Recensioni febbraio 2003

 


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Aa.Vv.: Venusa XX Part 2 (2CD - Alfa Matrix/Audioglobe, 2002). L'idea di un sampler che raccolga bands con vocalist femminili non e' esattamente originale, visto che tale operazione venne inaugurata all'inizio degli anni'90 dalla Hyperium con le sue famose raccolte denominate "Heavenly Voices" e da allora e' stato un susseguirsi di dischi che raccogliessero gruppi con questo comune denominatore. L'ultima arrivata in tal senso e' la belga Alfa Matrix, con questo ricco doppio cd che raccoglie ben 32 artisti dell'area elettronica con vocalist femminile (siamo per altro gia' al secondo capitolo di questa raccolta); purtroppo devo dire che a tanta quantita' non corrisponde altrettanta qualita'....... anzi, gli episodi degni di nota sono ben pochi. Ci troviamo in prevalenza davanti a brani mediocri, elettronica di "grana grossa" molto commerciale. Presenti tutti i gruppi sotto contratto per l'etichetta belga, Aiboforcen, Hungry Lucy, Epsilon Minus (autentici mattatori di questo sampler, visto che oltre al loro pezzo, troviamo anche 4 loro remix), Regenerator, Implant, Nebula H, ecc., oltre a diversi nomi che sulla carta mi avevano incuriosito, vedi Male or Female (side project dei Front 242) .... una delle tante delusioni di questo disco! Idem dicasi per Pzycho Bitch (ma come fanno certi gruppi ad avere successo ??) e Client (progetto dietro cui si cela Andrew Fletcher dei Depeche Mode). Molti brani sono inediti, rari o remix esclusivi...... sara' anche vero, ma avrei preferito continuare ad ignorare l'esistenza del remix di "Engelsstaub"; lo splendido brano degli In Strict Confidence viene massacrato dagli Implant e diviene brano di rara burinaggine !!! Tra i meno peggio i L'Ame Immortelle con un remix di "Judgement" a cura di Epsilon Minus. Alla fine trovo che i due brani migliori del disco siano quelli di Bel Canto ed Hungry Lucy, guarda caso due pezzi tra i piu' "soft" di questo doppio sampler, e quindi piu' vicini alla tradizione delle "Heavenly Voices". Il sottoscritto ama l'elettronica e non ha nulla contro le voci femminili (anzi....), ma dopo l'ascolto di questo disco preferisco tornare alle vecchie raccolte della Hyperium. Web: http://www.alfa-matrix.com. (Candyman)

Aa.Vv.: Love Sessions (CD - Prikosnovénie/Audioglobe, 2002). In un episodio di Sandman, Neil Gaiman ipotizzò che William Sheakespeare potesse aver stipulato un patto con il Signore dei Sogni, il quale gli avrebbe fornito l'ispirazione per le proprie opere: in cambio, tra le altre cose, gli sarebbe stata richiesta la rappresentazione di una delle sue commedie (Sogno di una notte di mezza estate) davanti a Oberon, Titania e al popolo di Faerie. Qualcosa di molto simile deve aver fatto Frédéric Chaplain, titolare della Prikosnovénie, data l'elevatissima qualità delle sue produzioni in ambito di musica eterea, che fanno della sua etichetta una garanzia di assoluta qualità. Il disco in questione non fa che sottolineare una volta di più quanto detto sopra; è bene sottolineare da subito che non si tratta di una semplice compilation, bensì di una collaborazione tra lo stesso Chaplain, Francesco Banchini (GOR, Ataraxia), Louisa John-Krol, Spiros Giasafakis (Daemonia Nymphe) e Marlène Etrillard, supportati in alcuni brani da altri ottimi musicisti (tra cui Sergio Panarella della rivelazione Ashram): persone dalle provenienze più disparate ma dalle sensibilità vicine. Insieme hanno creato un disco splendido sotto ogni aspetto, ricco di delicate suggestioni che mescolano culture diverse: dalle reminescenze celtiche sottolineate dalla dolcissima voce della cantante australiana alle splendide atmosfere create dal genio inesauribile e vulcanico di Francesco Banchini; dalle atmosfere create dai campionatori di Chaplain alla malinconia mediterranea del suono di Giasafakis. Impossibile trovare una caduta di tono, un solo brano che non spinga ad urlare al capolavoro, un istante che non sia pieno di cultura ed ispirazione; altrettanto impossibile scegliere uno o più brani: sarebbe un'offesa nei confronti di tutti gli altri. Non posso far altro che fermarmi qui, a malincuore, con una domanda che continua a girarmi nella testa: a quando un festival Prikosnovénie in un bosco, davanti alle folte schiere di fate e folletti? Web: http://www.prikosnovenie.com/. (Ankh)

Aa.Vv.: Machineries of Joy vol.2 (2CD - Out of Line/Audioglobe, 2003). La compilation che ogni dj che voglia stare al passo coi tempi ed ogni appassionato di elettro-EBM-industrial dovrebbe avere !! I 2 cd che compongono Machineries of Joy vol.2 offrono un'ampia panoramica su quanto pubblicato tra il 2002 e l'inizio del 2003 in campo elettronico, proponendo tra l'altro molti remix esclusivi e brani inediti. Naturalmente la Out Of Line mette in campo tutti gli artisti che ha sotto contratto (Hocico, Terminal Choice, Blutengel, Angels & Agony, Decoded Feedback, ecc...) ed "ospita" altri artisti che non hanno bisogno di presentazioni: In Strict Confidence, Assemblage 23 e Mortiis (ma cosa c'entra in questa raccolta ??) tanto per citare solo i piu' famosi. Nel corso delle 32 tracce che compongono i 2 cd c'è spazio per ogni sfumatura dell'elettronica contemporanea; dalle tracce piu' morbide di "future pop" a quelle piu' "industrial". Sarebbe troppo lungo citare i pezzi meritevoli, visto che anche artisti che solitamente non mi avevano mai entusiasmato (vedi Culture Kultur, Matrix ed Absurd Minds), questa volta sfornano prove almeno discrete. Ricordo comunque che tra gli altri troverete gli ottimi nuovi singoli (da me già lodati in altre recensioni) di God Module e Decoded Feedback; ottime "Stormhead" degli Angels & Agony ed "Engelsstaub" degli I.S.C. tra i brani già editi; mentre tra i brani inediti segnalo quelli di Hocico, Haujobb e Tristesse De La Lune. Nutrita la schiera di band emergenti o comunque meno note: Amduscia dal Messico, con la stessa grinta dei "padrini" Hocico, The Azoic, Cephalgy (classica scuola EBM teutonica) e Solitary Experiments remixati dai S.I.T.D.; una delle migliori tracce del sampler). Ovviamente ci sono anche momenti non esaltanti....... per quanto mi riguarda trovo parecchio indigeste le ultime 6 tracce del cd2, quelle che raggruppano le band piu' prettamente "industrial". Gia' sopporto poco questo genere se preso a piccole dosi, figuriamoci 6 brani consecutivi, che per altro non credo rappresentino nemmeno il "meglio" di tale genere musicale. Al di là di questi episodi, ribadisco il mio entusiasmo per una compilation che mandera' in visibilio gli appassionati del genere. Web: http://www.outofline.de. (Candyman)

Aa.Vv.: Better undead than alive (2CD - Code 666, 2003). Davvero ricca e curatissima questa doppia compilation uscita per la label nostrana Code 666: nei due cd ci vengono presentate tutte le band che incidono per questa etichetta, e chi la conosce un po’ sa già che le sue proposte sono quanto mai varie e inusuali. Si va dall’industrial/ritual metal dei Thee Maldoror Kollective al pure black di Diabolicum e Negura Bunget, passando per l’experimental gothic dei norvegesi Atrox e il bizarre metal dei russi Rakoth. La cosa interessante è che i pezzi di entrambi gli album sono collegati l’uno all’altro in modo da costituire due lunghissimi brani (uno per cd), questo perché nelle intenzioni della Code 666 c’era la volontà di creare una sorta di “colonna sonora” che rappresentasse al meglio lo spirito della label. L’idea si è rivelata assolutamente vincente dato che dà un tocco di originalità a questo compilation, inoltre è soltanto uno tra i tanti aspetti positivi che la contraddistinguono: tanto per cominciare dirò che contiene molto materiale inedito (registrato esclusivamente per questa release) oltre a materiale già uscito che però è stato rimasterizzato, in più vi troverete una traccia multimediale contenente foto esclusive delle band, informazioni di ogni tipo, una performance live degli americani Aghora, un video dei già citati N. Bunget (girato nei Carpazi!) e molto altro ancora. Tra le unreleased tracks vi segnalo in particolar modo quelle di Manes, Aborym, Atrox, Thee Maldoror Kollective e Void of Silence, tutti gruppi molto diversi l’uno dall’altro ma ugualmente validi per quanto riguarda la proposta musicale. Un acquisto consigliatissimo a coloro che vogliono allargare i propri orizzonti musicali! (Grendel)

Aborym: With no human intervention (CD - Code 666, 2003). Fin dai tempi di Kali Yuga bizarre, l’album con cui gli Aborym hanno debuttato nel 1999, ho avuto la sensazione che questa band poteva riservare grosse sorprese ai suoi ascoltatori, e in effetti devo dire che anche questo nuovo lavoro conferma appieno la mia impressione iniziale, dato che ci propone musica assolutamente fuori da ogni schema. Il cambio di etichetta deve aver fatto proprio bene a questi cyber-sperimentatori, infatti la loro capacità di manipolare le sonorità più estreme sembra essersi ulteriormente perfezionata rispetto al passato. I pezzi del cd sono un ottimo incrocio tra la violenza del black metal e la glacialità delle sonorità sintetico-elettroniche e potrei aggiungere che difficilmente ho ascoltato lavori dove tale accostamento era così ben riuscito come in questo caso. Di solito è sempre la componente metal a prevalere su quella tecnologica, ma stavolta le due cose si amalgamano in maniera davvero più che convincente, creando un olocausto sonoro al quale è veramente difficile rimanere indifferenti. Brani come “Digital coat masque”, “Humechanics - virus” o “Me(n)tal striken terror action 2” rappresentano benissimo quello che gli Aborym sono al momento, cioè l’avanguardia del metal più estremo. Da notare che diversi nomi eccellenti della scena black hanno preso parte a questo album, mi riferisco in particolar modo a R. Nattefrost dei Carpathian Forest, che ha cantato su “The alienation of a blackened heart”, e a Bård Faust dei Dissection (da tutti conosciuto come ex batterista degli Emperor), che ha contribuito registrando delle spoken words e scrivendo alcuni dei testi. With no human intervention è davvero un gran bell’esempio di musica che va oltre ogni limite conosciuto, per cui non ho il minimo dubbio che riuscirà a stupire anche chi già segue e apprezza da molto tempo questa grande band! (Grendel)

Artica: Ombra e Luce (CD - Decadance, 2003). Dopo sette anni la benemerita Decadance ci propone la ristampa del primo bellissimo album degli Artica (cui era seguito l'altrettanto bello Natura ), già recensito entusiasticamente nel numero VII di Ver Sacrum. Che dire? Nuova cover art, finalmente i notevoli testi delle canzoni e soprattutto una nuova produzione che pulisce e potenzia i suoni al massimo grado. L'insieme dei pezzi era ed è notevolissimo, e la nuova veste sonora sottolinea ancora di più l'orginale mix di melodia e potenza che caratterizza l'attitudine del gruppo romano, e che lo ha reso (senza clamore, senza mania di protagonismo) una realtà pioneristica per l'Italia e non solo (mi ricordo l'entusiasmo della gente quando alle serate Ver Sacrum in Toscana programmavo i loro pezzi tratti dai demo...). Sempre più bella "Preghiera (Mcmxcv)" la mia preferita Artica-song di sempre! Infine, il cd propone una bonus track: si tratta di "7 anni", tratta dal loro demo Marea del 1994. Vi si parla della fine di una storia d'amore durata sette anni ma in filigrana vi si può vedere il toccante addio ad un ciclo, ad un periodo per andare incontro a nuove strade. Ed in effetti i nuovi bellismi brani del gruppo, ascoltabili sulle compilation Decadance o nelle rare occasioni live lasciano intravedere un nuovo, felicissimo corso. E allora sotto con il nuovo album, ragazzi! Web: http://www.decadancerecords.it. email: label@decadancerecords.it. (Manfred)

Barzin: Barzin (CD - Ocean Music/Blue Tears). Davvero emozionante questo CD. Nulla conoscevo del suo autore, il canadese (di Toronto) Barzin, e mai sorpresa fu a tal punto piacevole! Questo dischetto si compone di una manciata di tracks (otto per la precisione) delicatissime, pregne di soffusa melancolia. Profumano di pioggia, di brezza marina, di foglie marcite. Su tutto risalta una voce incomparabile, carica di appassionato lirismo, adagiata su d'uno scarno assunto strumentale, semplice ma efficacissimo. L'opener "Past all concerns" ci introduce in questo piccolo mondo fatto di pochi e misurati accordi, granelli di sabbia dispersi dal vento. Oh!, è l'anima a beneficiare di questo piccolo miracolo! Come definire altrimenti la breve "My blue", qui la voce si perde davvero nell'immensità dello spazio! Non da meno le restanti tracce, è lavoro omogeneo, onesto, non appiattito dalla ricerca di soluzioni banalotte e scontate; Barzin è dedicato a chi ricerca fra le note purezza, solitudine, intimità. No, fuori non nevica, eppure... Per informazioni: Blue Tears via Carlo Poma nr. 6 21052 Busto Arsizio (VA) www.bluetears.it. Web: http://ocean-music.com. email: cadix@wanadoo.fr. (Hadrianus)

Belisha: People Of The Dark (CD - Filthy Sonnix Records & Filthy Music, 2002). Gli albionici Belisha non ci concedono tregua! Eccoli pronti col nuovo CD, dal titolo (scontatuccio...) di People Of The Dark! Una infornata di diciassette tracce, alcune già edite, come "The fall of the evergreen", altre costituenti la continuazione di pezzi presenti sul debut-CD del 2001 ("Shroud of King", fra le migliori del lotto, collegata a "Casparian Sea"), altre ancora brevi intermezzi sconvolti. Il livello dei brani ivi contenuti è sicuramente elevato, il presente lavoro costituisce indi una piacevole conferma. I Belisha si dimostrano abili compositori, capaci di rendere pezzi dalla struttura semplice e lineare (come la title-track) dei veri goth-anthems, tali da devastare l'audience durante infuocate esibizioni live! Un coacervo di vetero-dark, sciabolate metalliche (non heavy metal!), sferzate punk, miscelate con una giusta dose di cattiveria (i loro testi non risparmiano, ve l'assicuro, nessuno!), ecco la ricetta-base del Belisha-sound. Certo, di questi tempi di elettro-dominio, magari possono apparire un tantino demodé, pazienza, piaceranno senz'altro ai vecchietti come il sottoscritto, di coloro cioè che hanno trascorso nottate in compagnia di Red Lorry Yellow Lorry e compagnia (cantante...). Come resistere all'energia emanata da "Pain", da "Want", dall'orientaleggiante "Agnostic Jihad"? Sulla lunga distanza il lavoro risente di una certa monoliticità, evidenziando difetto evidente di fantasia, sensazione mitigata dal grande vigore di queste canzoni, a loro modo dei possibili classici di un genere capace di donare agli appassionati ulteriori soddisfazioni! PS: assolutamente folle la ghost-track! Un tributo agli ispiratori? Web: http://www.belisha.com. (Hadrianus)

Black Horizon: Infinity Of Chaos (CD - Transmission Records/Frontiers Records Napoli, 2002). Non conoscevo affatto questi Black Horizon (e dire che una pubblicità del passato recitava "A scatola chiusa si compra solo..."). Devo ammettere che la fortuna mi ha assistito, benevola!, essendo questo Infinity of chaos dischetto di discreto livello. Trattasi di industrial gothik, caratterizzato da sonorità secche, claustrofobiche, da ritmiche assai "pompate" e da una produzione (curata da Alain "Cometo" Monod - Young Gods) che contribuisce ad appesantire a dovere il tutto. Buona la prestazione dell'istrionico cantante e leader Doctor No, vizioso interprete di queste 12 tracce, supportato da "effettate" voci femminili e da un team di musici (l'identità dei quali è celata da inquietanti monicker) tra i quali emerge il chitarrista B.Leaf, co-autore dell'opera. Superato il primo pezzo, piuttosto anonimo, si entra nel vivo del disco, con "Dirty room" che ben rappresenta le intenzioni del combo. Segue l'altrettanto emblematica "Daylight", caratterizzata dagli elementi suesposti, un breve sunto delle intenzioni manifestate dai nostri. "Liar I" è davvero bella, una track oscura, dal sinistro incedere, doppiata da "World on heroin" (entrambe superano i sei minuti), forse la mia song preferita, dall'inizio davvero cupissimo! Grande atmosfera, assolutamente dark! I restanti brani si attestano sul medesimo livello ("Portal" e "Spirit chase" si segnalano per la bella interpretazione dei vocalist, "My divider" sconfina nella techno). Per il sottoscritto una sorpresa piacevole, per che già "frequenta" le gelide lande dell'industrial più gothikeggiante senza altro una conferma. Web: http://www.blackhorizon.com. (Hadrianus)

Blooding Mask: The 9 pearls on the trail (CD - I.A.P. UK., 2002). Dopo tanti anni ritornano sulle scene i Blooding Mask. Di questo affascinante gruppo si erano ormai perse le tracce dopo gli interessantissimi lavori prodotti nella metà degli anni '90 (All the colours of death e What that hollow shows through). All'epoca al progetto lavoravano Gianmarco, ora nella band More, e la cantante Maethelyiah. Alla loro separazione sono seguiti molti anni di silenzio, spezzati da qualche sporadica esibizione live del gruppo - esempio un non memorabile concerto al Gothic di Genova -; Maethelyiah, trasferitasi ormai in Inghilterra, ha finalmente resuscitato la band, dando vita a questo The 9 pearls on the trail. Il promo nelle nostre mani contiene 5 dei 9 brani che compongono l'album: da quello che possiamo giudicare da un ascolto forzatamente incompleto Maethelyiah è riuscita a produrre un lavoro di ottima fattura, che non sfigura assolutamente, anzi, con le opere del passato. La musica del CD è languida e macabra, si apre in arrangiamenti sinfonici, grandiosi e solenni (la bellissima "Ad Memoriam") ma più spesso si lascia andare sull'onda di sonorità identificabili, se non proprio riconoscibili, come gothic. D'altra parte, seppur caratterizzati da uno stile molto personale e originale, i Blooding Mask sono la quintessenza del gruppo gotico - e che questo sia inteso come un complimento: oscuri, macabri, sensuali, barocchi ed esagerati, talmente "falsi" da essere alla fine più "veri" di tanti altri. Attendiamo con curiosità l'ormai imminente nuovo album, il cui titolo dovrebbe essere The 5 Monsters, sperando che possa ottenere tutta l'attenzione, la considerazione e il successo che innegabilmente merita un'artista come Maethelyiah. Web: http://www.bloodingmask.com. email: bloodingmask@maethelyiah.com. (Christian Dex)

Coil: The Remote Viewer (CD - Threshold House, 2002). Il lavoro in questione è stato stampato in sole 500 copie ed esclusivamente distribuito ai concerti del tour della primavera passata: pur sapendo che tali affermazioni hanno, in genere, la stessa affidabilità di una dichiarazione programmatica di governo in campagna elettorale, nell’emozione del post concerto non ho potuto fare a meno di prenderlo e non me ne sono affatto pentito. Continua infatti l’impressionante serie di lavori di questo gruppo che ha fatto la storia della musica industriale, con un lavoro costituito da tre lunghe suite elettroniche (due superano i venti minuti, una ne dura “solo” otto) in perfetto stile Coil: nel primo brano colpisce il suono di una cornamusa su basi elettroniche non ritmate, che ricordano i suoni minimali di Worship the glitch. Il secondo brano è un collage di suoni tratti da chissà dove, sul cui sfondo sono presenti quei rumori ciclici e ripetitivi che tanto erano cari ai primissimi gruppi industriali, sul finire degli anni ‘70. Nel terzo ed ultimo brano si fa notare un improbabile quanto azzeccattissimo ritmo mediorientale a base di tablas, che fa da base alle divagazioni soniche del gruppo inglese. La coerenza con cui i Coil continuano a portare avanti la loro ricerca non finisce di stupirmi, d’altra parte vale forse la pena ricordare che Peter “Sleazy” Christopherson era considerato dallo stesso Genesis P-Orridge il “teorico” dei Throbbing Gristle, colui che era deputato a controllare che il progetto seguisse la strada giusta: questo lavoro dimostra, una volta di più, che musica industriale e techno sono ancora oggi due realtà distinte e la cosa non può che rendermi felice. Web: http://www.thresholdhouse.com/. (Ankh)

Elijah's Mantle: The breath of Lazarus (CD - De Nova Da Capo, 2002). Correva l'anno 1993 quando, in una radio che all'epoca si lanciava in territori molto interessanti, sentii per la prima volta un brano del progetto Elijah's Mantle. La musica che Mark Ellis compone per il suo progetto è caratterizzata da un forte afflato mistico-liturgico e suoni molto classicheggianti ma al contempo scuri e cupi: strutture sonore semplici vengono ripetute e sovrapposte, riportando alla mente il concetto del mantra legato alla cultura indiana; la voce baritonale di Ellis si sposa perfettamente alle strutture di sottofondo: il riferimento musicale più vicino potrebbe essere, forse, il minimalismo del Philip Glass di Akhnaten, ma meno sinfonico e più oscuro. Questo CD non rappresenta il nuovo lavoro del gruppo, bensì quanto di più simile ad un lavoro di remix possano produrre gli Elijah's Mantle: quattro lunghi brani (tutti oltre i dieci minuti, denominati semplicemente "Track #1", "Track #2", "Track #3" e "Track #4") generati a partire da frammenti presenti su vecchi album: ci si può quindi sbizzarrire a riconoscere la provenienza dei frammenti, rendendosi conto che nella traccia 1 il pattern ritmico di "Es el diablo" fa da base alle voci tratte da "Sorrowful shores of Acheron"; oppure che la seconda traccia nasce da "Sanctus", il cui testo viene messo in loop sopra una base drum'n'bass, e così via. La domanda da porsi a questo punto è: la miscela così generata funziona? A mio modesto parere non sempre: l'arte alchemica di miscelare sonorità classiche o antiche a ritmi elettronici moderni è un'arte difficile, e sono pochi coloro che, come i Qntal, riescono bene nell'opera, riuscendo a miscelare suoni così distanti in maniera armonica, non creando l'impressione di una forzatura non necessaria. La musica degli Elijah's Mantle rimane comunque notevole, ma l'impressione che ho ascoltando queste quattro tracce è che il gruppo non sia riuscito a dare al proprio suono quell'omogeneità di cui ci sarebbe bisogno. Non consiglierei questo disco per un primo approccio alla musica di Elijah's Mantle (piuttosto vale la pena scegliere a caso uno dei loro primi tre lavori), ma solo a chi, come me, ama molto questo gruppo e vuole ascoltarli anche in questa particolare versione. Web: http://www.elijahsmantle.com. (Ankh)

Engelsstaub: Akashic recordings (CD - 4 Dimensions/Audioglobe, 2002). Dal sanscrito, Akasha potrebbe essere tradotto come "Sostanza primordiale": nella misteriosofia orientale, è il primo principio della Manifestazione da cui si sarebbero formati i quattro elementi essenziali e sul quale si fisserebbe la memoria divina; secondo questo credo, qualunque essere vivente, oggetto o anche pensiero sia comparso o debba ancora comparire nel nostro (o, perché no, in un qualunque altro) universo lascerebbe un segno nell’Akasha, alla quale alcuni illuminati sarebbero in grado di accedere. Queste "Registrazioni akashiche" che il gruppo tedesco ha fatto da poco stampare, non costituiscono quindi il nuovo lavoro degli Engelssaub, ma una riscoperta dei loro lavori ormai perduti, in quanto difficilmente reperibili, e dei possibili percorsi futuri. A partire dallo split dei Les Fleurs Du Mal (vecchio nome degli Engelsstaub) con l’allora gruppo gemello Madre Del Vizio, attraverso rarissimi 7", lo split 10" con i nostri Ataraxia, brani contenuti in varie compilation, si giunge ai brani espressamente composti per questo lavoro, che riflettono le attuali direzioni musicali seguite dal gruppo. Il lavoro in questione è interessante sotto diversi punti di vista: senz’altro per chi ancora non conosce il gruppo e vuole farsi un’idea della loro musica e della sua evoluzione nel tempo, visto che le sonorità del gruppo sono cambiate molto e che i brani contenuti nel CD sono ordinati in maniera cronologica, ma anche per chi invece li conosce già bene ma non ha la fortuna di possedere i loro lavori su vinile o vuole completare la loro discografia con i brani contenuti nelle diverse compilation. Dai primi lavori fortemente ispirati ad un folk scuro e apocalittico, attraverso un’evoluzione lenta e meditata si passa gradualmente all’attuale forma musicale in cui sonorità multietniche sono fuse tra loro con una sensibilità e una grazia rare, mantenendo sullo sfondo il senso di oscurità fumosa che ha sempre caratterizzato la musica degli Engelsstaub. E' da notare, in chiusura, che buona parte dei brani non era mai stata stampata su supporto ottico e che, le prime 1000 copie, hanno un formato "slider box". Web: http://www.engelsstaub.de. (Ankh)

GOR & Jack Or Jive: Soleil (CD - Prikosnovénie/Audioglobe, 2003). Soleil inaugura una nuova serie di CD griffati Prikosnovenie, caratterizzati da gruppi aperti costituiti da artisti operanti sotto l'ala protettiva della lodevolissima label franca. Mai opera fu tanto degna di lode, credetemi! Che gaudio sommo, lasciarsi cullare da queste fascinosissime songs. La première spetta in fatti al nostro Francesco Banchini-GOR ed a Chako e Makoto Hattori (Jack or Jive), e la fusione di stili, di ispirazioni, di culture e di identità che potrebbero a prima, e superficiale analisi, apparir sì distanti e diverse risulta sorprendente, tanta è la naturalezza enfatizzata dai nostri musici. Un crogiuolo ove è la passione a venir sublimata, con tale delicatezza da rendere il fluire delle note vero balsamo pei nostri sensi violentati da troppa quotidiana bruttura. I diamanti custoditi in questo scrigno dorato tempestato di pretiosissime gemme sono tutti finemente lavorati, tanto da risaltare ogni una delle loro multiformi sfaccettature. Parimenti, ogni nota viene distillata con cura genuina, come linfa squisita da suggere con religiosa parsimonia, tanto potrebbe inebriarci! Credetemi, v'abbandonerete su cuscini di raso sotto le volte di marmo del palazzo del Gran Vizir, fra effluvi d'esotici incensi, il vostro sguardo rapito seguirà il ritmico passo di vestali fasciate in pepli di finissima seta, poi attraverserete giardini d'Eden colmi d'ogni delizia, ed il vostro spirto purificato s'eleverà cotanto da indurci a disprezzar ogni humano gesto, a rinnegare la carnale dipendenza dall'effimero tanto ostentato. Canti celestiali v'accompagneranno, e melodie adamantine, titolati "Hammiqdash", "Shofar" (Francesco spoglia d'ogni orpello la sua voce, ma che austera grazia!), lo strumentale "Masiqta", "Zeloun", "Blue curtain".... A volte la semplicità d'un accordo vi lascerà basiti, tanto l'intarsio che lo cela è elaborato, altre la delicatezza della voce femminina vi rapirà l'anima ("Gulgatha"), ma è nella sua intierezza che Soleil esalta la bravura dei suoi autori. Superlativo. Non ci resta che attendere gli altri capitoli di questa interessantissima iniziativa! Web: http://www.prikosnovenie.com. (Hadrianus)

Gothica: The Cliff of Suicide (CD - Cold Meat Industry/Cruel Moon/Audioglobe, 2003). Dopo lo splendido debutto con l'album Night Thoughts, sempre per l'etichetta Cold Meat Industry, i Gothica, ovvero Alessandra Santovito e Roberto del Vecchio, continuano il loro personalissimo percorso artistico, fatto di una musica quasi impalpabile e sospesa nel tempo, ma in realtà piena di richiami precisi alla letteratura e all'arte, soprattutto di matrice gotica e romantica. Lo si può ben vedere nei testi scritti da Alessandra o tratti da alcuni grandi scrittori (Calderon della Barca, Christina Rossetti, M.G. Lewis con Il monaco, capolavoro della letteratura gotica inglese) e dall'apparato iconografico del bel booklet che accompagna il lavoro (ad esempio i quadri preraffaeliti Miranda, The Tempest di Waterhouse e Isabella and the Pot of Basil di White Alexander, il fiabesco Under the Dock Leaves di Richard Doyle, che dà il titolo al pezzo anonimo, o ancora l'impressionante L'enfer di Dieric Bouts di boschiana memoria). Dal punto di vista musicale The cliff of suicide segue le tracce del lavoro precedente e ci propone un sempre più raffinato e perfetto insieme di musica eterea ed evocativa, dal forte impatto emozionale, tutta giocata sul connubio voce/tastiere, ma arricchita dall'uso di strumenti classici come il flauto, i violini, le percussioni e l'oboe (ad esempio nella virtuosistica "La Vida Es Sueño" e nell'oscura "The Monk", entrambe dall'approccio sinfonico-operistico). La voce femminile raggiunge vette altissime, ad esempio in "Deep Lakes of the Soul" e in "Harmattan", in cui la malia del cantato privo di testo che si dipana su di una incalzante base percussiva evoca gli spettri dei migliori Dead can Dance e mette i brividi. La voce maschile, dai toni caldi e vellutati, si alterna invece nei brani dall'atmosfera più intimista e introspettiva, con sonorità prettamente cold-wave, come "Cosmic Harmony" e "The Land Beyond". Splendida infine la title-track "The cliff of suicide", che meglio di ogni altro pezzo illustra l'ispirazione creativa di questo gruppo dall'altissimo spessore artistico. Sul cd è presente anche un video clip di questo brano, riarrangiato in versione più elettronica, che riprende le atmosfere del testo ed è girato non a caso in cima alla scogliera di un promontorio affacciato sul mare, durante un bellissimo tramonto. "All that we see or seem is but a dream within a dream" (E.A. Poe) (Mircalla)

The Head Stops: Half Asleep (CD - Selfproduced, 2002). Dopo il più che positivo mini Overjoyed Ne'er-Do-Well (al quale già dedicammo giusto spazio), tornano i piemontesi The Head Stops, presentandoci la loro prima prova sulla lunga durata. I più che positivi responsi allora espressi vengono confermati appieno da Half Asleep, lavoro maturo e multiforme che segna l'ulteriore, straordinaria evoluzione di questo gruppo. Dopo l'intro rumoristico/sperimentale titolata "Entrance: Dawns" è il contesto assolutamente oscuro di "Another clumsy song" ad affascinare grazie all'espressivo cantato di Alessio Casalini. Segue la gothicissima "Crawling", scandita dalla marziale drum-machine e da incisive tastiere. L'incipit di "Lazy little girl" è ancora di marca chiaramente industrial/horrorifica, ma il seguito ci sorprende, col suo ritmo serratissimo. Brano dall'andamento schizoide, si blocca per poi riprendere, lasciando spazio ad una chitarra rimembrante i fasti del dark-sound ottantiano. Finale tronco, ennesima meraviglia di un pezzo efficacissimo. Il lettore si fissa così su "Memories bang into mirrors", ragionata song dominata da basso e batteria. La chitarra non si fa attendere, donando alla canzone un vago sapore sisteriano, poi è il flauto, stromento fatato, a sconvolgere una trama altrimenti classica. Ma le sorprese non si esauriscono a questo punto... "(She is in) The garden" è divisa in due parti, la prima, "(She is in)", tanto oscura quanto essenziale; la seconda, "The garden", resa melancolica dal sommesso pianto del violino e del violoncello (due, per la precisione). "The morning sun", quasi dark-metal, musica tenebrore ed incubo, rielaborando con competenza la lezione dei grandi maestri Bauhaus, scivolando lenta verso l'oblio come il gocciolar del sangue da una ferita. L'outro "Exit: Lovers" chiude Half Asleep, lavoro fresco ed originale, impreziosito da performances di assoluto rilievo. Una band geniale (non è mutato l'organico, salvo l'apporto di ospiti), capace di osare, di amalgamare opportunamente le proprie influenze, di mixare con intelligenza elettronica e strumentazione classica. Un coacervo di stili solo apparentemente diversi, nella realtà, grazie ad una non comune capacità di scrittura e ad un'interpretazione maiuscola, fusi a creare un tutt'uno, uno stile personale e riconoscibile. Half Asleep è indiscutibilmente uno dei dischi più intriganti che mai abbia avuto la ventura di ascoltare. Web: http://www.theheadstops.com. email: ephel@libero.it. (Hadrianus)

Illegal Teenage Bikini: I am not job (CD - Precipice/Audioglobe, 2002). Illegal Teenage Bikini è il nuovo progetto solista di Patrick Ogle, mente dei Thanatos, gruppo americano (da non confondere con l'omonimo gruppo italiano) che incideva per la Projekt, ed ex mano destra di Sam Rosenthal nella gestione dell'etichetta. Non posso dire di essere un profondo conoscitore del gruppo di provenienza, avendo solo il loro cd This Endless Night Inside, caratterizzato da una doppia anima: da un lato il suono acustico della chitarra, dall'altro le sonorizzazioni prodotte dall'elettronica di Rosenthal. Il risultato era una musica essenzialmente prossima ad un folk evoluto e malinconico, vicino ma allo stesso tempo molto lontano però dalle sonorità dei gruppi neofolk: mentre questi hanno, più o meno vistosamente, una matrice celtica, la musica dei Thanatos si ispira al folk rock nordamericano degli anni '60 e ne costituisce una sorta di moderna evoluzione. Con questo nuovo lavoro, Ogle ha fatto un ulteriore passo in questa direzione, spingendosi nei brani acustici verso un "roots rock sudista" o addirittura verso la musica country; altri brani presentano basi ritmiche sintetiche creando una sorta di "drum'n'no bass". In comune tra tutti i brani ci sono gli arrangiamenti, molto scarni, e la voce di Ogle, meno profonda ma più aspra che in precedenza. Mi è difficile dare una valutazione complessiva al disco in questione: non è spiacevole all'ascolto, ma da un lato la sua disomogeneità può spiazzare l'ascoltatore, dall'altro la direzione intrapresa porta il buon Ogle sempre più lontano dal mondo della musica che preferisco. (Ankh)

Implant: Planet euphoria (CD - Alfa Matrix/Audioglobe, 2002). Forse non molti di voi conoscono questo gruppo proveniente dal Belgio, eppure la sua storia è iniziata ben dieci anni fa: gli Implant sono stati tra i primi ad esplorare i territori della psy-trance e il loro principale interesse è sempre stato quello di sperimentare il più possibile nuovi modi di interpretare la musica elettronica. Con questo ultimo album la loro ricerca ha preso una direzione molto dance-oriented, apprezzabile in alcuni brani ma poco digeribile in altri (vedi ad esempio “Gateaway” o “All I want”), dove l’approccio troppo leggero e commerciale si dimostra essere un mezzo passo falso. Fortunatamente non tutto l’album è stato concepito in questo modo, e quindi nel suo insieme risulta essere abbastanza godibile. Tra gli aspetti che ho apprezzato maggiormente ci sono i frequenti inserimenti di ritmiche vicine alla musica etnica e le parti vocali ad opera di Jennifer Parkin, autrice anche di tutti i testi dell’album. Adesso non rimane che attendere le prossime uscite e verificare quale sarà la direzione musicale che gli Implant svilupperanno nel prossimo futuro! Web: http://move.to/implant/. email: implant@alfa-matrix.com. (Grendel)

In Strict Confidence: Engelsstaub (MCD - Minuswelt/Audioglobe, 2003). Sulla scia del successo dello splendido Mistrust the angels, gli I.S.C. ci offrono il secondo singolo estratto dall'album. Il brano (scelto direttamente dai fans votando sul sito internet della band) e' "Engelsstaub", qui proposta in tre nuove versioni piu' il videoclip per PC. Ancora una volta da sottolineare la splendida veste grafica del disco, con sovracopertina in cartone lucido e booklet con foto e testi; le immagini ovviamente sono ancora imperniate (come gia' fatto per il singolo "Herzattacke" e per l'album) sulla figura dell'angelo calato in un contesto "industriale". Veniamo alla musica: come detto, tre nuove versioni per la title-track; l'extended version e' quella piu' simile alla versione apparsa sull'album. I remix di Steve Dragon e Dkay.com poco possono aggiungere ad un brano così bello, ma sono comunque entrambi validi; in particolare mi ha colpito quello di Dkay.com (elettroclash rmx) con passaggi strumentali che mi hanno ricordato sonorita' wave, stile Gary Numan. "Bruder" e' una nuova versione del singolo dei Melotron di qualche mese fa in cui Dennis Ostermann figurava come cantante ospite. Il brano viene riproposto in maniera non molto differente a dir la verita' ma comunque, visto che il pezzo mi e' sempre piaciuto, non e' un problema. Classico stile "EBM teutonico" potente, da cantare e ballare. "Auriez vous peur du passè ?" e' un oscuro brano strumentale industrial, con brevi frase sussurrate; ipnotica ed affascinante. "Kiss of death" e' un lungo (10 minuti) brano registrato "live in studio": lenta, minimalista ed ossessiva, ribadisce tutta l' oscurita' di cui gli I.S.C. sono capaci. Questo MCD è l'ennesima conferma per un gruppo che non deve dimostrare piu' niente a nessuno; gli I.S.C. si sono guadagnati da tempo un posto nell'Olimpo dei migliori.... chi non li segue non sa cosa si perde. Web: http://www.instrictconfidence.com. (Candyman)

Laibach: Rekapitulacija 1980 - 84 (CD - NSK Recordings - EFA/Audioglobe, 2002). Quello che stiamo per recensire non e' un disco nuovo…. ma un pezzo di storia! Trattasi infatti del primo disco realizzato dagli sloveni Laibach (che credo non necessitino di presentazioni) nel lontano 1985 e che giunge ora alla sua terza ristampa, in versione rimasterizzata, con nuova grafica e con l'aggiunta di bonus tracks. Facciamo un salto indietro nel tempo ….. siamo all'inizo degli anni '80 in una Slovenia ancora facente parte della ex- Yugoslavia, ma dopo la morte del Maresciallo Tito i primi segnali di disgregazione e i fremiti indipendentisti che attraversano tutte le etnie che formano il Paese si iniziano a manifestare. E' in questo contesto che nel paese minerario di Trbovlje si formano i Laibach (nome tedesco di Lubiana), gruppo dal forte impatto visivo oltreche' musicale, con la sua iconografia quantomeno “provocatoria”. Nel 1983 i Laibach firmano un contratto per la realizzazione del loro primo LP con la ZKP, la piu' grande casa discografica slovena, diretta emanazione della Radio e TV nazionale slovena. Il gruppo registro' le canzoni, ma in seguito allo scandalo provocato dalle loro esibizioni dal vivo e le conseguenti persecuzioni politiche, il contratto venne cancellato. I Laibach completarono comunque le registrazioni e realizzarono il doppio LP "Rekapitulacija 1980-84" con l'etichetta indipendente amburghese Walter Ulbricht Schallfollien nel maggio 1985. Chiusa questa doverosa ma sintetica parte di “ripasso storico”, eccoci a parlare del disco, un colosso ed una pietra miliare della scena “industrial” . Nessuna concessione alla melodia (i tempi delle loro famosissime cover dovevano ancora arrivare), ma minimalismo musicale, marzialita', “rumore”, inquietudini sociali trasmesse attraverso la musica, da un band che e' sempre stata qualcosa di piu' di un semplice “gruppo musicale”. Per i Laibach “l'arte e' politica e quindi noi siamo dei politici”. Da qui tutto ebbe inizio, da qui sgorgano le idee che avrebbero nutrito molti altri gruppi negli anni a seguire; da qui (anche da qui) inizio' il processo indipendentista delle repubbliche della ex Yugoslavia. Disco fondamentale. (Candyman)

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