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Aa.Vv.: Stainless
(CD - Ventricle Records, 2002).
Quasi per caso mi sono imbattuto in questa compilation, che contiene brani di dieci progetti che incidono per questa etichetta di Seattle, che senza ombra di dubbio merita un certo approfondimento per la particolarità delle sue produzioni. Innanzitutto due parole sul lato estetico del CD: si tratta di un normale “jewel box”, nel quale la parte superiore, quella in cui normalmente viene inserito il libretto, è stata sostituita con una lastra di metallo lavorata a mano con intagli e incisioni. La copertina sul retro è invece argentata con le scritte in nero, caratteristica dei CD della serie denominata “Silver”, da cui sono tratti i brani. Passiamo adesso alla musica proposta: tutti e dieci i progetti inclusi nella compilation sono gestiti da due persone: Dusty Lee, che preferisce l’uso di elettronica analogica (ricompare in alcuni brani quel fantastico strumento di modernariato noto come mellotron, ormai retaggio esclusivo dei più nostalgici gruppi progressive) e Kelly Thistle, che invece predilige gli strumenti digitali. Dovendo proprio cercare uno scatolotto in cui inserire questo CD, direi che il più adatto sarebbe quello della musica eterea dalle voci fatate, visto che tutti i brani sono caratterizzati da belle voci femminili; siamo però abbastanza lontani dalle sonorità abituali per questo genere musicale, in quanto la voce sembra spesso essere solo il pretesto intorno al quale i musicisti giocano col suono attraverso l’uso di strumenti elettronici che tessono complessi intrecci ambientali: spirali siderali, dissonanze cristalline, delicati tessuti sonori che, come pregiate sete orientali, si avvolgono intorno alle voci rendendole ancora più preziose; caratteristica particolare di questi brani è che le cantanti sono del tutto sconosciute, forse addirittura ignare della presenza della loro voce su queste registrazioni: il cantato di queste misteriose creature compare e scompare, viene lavorato con effetti e riverberi, affascina l’ascoltatore come se si trattasse del canto irresistibile delle sirene. Rimane ben poco da aggiungere; non mi si chieda di scegliere uno o più brani esemplari, il CD è tutto di qualità molto elevata ed è assolutamente imperdibile per chiunque ami le delicate sonorità ambient e le voci femminili, e può essere un’eccellente occasione per scoprire questa notevole etichetta ed eventualmente approfondirne la conoscenza scegliendo nel mucchio i gruppi più vicini ai propri gusti musicali. Per quanto mi riguarda, la Ventricle è l’etichetta rivelazione di questa prima parte dell’anno…
Web: http://www.ventricle.com.
(Ankh)
Aa.Vv.: Fairy World N° 1
(CD - Prikosnovénie/Audioglobe, 2003).
Su queste pagine avete letto spesso recensioni dell'etichetta Prikosnovénie, a cui abbiamo anche dedicato un ampio speciale alla fine del 2002. Indubbiamente la casa francese rappresenta l'eccellenza nel campo della musica eterea e sperimentale, seguendo l'eredità spirituale di label come la storica 4AD o, in epoca più recente, la prima Hyperium. Ma i paragoni sono forse ingiusti, per quanto aiutino il lettore a inquadrare le coordinate entro cui si muove la Prikosnovénie: l'etichetta di Fred Chaplain e Sabine Adélaïde dal 1990 segue una ricerca personale, originale e unica sia nel campo musicale che grafico, volta a raggiungere in ogni CD un equilibrio tra suoni e artwork della confezione. Fred e Sabine dichiarano: "la forza dell'immagine e del suono fa della Prikosnovénie un'entità fra le più singolari: etichetta di dischi o di pubblicazioni fotografiche?". La domanda ovviamente non ha risposta perché la Prikos è entrambe le cose e altro ancora. E arriviamo quindi a questa compilation, o forse sarebbe meglio dire "tributo". Si tratta infatti di un CD allegato ad un booklet di 20 pagine dalle dimensioni di un vero e proprio libro, realizzato per festeggiare gli anni di esistenza dell'etichetta, un modo forse per tirare le somme e per guardare meglio al futuro. Nel libro vengono presentate le produzioni della label, mettendo in evidenza l'elegante artwork per esse realizzato da Sabine. Il CD invece presenta in rassegna gli artisti della label in oltre settanta minuti di ottima musica e con molti brani inediti. I nomi dovrebbero essere ormai noti ai nostri lettori: si va dallo straordinario Francesco Banchini, alias GOR, da solo o insieme ad altri artisti dell'etichetta, come Louisa John-Krol o Jack or Jive, ai sognanti Caprice (per loro l'etichetta più adatta è "fairy voices", heavenly voices con atmosfere fiabesche), dagli Ashram a Louisa John-Krol, che insieme a GOR è il nome più presente nel CD, da Lys, ovvero il progetto musicale che fa a capo allo stesso Fred Chaplain, a Daemonia Nymphe, Prajna, Fleür, etc.. Si continua anche con artisti meno conosciuti, tra cui gli Irfan, che rifanno un emozionante brano in puro stile Dead Can Dance, Phil Von & the Gnawa Musicians of Fes, con un brano ethno-drum & bass, i Ringe Ringe Raja da Napoli, nuova scoperta dell'etichetta, con le loro atmosfere balcaniche e klezmer, o il redivivo Christian Wolz (una volta se non erro pubblicava per la tedesca Danse Macabre) che contrariamente al passato mi ha molto convinto con il suo pezzo "Madranoura", un'orchestrazione di voci in cantilene e canti, molto suggestivo. Acquisto consigliato a tutti gli amanti delle atmosfere musicali citate: se non avete ancora nessun album della Prikosnovénie Fairy World N° 1 è il modo migliore per entrare nel suo magico mondo.
Web: http://www.prikosnovenie.com.
(Christian Dex)
Act Noir: Cosmo Minimized E.P.
(MCD - Selfproduced, 2003).
Custodisco gelosamente il primo, omonimo demo degli Alma Mater, gruppo che allora suscitò in me genuino entusiasmo ma che poscia, pur troppo, smarrii. Mea culpa. Ma la benevola Dea Fortuna mi concede ora la possibilità di rimediare! Act Noir è la prosecutio naturale di quell'esaltante esperienza artistica. Mutata nella sua quasi totalità la line-up, essendo unico superstite della vecchia formazione Sergio Calzoni, arricchita la porposta di nuove, intriganti sonorità e giovandosi di un cantante superiore alla media quale Nicholas Hill, i nostri muovono ora alla ricerca di meritati riconoscimenti, forti di un prodotto di elevata caratura. Le dichiarate influenze wave degli esordi si sposano ora alla ambient evoluta come al neo-progressive. I singoli pezzi ne sono chiarissimo esempio, trovandovi scheggie del Sylvian solista, come di Porcupine Tree, Jansen-Barbieri-Karn, trip-hop... Tutti si posizionano su di un livello medio-alto, l'opener "This something" (ehi, si materializza il fantasma di David Sylvian!), "Swerved rooms", molto stevewilsoniana, le liquide linee di chitarra di "Lithium Flowers", brano che non sfigurerebbe su un "Gone to earth" (indovinate di chi?), la strumentale, caleidoscopica "Automatisme psychique", ma i paragoni che sto richiamando fungono solo da mero supporto nel vano tentativo di descrivere compiutamente le emozioni che mi accompagnano in questo piacevolissimo viaggio. C'è molto di personale tra i solchi argentati di questo dischetto, e va lodato questo gruppo che non indulge in facili imitazioni di campioni riconosciuti dall'audience più distratta. Un lavoro umbratile, discreto, genuina sintesi di anime sensibili, godibilissimo pur se mai sfacciatamente pop. Voglio citare, meritano lode, gli altri componenti il gruppo, ovvero il bassista Michele Gozzi, il chitarrista Stefano Nieri ed il batterista Claudio Pilati.
email: sergiocalzoni@hotmail.com.
(Hadrianus)
Argine: Rifrazioni
(CD - Ark Records, 2003).
A suggellare i dieci anni di carriera, gli Argine realizzano il cd "Rifrazioni" contenente brani inediti e rarita' . Un disco in cui ancora una volta affiora la classe della formazione partenopea, dal "sound" personalissimo ed originale, musicisti raffinati ed autori di brani i cui testi sono pura poesia. Nel corso di questi anni, diversi musicisti si sono alternati nell'organico degli Argine (l'unico superstite sin dalle origini e' Corrado Videtta), ma costante è rimasta la qualità della loro musica; il cd "Rifrazioni" ne è la riprova : un viaggio musicale dagli inizi ( si apre con il brano "Martedi sera", risalente al 1995 ed apparso sin'ora solo sulla compilation della Energeia "Intimations of Immortality vol.2") sino ai giorni nostri con l'inedita "Von Aschenbach" del 2003 . In questo percorso nel tempo abbiamo modo di ascoltare brani eseguiti in versioni alternative rispetto a quelle piu' conosciute o apparsi solo su compilation. Tra i momenti piu' interessanti del disco, da citare il remix "elettro" di "Memorie", che anche in questo particolarissimo arrangiamento non perde nulla del suo fascino, la "title-track", apparsa in precedenza sulla compilation "Tempus Arborum" e la stupenda "Come un servo da mantice", anch'essa proposta in versione "alternativa" , un brano che mi colpisce ogni volta che ho modo di ascoltarla.... poesia allo stato puro ! Gli 11 brani che compongono il cd sono quanto di meglio la musica "alternativa" italiana possa offrire in questi tempi e gli Argine (attorno al cui nome vi è un crescente interesse anche al di fuori dei confini italici) si confermano a pieno diritto come una delle band piu' rappresentative di tale "scena". In attesa del nuovo album previsto per l'autunno, ( e che potrebbe essere contraddistinto da un sound con arrangiamenti piu' "energici", debitore degli anni del post punk), l'acquisto di "Rifrazioni" e' da consigliare sia per chi voglia avvicinarsi agli Argine per la prima volta, sia per i fans piu' fedeli (questi non si faranno sicuramente scappare la versione limitata a 1000 copie con incluso poster con i testi delle canzoni).
Web: http://www.argine.net.
(Candyman)
Aslan Faction: Sin-drome of separation
(2CD - Noitekk - Black Rain/Audioglobe, 2003).
Semplicemente devastante ! Non trovo parole migliori per definire questo disco degli Aslan Faction, duo anglo-americano ancora non molto noto (almeno in Italia) di cui vi consiglio di segnarvi il nome. Tempo fa avevo recensito il cd "Geneticide" dei Tactical Sekt che non è altro che il progetta solista di Anthony Mather, uno dei due componenti di Aslan Faction; il genere musicale è sempre quello : harsh-electro, ovvero ritmi aggressivi ed incalzanti, voce distorta, atmosfere cupe ed ossessive; un disco quindi consigliato ai fans di Wumpscut, Suicide Commando, Hocico, Feindflug e Grendel, tanto per dare dei punti di riferimento attendibili (e citati dalla stessa band con ammirazione). Quello che ho tra le mani è la versione limitata a sole 500 copie in doppio cd; il primo disco (quello che costituisce la versione "standard") contiene i 5 nuovi brani che costituiscono l'Ep "Sin-drome of separation" e 7 remix di questi brani a cura di nomi eccellenti come Feindflug, Retrosic, Davantage, Dioxyde, ecc... Molto valide sia le verisoni originali, sia i remix, tra i quali ho apprezzato particolarmente quelli di Feindflug e Retrosic. Sul secondo cd troviamo invece l'album "Widow chamber", prima "release" degli Aslan Faction ormai introvabile.... una ghiotta occasione quindi per ascoltare i brani piu' datati di questo gruppo; qui in alcuni episodi la carica di aggressivita' scema e troviamo anche maggiormente "ambient". Completa il cd il videoclip del brano "DNA download" tratta dal loro secondo album "Blunt Force Trauma". Se ci riuscite accaparratevi questo doppio cd, altrimenti "accontentatevi" dell'edizione standard.
Web: http://www.aslan-faction.com.
(Candyman)
Bahntier: Randome
(CD - KarnaK-E.N.D.E/Audioglobe, 2003).
Da un po' di Bahntier si fa un gran parlare, almeno dopo alcune sue esibizioni live dello scorso anno (al Metamatik Festival e al Karma di Livorno) che hanno suscitato un notevole interesse. La curiosità nei confronti questo suo CD di esordio è aumentata dopo aver saputo che per la produzione è stato reclutato nientemeno che Simone Balestrazzi, leader dei T.A.C., la storica formazione italiana industrial per cui nutro una vera venerazione. Randome non delude di certo queste aspettative, tutt'altro. Si tratta di una compatta e convincente opera di elettronica industriale, solida ma nient'affatto monotona. Stefano Rossello, titolare del progetto Bahntier, è riuscito a costruire i 13 brani del CD seguendo diverse ispirazioni, sperimentando soluzioni sonore differenti tra loro, pur nei binari dell'elettronica oscura più sperimentale e rumorosa. Il risultato finale è quindi potente senza essere ripetitivo o noioso, difetto in cui talvolta incorrono i CD delle formazioni dedite a questo genere musicale. In Randome si ritrovano brani di stampo hard-techno/power electronics "à la" Ant Zen, accanto ad aperture più sperimentali. Non mancano pezzi ballabili, sì ostici ma molto ritmati, che potrebbero funzionare nelle serate in discoteca dove l'electro-indus la fa da padrone: fra questi citiamo "Past motion effect", più nello stile Skinny Puppy/FLA, ma soprattutto la lunga ed irresistibile "Propain", un brano potente con un ritmo ballabile sui 150 bpm della durata di quasi 7 minuti, che sfiancherà le più energiche bestie da dancefloor. Altrettanto lunga, bella e danzabile è la canzone che segue nel CD, "Chemical Zoo", che comincia in stile hard-trance per poi esplodere nella seconda metà in modo violento e aspro. Bella l'iniziale "Holes" che sembra un brano dei Suicide riarrangiato in chiave moderna; non mancano brani di sapore ambient ("Without Shape") o oscuro-sperimentale ("Lost", "Surface A", "Slaughterhouse"). Un esordio molto interessante che senz'altro non deluderà gli appassionati delle sperimentazioni Ant Zen e dell'electro industrial più oscuro. A (dark) star is born...
Web: http://www.bahntier.com.
(Christian Dex)
Bardoseneticcube: The Other Heaven
(CD - Athanor/Audioglobe, 2002).
Non posso negare che il nome di questo progetto mi era ignoto fino a pochi giorni fa, mentre ho scoperto che aveva già prodotto un album per Athanor, almeno un singolo su Drone records e numerosi CD-R autoprodotti. Si tratta di un artista russo piuttosto misterioso, infatti ben poco è dato sapere su di lui e le note di copertina sono molto povere, a partire dall’assenza dei titoli dei brani; unico punto di contatto tra l’artista e l’ascoltatore è un indirizzo di posta elettronica. La musica che propone è associabile alle sonorità dark ambient, ma rimane abbastanza distante dai lidi lugubri e privi di luce di casa Cold Meat; in alcuni casi si avvertono, nemmeno troppo distanti, uno spiraglio di luce e un soffio d’aria rovente che raramente sono presenti in questo genere musicale. In effetti, si tratta di un lavoro abbastanza originale che si rifà, nell’ambientazione e nella scelta delle sorgenti sonore, tanto alle sonorità dell’ambient quanto a quelle care ai gruppi storici della scena industriale: i suoni gravi e profondi drones non sono onnipresenti nelle sette lunghe suite, pur avendo in alcuni brani un’importanza notevole; ai ritmi marziali dei timpani si alterna spesso un incedere lentissimo e inesorabile; gli oggetti percossi sembrano spaziare dalle campane, che ricordano i campanacci orientali più che le campane a morto di molte produzioni di questo genere, alle lastre di metallo fino a strani oggetti rituali; rumorosi venti elettronici soffiano con violenza sulle architetture sonore fino a sgretolarle e ricoprirle di sabbia. Nel complesso penso che si tratti di un buon disco, che riesce a distaccarsi dalla media delle ultime produzioni in quest’ambito che, negli ultimi tempi, sta forse soffrendo un fenomeno di sovraffollamento e di calo di ispirazione.
email: seneticube@yahoo.com.
(Ankh)
Blackmore's Night: Ghost Of A Rose
(CD - SPV Steamhammer/Audioglobe, 2003).
Prendete un chitarrista universalmente celebrato come Lord Ritchie Blackmore; affiancategli una biondina dalla pulcra faccina, Candice Night, ch'è pure sua compagna di vita (ma a noi i gossip di bassa portineria poco o nulla solleticano). Eccovi serviti! Il nostro virtuoso, dai fasti roboanti dei Deep Purple e dei Rainbow, si dedica da qualche annetto alla musica che, lo affermava anche in epoche non sospette, questo a suo merito devesi sottolineare, più lo affascina, figlia del basso Medioevo e del Rinascimento. Ammetto di aver poco frequentato i due ed i loro lavori, accontentandomi di fugaci ascolti, tratti per lo più da compilazioni varie. Forse proprio la carriera onusta di glorie hard rock classicheggiante e ridondante del nostro incuteva in me un non so qual timore... Questione di gusti... Indubitabile, ovvio!, la perizia del nostro, l'esperienza gli permette di disporre del pentagramma a suo piacimento, a suo agio anche quando, è il caso di questo progetto, trattasi di evidenziare il lato sentimentale della musica. La bella Candice è dotata di vocina graziosa, ma assolutamente non esaltante come qualcuno pretenderebbe. Tante chanteuse meno celebrate meriterebbero maggiore attenzione! L'albo si apre con la bella "Way to Mandalay", degna overture di un'opera da ricordare per più di un episodio: le riproposizioni di "Diamonds and rust" (Joan Baez) e di "Rainbow Blues" (dei Jethro Tull del folle menestrello Ian Anderson), la scherzosa "Cartouche", la darkeggiante ed enigmatica "Ivory tower", la title-track, eppoi "Where are we going from here", melancolica riflessione sulla transitorietà dell'umano esistere, la corale "All for one", adatta per le serate di baldoria attorno ad un desco imbandito, riscaldati dalle rosseggianti fiamme del focolare, dominata da un tema notissimo (portato alla ribalta da Angelo Branduardi, ma in Friuli altrimenti noto come "Scjarazzule marazzule", ballo di donne libere al chiaror della luna, celebrazione della femminilità e dello spirito, altrocchè stregoneria come altri biechi vollero!), e la conclusiva "Dandelion wine", delicatissima ballata. A volte emerge prepotente il passato rock di Blackmore, pronto a scatenare il suo estro, come nei brevi strumentali che non possono mancare, comunque imbrigliato a dovere tanto da non nuocere affatto. Ad ascolto ultimato, e ripetuto, non posso non nascondere un certo senso di appagamento. Perchè pretendere di più?
(Hadrianus)
Butterfly Noir: Butterfly noir
(MCD - Demo autoprodotto, 2002).
Davvero interessante l’esordio di questa giovane band ascolana, un demo/mcd che racchiude al suo interno quattro lunghissimi brani (complessivamente si arriva a quasi venticinque minuti di musica!) caratterizzati da una grande varietà di stili e da un approccio molto “open-minded” al genere metal. Quello che infatti colpisce quasi subito è che questi sei ragazzi (voce, basso, batteria e ben tre chitarre!) cercano di creare un perfetto amalgama di generi diversi tra loro come il thrash, il death, il gothic e il prog, arrivando quindi a proporre sonorità piuttosto particolari, che lasciano molto spazio all’aggressività ma che fanno altrettanto anche con la melodia. In realtà mi sembra di capire che entrambe queste componenti sono molto importanti per i Butterfly Noir, così come la voglia di sperimentare soluzioni sonore atipiche all’interno dello stesso pezzo. Un ottimo esempio di quanto detto è la seconda traccia inclusa in questo lavoro, dal titolo “The circle of the end”, che ha un’apertura molto death-oriented, una parte centrale che presenta soluzioni sonore meno “violente” e più spiccatamente melodiche e un finale dove c’è un ritorno alla velocità e ai ritmi sostenuti. In linea generale direi quindi che il gruppo dimostra di avere molte buone idee e, ripeto, una mentalità decisamente aperta che mi auguro lo porterà a sviluppare e perfezionare sempre di più il proprio sound.
Per informazioni: Butterfly Noir, Fraz. Paggese 49/a, 63041 Acquasanta Terme (Ascoli Piceno).
Web: http://www.butterflynoir.it/.
email: butterflynoir@iol.it.
(Grendel)
Colony 5: Black
(MCD - Memento Materia/Audioglobe, 2003).
Nuovo singolo per gli svedesi Colony 5 , ad anticipare il nuovo album, dopo il buon successo di "Lifeline" che li ha imposti all'attenzione generale come una delle piu' interessanti band synth-pop. Le radici del sound della band svedese affondano inevitabilmente nella grande lezione impartita dai maestri Depeche Mode, indubbiamente creatori di un genere che ha avuto (e continua ad avere) uno stuolo di emulatori, tale stile viene però arricchito con elementi "dance" (siamo infatti lontani anni luce dai Depeche Mode di "Exciter") ed il risultato finale è un sound che li rende una sorta di "ibrido" tra Mesh e Covenant (tanto per citare solo due nomi ben rappresentativi delle scuole synth-pop ed elettro). Il singolo "Black" è una canzone molto carina, il classico singolo vincente che si canticchia già dopo il primo ascolto ed è presente in ben 5 versioni; completano l'opera "My world", brano esclusivo per questo cdsingle e "Hate" che invece ritroveremo sull'album..... aspettiamo quindi il "full-lenght" per esprimere un giudizio piu' approfondito su di loro; per ora il singolo mi ha confermato le buone impressioni dell'album d'esordio ; se si confermano direi che gli amanti del "synth-pop" hanno trovato un'altra band di riferimento.
Web: http://www.colony5.com.
(Candyman)
Cranes: Live in italy
(CD - Dadaphonic, 2003).
Finalmente lo hanno fatto. Per chiunque lo aspettasse, quest’anno è uscito il primo live ufficiale dei Cranes. I quattordici pezzi presenti sul dischetto sono stati registrati durante il tour di Future Song nel 2002, ultimo album in studio pubblicato dalla band, principalmente in Italia, qualcosa anche in Austria ed in Olanda. Si ripercorre un po’ tutta la storia del gruppo, da Espero (EP del 1990) da cui è stata tratta “e. g. shining” all’ultimo disco, da cui sono stati presi cinque pezzi: “fragile”, “future song”, “submarine”, “flute song” e “sunrise”. Le altre uscite da cui hanno tratto gli altri brani sono Wings of Joy (1991), Forever (1993) e Loved (1994). Peccato per Population Four (1997) che è stato lasciato fuori. E’ possibile quindi valutare l’evoluzione del suono del gruppo, partito da vorticose partiture chitarristiche per giungere al suono vellutato a base di tastiere e chitarre acustiche degli ultimi tempi. Sono passati tanti anni, ben tredici, e sono cambiati i compagni di strada dei fratelli Shaw, ma lo spirito della loro musica è rimasto sempre lo stesso. Melodie innocenti e fragili, da ascoltare in silenzio, in cui la spensieratezza cerca di prendere, senza successo, il posto alla malinconia. Si può viaggiare con la fantasia verso mondi in cui tutto è più leggero. Non si deve però pensare che il gruppo si sia rilassato troppo con il passare del tempo. Quando vogliono, sanno tirare fuori tutta la rabbia della loro tristezza inespressa. Lo trovate solo sul loro sito.
Web: http://www.cranes-fan.com/.
(maka)
Dave Gahan: Paper Monsters
(CD - Mute, 2003).
L'album solista di Dave Gahan, carismatico front-man dei Depeche Mode, ha lasciato molti di sorpresa visto che fino ad oggi lui nel gruppo inglese non ha mai composto un solo brano. Paper Monsters sicuramente farà venire un "coccolone" ai fan dei Depeche Mode di vecchia data: se quanto meno la prova solista di Martin Gore (si veda recensione qui di seguito) per quanto estremamente diversa da ogni CD pubblicato dai Depeche ne riprende comunque il "mood" generale, l'esordio di Gahan è invece molto AOR - Adult Oriented Rock -, qualcosa che con la giusta promozione potrebbe far ottenere al suo autore un enorme successo commerciale soprattutto negli Stati Uniti. Non che questa sia una cosa negativa, o almeno non completamente, visto che è nei brani più rock (alcuni quasi blues) di questo disco che si raggiunge l'eccellenza: il singolo "Dirty Sticky Floors", la meravigliosa "Bottle Living" - blues acidissimo -, "Black and blue again", sono dei pezzi veramente ottimi per quanto con i Depeche c'entrino relativamente poco (non dimentichiamoci che in fondo "Personal Jesus" era un pezzo blues, elettr(on)ico ma blues). I toni del disco sono comunque estremamente vari: accanto a pezzi rock ci sono anche ballate, molte, forse troppe, con arrangiamenti piuttosto vari tra loro, che mescolano strumenti acustici ed elettrici con sonorità elettroniche ("A little piece", "Hold on"); c'è anche un brano di stampo pop-elettronico - bruttarello e un filino troppo fighetto - come "I need you", accanto a cose più personali e pregnanti come "Bitter Apple" (con dei bellissimi arrangiamenti di archi) o "She said (Goodbye)" che chiude in modo eccelso questo disco. In generale siamo quindi di fronte a un CD piuttosto commerciale che affianca brani di livello vario che, ad eccezione, della tremebonda "Stay", una melensissima e goffa ballad dal testo banale in modo imbarazzante, e della già citata "I need you", raggiungono ampiamente la sufficienza. La splendida voce di Gahan poi non può che impreziosire il tutto e conquistare l'ascoltatore, sia esso o meno un fan dei Depeche. Certo che per ascoltare Paper Monsters bisogna quanto meno essere di mentalità aperta e non allergici alla musica rock: per intenderci, chi pensa che i Depeche Mode dopo Violator siano finiti stia lontano da questo disco come la peste. Per tutti gli altri, invece non aspettatevi un'opera eccelsa come Counterfeit 2 di Martin Gore, ma un onestissimo e piacevolissimo disco rock fatto da un grandissimo vocalist. Che il mondo sarebbe un posto assai migliore se tutto ciò che si trova nelle classifiche fosse di questo livello... P.S.: una grossa mano nella realizzazione di questo disco a Gahan gliel'ha data Knox Chandler che vanta nel suo curriculum collaborazioni di tutto rispetto (Creatures, Siouxsie & the Banshees, Psychedelic Furs, etc.).
Web: http://www.davegahan.com/.
(Christian Dex)
Djinn: Multiple Personality Distorted
(MCD - Autoproduzione, 2002).
Secondo lavoro da recensire per questo progetto nel giro di poco tempo; innanzitutto devo apportare una correzione a quanto detto nella recensione dello split CD con Urna: i disturbi che si sovrapponevano alle oscure trame sonore e che mi avevano dato una generica impressione di confusione che probabilmente traspare nella recensione del lavoro in questione, erano dovute non già alla volontà di Vintras, membro unico del progetto, ma ad un difetto nell’incisione del CD stesso; a dire il vero, il dubbio mi era venuto e pensavo potesse essere dovuto al lettore, ma le prove effettuate su tre lettori diversi avevano dato esito negativo. Tolti quei disturbi, rimane un suono molto scuro e soffocante, intriso di pessimismo e depressione. Il primo dei tre brani che costituiscono questo CD 3” vomita suoni oscuri per buona parte della sua durata, ai quali si aggiungono angoscianti voci e sussurri. Anche il brano successivo inizia cupo e soffocante: campanelle da giardino scosse dal vento e voci agghiaccianti preludono all’arrivo della pioggia che, per un attimo, sembra stemperare tanta angoscia ma si tratta solo di un’illusione momentanea. L’ultimo brano è il più breve ma aggredisce come pochi: voci fortemente distorte, percussioni che sembrano magli per industrie siderurgiche e venti radioattivi introducono al brano che, a sua volta, sembrerebbe quasi dissolversi in un salmodiare quasi melodico che, così come è apparso, lentamente e mestamente scompare.
email: vintras666@libero.it.
(Ankh)
Drastique: Pleasureligion
(CD - Beyond Productions/Masterpiece Distribution, 2003).
A cinque anni dalla pubblicazione del debut "Thieves of Kisses" (correva infatti il 1998, quando quel disco, co-prodotto dal leader Chris Buchman e dall'apprezzato Tommy Talamanca, vedeva la luce), e col monicker mutato in Drastique, ecco giungere a noi "Pleasureligion", opera che marca il secondo capitolo della vicenda artistica del nostro obscuro compositore. Avvalendosi alle voci dell'ex-Ensoph Mahavira, virile interprete di liriche decadenti, e della convincente Fay, dolcissimo contraltare al gutturale cantato maschile, concepisce così un disco che amalgama black e gothic-metal, in un melange dove la violenza (comunque controllata) della chitarra elettrica cangia repentinamente in liquide atmosfere dettate dal piano. L'onere dell'apertura spetta a "5enses", pezzo che mi ha piacevolmente impressionato, ma a mio modesto parere è a "Perfect nothing" che va la palma del brano migliore. Keys pomposissime innerbate da un vigoroso chitarrismo, forse il momento più alto di questo "Pleasurereligion", al pari almeno della conclusiva e complessa "Voyage dans la femme" (guarda caso l'esordio si chiudeva con "Voyage dans la Lune"...). La personale rivisitazione di un tormentone disco di metà-ottanta, "Maria Magdalena" della pin-up teutonica Sandra, trasforma la disco in death-metal (non scherzo!), seguita da una "Immortal beloved" nel principio assai prossima ai Canaan (mi permetto il paragone, da ammiratore confesso dell'ensamble di Mauro Berchi, giustificando l'utilizzo, ottimo!, dell'italiano), che poi si sviluppa autonomamente (e torna l'inglese), assogettandosi al gusto per le orchestrazioni magniloquenti che contraddistingue l'opera dell'ispirato Chris. Il quale, riguardo ai testi, ha saziato i propri sensi cibandosi al sacro desco di Blake, Coleridge, Shelley... Prime mille copie in versione digipak, elegantissima e degna della materia trattata.
Web: http://www.beyondprod.com.
(Hadrianus)
Dulce Liquido: Shock Therapy
(CD - Out of Line/Audioglobe, 2003).
A tre anni dal primo cd Disolucion, ritorna il side-project degli Hocico, prettamente dedito a sonorità industrial. Il nuovo disco è indubbiamente migliore rispetto al suo predecessore sotto diversi punti di vista : piu' curata la grafica e la cura dei suoni, una produzione di livello indubbiamente superiore. Mentre su Disolucion, l'unico brano cantato era proprio la "title-track", nel nuovo disco si triplica , grazie a "Pissed off", "Anticristianos" ed "Under the silence", tre brani ottimi, convincenti e di sicuro impatto, in puro "stile Hocico"...... già, questo è al contempo il loro merito ed il loro limite. Un merito perchè come detto, si tratta di brani che avrebbero fatto un figurone su qualsiasi album degli Hocico; un limite perchè se i Dulce Liquido ci devono proporre le stesse cose che fanno sotto il nome del loro progetto principale, beh, allora ci chiediamo che senso abbia questo side-project. Il resto del cd è puro "industrial - noise", con suoni re-iterati che piaceranno a chi apprezza il sound delle bands di etichette quali Ant Zen e Hands...... per me, come detto, meglio i brani cantati...insomma, meglio gli Hocico !!
Web: http://www.dulceliquido.tk.
(Candyman)
God Module: Empath
(CD - Out of Line/Audioglobe, 2003).
God Module : decisamente uno dei nomi piu' "caldi" della scena EBM attuale.
Dopo il buon esordio (su Trisol) di un paio d'anni fa, con "Artificial", era arrivato
lo scorso inverno il mcd "Perception" (per Out of Line), ad imporli all'attenzione come uno dei gruppi elettronici piu' interessanti del momento ; "Perception" era un ottimo mcd con tre brani (non presenti su "Empath" e che quindi , se ancora non l'avete, dovete assolutamente procurarvi) riuscitissimi ed uno stuolo di remix curato da altri gruppi. Si attendeva quindi il "full lenght" come banco di prova per il progetto americano...... bene, dopo l'ascolto di "Empath", per quanto mi riguarda è promozione piena : un ottimo disco elettro-EBM con brani che "spaccano", suoni curati, pezzi trascinanti a cui non si può resistere(ascoltate "Telekinetic", "Reverse Inversion"e
"As the night falls" e poi ditemi....), ci sono tutti gli ingredienti per soddisfare
gli amanti del genere. La stampa ha sin'ora coniato per loro la definizione "VNV Nation meets Hocico" ... per me puo' rendere l'idea, ma è limitativa. La voce è "dura" ed oscura (vedi appunto Hocico, Decoded Feedback, Suicide Commando e tanti altri), ma non monocorde e capace di "modulare" l'aggressività a seconda dei brani; ritmiche e suoni, piu' che i VNV Nation mi ricordano di nuovo Hocico e Decoded Feedback, nonchè Flesh Field (in un paio di brani di "Empath" troviamo anche una voce femminile), Informatik ed Assemblage 23.... guarda caso ho citato tutti gruppi d'oltreoceano. Anche per God Module, a voler essere iper-critici, si può dire che non
aggiungono niente di nuovo ad una scena musicale ormai sterminata, ma io trovo che un disco curato e bello come questo non si ascolta tutti i giorni (tanto di cappello comunque a quelli della Out Of Line, che con questo disco e gli ultimi cd di Solitary Experiments e Decoded Feedback hanno messo sul mercato i migliori prodotti elettro degli ultimi mesi).
Web: http://www.godmodule.net.
(Candyman)
Gothminister: Gothic electronic anthems
(CD - Tatra Records/Audioglobe, 2003).
A quanto pare il primo singolo tratto da questo album (che, lo premetto fin da adesso, non è un granché) dei norvegesi Gothminister è arrivato addirittura al decimo posto delle classifiche alternative tedesche… In realtà la cosa non può stupire più di tanto se si considera il fatto che in terra germanica il pubblico apprezza veramente di tutto, anche gruppi che qua da noi hanno un seguito ridottissimo (e non perché siano poco conosciuti ma semplicemente per la bassa qualità della musica proposta!). Anche in questo caso il grande successo ottenuto da quelle parti dalla band di Oslo appare davvero eccessivo, ma d’altro canto la nazione che ha dato le origini a un gruppo come i Rammstein non poteva rimanere indifferente a questi Gothminister, il cui sound è caratterizzato proprio da quel mix di sonorità industrial, metal e elettroniche che tanto sono andate di moda negli ultimi anni nei paesi nordeuropei. È anche vero che il titolo dell’album promette molto, ma purtroppo è la musica a non essere pienamente convincente. Nonostante la presenza di alcuni pezzi discreti, come ad esempio “Angel” o “Hatred”, l’intero lavoro sa un po’ troppo di già sentito e non riesce ad entusiasmare più di tanto. Magari alcuni di questi brani potranno funzionare nei dancefloor, per i quali in effetti la musica “usa e getta” ha una ragione di esistere, ma non credo che il cd lascerà il segno tra chi invece fruisce la musica in altri tipi di contesti e con intenti diversi. Dato che il mastermind della band (B.A. Brem) ha in passato militato in un gruppo thrash metal, mi auguro che i prossimi lavori dei norvegesi possano risentire sempre di più dell’influenza di questo genere, nella speranza che i brani risultino più potenti e d’impatto. Queste caratteristiche al momento attuale possono essere ricollegate solo ad alcuni episodi, ma certamente non all’album nella sua interezza (vedi ad esempio i due pezzi finali, decisamente noiosetti…). Per adesso non resta che rimandarli a settembre, in futuro vedremo…
Web: http://www.gothminister.com.
(Grendel)
Him: Love metal
(CD - Gun/BMG, 2003).
Tra le numerose uscite di questa primavera c’è anche il nuovo album degli Him, band che può contare (già da parecchio tempo) su un seguito di fans fedelissimi (o forse dovrei dire fedelissime?), ma che ha anche molti detrattori che la accusano di essere troppo commerciale e di proporre un gothic metal scontato e insopportabilmente sdolcinato. Proprio pochi giorni fa il gruppo finlandese si è trovato addirittura headliner al Day At The Border festival (a causa della mancata esibizione di Marilyn Manson) e, a quanto ho saputo, il pubblico metal presente alla manifestazione ha apprezzato parecchio la loro esibizione. Non avendoli visti personalmente non posso esprimermi sull’avvenimento in questione, ma di sicuro posso dare un giudizio su questo lavoro, che ci presenta il gruppo in buona forma ma che non aggiunge niente di nuovo a quanto già si sapeva sulla musica di Ville Valo e compagni. Canzoni semplici, di facile presa, che nell’insieme non fanno gridare al miracolo ma che, in alcune occasioni, possono anche avere un fascino particolare. È questo il caso di brani come “Beyond redemption” o “The sacrament”, ma anche di “This fortress of tears”, che sconcerta non poco per l’accostamento di parti melodiche e sognanti con intermezzi di ispirazione sabbathiana, grazie ai quali un pezzo del genere (cioè un pezzo che inizialmente potrebbe sembrare addirittura noioso!) risulta alla fine piuttosto gradevole. Per il resto direi che Love metal conferma pienamente l’impressione che gli Him siano una band molto molto furba, che ha trovato qualche anno fa la gallina dalle uova d’oro e continua a sfruttarla finché possibile. Non si può negare che la loro musica sia ben fatta e tutto sommato anche piacevole da ascoltare, ma ogni tanto qualche piccola novità o cambiamento non guasterebbe… Un disco perfetto per chi li ha sempre apprezzati, ma che certamente non riuscirà a far cambiare idea a tutti gli altri!
(Grendel)
Into The Hole: Do you want to play with me?
(MCD - Selfproduced, 2003).
"Into the hole" è un progetto che fa capo al polistrumentista Alessandro Volpi, coadiuvato dal chitarrista G. Mariana (presta il suo supporto sulla traccia "To learn (from who?)" e soprattutto dal vivo). Industrial rock contaminato dal goth, ecco quanto proposto dal nostro, con risultati a volte davvero soddisfacenti, come nel caso di "Game good", ermetica traccia dall'andamento sinistro, e da "Done", forse l'episodio meglio riuscito del lotto, anche per il cantato, qui maggiormente centrato rispetto gli altri brani (è un particolare che comunque non inficia la riuscita complessiva del lavoro). Pezzo dal finale davvero cupo, con una enigmatica tastiera a stendere un velo d'inquietante suspence. Chiude la citata "To learn (from who?)", ed anche in questo caso la prestazione alle vocals di Alessandro raggiunge la piena sufficienza, levandosi su d'una trama scarnissima, assolutamente dark, figlia dei Bauhaus più introspettivi. Pregi e difetti tipici di un demo, va premiata senz'altro la buona volontà evidenziata, inoltre non mancano ottime idee, da sviluppare in futuro. Un esordio, in conclusione, decisamente incoraggiante.
email: volpino82@libero.it.
(Hadrianus)
Iszoloscope: Au seuil du néant/Le dénominateur commun
(2CD - Ant-Zen/Audioglobe, 2003).
Il nuovo album degli Iszoloscope è un vero e proprio magma di sonorità altamente abrasive: fin dall’inizio l’impatto con la musica proposta dalla band canadese è davvero devastante e non lascia alcun scampo all’ascoltatore!! Ma andiamo per ordine: Au seuil du néant contiene ben due cd, uno con brani composti e eseguiti dagli Iszoloscope e un altro con remix ad opera delle band più svariate. Nel primo caso abbiamo un ottimo esempio di rhythmic noise martellante, ultradinamico e potente, cioè un sound dal grandissimo impatto che non può proprio lasciare indifferenti. I pezzi si susseguono vorticosamente e alternano parti velocissime a drones e atmosfere oscure: non venga però da pensare che questo cd possa essere in qualche modo (o a tratti) monotono, perché le sonorità “catacombali” presenti nel lavoro emergono solo a tratti e, per il resto del tempo, rappresentano una sorta di sottofondo per altre sonorità che fanno invece del ritmo e della variazione le loro caratteristiche principali. Non c’è che dire, questo primo cd vale da solo l’acquisto dell’intero album, e sicuramente proietta il nome degli Iszoloscope nell’olimpo delle grandi band Ant-Zen. Le sorprese positive comunque non sono finite, ed infatti anche il secondo dischetto (intitolato “Le dénominateur commun”) dimostra fin dall’inizio di essere parecchio interessante. In esso sono contenuti ben quattordici brani dei canadesi remixati da altrettante band più o meno conosciute, tra le quali Imminent, Asche, Ah Cama-Sotz, Antigen Shift e molte altre. In questo caso i generi proposti spaziano tra il rhythmic noise e l’industrial/experimental, costituendo perciò un diversivo rispetto al materiale di cui ho parlato in precedenza. Concludo dicendo semplicemente che, se siete appassionati delle produzioni della ormai celebre etichetta tedesca, questo lavoro non può mancare nella vostra collezione!
Web: http://www.ant-zen.com/.
(Grendel)
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