più accessibili pubblicati dalla Hymen Records, ed in effetti credo che la sua miscela di ambient, techno, funky e hip-hop possa risultare “appetibile” per molte tipologie di ascoltatori. In questo lavoro troverete musica raffinata ma allo stesso tempo dal taglio molto moderno, che magari lascerà un po’ perplesso chi abitualmente ascolta cose più “estreme” (che tra l’altro sono anche quelle più frequentemente recensite da noi di Ver Sacrum), ma che di certo susciterà interesse in coloro che hanno la curiosità di conoscere un po’ tutto ciò che il panorama dell’odierna elettronica ci offre. Tra i brani presenti nell’album citeri in particolar modo “Tripped reality” e “Burning consciousness”, che riescono a coniugare perfettamente rarefatte sonorità ambient con ritmiche funk/industrial, ma anche “Place cells” (la terza traccia), che è invece contraddistinta da influenze hip-hop e in un certo senso rappresenta un episodio a sé all’interno di questo cd. Da notare che, per la realizzazione di Electric opium, i Substanz-T si sono avvalsi della collaborazione di vocalist come Mc Ronin e Mc Sisco (quest’ultimo in particolare appare proprio nella già citata “Place cells”), ma anche di un personaggio come F.M. Einheit degli Einstürzende Neubauten, che compare alle percussioni in ben quattro dei nove brani del cd. Un lavoro dalle molte sfaccettature quindi, che segna un capitolo importante nella storia della band di Francoforte. Web: http://www.substanz-t.com/. (Grendel)

Tanzwut: Ihr wolltet spass (CD - Pica Records, 2003). Terzo disco per il side-project dei Corvus Corax ed ancora una volta l'invito alla danza è prorompente ! "Ihr wolltet spass" prosegue la strada dei due dischi precedenti, fondendo chitarre elettriche, cornamuse e basi elettroniche, offrendoci 12 tracce entusiasmanti, cariche dell'energia che la formazione teutonica sa sprigionare sul palco (chi non li ha mai visti dal vivo non sa cosa si è perso). Se possibile, l'attitudine "caciarona" e festosa dei Tanzwut è in questo disco ancora piu' spiccata che nel precedente "Labyrinth der sinne" (mentre il primo cd, l'omonimo "Tanzwut" risulta a tutt'oggi il piu' "pacato" ); in fondo, manifesto programmatico dell'opera, lo è il titolo stesso del disco ("Voi volete divertirvi"). Inutile citare tracce preferite, perchè tutte sono meritorie, diciamo solo che un paio di brani sono tratti dai Carmina Burana (molto bella in particolare la conclusiva, maestosa, "Caupona"), qui "riveduti e corretti" dall'allegra orda neo-barbarica (il carattere scherzoso della band si evidenzia nel trucco vistoso con cui ogni componente della band si è fatto ritrarre nel booklet del cd). Un disco che soddisferà pienamente ogni fan dei Tanzwut. Web: http://www.tanzwut.de. (Candyman)

Unheilig: Das 2. Gebot (CD - Four.Rock/TCM/Audioglobe, 2003). Gli Unheilig, ovvero Der Graf, compositore e cantante, con l'aiuto di Jose Alvarez-Brill (Wolfsheim, Witt, De/Vision) alla produzione, presentano il loro secondo long-CD Das 2. Gebot , che segue a una serie di singoli come Sage ja e Komm zu mir, al lavoro di debutto del 2001 Phosphor e all'"album di Natale" Frohes Fest. Con questo nuovo Cd gli Unheilig presentano ancora una volta, sotto varie sfaccettature, il loro tipico stile musicale: un electro-rock carico e potente, alquanto viscerale, alternato ad alcuni momenti più riflessivi, sempre dominato dalla oscura voce di Der Graf, costantemente in primo piano. Il paragone va subito ai Rammstein, di cui gli Unheilig sembrano gli epigoni, per non dire i cloni: infatti anche se nelle loro composizioni ci sono meno passaggi metal-industrial e momenti decisamente più electro, uguale è l'approccio alle melodie di facile ascolto e ai testi di sicura presa (ottimi per chi vuole studiare il tedesco!). Solo che mentre i primi sono riusciti a creare delle ottime canzoni e soprattutto un'immagine che funziona anche a livello internazionale, sui secondi non metterei la mano sul fuoco. Infatti si tratta di una "ricetta" preconfezionata che in Germania funziona molto bene, vende parecchio e riesce a mettere d'accordo appassionati di vari generi musicali, ma che in Italia non mi sembra possa fare presa più di tanto. Nonostante ciò, le canzoni piacevoli e ballabili nell'album non mancano, da Krieg der Engel" e "Jetz noch nicht" al singolo "Maschine", a "Der Mann in Mond"e "Schutzengel". Inoltre, nella prima edizione limitata è incluso un mini CD con cinque pezzi che comprende la versione promo più due remixes del singolo e due inediti, tra cui la cover di "This Corrosion" dei Sisters of Mercy. Web: http://www.unheilig.com. (Mircalla)

Wolfenmond-Mittelalterliche Spielleute: Wintersturm (CD - Trisol/Audioglobe, 2003). Quando mi sono trovata dinanzi agli occhi questo CD ho subito temuto di avere a che fare con l'ennesimo gruppo tedesco che propone musica medievale mischiata al metal o al rock o all'elettronica o ad altro ancora, cosa che è molto di moda fare in Germania in questi ultimi anni, sulla scia di gruppi famosi come gli In Extremo o i Tanzwut. Invece mi sono trovata ad ascoltare con alquanta meraviglia e soddisfazione un lavoro di pura musica medievale, per quanto riarrangiata in senso moderno, senza null'altro in più. Il gruppo si rifà alla tradizione medievale delle musiche da festa, da eseguire in occasione di balli e di convivi, oppure di carattere amoroso e laico, piuttosto che a quella sacra delle musiche da chiesa o legate all'ambito religioso. Pertanto ci presenta pezzi molto ritmati e danzabili, giocosi e divertenti, in cui le percussioni e gli strumenti a fiato la fanno da padroni. Molti brani risultano all'orecchio piuttosto conosciuti, in quanto attingono al repertorio classico medievale, come nel caso di "Skudrinka", della tradizione macedone, "Pase el Agua", bellissimo brano corale spagnolo, "O virgo splendens" dal Libro di Vermell de Montserrat, "Lamento di Tristano" e "La Rotta" del XIII secolo italiano, "Now springes the spray" del medioevo inglese; in tre casi invece si tratta di composizioni originali del gruppo che comunque mantengono le stesse sonorità e riescono ad amalgamarsi molto bene nel contesto ("Rabenfaenger", "Janus" e "Der Weidenkranz"). I Wolfenmond (Sonja Saltara, Cristo de Marmedico, Robert von Gubenstein, Fjodalv von Werploh, Unech im Hag) con questo loro lavoro, il terzo in carriera, mostrano di avere buone capacità musicali, di saper fare utilizzare al meglio una notevole serie di strumenti medievali (anche orientali), suonati con grande perizia, e soprattutto di saper mettere nelle loro composizioni molta passione e una forte carica emotiva. Nonostante si tratti per lo più di brani strumentali, il Cd non viene mai a noia ed è davvero difficile stare immobili all'ascolto delle canzoni, perché l'istinto di mettersi a ballare è quasi irresistibile. Dunque consiglio caldamente Winterturm a tutti gli appassionati della musica medievale più allegra e spensierata, sapendo che si troveranno di fronte ad un lavoro di notevole caratura che non li deluderà. Web: http://www.wolfenmond.de. email: info@wolfenmond.de. (Mircalla)

Wumpscut: Preferential Tribe (2CD - Beton Kopf Media/Audioglobe, 2003). Suntuosa pubblicazione questo doppio cd in cui il geniale Rudy R. ci offre brani inediti, rarità e remix. Non siamo al cospetto della solita operazione di assemblaggio di cose già sentite, perchè non tutti ( sicuramente molti meno di quelli che lo avrebbero voluto) erano riusciti ad accaparrarsi le verioni limitate in box degli album "Bunkertor 7" e "Embryodead" che contenevano rispettivamente il vinile "Preferential Legacy" ed il cd "Music for a German Tribe"; ebbene, oggi tutto ciò è disponibile (con l'aggiunta di altre chicche) in questo doppio cd. Il disco si presenta bene sin dalla confezione : un digipack corredato da immagini tratte da un libro di anatomia...... sul cd1 troviamo innanzitutto due brani nuovi di zecca; si parte con la cover del brano di Alison Moyet "All cried out" : interessante e spiazzante al tempo stesso; piu' consona alle sonorità di Wumpscut la successiva "Overkill" (Death for the masses). Seguono tre remix prodotti a suo tempo per Das Ich, Cleen e Der Blutharsch (li conoscevo già, in ogni caso spettacolari... uno meglio dell'altro) e di conseguenza apparsi sin'ora solo sui dischi di questi artisti ; chiude la serie un altro brano nuovo "Marti Arnau Marti", oscuro brano strumentale e minimalista. La seconda parte del cd1 ospita le 8 tracce che costituivano il cd "Music for a German Tribe", ovvero alcuni classici del repertorio di Wumpscut (sino al 1997) re-interpretati in lingua tedesca.... è un piacere riascoltare tra le altre "Soylent Green", "Black Death", ecc.... Passiamo al secondo cd; in apertura le 12 tracce originariamente presenti nel vinile "Preferential Legacy" (da rilevare che alcune di esse erano già state ristampate sul cd "Blutkind"). Si tratta di brani prevalentemente strumentali e dai tratti ancora "grezzi" e sperimentali.... in fondo stiamo parlando degli albori del "Wumpscut sound". Riunite sotto la dicitura "Artefact Pearls" troviamo altre 7 tracce che completano questo ricco cd ; tra esse la versione strumentale di "Hang him higher", il tributo a Dive "God", ecc.... A mio avviso si tratta di un tassello tutt'altro che superfluo nella discografia di ogni fan di Wumpscut (per di piu' è in "special price")..... imperdibile ! Web: http://www.wumpscut.com. (Candyman)

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